{"id":27270,"date":"2018-09-19T00:00:00","date_gmt":"2018-09-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27270"},"modified":"2018-09-19T00:00:00","modified_gmt":"2018-09-18T23:00:00","slug":"nel-gelo-della-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/nel-gelo-della-guerra-fredda\/","title":{"rendered":"Nel gelo della Guerra fredda"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 il 1977 e Yuri sta rientrando a Pyramiden, nell\u2019arcipelago delle Svalbard, dopo aver partecipato a Mosca al funerale del fratello. Considera questo avamposto russo, ai confini del mondo, una casa adottiva. \u00c8 qui che ha trovato un lavoro come capo ingegnere della citt\u00e0 mineraria e, nonostante i pregiudizi del suo assistente Semyon \u2013 \u201cil lettone Weasel\u201d che ambiva a prendere il suo posto \u2013, vive con serenit\u00e0 e mai penserebbe che quella vita di abitudini e tran tran, a cui si \u00e8 affezionato, possa stravolgersi. Cos\u00ec, per sopravvivere al clima artico del 79\u00b0 parallelo e ai rigidi precetti del Soviet, Yuri adotta tre regole (qui considerate delle sacre scritture): mai fidarsi di nessuno, tenere la testa bassa e aiutare sempre il pi\u00f9 forte. Un approccio di vita cinico, ma dettato dalla certezza che a tenere unita l\u2019Unione Sovietica e il suo impero c\u2019\u00e8 solo e soltanto la corruzione.<\/p>\n<p>Quanto sia opportuno ricorrere a questi espedienti per garantirsi la sopravvivenza, Yuri lo dimostra quando viene rinvenuto il cadavere di Semyon, episodio che peraltro lo porta a essere sospettato dell\u2019omicidio. Un\u2019ipotesi di reato che gli viene mossa da un uomo spietato del KGB: Timur, un despota che oltretutto, nel corso delle indagini, lo ricatta col fine di strappargli informazioni su Catherine, una giovane ragazza inglese arrivata fin quass\u00f9 per professare la fede comunista e aiutare la madre Russia. Una situazione paradossale e aggravata da un clima tetro, in quel periodo dell\u2019anno dove l\u2019oscurit\u00e0 si protrae tutto il giorno. La vita di Yuri si complica nuovamente a causa di un\u2019altra donna, Anya: un\u2019insegnante bella ed emotiva che Yuri non capir\u00e0 mai. Tuttavia \u00e8 solo il preambolo di una storia passionale che lo spinge a rompere con le tre regole e ad affrontare la vita con un altro spirito.<\/p>\n<p>Con i vari fili della trama che coinvolgono spie, disertori, informatori <em>The Reluctant Contact <\/em>\u00e8 un thriller interessante in un\u2019ambientazione insolita: <strong>Pyramiden<\/strong>. Oggi \u00e8 rimasta una citt\u00e0 fantasma. \u00c8 stata abbandonata progressivamente a partire dal 1991, a causa del crollo del regime comunista e per la bassa domanda del minerale, anche se in verit\u00e0 i motivi furono altri e ci riportano al terribile incidente aereo del 1996, quando un velivolo proveniente da Mosca con a bordo 130 minatori e i loro famigliari, destinati a raggiungere questo luogo a met\u00e0 strada tra <strong>Murmansk<\/strong>, in Russia, e il <strong>Polo Nord<\/strong>, si schiant\u00f2 nei pressi di <strong>Longyearbyen<\/strong>. La comunit\u00e0 fu messa in ginocchio e cos\u00ec, presa dalla paura, decise di evacuare molto velocemente, lasciando effetti personali e buona parte degli arredi; nell\u2019auditorium \u00e8 ancora possibile trovare un pianoforte perfettamente\u00a0funzionante: un <em>Ottobre Rosso <\/em>(il pi\u00f9 a nord del mondo), che pare essere stato abbandonato durante l\u2019intermezzo di un concerto, mentre