{"id":27183,"date":"2018-09-03T00:00:00","date_gmt":"2018-09-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27183"},"modified":"2018-09-03T00:00:00","modified_gmt":"2018-09-02T23:00:00","slug":"i-paradossi-della-produttivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/i-paradossi-della-produttivita\/","title":{"rendered":"I paradossi della produttivit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una crescente e diffusa preoccupazione riguardo all\u2019automazione e i robot che cannibalizzano posti di lavoro. L\u2019immaginario collettivo \u00e8 colpito dalle notizie su auto senza conducente, attivit\u00e0 commerciali \u2013 dai viaggi ai beni di consumo \u2013 che offrono sempre pi\u00f9 l\u2019opzione di prenotare e ordinare tramite <em>touch screen <\/em>o on line, algoritmi intelligenti che forniscono traduzioni istantanee.<\/p>\n<p>Ma l\u2019economia non registra un boom della produttivit\u00e0 trainato dalle nuove tecnologie. La produttivit\u00e0 \u00e8 un concetto economico di fondamentale importanza per la crescita dell\u2019economia e del benessere: indica quanto output si riesce a produrre con un\u2019unit\u00e0 di input, che pu\u00f2 essere il capitale investito e\/o le ore lavorate, mentre l\u2019output \u00e8 misurato con il fatturato o il PIL di un Paese. Se un\u2019azienda, un settore, o anche un Paese, a parit\u00e0 di input produce pi\u00f9 output rispetto ad altri si dice che l\u2019azienda, il settore, il Paese sono pi\u00f9 produttivi.<\/p>\n<p>Alla fine degli anni \u201990 i salari e la produttivit\u00e0 stavano crescendo, ma la situazione ora \u00e8 completamente diversa. L\u2019occupazione cresce lentamente, mese dopo mese. <strong>Ma la crescita dei salari ristagna e lo stesso vale per la crescita della produttivit\u00e0<\/strong>. Un fenomeno che non dovrebbe sorprendere nelle economie come la nostra in cui ci sono molte persone che lavorano con bassi livelli retributivi e occupazioni precarie.<\/p>\n<p>La minaccia dei robot \u00e8 reale? O siamo di fronte a una distorsione cognitiva di massa che ci distrae dai veri problemi del lavoro? In generale, il problema \u00e8 che <strong>abbiamo troppa nuova tecnologia o troppo poca? <\/strong>Forse stiamo discutendo di un problema che non abbiamo, piuttosto che affrontare una vera crisi che \u00e8 l\u2019esatto contrario. Negli ultimi 15 anni, gi\u00e0 da prima della crisi del 2008, la crescita della produttivit\u00e0 \u00e8 rallentata, gli investimenti delle imprese sono diminuiti e la crescita dei salari \u00e8 stata debole. Se la rivoluzione dei robot fosse davvero in corso, vedremmo un aumento delle spese in conto capitale e una crescita della produttivit\u00e0. In questo momento, sarebbe un bel \u201cproblema\u201d da gestire. Invece abbiamo la realt\u00e0 di una crescita debole in Europa, stentorea in Italia, con livelli retributivi stagnanti.<\/p>\n<p>La vera preoccupazione per quanto riguarda il mercato del lavoro \u00e8 che l\u2019automazione potrebbe paradossalmente riguardare i robot, i quali non stanno facendo abbastanza \u201cproduttivamente\u201d il loro lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 singolare che da un lato si tema che i robot assumano tutti i nostri compiti, con proposte di tassazione degli stessi, e dall\u2019altro ci si lamenti dello stallo della crescita della produttivit\u00e0. Che cosa sta accadendo nel mondo reale del lavoro\u00a0e delle imprese? Si pu\u00f2 sostenere che il rapido progresso tecnologico possa implicare retribuzioni e produttivit\u00e0 stagnanti e in calo? Come mai?<\/p>\n<p>Una risposta credibile pu\u00f2 essere che i bassi costi di manodopera scoraggiano gli investimenti in tecnologie che riducono la manodopera, riducendo potenzialmente la crescita della produttivit\u00e0. Talvolta ci si dimentica che <strong>le aziende decidono di sviluppare e utilizzare tecnologie in funzione dei costi che devono affrontare<\/strong>. Spesso lo dimentichiamo quando si parla di robot e automazione.