{"id":26933,"date":"2018-07-05T00:00:00","date_gmt":"2018-07-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=26933"},"modified":"2018-07-05T00:00:00","modified_gmt":"2018-07-04T23:00:00","slug":"la-vitalita-dellaquileia-tardoantica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-vitalita-dellaquileia-tardoantica\/","title":{"rendered":"La vitalit\u00e0 dell&#8217;Aquileia tardoantica"},"content":{"rendered":"<p>Un&#39;\u00e9quipe di studenti, dottori di ricerca e dottorandi dell&#39;Universit\u00e0 di Verona &#8211; Dipartimento Culture e Civilt\u00e0, sotto la direzione di <strong>Patrizia Basso<\/strong> in collaborazione con <strong>Diana Dobreva<\/strong>, ha avviato lo scorso mese di giugno una ricerca archeologica nell\u2019area del Fondo ex Pasqualis, all\u2019estremit\u00e0 sud-occidentale di Aquileia e conferito alla Fondazione Aquileia nel 2008. I lavori sono stati condotti su concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e in particolare con la dott. Paola Ventura, in collaborazione scientifica con il direttore della Fondazione Aquileia <strong>Cristiano Tiussi<\/strong> e con il sostegno economico della Fondazione stessa.<\/p>\n<p>\u00abLa\u00a0Fondazione Aquileia \u2013 ricorda il direttore Tiussi \u2013 sostiene le \u00a0Universit\u00e0 che lavorano ad Aquileia nelle aree ad essa conferite, condividendo i programmi di ricerca dal punto di vista scientifico. Fondamentale per la Fondazione, oltre al raggiungimento degli obiettivi di ricerca, \u00e8 indirizzare le indagini pensando fin da subito alla futura valorizzazione dei siti, senza peraltro interdire l\u2019accesso alle aree aperte al pubblico, come appunto \u00e8 il caso del fondo ex Pasqualis: in questo modo si offre ai visitatori l\u2019esperienza unica di poter assistere alle varie fasi di uno scavo archeologico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il terreno era stato gi\u00e0 parzialmente indagato nel 1953-54\u00a0<\/strong>da parte di <strong>Giovanni Brusin<\/strong> che vi aveva individuato varie strutture tardoantiche e in particolare tre aree pavimentate in lastre lapidee, interpretate come piazze per la vendita di merci, e due cinte murarie parallele fra loro e al fiume Natissa: nonostante i numerosi dati emersi con quegli scavi,<strong>\u00a0molte erano le questioni rimaste irrisolte<\/strong>\u00a0su questo settore di centrale importanza per la storia della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo aver condotto in collaborazione con Esplora s.r.l. un\u00a0<strong>rilievo con il drone delle murature rimaste\u00a0<\/strong>alla luce dopo gli scavi novecenteschi e aperte alla visita del pubblico,<strong>\u00a0e una prospezione geofisica\u00a0<\/strong>su tutto l\u2019areale, con la campagna 2018 si sono aperti due settori di scavo, con il supporto logistico della ditta SAP, confermando alcuni dati noti, ma anche rivelando assolute novit\u00e0.<\/p>\n<p>Il saggio aperto sul lastricato pi\u00f9 occidentale ha messo in luce almeno tre fasi di frequentazione precedenti,\u00a0che coprono un arco cronologico dal I al V sec. d.C., caratterizzate da murature e pilastri che potranno essere capiti solo ampliando il saggio in estensione.\u00a0Di grande interesse \u00e8 un livello di travi bruciate, dove si sono raccolti cumuli di semi di cereali, probabilmente in origine contenuti in sacchi, che grazie alle analisi paleobotaniche potranno fornire dati di grande utilit\u00e0 sull\u2019alimentazione del tempo.<\/p>\n<p>Il saggio aperto fra le due cinte murarie ha confermato la datazione di quella pi\u00f9 interna nel IV secolo e di quella pi\u00f9 esterna nel V secolo d.C.,\u00a0rivelandone le tecniche di fondazione prima non note e aprendo nuove riflessioni sul loro significato nel quadro della complessiva storia urbana: il possente muro interno venne realizzato recuperando i materiali costruttivi da altri monumenti urbani (basi di statue con iscrizione, elementi di cornici modanate, colonne\u2026) per realizzare cos\u00ec una robusta struttura fortificatoria in un momento di pressanti esigenze difensive; di grande importanza per ricostruire l\u2019alzato \u00e8 stato il rinvenimento del crollo di un ampio settore della sua facciata, costituita da ricorsi di mattoni e altri di blocchi lapidei e dotata anche di una piccola feritoia.<\/p>\n<p>Il muro pi\u00f9 esterno, invece, costruito mediante un\u00a0preliminare consolidamento del terreno con pali di legno e anfore rinvenuti in ottimo stato di conservazione, era invece caratterizzato da alcune aperture con rampe di risalita verso le piazze, con buona probabilit\u00e0 connesse ad approdi sul fiume, funzionali al rifornimento delle aree di vendita.<\/p>\n<p>I risultati preliminari dei due saggi confermano dunque la<strong>\u00a0stretta connessione fra il fiume, le mura e le piazze:<\/strong>\u00a0il complesso unitario, posto immediatamente a sud della basilica, doveva giocare un ruolo cruciale nell\u2019urbanistica e nella vita economica e sociale di una fase di grande vitalit\u00e0 di Aquileia quale fu il tardoantico.<\/p>\n<p>Durante lo scavo l\u2019area \u00e8 sempre rimasta aperta al pubblico e con l\u2019aiuto degli studenti si sono organizzate spiegazioni e visite guidate ai lavori, in un\u2019interessante esperienza di archeologia pubblica e condivisa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuove scoperte dagli 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