{"id":24782,"date":"2017-12-20T00:00:00","date_gmt":"2017-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=24782"},"modified":"2017-12-20T00:00:00","modified_gmt":"2017-12-19T23:00:00","slug":"correlazione-corpo-linguaggio-da-udine-e-buenos-aires-nuovi-scenari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/correlazione-corpo-linguaggio-da-udine-e-buenos-aires-nuovi-scenari\/","title":{"rendered":"Correlazione corpo-linguaggio, da Udine e Buenos Aires nuovi scenari"},"content":{"rendered":"<p>Uno studio, pubblicato sulla rivista internazionale \u201cScientific Reports\u201d del gruppo \u201cNature\u201d (<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-12928-w\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-12928-w<\/a>), ha confermato che i movimenti prolungati del corpo possono produrre miglioramenti nella comprensione dei verbi d\u2019azione, e quindi che <strong>esiste una correlazione intima tra il linguaggio che si riferisce al movimento e i circuiti motori del corpo<\/strong>. Da questo risultato, gli stessi scienziati stanno ora lavorando a <strong>un nuovo test per la caratterizzazione precoce delle malattie neurodegenerative<\/strong>, come ad esempio il Parkinson, dato che questi pazienti sono pi\u00f9 lenti proprio nel processare i verbi d\u2019azione.<\/p>\n<p>Lo studio \u00e8 stato condotto da <strong>Piergiorgio Trevisan<\/strong>, del dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e societ\u00e0 (Dill) dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, con <strong>Lucas Sede\u00f1o<\/strong>, <strong>Agustina Birba<\/strong>, <strong>Agust\u00edn Ib\u00e1\u00f1ez<\/strong> e <strong>Adolfo M. Garc\u00eda<\/strong>, del Laboratory of Experimental Psychology and Neuroscience della Favaloro University di Buenos Aires, uno dei centri nel mondo in cui si svolgono studi dedicati alla relazione tra i verbi di movimento e i movimenti del corpo.<\/p>\n<p>Lo studio \u00e8 nato nel contesto di una <strong>ricerca svolta a Sydney dallo stesso Trevisan<\/strong>, in collaborazione con un team di neuroscienziati delle Universit\u00e0 di Padova, Bergamo e Trento, che ha dimostrato che <strong>l<\/strong><strong>\u2019uso di videogiochi d\u2019azione aiuta a combattere la dislessia<\/strong> nei bambini di lingua madre inglese.<\/p>\n<p>\u00abLa collaborazione con Buenos Aires \u2013 afferma Trevisan \u2013 \u00e8 nata quasi per caso. L\u2019esperimento che stavamo organizzando a Sydney prevedeva che <strong>i bambini si muovessero molto, due ore per nove giorni consecutivi<\/strong>, e proprio da qui \u00e8 nata l\u2019idea di coinvolgere Adolfo M. Garc\u00eda, che dirige il Laboratorio di Buenos Aires e studia da molti anni la <strong>relazione tra movimento del corpo e verbi d\u2019azione<\/strong>. \u00c8 ormai un fatto riconosciuto dalla comunit\u00e0 scientifica che i verbi di movimento sono processati dalle stesse aree del cervello che elaborano anche i movimenti del corpo\u00bb.<\/p>\n<p>In particolare, \u00ababbiamo creato \u2013 precisa Trevisan \u2013 quattro testi perfettamente identici dal punto di vista sintattico, semantico, e lessicale, ma diversi dal punto di vista contenutistico. Due testi contenevano una grande quantit\u00e0 di verbi d\u2019azione, mentre due erano pi\u00f9 neutrali, con una distribuzione verbale pi\u00f9 bilanciata. Prima di iniziare il training con le Wii, abbiamo fatto ascoltare i primi due testi e fatto compilare un questionario di comprensione. <strong>Dopo i nove giorni<\/strong>, abbiamo somministrato gli altri due testi con i relativi questionari. Il risultato \u00e8 stato abbastanza sorprendente: <strong>miglioramento significativo nella comprensione dei verbi d\u2019azione<\/strong>, ma non negli altri. I verbi d\u2019azione presenti nei testi non avevano nulla a che fare con i movimenti richiesti ai bambini nei nove giorni di training. L\u2019importante \u00e8 che ci fosse movimento del corpo\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque, \u00ababbiamo pensato \u2013 spiega Trevisan \u2013 che se esiste una correlazione tra verbi d\u2019azione e movimenti del corpo, e se \u00e8 vero, come \u00e8 stato ormai dimostrato da molti studi, che i malati di malattie neurodegenerative, come ad esempio il Parkinson, sono pi\u00f9 lenti nella comprensione dei verbi d\u2019azione, allora \u00e8 possibile ipotizzare che, facendo alla popolazione sana dei test che prevedano la comprensione di testi d\u2019azione e non d\u2019azione, <strong>si possano capire cose importanti sul possibile sviluppo nel futuro di malattie neurodegenerative<\/strong>, in senso predittivo\u00bb.<\/p>\n<p>In pratica, <strong>se alcuni soggetti fanno molta fatica a processare i verbi d\u2019azione ma non le altre tipologie verbali<\/strong>, allora <strong>determinati test linguistici potrebbero costituire dei \u2018marcatori\u2019<\/strong> per predire future patologie motorie. \u00abNaturalmente \u2013 conclude Trevisan \u2013 ci vorr\u00e0 del tempo e repliche degli esperimenti, ma il gruppo di studiosi argentini sta attualmente lavorando molto in questa direzione e i dati raccolti sono al momento molto promettenti\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studio pubblicato su \u201cScientific 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