<\/p>\n<p>Oggi, i costi del lavoro sono relativamente bassi. In termini reali, la crescita dei salari \u00e8 stata quasi impercettibile per la maggior parte della forza lavoro dal 2000 e, in alcuni casi, da molto prima. Il vero valore del salario minimo \u00e8 piuttosto basso rispetto a quello che era mezzo secolo fa. D\u2019altro canto \u00e8 anche vero che il costo della potenza di calcolo e della memorizzazione dei dati \u00e8 diminuito di molto. Poich\u00e9 il costo della tecnologia \u00e8 diminuito pi\u00f9 del costo del lavoro, dovremmo aver visto prevalere fenomeni di automazione di massa. Ma il fattore scarso non \u00e8 la dotazione di capitale. Ci\u00f2 che \u00e8 scarso e costoso \u00e8 il capitale intangibile necessario per ridisegnare, revisionare realizzare e gestire i nuovi modelli di business, di produzione e di servizio abilitati dalle nuove tecnologie. \u00c8 aumentata la complessit\u00e0 organizzativa e gestionale per far funzionare e operare questi sistemi in modo sostenibile e redditizio.<\/p>\n<p>In presenza di manodopera tradizionale \u201ca buon mercato\u201d, le imprese si trovano in una situazione di poca pressione per realizzare questi massicci investimenti in capitale intangibile al fi ne di automatizzare i processi chiave. E chi lo fa deve dotarsi e sviluppare un capitale umano adeguato ai nuovi ruoli e professionalit\u00e0 richieste, scarse e costose.<\/p>\n<p><strong>La manodopera tradizionale a basso costo sta riducendo l\u2019incentivo a spingere le nuove tecnologie <\/strong>lungo traiettorie virtuose da un punto di vista degli impatti economici e sociali. La rivoluzione digitale, in parte responsabile dei bassi costi del lavoro, ha creato un\u2019abbondanza di lavoro. Se sei un\u2019impresa e la tua forza lavoro richiede salari pi\u00f9 elevati \u2013 o \u00e8 difficile reperirla \u2013 hai molti modi per ottenere il lavoro di cui hai bisogno senza aumentarne il costo.<\/p>\n<p>Puoi spostare il lavoro all\u2019estero. La tecnologia ha consentito la crescita delle catene di approvvigionamento globali, che hanno contribuito a portare milioni di lavoratori a basso salario nella forza lavoro globale. \u00c8 possibile ristrutturare la propria attivit\u00e0 in modi che consentano a meno lavoratori pi\u00f9 qualificati di utilizzare la tecnologia per svolgere compiti che prima richiedevano molti lavoratori meno qualificati; oppure puoi ristrutturare la tua attivit\u00e0 in modo da ridurre il potere contrattuale dei tuoi dipendenti o ridurre i tuoi obblighi nei loro confronti. E, naturalmente, puoi automatizzare.<\/p>\n<p>In che modo l\u2019automazione contribuisce a questa abbondanza di lavoro? La storia ci insegna che a lungo termine il progresso tecnologico \u00e8 sempre pi\u00f9 capace di sostituire i lavoratori umani in una vasta gamma di compiti. Quando le imprese si trovano nel punto di indifferenza tra l\u2019utilizzo di persone o macchine, e se le macchine (o il codice, il programma) sono abbondanti, l\u2019effetto del progresso \u00e8 quello di creare una massa di \u201clavoro indifferenziata\u201d, cio\u00e8 macchine equivalenti alle persone, che \u00e8 molto elevata. Ma oggi c\u2019\u00e8 un modo pi\u00f9 diretto e importante in cui l\u2019automazione aumenta questa abbondanza. Quando una macchina sostituisce una persona, la persona non cessa immediatamente di essere parte della forza lavoro.<\/p>\n<p>Non accade che si produca x usando lavoratori y-1 e quindi la produttivit\u00e0 aumenti. No, quel lavoratore ha probabilmente molte obbligazioni a cui deve far fronte e deve quindi trovare un altro lavoro. In alcuni casi i lavoratori possono transitare facilmente da un lavoro a un altro. Ma spesso questo non \u00e8 possibile. Generalmente parlando, i lavoratori spiazzati dalla tecnologia tenderanno a essere quelli con abilit\u00e0 o formazione indifferenziati. Questi lavoratori si trovano in competizione con molte altre persone con livelli di abilit\u00e0 modesti e con la tecnologia: aumenta \u00a0\u00a0l\u2019abbondanza di lavoro.