{"id":27202,"date":"2018-09-05T00:00:00","date_gmt":"2018-09-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27202"},"modified":"2018-09-05T00:00:00","modified_gmt":"2018-09-04T23:00:00","slug":"auguri-professoressa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/auguri-professoressa\/","title":{"rendered":"Auguri, professoressa"},"content":{"rendered":"<p>Sono passati 10 anni da quando <strong>Cecilia Seghizzi <\/strong>ha compiuto i suoi primi 100 anni. Il 5 settembre 2018 segna infatti il traguardo dei 110 anni. Possiamo affermare che la professoressa non ci lascia mai indifferenti. La sua indole curiosa e serena l\u2019ha accompagnata durante tutta la sua straordinaria esistenza e ci\u00f2 si riflette negli spartiti e sulle tele: con tratto nitido e leggero si \u00e8 dedicata all\u2019acquerello (oggi anche all\u2019olio) e sia nella musica che nella pittura vengono alla luce la sua voglia di esprimersi e di improvvisare, la ricerca di effetti luministici e l\u2019agilit\u00e0 del tratto. Musica e pittura, scrive <strong>Alessandro Arbo<\/strong>, in<\/p>\n<p><strong><em>Musicisti di frontiera<\/em><\/strong>, \u201c<em>sembrano convergere in un fuoco virtuale, dove si compone l\u2019immagine di una realt\u00e0 dalle tinte trasparenti e leggere: un\u2019opera che conserva nella destrezza del tratto il senso di un\u2019unica improvvisazione, che nella sua estemporaneit\u00e0 si fa specchio di un\u2019esuberanza, della capacit\u00e0 di conservare intatti lo stupore e l\u2019entusiasmo. Questo specchio non si limita a restituire l\u2019immagine: \u00e8 una scommessa che cambia il nostro modo di vedere le cose, ridisegnando\u00a0i contorni della realt\u00e0. Le composizioni di Cecilia Seghizzi, come i suoi acquerelli, sono una lente limpida: promettono un mondo migliore, pi\u00f9 ricco di colore, di leggerezza, di fantasia. E restano cos\u00ec nella memoria<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Cecilia Seghizzi \u00e8 figlia del grande e mai dimenticato organista, compositore e direttore di coro e d\u2019orchestra <strong>Augusto Cesare Seghizzi <\/strong>(1873-1933). Al rientro da <strong>Wagna di Leibnitz<\/strong>, Augusto Cesare iscrisse la figlia alla scuola di musica nella classe di violino del prof. Lucarini, una decina di anni dopo si sarebbe brillantemente diplomata al Conservatorio \u201cG. Verdi\u201d di Milano; ormai \u00e8 rimasta l\u2019ultima profuga vivente del campo di Wagna.<\/p>\n<p>Si \u00e8 dedicata fin da subito all\u2019insegnamento, prima alla scuola di musica, poi all\u2019Istituto magistrale e infine alla scuola media. Nella sua continua ricerca e crescita culturale decise di continuare gli studi e si diplom\u00f2 anche in composizione al Conservatorio \u201cG. Tartini\u201d di Trieste sotto la guida del prof. Vito Levi. A lei si deve la fondazione del <strong>Complesso Polifonico Goriziano<\/strong>, che oggi porta il suo nome, e con il quale vinse gi\u00e0 nel 1953 il primo premio al <em>Concorso Polifonico Nazionale <\/em>di Brescia e negli anni successivi tenne prestigiosi concerti e registrazioni a Milano, Venezia, Trieste e Udine.<\/p>\n<p>Nel campo della composizione lo stile ineguagliabile di Cecilia Seghizzi \u00e8 gi\u00e0 ben presente in <em>Luna <\/em>del 1948; l\u2019indole curiosa, a tratti bizzarra e stravagante, ma sempre poetica, domina infatti la struttura; come nella tecnica pittorica dell\u2019acquerello cos\u00ec nella musica lei abbozza con rapidit\u00e0 sul pentagramma l\u2019idea che le \u00e8 apparsa per la prima volta e successivamente vi adatta le forme e i colori. Le sue composizioni sono destinate sia alla musica strumentale, di ascolto complesso, <em>Quartetto <\/em>del 1961,\u00a0<em>Divertimento <\/em>per violino e pianoforte del 1982, <em>Concertino <\/em>per archi, flauto e clarinetto del 1981 e <em>Valzer <\/em>per violino o flauto e pianoforte del 1984, sia alla musica vocale nella quale prevale la scelta di testi di autori gradesi, friulani e triestini, ma senza mai legare lo stile musicale a particolari cadenze popolari. Un sodalizio che durer\u00e0 per oltre cinquant\u2019anni \u00e8 quello con il poeta <strong>Biagio Marin<\/strong>; da ricordare: <em>Due barcarole <\/em>del 1952, <em>El gno canto <\/em>del 1955, <em>Te vogio ben <\/em>del 1955, <em>I to basi <\/em>del 1956, <em>Novembre <\/em>del 1957, <em>Solo le stele intorno <\/em>del 1990 e <em>Mar fermo <\/em>del 1991.