{"id":26667,"date":"2018-05-18T00:00:00","date_gmt":"2018-05-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=26667"},"modified":"2018-05-18T00:00:00","modified_gmt":"2018-05-17T23:00:00","slug":"arte-per-credere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/arte-per-credere\/","title":{"rendered":"Arte per credere"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019uomo <strong>Safet Zec <\/strong>\u00e8 noto per la sua indole silenziosa, una presenza discreta dai gesti felpati, un\u2019attenzione sempre vigile.<\/p>\n<p>L\u2019artista, pittore e incisore Safet Zec \u00e8 narratore di umanit\u00e0 in perenne andare, alla ricerca di pace e serenit\u00e0, di luoghi perduti, dopo aver attraversato tragedie, conosciuto l\u2019esilio e la solitudine, l\u2019incontro e la condivisione del dolore.<\/p>\n<p>Nella mostra <em>Exodus. Arte per credere<\/em>, allestita nella chiesa e nelle sale dell\u2019ex tribunale della secolare <strong>Abbazia di Rosazzo di Manzano<\/strong>, la sua potenza creativa e umana si manifesta con forza ed energia di gesto e suggestione nella narrazione che si dipana nel silenzio mistico del luogo sacro. Il maestro bosniaco, esule a causa della guerra nella ex Jugoslavia agli inizi degli anni \u201890 del secolo scorso, non teme, anzi ama misurarsi con le grandi superfici. I maestosi teleri collocati alle pareti delle navate laterali dell\u2019Abbazia hanno come tema l\u2019attualit\u00e0 delle migrazioni di uomini che nulla possiedono, salvo un\u2019umanit\u00e0 sofferente, martoriata, vilipesa, ma non vinta. Il ciclo pittorico, esposto alcuni mesi fa nella Chiesa della Piet\u00e0, in Riva degli Schiavoni a Venezia, \u00e8 realizzato con tecnica mista, dall\u2019olio alla tempera, dal collage di fogli di giornale al disegno. \u00c8 una presa di posizione netta e precisa dell\u2019artista contro ogni forma di guerra, contro la tragedia delle migrazioni, contro<\/p>\n<p>l\u2019esilio obbligato. Vicende e sentimenti che ha provato sulla sua pelle, arrivando da profugo, preceduto dalla sua notoriet\u00e0 di maestro, docente e intellettuale fra i pi\u00f9 stimati e autorevoli del suo Paese.<\/p>\n<p>In Friuli Venezia Giulia inizialmente furono gli artisti come <strong>Franco Dugo <\/strong>ad accoglierlo e, a Udine, lo stampatore <strong>Corrado Albicocco<\/strong>, che gli mise a disposizione la sua stamperia per tornare a lavorare, realizzando lastre incise di segni forti, intrisi dei dettagli della quotidianit\u00e0 abbandonata, celati dietro una finestra spalancata su una cucina deserta, e del vento fra alberi centenari dalle folte chiome. Nostalgia silente della propria terra abbandonata per sfuggire alla guerra dei Balcani. \u00abConosce il linguaggio di trasformare le ferite in foreste di segni\u00bb, scrive <strong>Enzo Bianchi <\/strong>nel testo del catalogo che presenta la mostra. \u00abFerite \u2013 prosegue il religioso \u2013 che divengono pittura, la quale non vuole ferire l\u2019occhio di chi le osserva ma vuole riportarci a cercare in noi quel silenzio che ha generato questi teleri, che li ha riportati alla luce dopo essersi sedimentati nell\u2019animo\u00bb.<\/p>\n<p>Accanto alle immagini sacre dell\u2019Abbazia le donne, gli uomini e i bambini rappresentati da Safet Zec sono l\u2019umanit\u00e0 di migranti; volti senza nome, numeri spesso negli articoli dei media, statistiche snocciolate nei dibattiti fra politici e opinionisti.<\/p>\n<p>Donne e uomini dei quali non si conosce il passato e poco importa il futuro. Sono i volti, le braccia, le mani, gli abbracci e le deposizioni laiche dell\u2019esodo biblico di questo secolo, che l\u2019artista raffigura con sapienza formale e forza emotiva.<\/p>\n<p>Emergono da fondi scuri e sono illuminati dal bianco delle povere vesti sulla carne esposta. Soggetti e opere che attraggono e obbligano alla riflessione nel luogo destinato a Dio; che pongono di fronte al Ges\u00f9 sulla croce l\u2019umanit\u00e0 del presente,\u00a0rappresentata in fuga, nel luogo della preghiera e del raccoglimento.