{"id":25878,"date":"2018-01-16T00:00:00","date_gmt":"2018-01-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=25878"},"modified":"2018-01-16T00:00:00","modified_gmt":"2018-01-15T23:00:00","slug":"unascesa-senza-lieto-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/unascesa-senza-lieto-fine\/","title":{"rendered":"Un&#8217;ascesa senza lieto fine"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gli Eggenberg e Gradisca<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>famiglia degli Eggenberg <\/strong>ha ricoperto un ruolo molto importante per la citt\u00e0 di Gradisca e per la nascente Contea principesca. Il cognome Eggenberg \u00e8 poco noto da noi; fu infatti una famiglia dell\u2019altissimo patriziato stiriano che tra il<\/p>\n<p>\u2018500 e il \u2018600 voleva imporsi politicamente e culturalmente. Quello che le mancava per\u00f2 era un seggio nella Dieta del Sacro Romano Impero. Gli Eggenberg erano principi dal 1625 ma non possedevano territori immediatamente soggetti all\u2019Impero, solo cos\u00ec avrebbero potuto fare parte di questo prestigioso consesso. Ed \u00e8 per questa ragione che la vicenda di questa famiglia si incroci\u00f2 col destino della fortezza di Gradisca, un luogo che al principe Giovanni Ulrico era del tutto ignoto prima che gli venisse prospettata la possibilit\u00e0 di diventarne il proprietario. Ma questa opportunit\u00e0 non tocc\u00f2 a lui, che mor\u00ec nel 1634, bens\u00ec a suo figlio Giovanni Antonio una decina d\u2019anni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p><strong>La fortezza di Gradisca e i turchi<\/strong><\/p>\n<p>La fortezza di Gradisca era stata costruita intorno al 1479, quando la Repubblica di Venezia si era trovata a dover difendere i confini orientali del territorio friulano, in cui era subentrata al Patriarcato di Aquileia, dalla minaccia delle incursioni turche, che si erano intensificate dalla met\u00e0 del secolo XV. In realt\u00e0 la nuova fortezza eretta sulla riva dell\u2019Isonzo si rivel\u00f2 del tutto insufficiente a costituire un baluardo di fronte all\u2019aggressivit\u00e0 degli ottomani, che arrivavano in migliaia, varcavano i passi del Carso e attraversavano l\u2019Isonzo senza incontrare resistenza e poi dilagavano in Friuli per tornare rapidamente sui loro passi carichi di bottino e prigionieri.<\/p>\n<p><strong>Massimiliano I, un grande nemico<\/strong><\/p>\n<p>Un altro motivo di debolezza di Gradisca era la prossimit\u00e0 con un altro pericoloso avversario della Repubblica di Venezia, l\u2019imperatore <strong>Massimiliano I <\/strong>che, per lascito testamentario dell\u2019ultimo conte di Gorizia, era subentrato nella propriet\u00e0 del territorio del Goriziano fin dall\u2019aprile del 1500. Massimiliano I era un nemico temibile, soprattutto per le mire espansioniste. Gi\u00e0 una decina d\u2019anni dopo l\u2019annessione di Gorizia riusc\u00ec a impossessarsi anche di Gradisca, strappata a Venezia in occasione della guerra della Lega di Cambrai, conclusasi nel 1511. Fu un grande smacco per la Serenissima, difficilmente sopportabile:\u00a0infatti per decenni continu\u00f2 un intenso lavoro diplomatico teso a recuperare il controllo della fortezza sull\u2019Isonzo. Ma gli Austriaci non aderirono a nessuna proposta, per cui fu necessario considerare l\u2019ipotesi di una nuova piazzaforte difensiva in territorio friulano e fu cos\u00ec che venne progettata e costruita Palmanova [1593], anche se questo non significava una rinuncia\u00a0definitiva.<\/p>\n<p><strong>Le Guerre gradiscane<\/strong><\/p>\n<p>\u201cVenezia non \u00e8 da guerra\u201d, scriveva Faustino Moissesso, cronista diretto della guerra del Friuli, ma il 19 dicembre del 1615 scoppi\u00f2 la cosiddetta \u201cGuerra gradiscana\u201d tra gli arciduchi e Venezia, ricordata con questo nome perch\u00e9 si svolse per la gran\u00a0parte attorno alla fortezza. Ufficialmente, per\u00f2, il conflitto era sorto a causa delle aggressioni dei pirati Uscocchi di Segna contro le navi venete lungo le coste della Dalmazia. Venezia riteneva che dietro i pirati ci fosse la volont\u00e0 dell\u2019arciduca d\u2019Austria di danneggiare i traffici veneti nel Mare Adriatico. Il Senato veneziano decise di scatenare la guerra nella convinzione di vincerla facilmente sia per la superiorit\u00e0 marittima, sia per il possesso della nuova fortezza di Palma. L\u2019inizio del conflitto fu favorevole ai veneziani, che occuparono in pochissimo tempo la campagna attorno a Gradisca e isolarono la\u00a0fortezza. La resistenza degli arciducali fu totale, nonostante il massiccio bombardamento del marzo del 1616; alla fine i Veneti desistettero e l\u2019assedio fu tolto nel novembre del 1617, riportando i confini alla situazione precedente al conflitto, con l\u2019obbligo da parte degli Austriaci dell\u2019annientamento dei pirati uscocchi. Da queste vicende Gradisca ricav\u00f2 grande fama ma anche danni ingenti: l\u2019opera di restauro apparve subito imponente e non immediata.