{"id":24440,"date":"2017-11-02T00:00:00","date_gmt":"2017-11-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=24440"},"modified":"2017-11-02T00:00:00","modified_gmt":"2017-11-01T23:00:00","slug":"vento-burrasche-e-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/vento-burrasche-e-bellezza\/","title":{"rendered":"Vento, burrasche e bellezza"},"content":{"rendered":"<p>\u201cChe ne dici di trascorrere qualche giorno di vacanza?\u201d, mi sugger\u00ec un amico al mio rientro dall\u2019Elbrus. Fu inevitabile aprire <em>Google Maps <\/em>e individuare un luogo inimmaginabile, oltre le colonne d\u2019Ercole, dove la natura impera selvaggia. Le <strong>isole F\u00e6r \u00d8er<\/strong>. A prima vista misteriose, queste <strong>18 isole della corona danese <\/strong>che non fanno parte dell\u2019Unione Europea, hanno cascate in ogni dove e sono ubicate in mezzo al nulla, nel cuore dell\u2019Atlantico settentrionale, <strong>a met\u00e0 strada tra Norvegia e Islanda<\/strong>. L\u2019arcipelago delle F\u00e6r \u00d8er \u00e8 abitato stabilmente e costituisce\u00a0una nazione autonoma con un proprio Parlamento, una propria lingua, una propria bandiera e batte perfino una moneta. Una meta superlativa e culturalmente aperta, tra i luoghi da visitare secondo la classifica <em>Best Trips 2015 <\/em>di <em>National Geographic<\/em>. Quindici giorni pi\u00f9 tardi presi un aereo e dopo aver effettuato uno scalo a Copenaghen raggiunsi il 62\u00b0 parallelo\u2026<\/p>\n<p>Atterrare alle F\u00e6r \u00d8er \u00e8 sconsigliato ai deboli di cuore. L\u2019aeromobile si abbassa velocemente e sfida correnti impetuose. La nebbia e la pioggia rendono l\u2019atterraggio difficile. Si ha l\u2019impressione di planare sul mare per imboccare la pista di <strong>Vagar<\/strong>, dove gli aerei decollano e atterrano quasi a pelo d\u2019acqua. Una pista lunga solo qualche centinaia di metri, che ti tiene con il fiato sospeso sino all\u2019ultimo. Vivere nel subartico non \u00e8 un\u2019impresa facile, bisogna sopravvivere! Tanto che agli albori fu inevitabile iniziare a cacciare le balene. La mattanza dei cetacei, qui chiamata <em>Grindadr\u00e1p<\/em>, \u00e8 una tradizione che affonda le sue radici nel XVI secolo (le prime documentazioni risalgono al 1709) e oggi rientra tra le normali attivit\u00e0 di pesca. Uno scempio ammesso dalle autorit\u00e0 faroesi ma osteggiato dalla Commissione baleniera internazionale. Tuttavia la maggior parte dei faroesi considera importante catturare questi mammiferi poich\u00e9 l\u2019industria baleniera pu\u00f2 dare respiro all\u2019economia locale.<\/p>\n<p>Uscendo dall\u2019aeroporto si viene accolti da atmosfere bucoliche e si pu\u00f2 passeggiare tra <strong>sentieri e villaggi lungo le rotte vichinghe<\/strong>. I diavoli del mare per\u00f2 non furono i primi colonizzatori: si ritiene infatti che a scoprirle fu un monaco irlandese, nel VI secolo d.C.. Le isole hanno costiere frastagliate come lamine di metallo battuto, modellate dai venti che non smettono mai di soffiare e che sferzano ininterrottamente le coste. Alcune di loro sono raggiungibili solo via elicottero, mentre <strong>Streymoy<\/strong>, <strong>Vagar <\/strong>ed <strong>Eystoruy <\/strong>\u2013 le tre isole pi\u00f9 grandi dell\u2019arcipelago \u2013 sono collegate da <strong>moderni tunnel sottomarini<\/strong>. Il periodo pi\u00f9 indicato per visitarle \u00e8 quello compreso tra la primavera e l\u2019autunno; trattandosi di uno dei Paesi pi\u00f9 piovosi al mondo, \u00e8 meglio raggiungerle indossando un impermeabile e attrezzandosi con un ombrello. Grazie a questo clima umido, variabile e non eccessivamente freddo, le isole sono ricoperte da <strong>distese interminabili di prati e pascoli<\/strong>, abitate da circa da 49 mila persone e 87 mila pecore. Si dice che \u00e8 meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora, ma alle F\u00e6r \u00d8er questo detto sembra non valere. Da queste parti gli\u00a0ovini sono considerati animali intelligenti: non soltanto belano ma indossano delle singolari telecamere. L\u2019ente del turismo, stanco di aspettare da Google Street View la mappatura digitale delle isole, ha deciso di farlo autonomamente equipaggiando diverse pecore di videocamere. \u00c8 nata cos\u00ec <em>Sheep View 360\u00b0<\/em>: una rete di georeferenziazioni e immagini.