{"id":26655,"date":"2018-05-17T00:00:00","date_gmt":"2018-05-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=26655"},"modified":"2018-05-17T00:00:00","modified_gmt":"2018-05-16T23:00:00","slug":"non-voglio-quasi-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/non-voglio-quasi-niente\/","title":{"rendered":"Non voglio quasi niente"},"content":{"rendered":"<p><strong>Luigi Maieron, partiamo dalla fine: \u201cNon voglio quasi niente\u201d che genere di album \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSicuramente un disco molto diverso dai precedenti. Ha un respiro meno tradizionale, non ci sono personaggi del passato, n\u00e9 vicende singole a eccezione di <em>Canzone per Icio<\/em>, storico autista e amico di Mauro Corona, mancato prematuramente due anni fa. Questo \u00e8 un disco legato al presente, ai sentimenti, all\u2019amore maturo che non poggia sul linguaggio adolescenziale delle canzoni che ci vogliono far sognare l\u2019impossibile. \u00c8 un disco dal linguaggio asciutto che guarda al domani, che indaga i sentimenti profondi, che non ha paura della scomodit\u00e0 e della fatica. \u00c8 un disco privo di super eroi, dove ognuno fa quello che pu\u00f2, con l\u2019interruttore dell\u2019anima sempre acceso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali messaggi desidera trasmettere?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abFino ad oggi ho cantato l\u2019importanza delle radici, l\u2019importanza della provenienza, del collegamento con persone concrete con un\u2019epoca solida priva di fronzoli, abituata a caricarsi in spalle il proprio destino e a portarlo lontano da mode e facili ottimismi. Questo disco prova a raccontare cosa ci succede, cosa ci batte dentro e cosa si sta spegnendo. Ma vuole anche portare la sua testimonianza su quanto conti la semplicit\u00e0, la normalit\u00e0, cos\u00ec bistrattate da tante aspirazioni. Ogni canzone \u00e8 una piccola osteria dove fermarsi a bere un bicchiere insieme e scambiarci qualche opinione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa c\u2019\u00e8 di nuovo e cosa invece resta costante rispetto ai lavori precedenti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDi nuovo ci sono i suoni orchestrati da Umberto Trombetta, Gandhi che ha curato la direzione artistica ed eseguito la parte ritmica con il battito delle sue pelli simile a un grande cuore pulsante. \u00c8 un impianto musicale diverso, meno folk, ci siamo trasferiti per le vie di una qualsiasi citt\u00e0. Entriamo nei bar, guardiamo cosa succede per le strade, ma senza dimenticare di gridare a voce alta l\u2019importanza dei piccoli paesi, l\u2019importanza delle persone, ormai singole minoranze al cospetto di una modernit\u00e0 poco attenta ai bisogni reali della gente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La musica di Luigi Maieron \u00e8 strettamente legata al suo territorio, la Carnia: come mai?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 l\u2019aria che respiro, \u00e8 il posto dove sono nato e cresciuto. \u00c8 un luogo che ho dentro, un architrave su cui si sono fondati i miei pensieri, i miei sentimenti. Ma se lo leggi bene troverai che non \u00e8 minore, \u00e8 solo piccolo, un microcosmo che conserva una sua universalit\u00e0. Ho sempre amato i microcosmi come <em>Mieli <\/em>(canto tradizionale carnico, <em>ndr<\/em>) ad esempio, perch\u00e9 tra i suoi sentieri, nei suoi boschi, nel cambio delle stagioni c\u2019\u00e8 un universo. A volte non lo vediamo, perch\u00e9 siamo impegnati a confrontarci con le immagini di un mondo in corsa fatto di enormi palazzi e ampi spazi, e crediamo siano questi i posti dove scorre la vita vera, dove accadono gli avvenimenti determinanti. In parte \u00e8 cos\u00ec, ma solo in parte. Certo devi stare con il sedere in Carnia e la testa nel mondo, non devi pensare che il tuo paese sia il tutto, sia migliore e completo. Per\u00f2 \u00e8 giusto raccontare quello che conosci bene, solo cos\u00ec la tua parola e la tua musica possono essere utili\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa rappresentano per Maieron le sue montagne?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono gli abbracci che non ho avuto da piccolo. Sono un\u2019entit\u00e0 che mi protegge, che mi rassicura, che ogni tanto scalo per sentire ancora pi\u00f9 forte il calore del loro abbraccio. Ma sono anche il confine che determina il mio posto. Federico Tavan in una sua poesia sollecitata da una domanda della sua professoressa (\u201cMa allora cosa farai?