le cucine ancora in buono stato saporano di cibo. Cos\u00ec, dopo il 1998, gli abitanti, circa 1.000 persone, in gran parte ucraini, lasciarono definitivamente la citt\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Il <em>Polar girl<\/em>, la piccola nave mercantile, ci porta a fare un giro lungo il <strong>Billefjorden <\/strong>e ferma i motori vicino alla <strong>seraccata del Nordenskioldbreen<\/strong>, un incantevole ghiacciaio dell\u2019Artico. \u00c8 davvero imponente e striato di venature azzurre. All\u2019improvviso su una scogliera cinerea ecco apparire il signore incontrastato di queste terre: un <strong>orso bianco <\/strong>femmina col suo cucciolo. Vedere questi splendidi animali in libert\u00e0 \u00e8 un\u2019emozione impagabile, perch\u00e9 \u00e8 raro incontrarli. Da qualche tempo, per\u00f2, amano raggiungere la citt\u00e0, dove magari riescono a scovare del cibo senza fare una grossa fatica. Si tratta per\u00f2 di animali enormi e potenti; ogni incontro con loro pu\u00f2 rivelarsi una trappola mortale. Alle <strong>Svalbard <\/strong>vivono circa 2.500 persone ma ci sono almeno 3.000 orsi polari! Un loro attacco recente \u00e8 avvenuto vicino alla capitale Longyearbyen, il centro abitato pi\u00f9 a nord del mondo, con duemila residenti. Per questo motivo nell\u2019arcipelago \u00e8 obbligatorio armarsi di fucile se si vuole uscire dalle zone sicure, oltre le cittadine di Longyearbyen e di <strong>Barentsburg<\/strong>.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo \u00e8 un villaggio russo decadente, con meno di 500 abitanti, usato per l\u2019estrazione del carbone. Per contrastare la minaccia degli orsi, le tradizioni impongono di non chiudere mai a chiave le porte di casa, una precauzione per garantire un rifugio sicuro a chiunque ne incontri uno per strada. Non mi sembra fuori luogo sentirmi dire che \u201c<em>se si vede un orso ed \u00e8 ancora lontano, lasciate cadere un oggetto e sfruttate la sua curiosit\u00e0, magari facendogli pensare che gli si offra del cibo, nell\u2019intento di guadagnare tempo e trovare un riparo<\/em>\u201d. Paese che vai, tradizione che trovi: il bello di viaggiare \u00e8 anche questo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 strano nemmeno venire a sapere che in queste terre vige l\u2019usanza \u201c<em>qui non si nasce e non si muore<\/em>\u201d. E la gente ama ripetermelo, visto che per partorire bisogna andare in <strong>Norvegia <\/strong>e per trovare sepoltura si deve raggiungere il continente, a causa della presenza del permafrost. Quel terreno ghiacciato, caratteristico delle aree artiche, il cui spessore \u00e8 legato alle condizioni climatiche. Alle Svalbard infatti tutti gli edifici sono rialzati da terra, mediante l\u2019uso di palafitte.<\/p>\n<p>Ripresa la navigazione, ai piedi di una montagna, ecco apparire <strong>Pyramiden<\/strong>. \u00c8 una citt\u00e0 che nemmeno la fantasia umana pu\u00f2 immaginare, che deve il suo nome alla vetta che la sovrasta. Ha edifici imponenti, ampie piazze e viali, monumenti imperiosi, ed \u00e8 <strong>raggiungibile solo con la nave<\/strong>. L\u2019Urss di Stalin la costru\u00ec come avamposto dell\u2019Unione Sovietica per lo sfruttamento delle sue risorse naturali, secondo il <em>Trattato delle Svalbard<\/em>, del 1920, un documento che estese alle 40 nazioni firmatarie, tra cui la Russia, il diritto di estrarre le risorse naturali. Cos\u00ec l\u2019URSS (l\u2019unico stato che applic\u00f2 l\u2019accordo) ci costru\u00ec palazzi di cinque o sei piani: edifici mai visti a quelle latitudini. Poi, in piena guerra fredda, Pyramiden divent\u00f2 covo di spie e vi si trovava perfino un ufficio del Kgb. Le famiglie vivevano in caseggiati denominati <em>The Crazy House<\/em>, per via della presenza di bambini, mentre i single maschi alloggiavano al <strong>quartiere Londra<\/strong>; le donne celibi al <strong>rione Parigi<\/strong>.