{"id":27177,"date":"2018-09-03T00:00:00","date_gmt":"2018-09-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27177"},"modified":"2018-09-03T00:00:00","modified_gmt":"2018-09-02T23:00:00","slug":"libero-di-correre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/libero-di-correre\/","title":{"rendered":"Libero di correre"},"content":{"rendered":"<p><strong>Andrea Tarlao e la bicicletta: una passione scoccata quando?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abA casa mia si mangia pane e ciclismo. Mio pap\u00e0 corre in bici fin da quando aveva 14 anni, mia mamma \u00e8 stata giudice di gara della Federazione ciclistica italiana. Io ho iniziato a fare gare a 9 anni, partendo dalla categoria G3\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una passione pi\u00f9 forte dei problemi fisici. Dalla nascita soffri di una paresi ostetrica al braccio sinistro con lesione del plesso brachiale: cosa significa salire in sella con questo problema?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSe il buongiorno si vede dal mattino&#8230; per la nostra famiglia la mia nascita non \u00e8 stata un buon inizio di giornata. Un parto problematico che ha rischiato di finire in tragedia. I miei genitori si sono subito rimboccati le maniche cercando di dare il massimo per me senza piangersi addosso. Detto questo io credo che per un bambino con delle problematiche fisiche non esistono barriere mentali, sono gli adulti che se ne fanno, a volte troppe. Lo sport \u00e8 stato la mia salvezza in primis come metodo di riabilitazione \u2013 ho praticato ginnastica e nuoto subito dopo la nascita \u2013 e poi come valvola di sfogo e divertimento. Sulla bici mi sono sempre sentito libero e alla pari degli altri. Pur avendo difficolt\u00e0 a scattare e a tenere il manubrio, ho vinto molte gare nelle categorie giovanili; ma quello che contava davvero era divertirsi e stare con gli altri senza pensieri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Salire in sella \u00e8 gi\u00e0 un traguardo importante, diventare un campione \u00e8 cosa per pochi\u2026 Andrea Tarlao come ci \u00e8 riuscito?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGrazie alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto in tutte le mie scelte. Per affrontare i periodi di allenamento intenso e le lunghe trasferte fuori casa bisogna avere al proprio fianco le persone giuste\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fino al 2008 le gare tra i dilettanti, poi il passaggio tra i Paralimpici: come avvenne la scelta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel 2008 alcuni problemi fisici mi impedirono di completare la mia preparazione invernale. Scelsi di fermarmi e di smettere con le gare. Poi nel 2010 decisi di tornare a correre a livello amatoriale e proprio in una di queste gare ho conosciuto il mondo Paralimpico. Ad agosto del 2010 fui selezionato dalla Nazionale italiana Paralimpica e partii per il Mondiale in Canada. Tornai a casa con un\u2019inaspettata maglia di campione del mondo a cronometro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da allora sei uno degli atleti di punta della Nazionale paralimpica di ciclismo: cosa significa per te correre con la maglia azzurra?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOgni volta che indosso la maglia azzurra \u00e8 come se fosse la prima volta. In particolare aver avuto la fortuna di rappresentare l\u2019Italia ai giochi Paralimpici di Londra nel 2012 e di Rio nel 2016 non ha prezzo. Certe esperienze non si dimenticano e spero di poter trasmettere le miei emozioni anche ai ragazzi giovani che vorrebbero avvicinarsi al mondo Paralimpico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Finora in carriera hai conquistato otto titoli italiani, due titoli mondiali, numerose medaglie e un bronzo olimpico alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. A quale trionfo sei pi\u00f9 legato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl mondiale 2011 in Danimarca. Non era semplice confermarsi campione del mondo per la seconda volta consecutiva. Il percorso era lungo e impegnativo, non \u00e8 stato facile gestire una cronometro individuale di 34 km. Anche in questa occasione ho saputo mantenere la freddezza fino all\u2019ultimo metro e grazie al tifo dei miei compagni di squadra ho indossato una maglia bellissima\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tra i tuoi record spicca anche quello dell\u2019ora su pista, realizzato nel 2014 a Montichiari. Preferisci gareggiare su strada o su pista?