{"id":25798,"date":"2018-01-04T00:00:00","date_gmt":"2018-01-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=25798"},"modified":"2018-01-04T00:00:00","modified_gmt":"2018-01-03T23:00:00","slug":"disegnare-luniverso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/disegnare-luniverso\/","title":{"rendered":"Disegnare l&#8217;universo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dalla Mesopotamia ad Alessandria d\u2019Egitto<\/strong><\/p>\n<p>In principio furono i <strong>Sumeri<\/strong>: tre millenni prima di Cristo studiarono per primi i movimenti degli astri sulla volta celeste. Cos\u00ec anche gli <strong>Egizi<\/strong>, gli <strong>Assiri <\/strong>e i <strong>Babilonesi<\/strong>, e altrove la civilt\u00e0 indiana e cinese. Tutti, a ogni latitudine e in ogni tempo, hanno alzato gli occhi al cielo cercando di misurare il tempo attraverso il passaggio delle stelle e dei pianeti: nessuno, per\u00f2, aveva trasformato questa attivit\u00e0 in <em>scienza <\/em>prima dei <strong>Greci<\/strong>. Ci\u00f2 che accadde ad <strong>Alessandria d\u2019Egitto <\/strong>a partire dal <strong>IV sec. a.C. <\/strong>\u00e8 infatti qualcosa di completamente nuovo: per la prima volta un potere politico sovvenzionava la cultura, la ricerca e l\u2019indagine in ogni campo del sapere, nell\u2019ambizioso tentativo di raccogliere in un solo luogo tutta la conoscenza del mondo. Un posto particolare spettava proprio all\u2019astronomia, la cui etimologia ne rivela la funzione originale: mettere ordine, stabilire una \u2018regola\u2019 (<em>nomos<\/em>) nella grande massa degli astri. Fra gli studiosi pi\u00f9 influenti di tutti i tempi, un nome svetta sugli altri: <strong>Claudio\u00a0Tolomeo<\/strong>, attivo fra il 100 e il 175 proprio ad Alessandria.<\/p>\n<p>A lui dobbiamo la pi\u00f9 grande opera di astronomia del mondo antico: la <em>Sintassi matematica<\/em>, meglio nota con il termine arabo di <strong><em>Almagesto<\/em><\/strong>, monumentale sintesi di tutti gli studi precedenti e, soprattutto, opera \u2018definitiva\u2019 per 1500 anni. In essa viene messa a punto quella che, da Pitagora ad Aristotele passando per Platone, era stata la visione dominante dell\u2019universo: Terra al centro, Sole e altri pianeti in orbita attorno a essa. Una struttura confermata da osservazioni e calcoli matematici che in molti casi sono validi ancora oggi, per quanto le cose \u2013 lo sappiamo \u2013 stiano diversamente: ma se la scienza \u00e8 una conquista collettiva, Tolomeo non pu\u00f2 essere liquidato solo come il canonizzatore dell\u2019errata teoria geocentrica. Perch\u00e9 la scienza \u00e8 soprattutto una storia di sbagli compiuti da giganti, che per\u00f2 hanno reso possibili indagini successive alla ricerca di <em>altre <\/em>verit\u00e0. E ci\u00f2 che leggiamo in un autore oggi misconosciuto, ossia <strong>Marziano Capella<\/strong>, ne \u00e8 la conferma.<\/p>\n<p><strong>Un autore misterioso<\/strong><\/p>\n<p>Cosa sappiamo di Marziano Capella? Le uniche informazioni (avvocato vissuto a Cartagine) si ricavano dalla sua stessa opera: <strong><em>Le nozze di Filologia e Mercurio<\/em><\/strong>, scritta probabilmente fra il 410 e il 429 (ma c\u2019\u00e8 chi la data alla fine del V secolo). Su questo titolo, cos\u00ec singolare e misterioso, sono state formulate le ipotesi pi\u00f9 disparate, ma la verit\u00e0 sta nella natura profonda dei vocaboli: se Filologia \u00e8 la scienza che ricostruisce la parola, Mercurio \u00e8 il dio che questa parola \u00e8 chiamato a interpretare (\u2018ermeneutica\u2019 deriva da Ermes, nome greco di Mercurio). Nella cornice mitologica dell\u2019opera l\u2019unione spirituale e carnale delle due divinit\u00e0 diventa quindi <strong>metafora della conoscenza<\/strong>, sintesi di metodo e interpretazione, rigore e fantasia, studio e intuito: una cornice all\u2019interno della quale sette vergini \u00a0dottissime, rispettivamente Grammatica, Logica, Retorica, Geometria, Aritmetica, Astronomia e Musica, espongono le materie di cui sono personificazione. <em>Le nozze di Filologia e Mercurio<\/em>, con i loro nove libri, mettono quindi in scena lo scibile umano: la lezione di Alessandria d\u2019Egitto \u00e8 ancora viva.