<\/p>\n<p>Pyramiden aveva tutto quello che serviva: un asilo, una scuola, un ospedale, un auditorium, un cinema, una biblioteca con 50.000 volumi, un campo da basket e da calcio, una piscina riscaldata, una grande mensa per i minatori. C\u2019erano poi serre nelle quali si coltivavano frutta e verdura, delle stalle piene di maiali, polli e bestiame. Fu addirittura portata della terra fertile dall\u2019Ucraina, per produrre dell\u2019erba che ancora oggi spunta in gran quantit\u00e0 durante l\u2019estate. Aggirarsi tra le sue costruzioni\u00a0\u00e8 un\u2019esperienza a dir poco \u201cspettrale\u201d e si ha quasi l\u2019impressione di essere sopravvissuti a una guerra nucleare. Il freddo estremo e le particolari condizioni ambientali favoriscono la conservazione dei suoi manufatti che probabilmente tra duecento anni saranno ancora l\u00ec, intatti. Di Pyramiden si \u00e8 occupata una puntata del programma televisivo di History Channel, <em>La Terra dopo l\u2019uomo <\/em>(<em>Life after People<\/em>). Inoltre di recente \u00e8 stato aperto l\u2019hotel <em>Tulip <\/em>con l\u2019intento di rendere il luogo un\u2019attrazione turistica. Ma la strada da percorrere \u00e8 ancora molta, visto l\u2019isolamento e la mancanza totale di copertura telefonica.<\/p>\n<p>Nella piazza principale, un <strong>busto di Lenin <\/strong>guarda ancora la citt\u00e0. Tutto \u00e8 rimasto come era. Niente si muove nelle strade, dai camini non esce fumo e nessun rumore si sente tra le sue strutture di cemento armato.<\/p>\n<p>Continuiamo il nostro viaggio. Da Longyearbyen, con un aereo Dornier da 15 posti, voliamo verso <strong>Ny Alesund<\/strong>, alla <strong>Baia\u00a0del Re<\/strong>, alle origini un piccolo villaggio minerario considerato l\u2019ultimo avamposto umano prima dell\u2019estremo. Oggi ci si trova\u00a0un importantissimo insediamento per la ricerca scientifica polare internazionale e a cui hanno aderito 10 nazioni, tra cui l\u2019Italia con la <strong>base artica \u201cDirigibile Italia\u201d <\/strong>del Consiglio Nazionale di Ricerca italiano. Il tempo si preannuncia magnifico cos\u00ec il pilota livella la rotta dell\u2019aereo a soli 8.000 piedi, per farci godere al meglio le viste magnifiche sulla calotta glaciale. L\u2019atterraggio \u00e8 da mozzare il fiato, e avviene su una lingua di terra stretta e corta. D\u2019inverno \u00e8 tutta ricoperta di ghiaccio e neve battuta e in caso di brutto tempo non sono consentiti ammaraggi e decolli. \u00c8 la <strong>stazione meteo pi\u00f9 a nord della Terra<\/strong>. Si pu\u00f2 arrivarci solo se invitati dagli Enti di ricerca della base, utilizzando un aereo o una nave. Da questo luogo part\u00ec nel 1926 la spedizione vittoriosa di Nobile e Amundsen del dirigibile <em>Norge <\/em>e nel 1928 quella catastrofica del dirigibile <em>Italia <\/em>di Nobile, per la conquista del Polo Nord. Luogo ricco di fascino e da dove s\u2019incrociarono i diversi destini. Una traccia evidente delle imprese polari ancora presente \u00e8 il famoso pilone (anche se a dir la verit\u00e0 oggi \u00e8 un po\u2019 arrugginito\u2026 ) a cui vennero \u00a0ancorate le due aeronavi.