<\/p>\n<p>Eppure visitare le F\u00e6r \u00d8er \u00e8 semplice. Per fare autostop non serve altro che agitare il pollice, qualcuno si fermer\u00e0 senz\u2019altro. Dopotutto si girano con estrema facilit\u00e0: il traffico \u00e8 ordinatissimo e gli unici stop, imprevisti e imprevedibili, sono quelli provocati dalle pecore quando attraversano le strade. I rari turisti che si avventurano fuori da <strong>T\u00f3rshavn<\/strong>, tra le pi\u00f9 piccole capitali d\u2019Europa, con meno di ventimila abitanti e con gli unici tre semafori dell\u2019arcipelago, scopriranno un angolo di paradiso con prati verdissimi, tetti ricoperti d\u2019erba, vallate profonde e lunghissimi fiordi. Un ambiente privo di evidenti segni di antropizzazione, dove ogni infrastruttura \u00e8 realizzata nel modo meno invasivo possibile. D\u2019altra parte i suoi abitanti sono i guardiani di questo mondo perduto, un luogo ricco di contraddizioni che malgrado l\u2019isolamento sa sempre sorprendere e meravigliare. Allora non c\u2019\u00e8 da stupirsi se i faroesi amano alla follia il calcio e se a T\u00f3rshavn alcuni di loro mi fermano e mi ricordano che nel 2007, alle qualificazioni per gli Europei, la loro nazionale di dopolavoristi, perlopi\u00f9 composta da pescatori e commercianti, rischi\u00f2 di eliminare l\u2019Italia, sfiorando pure il colpaccio del pareggio. Storie di uomini che hanno sfidato la natura per sopravvivere all\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019inverno e si sono appassionati a un calcio genuino. Dopo tutto vivere a queste latitudini\u00a0tra dicembre e gennaio con solo quattro ore e mezza di luce al giorno e in pochi mesi passare a giornate sempre pi\u00f9 lunghe fino ad arrivare al sole di mezzanotte \u00e8 un\u2019emozione unica che ti prende il cuore.<\/p>\n<p>Oggi le F\u00e6r \u00d8er si stanno spopolando. Per questa ragione, in accordo col Ministero degli Esteri, \u00e8 stato deciso di <strong>favorire l\u2019immigrazione<\/strong>. Per porre rimedio alla fuga delle ragazze all\u2019estero lo Stato ha anche agevolato i matrimoni dei suoi cittadini con donne thailandesi e filippine. Un boom.<\/p>\n<p><strong>Un viaggio \u201con the road\u201d<\/strong><\/p>\n<p>A breve distanza dall\u2019aeroporto di Vagar ci sono due scorci meravigliosi da fotografare: l\u2019<strong>isola di Tindh\u00f3lmur<\/strong>, una roccia che si erge sul mare come una scheggia di vetro, e l\u2019incantevole <strong>cascata di Gasadalur <\/strong>che prende il nome del vicino paesello. Questo salto d\u2019acqua che sgorga nel mare \u00e8 uno dei panorami pi\u00f9 conosciuti delle F\u00e6r \u00d8er. Fino al 2006, anno di costruzione del tunnel che oggi collega Gasadalur al resto del mondo, esistevano solo due modi per raggiungere il villaggio: arrivare con una barca al promontorio e scalare la scogliera o valicare la ripida <strong>collina di Gasadalsbrekkan<\/strong>. Karl Mikkelsen, marinaio che per tre decenni ha navigato in lungo e in largo tra la Groenlandia e le Svalbard, racconta in un\u2019intervista le peripezie che doveva affrontare tre volte alla settimana per consegnare la posta. A tal proposito ha dichiarato: \u00ab<em>Dimenticate la galleria, quella \u00e8 arrivata solo nel 2006. Prima di allora era come un secolo