<\/p>\n<p>Perduto l\u2019originale, per ricostruire la storia delle Nozze nella cultura europea dobbiamo affidarci a metodi da investigatore.\u00a0I primi manoscritti risalgono al IX secolo, quattrocento anni dopo Marziano: un lungo periodo di buio che per\u00f2 ha lasciato delle tracce, prima fra tutte una sottoscrizione (miracolosamente sopravvissuta) che ci informa di un lavoro correttorio sull\u2019opera marzianea compiuto a Roma da tale <strong>Securus Melior<\/strong>, quasi certamente nel <strong>498<\/strong>. La sottoscrizione, per\u00f2, \u00e8 sempre riportata alla fine del primo libro e non, come ci aspetteremmo, alla fine del nono. Sei decenni dopo Securus, nel <strong>560<\/strong>, il grande intellettuale calabrese <strong>Cassiodoro<\/strong>, nelle sue <em>Institutiones<\/em>, si riferisce all\u2019opera di Marziano chiamandola \u00abLe sette discipline\u00bb, rammaricandosi del fatto che \u00abnon pot\u00e8 arrivare nelle nostre mani\u00bb. Poi per\u00f2 accade qualcosa; un gruppo consistente di manoscritti, copie di un originale sicuramente databile al <strong>562<\/strong>, riporta una seconda versione delle <em>Institutiones <\/em>nella quale appare un\u2019intera sezione del terzo libro delle <em>Nozze<\/em>: i capitoli 300-309 e 312-324. Nel 562, due anni dopo la sua dichiarazione sconsolata, Cassiodoro ha quindi trovato Marziano: ma solo il terzo libro o tutti i nove? Passano altri centocinquant\u2019anni e nella lontana Inghilterra il vescovo <strong>Tatwine <\/strong>e un <strong>Anonimo <\/strong>(<strong>detto \u2018Ad Cuimnanum\u2019<\/strong>) scrivono due manuali grammaticali in cui riappaiono gli stessi capitoli 312-324; poco tempo dopo il monaco anglosassone <strong>Beda <\/strong>compone un <em>De temporum ratione <\/em>dove l\u2019influsso dell\u2019astronomia marzianea \u00e8 evidente.<\/p>\n<p><strong>L\u2019astronomia di Marziano Capella<\/strong><\/p>\n<p>Tutto cambia sotto il regno di Ludovico il Pio (morto nell\u2019840), figlio di Carlo Magno, quando finalmente Marziano riaffiora con la sua opera completa: una <strong>esplosione di codici <\/strong>che denuncia un grande interesse degli intellettuali carolingi per questo autore enigmatico. Ed ecco che dalla seconda met\u00e0 del IX secolo i monaci amanuensi copieranno senza sosta \u2013 con tanto di disegni \u2013 <em>le Nozze di Filologia e Mercurio<\/em>, adottandolo come vera e propria <strong>enciclopedia <\/strong>da leggere, rileggere e commentare. Due passi su tutti desteranno l\u2019attenzione dei lettori medievali: il capitolo 854, dove Marziano dichiara che: \u00abVenere e Mercurio, in verit\u00e0, non ruotano attorno alla Terra\u00bb, e il capitolo 857, dove l\u2019autore puntualizza che: \u00abMercurio e Venere, sebbene mostrino levate e tramonti quotidiani, tuttavia non percorrono le loro orbite attorno alla Terra, ma girano attorno al Sole in un corso pi\u00f9 largo. Perci\u00f2 hanno nel Sole il centro delle loro orbite\u00bb.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che anche per Marziano il Sole ruota attorno alla Terra, nondimeno <strong>egli ritiene che Mercurio e Venere ruotino attorno al Sole<\/strong>: un embrione di teoria eliocentrica che non ha paralleli in altri autori latini, ricollegandosi direttamente ai secoli eroici dell\u2019astronomia alessandrina, quando <strong>Aristarco di Samo <\/strong>(310 \u2013 210 a.C.) postul\u00f2 una struttura cosmica con il Sole al centro e <em>tutti <\/em>i pianeti attorno, non solo Mercurio e Venere. O quando un altro gigante come <strong>Eratostene <\/strong>(276 \u2013 194 a.C.) riusc\u00ec a calcolare la misura del meridiano terrestre (con un errore dello 0,8%) attraverso una serie di misurazioni effettuate con\u00a0un vaso-meridiana a fasce concentriche: un oggetto chiamato <strong><em>skaphe<\/em><\/strong>, con uno gnomone al centro per segnare l\u2019ora del giorno mediante la sua ombra proiettata sulle pareti del vaso. E non \u00e8 certo un caso che uno dei disegni pi\u00f9 importanti delle <em>Nozze <\/em>sia proprio una <em>skaphe<\/em>: un omaggio a Eratostene che conferma la posizione autorevole di Marziano Capella nella scienza occidentale.