\u201d) rispose, indicando la met\u00e0 del muro che gli stava davanti: \u201cPosso arrivare soltanto fin l\u00e0\u201d. Per tanto tempo mi sono sentito cos\u00ec anch\u2019io, e le montagne erano i confini che non avrei lasciato. Invece il loro millenario linguaggio raccomanda concetti di apertura, di giusto confronto, sono madri protettive ma insegnano ai figli a muoversi senza timori, lasciando loro aperta la strada di casa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da cosa traggono ispirazione le sue canzoni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDi solito quando sono triste o mi sento pi\u00f9 indifeso loro arrivano. Bussano ed entrano, altre volte se ne stanno sulla porta o se ne vanno senza salutare, altre si impuntano e non si lasciano prendere. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa di fisico nella scrittura delle mie canzoni. Sento il testo o la linea melodica l\u00ec presenti. Sono come persone che vogliono essere capite e io cerco di farlo al meglio, cosciente della mia incapacit\u00e0 a rendere loro onore come meritano. Non sono mai del tutto contento del risultato, ma una cosa mi rassicura ultimamente: a distanza di tempo mi piacciono molto pi\u00f9 di come le vivevo al momento della stesura. Spero che non sia una questione di et\u00e0\u2026\u00bb<\/p>\n<p><strong>Un antico detto recita: \u201cNessuno \u00e8 profeta in patria\u201d. Vale anche per Luigi Maieron?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo mi sono occupato di musica, poesia e scrittura perch\u00e9 la sentivo una mia esigenza. Certo c\u2019\u00e8 sempre una parte di te che aspira a essere ascoltata. Il disinteresse non fa bene al cuore di alcun creativo, ma se credi in qualcosa e lo senti necessario non ha grande importanza se non hai tutta l\u2019attenzione che ti meriti o che credi di meritarti. Per il sottoscritto ritirarsi nel suo studio e fare quello in cui credeva \u00e8 stato un privilegio e mi bastava. D\u2019altro canto non sono mai mancati gli inviti e le possibilit\u00e0 anche di un certo rilievo, che continuano ad arrivare in numero crescente. Tra poco credo che finir\u00f2 per rimpiangere i tanti pomeriggi di Carnia, in solitudine, fuoco e pensieri accesi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cantautore, ma anche scrittore. Dopo <\/strong><strong><em>La neve di Anna<\/em><\/strong><strong>, ottimo riscontro di critica ha ricevuto <\/strong><strong><em>Quasi niente\u00a0<\/em><\/strong><strong>scritto a quattro mani con Mauro Corona. Cosa rappresenta la scrittura per Luigi Maieron?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 lo stesso percorso. Per farla corta si pu\u00f2 dire che la prosa \u00e8 una bottiglia di vino e la canzone un bicchierino di grappa. Sono due forme espressive diverse ma confinanti. Il libro permette il respiro largo, la spiegazione minuziosa e per arrivarci hai spazi maggiori; la canzone invece \u00e8 sintesi estrema, l\u2019attimo da catturare in spazi strettissimi. Inoltre lo spartito musicale che usi per la prosa \u2013 perch\u00e9 anche un libro ha la sua musica \u2013 \u00e8 un respiro derivato dalle emozioni dei tanti paesaggi, dalle loro vicende, dalle fragilit\u00e0 che sentiamo nostre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non solo libri: lei \u00e8 autore anche di spettacoli teatrali. \u00c8 pi\u00f9 complesso scrivere un romanzo, un copione o una canzone? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019importante \u00e8 scrivere con il senso giusto. Per me questo senso \u00e8 derivato dall\u2019utilit\u00e0. Vorrei che ascoltando o leggendo\u00a0le persone potessero cogliere una frase che accende una piccola lampadina o che si possa sentire il calore delle parole e la vicinanza. Diventa complessit\u00e0 quando \u00e8 tecnicismo, quando pur essendo tutto bello e perfetto viene a mancare il dato del collegamento. E assieme all\u2019applauso, che magari arriva ugualmente, si perde l\u2019occasione di aver dato qualcosa. Gli esercizi di bravura non servono. Dobbiamo coltivare dentro di noi l\u2019orto e piantare dei semi, poi curarlo e bagnare le tue piantine, siano canzoni, copioni, romanzi o spettacoli teatrali: qualcosa di buono nascer\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito di Mauro Corona, come vi siete conosciuti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo e Mauro siamo accomunati da infanzie difficili. I segni sono nascosti ma chi li sa leggere li coglie con facilit\u00e0. Noi ci siamo guardati e capiti. Il resto \u00e8 venuto piano piano, perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec facile per noi aprirci veramente. Mauro ha fatto un atto di generosit\u00e0 accettando di scrivere un libro a quattro mani, dopotutto lui \u00e8 uno scrittore conosciutissimo e io quasi un esordiente, eppure ha voluto farlo convinto del risultato. Ancora una volta ha dimostrato il suo spessore artistico, la sua intuizione formidabile. <em>Quasi Niente <\/em>\u00e8 un libro non solo molto acquistato (ha superato le 70.000 copie) ma \u00e8 anche molto letto. In famiglia se lo passano da nonno a nipote\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non solo il libro. Da molto tempo portate in scena &#8211; assieme a Toni Capuozzo &#8211; lo spettacolo <\/strong><strong><em>Tre uomini di parola<\/em><\/strong><strong>: com\u2019\u00e8 lavorare assieme a Corona?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCorona \u00e8 un leader, un comunicatore di alto livello, stare sul palco con lui non \u00e8 stato facile, ma ti fai le ossa: se funzioni vicino a Mauro, funzioni dappertutto. Lo spettacolo <em>Tre uomini di parola <\/em>\u00e8 nato da un\u2019idea e per volont\u00e0 del corpo degli Alpini di Cividale, capitanati dal maresciallo Ciabrelli, e poi sostenuto da altri comandi in tutto il nord e centro Italia. Grazie agli incontri fatti abbiamo raccolto 55.000 euro con i quali \u00e8 stato costruito un reparto ospedaliero in Afghanistan per ospitare i bambini vittime della guerra. Il reparto si chiama proprio \u201cTre uomini di parola\u201d. Il corpo degli Alpini \u00e8 un grande esempio di efficienza e umanit\u00e0 nel nostro paese\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il consiglio principale che Corona le ha dato e quello che invece lei ha fornito a lui?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019ultima cosa da fare con Mauro \u00e8 dargli consigli. Spesso li legge come \u201cbuoni consigli di chi non pu\u00f2 pi\u00f9 dare il cattivo esempio\u201d. Quello che cerchiamo di trasmetterci \u00e8 l\u2019autenticit\u00e0 e soprattutto che uno avr\u00e0 sempre il sostegno dell\u2019altro. Abbiamo bisogno dell\u2019amicizia, di sentirci insieme, di contare su qualcuno, di poter esprimere la gratitudine come sentimento da non dimenticare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo al territorio: Luigi Mieron come giudica lo stato di salute della Carnia di oggi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSoffre come ogni piccolo luogo di montagna, dove per far cassa e trasferire privilegi in altri posti si chiudono uffici e servizi. Il popolo carnico \u00e8 composto da gente solida, che non ha avuto vita facile. Se si pensa solo alla percentuale di emigrazione della generazione che ci ha preceduto (il 25% della popolazione, vale a dire un componente per famiglia, e in genere il capofamiglia) si capisce quanto abbia sofferto ogni singolo nucleo e quanto di questa sofferenza si sia adagiata nei nostri caratteri e nelle nostre reazioni. Emigrazione che purtroppo prosegue anche per i giovani, perch\u00e9 continuano le chiusure di infrastrutture, continuano i trasferimenti di uffici e servizi. Nell\u2019aria c\u2019\u00e8 una certa stanchezza che ci ha fatto perdere un poco la\u00a0\u201c<em>braure di jessi cjargnei<\/em>\u201d, ma dobbiamo pensare a quante promesse non mantenute si sono dovute mandare gi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Restiamo al problema dell\u2019emigrazione delle giovani generazioni. Possibile invertire la tendenza o il processo \u00e8 ormai irreversibile?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon mi piace lamentarmi, preferisco tirare avanti, persino la protesta ha perso significato. Anche chi perde le elezioni, a rotazione, considera la sconfitta un atto di stupidit\u00e0 dell\u2019elettorato. Non si sente, non si ascolta e quindi non si capisce. Come si pu\u00f2 tenere in piedi un mondo del lavoro giovanile basato sul precariato? Chi \u00e8 precario non vede futuro e sente il presente come una passerella ballerina mentre sta attraversando il fiume in piena della vita. Si sente insignificante e valutare la propria\u00a0insignificanza sociale non fa bene. Credo si possa e si debba invertire la tendenza: confidiamo in un nuovo senso politico perch\u00e9 fino ad oggi la mia generazione ha fallito. Ognuno si dovrebbe alzare dal suo scranno in Parlamento e chiedere scusa, prima ai giovani, a ogni lavoratore, a ogni persona in difficolt\u00e0. \u201c<em>Offuscati dai privilegi non vedete<\/em>\u201d. Dice un brano del nuovo \u00a0disco: \u201c<em>Minoranze \u00e8 la gente comune