fa. Tre, quattro ore di camm<\/em><em>ino solo per salire sulla monta<\/em><em>gna che chiude la nostra vallata e scendere dall\u2019altra parte fino a Sorvagur, prendere lettere, pacchi, ma anche frutta, farina, regali, e tornare indietro. A Natale era un incubo. Viaggiavo con uno zaino da 50 chili, trattenuto da una cinghia sulla fronte, e magari nevicava<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo della strada la vita a Gasadalur \u00e8 cambiata e oggi si sono aperte nuove possibilit\u00e0. La donna pi\u00f9 ricca delle F\u00e6r \u00d8er ha costruito una casa di vacanza e Randy ha aperto un piccolo negozio. L\u2019indomani con una barca raggiungiamo l\u2019<strong>isola di Nolsoy<\/strong>, una striscia di terra che si trova di fronte alla capitale: un paradiso incontaminato, ex rifugio vichingo, pieno di colonie di uccelli e tante casupole colorate; decido di fare una camminata fino a raggiungere il faro. Percorriamo il lungo sentiero fino ad arrivare all\u2019estremit\u00e0 opposta dell\u2019isola dove abbiamo modo di osservare delle pulcinelle di mare (i <em>puffins<\/em>) nidificare sulle scogliere. Un tempo erano preda di cacciatori, ma oggi sono una specie protetta.<\/p>\n<p>Nel tardo pomeriggio raggiungiamo l\u2019<strong>isola di Streymoy <\/strong>e passeggiamo per il <strong>centro storico di T\u00f3rshavn<\/strong>, dove ha sede il governo. Il primo ministro faroese, Aksel V. Johannesen di professione avvocato, ha interrotto la tradizione dei premier provenienti dal terziario ittico. Diversamente, il suo predecessore Kaj Leo Johannesen ha una storia simile alla maggior parte della popolazione. A 14 anni inizia a lavorare sui pescherecci, gioca a calcio e si dedica alla pesca\u00a0per tutta una vita.<\/p>\n<p>Il giorno successivo approdiamo all\u2019<strong>isola di Eysturoy <\/strong>e saliamo sul <strong>Sl\u00e6ttaratindur<\/strong>, la cima pi\u00f9 alta delle F\u00e6r \u00d8er, con i suoi 882 metri nascosti dalla nebbia. L\u2019entroterra faroese \u00e8 spesso avvolto da cumuli di bruma. \u00c8 questo il motivo per cui le <strong>case dei \u00a0villaggi hanno colori vivaci <\/strong>e si diversificano da quelle del vicino. Cos\u00ec sono sempre \u00a0\u00a0visibili, anche quando scende la foschia.<\/p>\n<p>D\u2019un tratto sul mare s\u2019intravedono le due celebri rocce chiamate \u201c<strong>il Gigante e la Strega<\/strong>\u201d. La leggenda racconta che, un tempo, in Islanda, vivevano un gigante e una strega che, invidiosi della bellezza delle F\u00e6r \u00d8er, decisero di rubarle. Impresa che per\u00f2 doveva essere effettuata entro l\u2019alba, altrimenti il sole li avrebbe trasformati in pietra. Cos\u00ec la sfida ebbe inizio.<\/p>\n<p>La strega dopo aver legato le isole a una corda si arrampic\u00f2 sulla <strong>montagna dell\u2019Ei\u00f0iskollur <\/strong>e pass\u00f2 la gomena al gigante, ma quando questi inizi\u00f2 a tirarla, la montagna si spacc\u00f2. Provarono e riprovarono tutta la notte finch\u00e9 non furono colpiti da un raggio di sole che li pietrific\u00f2. Da quel momento il gigante e la strega si trovano ai piedi della montagna e fissano l\u2019Islanda.<\/p>\n<p>Proseguiamo in auto su una strada a picco sul mare fino a raggiungere <strong>Gj\u00f3gv<\/strong>. Questo grazioso villaggio, insignito dal Consiglio nordico del premio \u201cNatura e ambiente\u201d, ha una chiesa luterana del 1929 e incantevoli case colorate col tetto ricoperto di torba. Qua e l\u00e0 si notano delle <em>hjallur<\/em>, le tipiche casette per la conservazione delle carni. Passeggiando per le vie si respira un\u2019atmosfera magica nonostante il paesello sia semi abbandonato. Nel 1950 ci abitavano 210 persone e al suo porto ormeggiavano 13 pescherecci. Ora sono rimasti in 28 e le poche imbarcazioni ancorate sono in secca.