<\/p>\n<p>I teleri, realizzati fra il 2015 e il 2017, compongono due polittici di oltre 20 metri per 3, un lavoro epico, degno dei tempi eroici della pittura, una testimonianza personale, intensa e reale, della fuga e dell\u2019esilio dalla sua citt\u00e0 Sarajevo. \u00abL\u2019esodo \u2013 ricorda monsignor <strong>Edoardo Scubla <\/strong>\u2013 presidente della Fondazione Abbazia di Rosazzo: non \u00e8 solo fuga ma anche ricerca del nuovo, non \u00e8 solo morte ma inizio di una nuova vita\u00bb.<\/p>\n<p>Cuore della mostra \u00e8 la grande barca, immagine che rimanda al celebre quadro del pittore romantico- neoclassico <strong>Th\u00e9odore G\u00e9ricault<\/strong>, dedicato al naufragio del battello <strong>Medusa<\/strong>. \u00abQuello che pi\u00f9 impressiona del lavoro di Zec \u2013 scrive <strong>Giandomenico Romanelli <\/strong>nel secondo saggio del catalogo \u2013 oltre alla dilaniata testimonianza che ci offre sulle tragedie di oggi, \u00e8 la stupefacente tecnica di cui egli dispone con un\u2019apparente e magistrale facilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo aver vissuto l\u2019esperienza delle opere in Abbazia, l\u2019esposizione nell\u2019attigua galleria dell\u2019ex tribunale propone una visione di maggiore dettaglio sul tema del ciclo. Nelle diverse sale infatti sono esposti quadri che confermano come la forza espressiva\u00a0rimanga tale anche su formati di dimensioni ridotte. Carne e sangue, passione e piet\u00e0, il tutto sempre pervaso dal pudore che rifugge la teatralit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em><strong>Safet Zec <\/strong>nasce in Bosnia nel 1943, ultimo di otto figli di un calzolaio che, durante la Seconda guerra mondiale, si trasferisce a Sarajevo dal paese di Rogatica. Si forma alla Scuola Superiore di Arti Applicate di Sarajevo e si diploma all\u2019Accademia di Belle Arti di Belgrado, dove incontra la futura moglie Ivana, anch\u2019essa artista. Assieme restaurano una vecchia casa nel quartiere ottomano dell\u2019antica citt\u00e0 di Pocitelj, vicino a Mostar, luogo amato da molti artisti, che mantiene anche quando, nel 1987, torna a vivere a Sarajevo, da pittore ormai affermato anche a livello internazionale. Con lo scoppio della guerra nei Balcani, il mondo in cui Zec \u00e8 cresciuto \u2013 di convivenza tra diverse culture e religioni \u2013 \u00e8 sconvolto. Pocitelj viene distrutta e, con essa, tutte le sue opere incisorie. Morte e devastazione a Sarajevo lo costringono a fuggire con la famiglia a Udine nel 1992 e quindi a Venezia e Parigi. Oggi vive e lavora tra Sarajevo, Pocitelj, Venezia e Parigi.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>La mostra resta aperta fino al 31 maggio 2018 con ingresso libero, da mercoled\u00ec a domenica dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Safet Zec<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":26668,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-26667","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1-300x202.webp",300,202,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",640,432,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",300,202,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",500,337,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",474,320,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",385,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",300,202,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",750,506,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1.webp",250,169,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25393-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Safet Zec","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26667","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26667"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26667\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/26668"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26667"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26667"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26667"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}