<\/p>\n<p><strong>Grafiche cosmiche<\/strong><\/p>\n<p>Questi contenuti singolarissimi delle <em>Nozze <\/em>suscitano curiosit\u00e0 nel Medioevo; fra le illustrazioni a corredo dell\u2019opera spicca infatti un grafico che illustra tre possibili interpretazioni delle orbite di Venere e Mercurio attorno al Sole: spezzate, intersecate o concentriche. Un commento visivo che si affianca ad altri, raffiguranti eclissi di sole e di luna, orbite planetarie, rotazioni della volta celeste: un corredo d\u2019immagini degno dei nostri migliori manuali scolastici. Il vero trionfo, per\u00f2, si manifesta nei manoscritti del XII secolo, quando l\u2019Europa delle prime <strong>universit\u00e0 <\/strong>produce capolavori assoluti: ed ecco che i manoscritti marzianei si riempiono di miniature, con l\u2019iconografia delle sette arti che si diffonde in tutto il continente. Grammatica, Logica, Retorica, Geometria, Aritmetica, Astronomia e Musica prendono vita sui portali delle chiese gotiche, sulle vetrate delle\u00a0cattedrali e sugli affreschi dei palazzi pubblici: una febbre lunga tre secoli che contagia tutti, da Chartres a Foligno, dove all\u2019inizio del Quattrocento Gentile da Fabriano dipinge un\u2019intera stanza di Palazzo Trinci ispirandosi alle <em>Nozze di Filologia e Mercurio<\/em>. Una copia manoscritta dell\u2019opera arriva anche nella biblioteca di Guarnerio d\u2019Artegna, a <strong>San Daniele del Friuli<\/strong>, sulla scia di un interesse che nel 1499 porta alla prima edizione a stampa dell\u2019opera proprio nel Nord Est italiano, a Vicenza. L\u2019anno successivo viene ripubblicata a Modena, mentre a <strong>Padova<\/strong>, <strong>Bologna <\/strong>e <strong>Ferrara <\/strong>\u00e8 certamente materia d\u2019insegnamento, proprio mentre sui banchi di quelle universit\u00e0 sedeva un giovane monaco polacco chiamato Miko\u0142ai Kopernik. E quando nel 1543, in punto di morte, pubblicher\u00e0 il suo <em>De revolutionibus orbium coelestium<\/em>, il frate Miko\u0142ai, ormai per tutti \u2018Niccol\u00f2<\/p>\n<p>Copernico\u2019, non esiter\u00e0 a dimostrare il suo antico debito nei confronti delle <em>Nozze<\/em>: \u00abPer questo motivo credo che non bisogna affatto disprezzare ci\u00f2 che Marziano Capella, autore di una enciclopedia, e altri fra i Latini sapevano bene. Ritenevano infatti che Mercurio e Venere ruotassero attorno al Sole, posto in mezzo alle loro orbite\u00bb.<\/p>\n<p>La rivoluzione era iniziata. Ma con solide radici nella tradizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli anticipatori di Copernico<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":25799,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-25798","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1-300x187.webp",300,187,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",640,399,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",300,187,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",500,311,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",474,295,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",391,243,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",300,187,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",750,467,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1.webp",250,156,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22980-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Gli anticipatori di Copernico","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25798","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25798"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25798\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25799"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25798"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}