<\/p>\n<p>Il giorno dopo arriviamo a <strong>Klaksvik<\/strong>, nell\u2019<strong>isola di Bor\u00f0oy<\/strong>. \u00c8 dominato da una cupa montagna che si staglia all\u2019uscita dal fiordo. A prima vista sembra un vivace villaggio di pescatori che si \u00e8 sviluppato attorno al porto, eppure con 5.000 abitanti \u00e8 la seconda citt\u00e0 delle F\u00e6r \u00d8er. \u00c8 un luogo che custodisce le memorie dei marinai e i segreti di mastro birrai. Qui infatti si produce la <strong><em>F\u00f6roya Bj\u00f3r<\/em><\/strong>, la birra pi\u00f9 famosa del subartico, che si raccomanda di bere usando il \u00a0caratteristico corno di pecora. Un\u2019esperienza da provare. Ma anche la musica \u00e8 parte integrante della cultura locale e ogni anno viene organizzato il <em>Summer Festival<\/em>. La meta del pomeriggio \u00e8 l\u2019<strong>isola di Kalsoy <\/strong>che raggiungiamo in traghetto dal <strong>porto di Klasvik<\/strong>. L\u2019isola non \u00e8 molto grande ed \u00e8 solcata da un\u2019unica strada che impone l\u2019attraversamento di cinque gallerie claustrofobiche. Ci fermiamo nel <strong>villaggio di Mikladalur<\/strong>,\u00a0noto per alcune leggende. La pi\u00f9 famosa \u00e8 quella di Selkie la donna-foca. Nella tradizione orale nordica le Selkie sono delle foche che assumono le sembianze di donne meravigliose. Vivono in gruppo e spesso non si distinguono dalle normali foche. Queste figure, simili alle sirene, sono molto popolari e per questo motivo a Kalsoy, davanti all\u2019oceano, \u00e8 stata eretta una statua in bronzo con le loro sembianze.<\/p>\n<p>Il giorno dopo raggiungiamo l\u2019<strong>isola di Vi\u00f0oy <\/strong>e proseguiamo all\u2019estremit\u00e0 pi\u00f9 settentrionale, sino a toccare il pittoresco <strong>villaggio di Vi\u00f0arei\u00f0i<\/strong>. Non dimenticheremo mai le sue montagne: il <strong>Malinsfjall <\/strong>(750 m) e il <strong>Villingardalsfjall <\/strong>(844 m). Tornando indietro verso Klaksvik, trepidiamo quando all\u2019interno di una galleria a corsia unica e senza semaforo vediamo un\u2019automobile venirci addosso. La fortuna ci sorride e ci aiuta a evitare una collisione quasi certa. La vacanza volge al termine ma abbiamo ancora il tempo di visitare il <strong>lago di Saksun <\/strong>e le magnifiche <strong>scogliere di Vestmanna<\/strong>.<\/p>\n<p>Non ci resta che imbarcarci per l\u2019Italia e pensare al prossimo viaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le isole F\u00e6r \u00d8er<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":24441,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-24440","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1-300x187.webp",300,187,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",640,399,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",300,187,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",500,312,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",474,296,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",391,244,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",300,187,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",750,468,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1.webp",250,156,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22098-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Le isole F\u00e6r \u00d8er","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24440","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24440"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24440\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24441"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24440"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24440"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24440"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}