<\/p>\n<p><strong><u><a href=\"http:\/\/www.imagazine.it\/notizie-trieste-gorizia-udine-friuli\/6055\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cesco Tomaselli<\/a><\/u> <\/strong>fin\u00ec qui entrambe le due esplorazioni. \u00c8 grazie al CNR, alla spedizione scientifica\u00a0<em>Polarquest <\/em>di <strong>Paola Catapano <\/strong>e a <strong>Pino Biagi <\/strong>(il nipote dell\u2019omonimo marconista dell\u2019<em>Italia<\/em>) se sono arrivato fin quass\u00f9. In occasione del novantesimo della traversata del dirigibile <em>Italia <\/em>e dell\u2019arrivo dell\u2019imbarcazione <em>Nanuq <\/em>del team \u201cPolarquest2018\u201d, che a breve inizier\u00e0 la ricerca del relitto del dirigibile, sono riusciti a riunire alcuni eredi della tragica spedizione e a portarli fin al 79\u00b0 parallelo. Hanno preso parte al viaggio, oltre a chi scrive e a Biagi: <strong>Filippo Belloni<\/strong>, <strong>Paola e Mattia de Grassi<\/strong>, <strong>Sergio Alessandrini<\/strong>, rispettivamente discendenti di Filippo Zappi, Alfredo Viglieri e Renato Alessandrini. Davanti al monumento delle otto croci innalzato a ricordo delle vittime, grazie a <strong>Tina Zuccoli <\/strong>e a <strong>Aldo Caratti<\/strong>, si \u00e8 proceduto a commemorare degnamente quella tragedia, leggendo la preghiera degli esploratori dell\u2019aeronave <em>Italia <\/em>e\u00a0depositando una corona di rose rosse a fianco della targa l\u00ec affissa, con impressi i nomi dei deceduti che furono Renato Alessandrini, Ettore Arduino, Attilio Caratti, Callisto Ciocca, Ugo Lago, Finn Malmgreen, Vincenzo Pomella e Aldo Pontremoli.<\/p>\n<p>Sono le 5 di pomeriggio e il sole splende intensamente, si ricorda una delle pi\u00f9 grandi esperienze esplorative della storia \u00a0italiana, affiorano aneddoti e ipotesi sulla sciagura, ma si pu\u00f2 certamente affermare che \u201c<em>se ci fosse stata una giornata come quella odierna, la tragedia dell\u2019<\/em>Italia<em>, novant\u2019anni fa, non sarebbe mai successa<\/em>\u201d. Il viaggio volge al termine, ma abbiamo ancora il tempo per visitare il <em>North Pole expedition museum <\/em>di Longyearbyen: il museo delle spedizioni polari aperto dal milanese <strong>Stefano Poli<\/strong>, due piani di cimeli, di foto preziose, di libri, bauli, barche, vestiti lettere, modellini e testimonianze che raccontano le gloriose spedizioni dei dirigibili <em>America<\/em>, <em>Norge <\/em>e <em>Italia<\/em>.<\/p>\n<p>Ora il viaggio \u00e8 davvero finito, ma l\u2019esperienza significativa che ci ha regalato emozioni e nostalgie dal primo all\u2019ultimo minuto rimarr\u00e0 indelebile dentro ciascuno di noi.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Isole Svalbard<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":27271,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-27270","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26779-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Isole Svalbard","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27270","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27270"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27270\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27271"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27270"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27270"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27270"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}