<\/p>\n<p><strong>La vendita di Gradisca agli Eggenberg<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Impero era impegnato nella guerra dei Trent\u2019anni (1618-1648). Cerc\u00f2 di approfittarne la Repubblica di Venezia offrendo ripetutamente alla Casa d\u2019Austria ingenti somme di denaro per acquistare la fortezza che non era riuscita a prendere con\u00a0le armi. L\u2019Imperatore non si lasci\u00f2 tentare dalle proposte veneziane e decise di trasformare la Capitan\u00eca di Gradisca in Contea Principesca sovrana e immediata dell\u2019Impero Germanico \u2013 comprendente la fortezza e altre 52 localit\u00e0 \u2013 e di venderla, nel\u00a01647, al principe <strong>Giovanni Antonio di Eggenberg <\/strong>che cos\u00ec acquistava il tanto agognato seggio nella Dieta del Sacro Romano Impero. Per quanto riguardava Gradisca, comunque, la condizione principale era che la propriet\u00e0 della contea tornasse alla Casa d\u2019Austria in caso di estinzione degli Eggenberg. Tutto il carico dei danni di guerra passava alla nuova famiglia regnante, che disponeva di enormi risorse finanziarie e pot\u00e9 farvi fronte. Gli Eggenberg, tuttavia, compresero presto che questo non era stato un buon affare, anche perch\u00e9 molte rendite del territorio erano gi\u00e0 assegnate a diverse famiglie nobili della zona.<\/p>\n<p><strong>Una famiglia sfortunata<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra sfortunata circostanza allent\u00f2 quasi subito il legame fra la famiglia Eggenberg e Gradisca: nel 1649, solo due anni dopo avere acquisito la propriet\u00e0 della nuova Contea principesca, Giovanni Antonio Eggenberg mor\u00ec improvvisamente (aveva 39 anni) lasciando una vedova, la principessa <strong>Annamaria di Brandenburgo<\/strong>, e due figli piccoli. Il governo del territorio fu affidato a delegati non sempre capaci di gestire i problemi. Nel 1656 Annamaria nomin\u00f2 il conte <strong>Francesco Ulderico della Torre <\/strong>luogotenente della Contea e questi realizz\u00f2 molte imprese finalizzate allo sviluppo sociale ed economico di Gradisca: il primo magazzino pubblico di cereali, le prime scuole, il Monte di Piet\u00e0, introdusse anche l\u2019industria serica, dalla dipanatura dei bozzoli alla tessitura e tintura della seta, port\u00f2 inoltre alcune attivit\u00e0 artigianali da Venezia, tra cui la produzione di calze\u00a0di seta, costru\u00ec una loggia pubblica per le riunioni private degli stati e rese pi\u00f9 sontuoso l\u2019aspetto urbano della citt\u00e0 fortificata.<\/p>\n<p><strong>Gli Eggenberg e lo splendore gradiscano<\/strong><\/p>\n<p>Nei settant\u2019anni in cui Gradisca fu capoluogo della Contea Principesca creata per risarcire i principi Eggenberg, la citt\u00e0 conobbe dunque il momento di maggiore splendore della sua storia. Una pace duratura e un\u2019azione di governo saggia e illuminata assicurarono un ordinato sviluppo urbano, economico e sociale, e fecero assumere a Gradisca il carattere di centro residenziale in contrapposizione a quello di cittadella militare. Il formarsi di un consorzio nobiliare locale in concorrenza con Gorizia arricch\u00ec la vita sociale e contribu\u00ec a migliorare anche l\u2019immagine della citt\u00e0 con la comparsa di sobri ma eleganti palazzetti lungo le vie principali.<\/p>\n<p><strong>La fine della dinastia<\/strong><\/p>\n<p>Ma la situazione sarebbe cambiata di nuovo perch\u00e9 Giovanni Cristiano mor\u00ec nel 1710 senza eredi e il fratello lo segu\u00ec nella tomba gi\u00e0 nel 1713. La serie dei lutti per\u00f2 era destinata a continuare determinando il tragico destino della famiglia: l\u2019unico figlio di Giovanni Sigfrido, Giovanni Antonio II, mor\u00ec tre anni dopo, a 47 anni, e lasci\u00f2 tutto l\u2019immenso patrimonio degli Eggenberg al piccolo Giovanni Cristiano II, di appena dodici anni. L\u2019anno dopo, un attacco di appendicite port\u00f2 via anche questo ragazzino, l\u2019ultimo Eggenberg. Rimasero solo due sorelle e il patrimonio \u2013 tranne Gradisca \u2013 pass\u00f2 alle loro famiglie. Nella chiesa di Maria Hilf di Graz si trovano le sepolture di Giovanni Cristiano II, del prozio Giovanni Cristiano I e dell\u2019antenato Giovanni Ulrico, il primo che emerse e acquis\u00ec grande potere alla corte dell\u2019imperatore Ferdinando. L\u2019indipendenza della principesca contea fin\u00ec perci\u00f2 con l\u2019estinzione del ramo mascolino degli Eggenberg nel 1717; la citt\u00e0 conserv\u00f2 un\u2019amministrazione particolare per oltre trent\u2019anni ma nel giugno 1754 venne assorbita dalla Contea di Gorizia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Eggemberg a Gradisca<\/p>\n","protected":false},"author":30,"featured_media":25879,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-25878","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1-300x208.webp",300,208,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",640,445,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",300,208,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",500,347,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",466,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",374,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",300,208,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",750,521,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1.webp",250,174,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23178-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Feresin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/feresin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Gli Eggemberg a Gradisca","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25878","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/30"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25878"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25878\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25879"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25878"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25878"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25878"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}