che esce di casa e fa un lavoro normale. Voi ci guidate ma non ci sentite e allora non vi seguiremo, vi battete per grandi principi dimenticando le persone, a parole costruite tante buone promesse e coltivate distrazione<\/em>\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo al Maieron artista: come ha conciliato passione e lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNella vita ho lavorato come impiegato per un ente pubblico. In genere mi occupavo delle persone con traumi e comunque il mio lavoro ha sempre avuto un collegamento con situazioni di disagio. Il mio essere \u201cartista\u201d si \u00e8 inchinato per tutta la vita a un lavoro vero, fatto di orari e regole. Solo cos\u00ec ha potuto continuare a respirare l\u2019aria pulita delle vette, perch\u00e9 non dovevo piegarmi a niente, ma solo lasciarmi portare dalla passione. Alle due finivo il lavoro vero, lasciavo la mia anima pratica; alle 15.30 entravo nel mio studio, indossavo la mia anima eterea e, chitarra in mano, cominciavo a giocare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ogni artista ha solitamente un luogo speciale in cui trova l\u2019ispirazione. \u00c8 cos\u00ec anche per lei?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl mio luogo speciale \u00e8 dentro di me, \u00e8 la parte che duole, i luoghi dove girano la mia fragilit\u00e0, le mie paure, il mio sentirmi perduto. Attingo l\u00ec la mia penna, dopo aver diluito\u00a0 l\u2019inchiostro con la leggerezza dei buoni pensieri, delle buone parole\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la canzone del nuovo album cui \u00e8 maggiormente legato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn questo album ogni canzone ha la sua funzione, \u00e8 impossibile sceglierne una. Il disco apre con un brano che s\u2019intitola <em>Non voglio quasi niente<\/em>. Dice \u201c<em>non voglio quasi niente\u00a0 se tu sei qui, non voglio quasi niente se non ci sei<\/em>\u201d. Quasi che presenza e assenza mostrino lo stesso significato, ma non \u00e8 cos\u00ec. Il ricordo della felicit\u00e0 non ti fa essere felice ma non fa male, mentre il ricordo del dolore resta sempre dolore e fa male. Le parole sembrano affermare un principio identico, invece stabiliscono una differenza, tra le pi\u00f9 significative nella nostra vita: non capire spesso il bene che abbiamo e perderci nell\u2019inutile protesta per aspirazioni superficiali, per il lamento di ci\u00f2 che non ci \u00e8 stato dato o a cui aspiravamo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito di aspirazioni, qual \u00e8 il sogno che vorrebbe ancora realizzare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abScrivere un disco dove non servano parole a spiegare le canzoni, dove ogni canzone sia una scala che cresce verso il mondo di sentimenti sinceri per un sentire comune, in grado di generare un\u2019emozione duratura e dove io non smetta di cantare queste canzoni. Ma so di chiedere troppo e mi accontento di meno: credo molto in questo nuovo disco e spero che porti nuovi amici tra emozioni e utilit\u00e0. \u201c<em>Qualche volta hai detto vado, qualche volta ci hai provato, sai qual \u00e8 il posto che vuoi? La tua meta ce l\u2019hai chiara? Dopo gli argini e le strade ci sei solo tu con i tuoi colori accesi e lo sguardo in bianco e nero\u2026<\/em>\u201d\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Maieron<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":26656,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-26655","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1-300x199.webp",300,199,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",640,424,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",300,199,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",500,331,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",474,314,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",300,199,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",750,497,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/25369-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Luigi Maieron","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26655","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26655"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26655\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/26656"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26655"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26655"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26655"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}