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un punto critico. Proviamo a immaginare cosa succederebbe se domani l\u2019automazione potesse fare il lavoro del 30% della forza lavoro. L\u2019occupazione non diminuir\u00e0 del 30% finch\u00e9 i salari non scenderanno a un livello cos\u00ec basso da indurre a rinunciare completamente al lavoro, facendo ricorso a qualsiasi risorsa familiare a disposizione, o fino a quando sia economico assumere persone per fare lavori a bassa produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Data la struttura della nostra rete di sicurezza sociale, l\u2019automazione tende ad aumentare la povert\u00e0 e la disuguaglianza piuttosto che la disoccupazione. Che effetto ha tutto questo? Ce ne sono diversi: l\u2019economia tenta di assorbire lavoro relativamente indifferenziato, i salari ristagnano o calano e diventa economico assumere persone per lavori a bassa produttivit\u00e0; l\u2019occupazione in lavori a bassa produttivit\u00e0 si espande, influenzando i dati sulla produttivit\u00e0 aggregata; l\u2019abbondanza di manodopera e le pressioni al ribasso sui salari riducono l\u2019incentivo a investire in nuove tecnologie per risparmiare lavoro; le aziende non rinnovano\/automatizzano e la produttivit\u00e0 all\u2019interno dei settori cresce pi\u00f9 lentamente di quanto potrebbe; non si diffondono nuove tecnologie perch\u00e9 il lavoro \u00e8 a buon mercato, non si sviluppano le innovazioni radicali; la creazione e l\u2019accumulo di capitale intangibile che contribuisce alla crescita della produttivit\u00e0 \u00e8 minimo e comunque insufficiente allo sviluppo di nuovi modelli di business e dei correlati nuovi ruoli professionali e\u00a0dell\u2019occupazione di qualit\u00e0; l\u2019abbondanza di lavoro riduce il potere contrattuale dei lavoratori che si trovano a ricevere una quota di reddito in declino e non sono in grado di negoziare cambiamenti che potrebbero mitigare una fase di transizione che ha caratteri epocali; bassi salari e una diminuzione della quota di manodopera qualificata portano a squilibri macroeconomici perch\u00e9 pi\u00f9 risorse si concentrano nelle mani di chi ha un\u2019elevata propensione al risparmio,\u00a0mentre diminuisce la propensione a investire; una domanda e consumi interni cronicamente deboli peggiorano le condizioni di vita dei lavoratori e generano ristagno della produttivit\u00e0; la bassa produttivit\u00e0 non genera risorse adeguate ad alimentare processi di redistribuzione del reddito e ingessa le politiche fi scali, che rimangono restrittive.<\/p>\n<p>Il debole miglioramento <strong>dei livelli di occupazione relativamente dequalificata <\/strong>e spesso precaria, con una <strong>crescita debole di salari e di produttivit\u00e0 <\/strong>non sono la prova di progressi tecnologici diffusi e dirompenti; significa che stiamo imboccando un futuro del lavoro, in particolare per le nuove generazioni, che porta all\u2019 impoverimento delle progettualit\u00e0 di vita e a disuguaglianze crescenti.<\/p>\n<p>Una prospettiva che richiede urgentemente un profondo ripensamento dei modelli di sviluppo economico e sociale del nostro Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occupazione sviluppo<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-27183","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":null,"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Occupazione sviluppo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27183","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27183"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27183\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27183"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27183"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27183"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}