<\/p>\n<p>Per la poesia friulana \u00e8 certamente da richiamare alla memoria <em>Lejenda <\/em>del 1996, scritto per il centenario della Cassa Rurale di Capriva, nel quale interpreta con assoluta sensibilit\u00e0 l\u2019intensa espressione dei versi di <strong>Celso Macor<\/strong>. Si dedicher\u00e0 anche alla musica sacra ma in modo assai circoscritto: la <em>Messe cul popul <\/em>del 1988, il <em>Pari Nestri <\/em>del 1989, l\u2019<em>Ave Maria <\/em>e la <em>Messa breve <\/em>del 1990. In ogni caso si tratta di composizioni adatte per usi parrocchiali, confacenti al raccoglimento spirituale delle piccole cappelle di campagna piuttosto che alle grandi cattedrali.<\/p>\n<p>Per quanto concerne il suo dipingere, Cecilia Seghizzi compare sulla scena goriziana gi\u00e0 nel 1975, con alcune mostre personali che si susseguono con regolarit\u00e0 nei decenni successivi anche a Venezia, Klagenfurt e Padova. Allieva, tra il 1965 e il 1977, del maestro pittore <strong>Tonci Fantoni <\/strong>(1898-1983) ha saputo sviluppare un proprio carattere e una maturazione compiuta e libera; gli insegnamenti di Fantoni trovano infatti ideale prosecuzione proprio nella Seghizzi che sviluppa per\u00f2 ulteriormente le proprie riflessioni, sfiorando l\u2019informale ma con il tratto totalmente autonomo e inconfondibilmente etereo. Scrive <strong>Sergio Tavano<\/strong>, in <strong><em>Pittrici a Gorizia e nella Regione<\/em><\/strong>: \u201c<em>Le visioni di Cecilia Seghizzi sono familiari in molte case goriziane e \u00a0sorridono sulle copertine delle sue edizioni musicali: fanno ormai parte di quella che si dice immagine quotidiana o sono riflesso e introduzione d\u2019un modo d\u2019essere, anzitutto goriziano, fatto di eleganza riservata ma sapiente, di festevolezza\u00a0aperta e comunicativa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il tratto leggero, la volont\u00e0 di esprimersi, la continua ricerca volta all\u2019allargamento dell\u2019orizzonte, la voglia di differenziare, di conoscere e approfondire, sono caratteristiche presenti nell\u2019<em>opus <\/em>di Cecilia Seghizzi. Per sua stessa asserzione Cecilia quando dipinge \u201c<em>pensa in musica<\/em>\u201d in quanto \u00e8 certa che \u201c<em>la musica nasconda in s\u00e9 un atto creativo pi\u00f9 grande e sempre diverso che si rinnova a ogni esecuzione: un brano musicale \u00e8 sempre nuovo a ogni interpretazione, mentre la pittura giunge a definizione e tale rimane<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il frutto del suo continuo, costante e attento impegno \u00e8 un\u2019armonia che unisce all\u2019incanto per la bellezza del mondo e della vita una visione soggettiva, impulsiva e vivace, ma sempre serena e garbata. Ancora auguri professoressa!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cecilia Seghizzi Campolieti<\/p>\n","protected":false},"author":30,"featured_media":27203,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-27202","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1-300x209.webp",300,209,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",640,445,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",300,209,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",500,348,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",466,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",374,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",300,209,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",750,522,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1.webp",250,174,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26655-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Feresin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/feresin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Cecilia Seghizzi Campolieti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27202","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/30"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27202"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27202\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27203"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27202"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27202"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27202"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}