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono nato come stradista, per caratteristiche fisiche mi ritengo un passista\/scalatore. Mi trovo a mio agio nelle prove individuali contro il tempo su qualsiasi terreno: salita, pianura, pista. Il record dell\u2019ora \u00e8 stato un punto di partenza, una prova per vedere come si sarebbero mossi i miei avversari. Tutto sommato sono andato bene, ho percorso in un\u2019ora 47.569 metri. Sto migliorando sia a livello fisico, sia a livello aerodinamico; presto ci riprover\u00f2\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Andrea Tarlao quanto tempo dedica all\u2019allenamento?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl mio allenamento \u201cviaggia parallelamente\u201d alla mia carriera lavorativa, essendo impiegato presso una banca. Durante la settimana mi alleno 5\/6 volte alternando esercizi anche in base alle mie sensazioni fisiche. L\u2019inverno mi impegna in modo particolare, in quanto sono costretto a eseguire sessioni di allenamento sui rulli in garage alternandole a sessioni su strada con\u00a0la lucetta&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Tu hai corso in tutto il mondo: quando lo fai sulle strade del tuo Friuli cosa provi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCorrere in casa \u00e8 sempre qualcosa di speciale, soprattutto per la presenza della mia famiglia, dei miei figli Manuel e Mattia che tifano per me. Ricordo particolarmente la Coppa del Mondo a Maniago di qualche anno fa con la vittoria assoluta davanti al mio pubblico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito, che rapporto hai mantenuto con il territorio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl Friuli \u00e8 la mia palestra naturale, ci\u00f2 che mi ha permesso di essere quello che sono. Conosco bene le strade della mia zona, soprattutto le salite. Lo sport paralimpico \u00e8 in piena ascesa, ci\u00f2 che in regione mi manca \u00e8 la visibilit\u00e0, servirebbe qualche sponsor per migliorare soprattutto sotto l\u2019aspetto tecnico e avere la certezza di essere competitivo sia su pista sia su strada alle prossime Paralimpiadi di Tokyo nel 2020. Spero che qualcuno sul territorio possa captare il mio messaggio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Doverosa parentesi riservata ai detrattori. A chi dice che per un ciclista quello al braccio \u00e8 un handicap fisico meno grave rispetto ad altri, Andrea Tarlao cosa risponde? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abOgni atleta Paralimpico, indipendentemente dallo sport che pratica, viene sottoposto a visite mediche internazionali e classificato in base a dei punteggi assegnati a seconda del tipo di handicap e in funzione del gesto atletico. Questo fa s\u00ec che tutti possano competere allo stesso livello. Ad esempio nel ciclismo paralimpico esistono 5 categorie di ciclisti, 2 tricicli, 1 tandem e 5 handbike\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non solo bicicletta. Un handicap fisico talvolta rischia di essere anche un limite psicologico: nella tua vita e nel rapporto con gli altri come ci hai convissuto da piccolo e come ci convivi ora?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer chi come me ha avuto un problema alla nascita il discorso \u00e8 diverso. Si cresce senza troppi pensieri: tutto \u00e8 un gioco, non esiste la diversit\u00e0 tra bambini. La differenza la fa chi ti sta vicino, bisogna avere la forza di andare avanti a testa alta. Bisogna lavorare sui giovani nelle scuole per eliminare quelle vecchie dicerie sulla disabilit\u00e0. Aiuta il tuo compagno disabile e non deriderlo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tu sei un esempio concreto di come tenacia, volont\u00e0 e determinazione possano consentire alle persone di superare i propri limiti. A chi soffre di problemi fisici ma vorrebbe ugualmente concretizzare le proprie passioni, non solo sportive, che consiglio ti sentiresti di dare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon esistono limiti all\u2019immaginazione, ma questo vale per tutti. Il consiglio che darei \u00e8 di venire a vedere le nostre gare, solo cos\u00ec si pu\u00f2 capire l\u2019emozione che si prova. La Paralimpiade di Londra ha cambiato tanto anche la mia vita. Ho potuto vivere\u00a0un\u2019esperienza indimenticabile fianco a fianco con campioni di vita provenienti da tutto il mondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un atleta \u00e8 sempre a caccia di nuove sfide: quali sono le prossime per Andrea Tarlao? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abMigliorare su pista nell\u2019inseguimento e puntare a una medaglia ai mondiali su pista del 2019 in Olanda. Mentirei se dicessi che non penso a Tokyo 2020, ma la strada \u00e8 lunga: meglio restare con i piedi per terra e fare un passo alla volta\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Andrea Tarlao nasce a Gorizia l\u20198 gennaio del 1984. A causa di alcune complicazioni durante il parto, soffre di una paresi ostetrica al braccio sinistro. Complicazioni che, inoltre, gli comportano una lesione dei nervi della spalla, la rottura dell\u2019omero e della spalla. Dopo tanta fisioterapia e riabilitazione, adesso Andrea riesce a fare solo alcuni movimenti ma non ha pi\u00f9 sensibilit\u00e0 al braccio. Salire in bicicletta \u00e8 stato naturale visto che sia pap\u00e0 Riccardo, con un brillante passato tra i dilettanti, e mamma Marina, ex commissario di gara della Federazione Ciclistica Italiana, gli hanno trasmesso la loro passione: Andrea inizia giovanissimo a pedalare con gli amici e a competere nelle prime gare. Ora \u00e8 una pedina fondamentale per la Nazionale di Ciclismo Paralimpico guidata dal ct Mario Valentini, nella sua categoria, la C5. Il suo esordio in Nazionale risale al 2010, quando partecipa ai Mondiali di Baie Comeau, in Canada, e conquista la sua prima medaglia, un oro, nella gara di cronometro. Risultato che replica anche l\u2019anno dopo ai Mondiali di Roskilde 2011, in Danimarca confermandosi per la seconda volta Campione del Mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 2012 partecipa ai Mondiali di Los Angeles, in California e continua a collezionare medaglie: un argento nella gara su pista sullo scratch e una medaglia di bronzo nell\u2019inseguimento. Arriva cos\u00ec anche la convocazione azzurra per le Paralimpiadi di Londra 2012, in Gran Bretagna: nella gara su strada si classifica 10\u00b0 e nella gara a cronometro sfiora il podio di un soffio, fermandosi al 4\u00b0 posto. L\u2019anno successivo Tarlao partecipa alla seconda Tappa di Coppa del Mondo a Segovia, in Spagna, e conquista una medaglia d\u2019argento nella gara a cronometro; medaglia che conferma anche qualche mese nella gara a cronometro ai Mondiali di Baie Comeau 2013, in Canada. Nel 2014 Tarlao gareggia ai Mondiali di Greenville 2014, nel North Carolina, e si aggiudica un bronzo su pista. A dicembre dello stesso anno arriva un altro grande traguardo per il pluricampione: sulla pista del Velodromo Fassa Bortolo di Montichiari, stabilisce il nuovo record mondiale dell\u2019ora della sua categoria C5, percorrendo in 60 minuti 191 giri della pista con la distanza di 47.569 metri.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019anno dopo le soddisfazioni continuano: ai Mondiali di Nottwil 2015, in Svizzera, vince altre due medaglie di bronzo sia su strada che nella cronometro e strappa il biglietto per le Paralimpiadi di Rio 2016: un\u2019occasione unica dove Andrea aggiunge alla propria carriera una medaglia di bronzo nella gara su strada C5.\u00a0Contatti: <a href=\"mailto:andrea.tarlao84@gmail.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">andrea.tarlao84@gmail.com<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Tarlao<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":27178,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[],"class_list":["post-27177","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sport"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1-300x204.webp",300,204,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",640,434,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",300,204,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",500,339,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",474,322,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",383,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",300,204,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",750,509,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1.webp",250,170,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26611-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/sport\/\" rel=\"category tag\">SPORT<\/a>","rttpg_excerpt":"Andrea Tarlao","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27177","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27177"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27177\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27178"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}