{"id":24216,"date":"2017-09-27T00:00:00","date_gmt":"2017-09-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=24216"},"modified":"2017-09-27T00:00:00","modified_gmt":"2017-09-26T23:00:00","slug":"semplicemente-catine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/semplicemente-catine\/","title":{"rendered":"Semplicemente Catine"},"content":{"rendered":"<p>I suoi monologhi estrapolati dallo show <em>50 sfumature di friulano <\/em>ancora oggi impazzano sul web, condivisi da magliaia di appassionati. Tutti stregati dall\u2019umorismo mai banale di <strong>Caterina Tomasulo<\/strong>, in arte <strong>Catine<\/strong>, friulana di adozione dal 1994, quando sbarc\u00f2 in regione dalla sua Basilicata in cerca di lavoro. Perch\u00e9 come il cabaret che offre agli spettatori, quella di Catine \u00e8 una storia di emigrazione, contaminazione e integrazione. Una storia d\u2019amore per la propria terra d\u2019origine e di sincero riconoscimento per la terra che l\u2019ha accolta. Una storia che in questa intervista Catine ripercorre a cuore aperto.<\/p>\n<p><strong>\u201cCatine, cabarista friulucana\u201d: quando tre parole dicono gi\u00e0 tutto\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl primo a chiamarmi \u201ccabarista\u201d fu l\u2019attore Claudio Moretti, quando facevo la barista di professione e la cabarettista per hobby. Sono lucana, ma dopo tanti anni passati in Friuli mi sento anche friulana, da qui il termine \u201cfriulucana\u201d. Praticamente ho il mal d\u2019Africa e il \u201cm\u00e0l dal mod\u00f2n\u201d, ma sto benissimo, in perfetta salute\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il Friuli, i friulani e la lingua friulana: qual \u00e8 il tuo rapporto con ciascuno di loro tre?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un rapporto d\u2019amore. Un amore vero, genuino e reciproco. Come potrei non amare questa terra? Qui ho \u201ccombinato\u201d tutto: ho trovato un lavoro, ho finito gli studi, ho \u201cacceso un mutuo\u201d e comprato una casa, ho perfino ritrovato la passione per il teatro, che credevo ormai morta e sepolta da tanti anni, e \u201ctal \u00f9ltin\u201d (in ultimo), come si dice in friulano, quando ormai ero presidentessa emerita del V.V.F. (Veres Vedrane Furlanes), ho trovato anche l\u2019amore. Adesso comprendo appieno il senso\u00a0del \u201ccumbin\u00ecn\u201d, una delle parole che svelano lo spirito del popolo friulano e il suo modo di intendere la vita. Il Friuli, i friulani e la lingua friulana sono come la Santissima Trinit\u00e0, si amano tutti assieme\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le cronache raccontano di una giovane ragazza partita da Sant\u2019Ilario di Potenza e giunta in provincia di Udine 23 anni fa, in cerca di lavoro. Che ricordi hai di quel periodo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDal giallo della Basilicata al verde del Friuli nello spazio di una notte. A mille chilometri da casa mia. Avevo solo una piccola valigia, pochi soldi e tanta nostalgia\u2026 Ma avevo un\u2019amica qui in Friuli, Margherita Menon di Gonars, conosciuta durante una stagione a Bibione e con la quale ero rimasta in stretto contatto. Senza farmi mai pesare niente Rita mi ha dato supporto morale e materiale ospitandomi a casa sua, aiutandomi a cercare un lavoro, a comprare una macchina che mi permettesse di rendermi indipendente, la famosa 126 color \u201cbudjese\u201d (bugesa). Le sar\u00f2 grata per tutta la vita. Quel periodo occupa una parte importantissima nella mia vita e mi fa pensare a una parola: amicizia. Puoi avere tutte le ricchezze che vuoi, ma se non hai un amico vero non sei niente\u00bb<\/p>\n<p><strong>Il primo lavoro arriv\u00f2 in un ristorante.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCome cameriera di sala. Prima alla <em>Taverna <\/em>di Colloredo di Montalbano, dove oltre al mestiere ho imparato anche i primi rudimenti del friulano; poi all\u2019<em>Osteria di Villafredda <\/em>a Loneriacco e infine al <em>Gjal Blanc <\/em>di Segnacco, dove tra l\u2019altro ho conosciuto i componenti della compagnia teatrale locale \u201cLa Gote\u201d, che poi ha avuto un ruolo determinante nella mia storia. Quando ho ritenuto di avere sufficiente esperienza ho deciso di tentare l\u2019avventura della gestione del <em>bar Marinelli<\/em>, a Tarcento: quella \u00e8 stata la mia universit\u00e0. Le superiori le ho fatte in ristorante, l\u2019universit\u00e0 al bar. E siccome il bar lo gestivo, ritengo di avere anche un master. Un \u201cpercorso didattico\u201d che non cambierei neanche col <em>college <\/em>pi\u00f9 prestigioso del pianeta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019incontro con la recitazione quando e come avvenne?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa recitazione mi apparteneva fin da bambina, quando all\u2019asilo e poi alle elementari ero la mattatrice di tutte le recite. Con i miei riccioli biondi e gli occhi azzurri sembravo l\u2019ape maia, zompettavo da un ruolo all\u2019altro senza nessuna difficolt\u00e0. Poi arriv\u00f2 l\u2019adolescenza e tra le tante problematiche mi port\u00f2 anche una timidezza quasi patologica: non riuscivo a parlare di fronte a 20 coetanei brufolosi, figurarsi su un palcoscenico! E cos\u00ec quella passione fin\u00ec nel dimenticatoio. Poi un giorno Giovanni Mariotti, alias \u201cil Nini\u201d, regista de \u201cLa Gote\u201d mi invit\u00f2 a leggere un copione che secondo lui era fatto su misura per me. Era il ruolo di una \u201cvedrane\u201d, la <em>siore Cheche<\/em>, monologo di Giuseppe Marioni. Da questo personaggio \u00e8 partito tutto. Non sono riuscita pi\u00f9 a fermarmi\u2026\u00bb<\/p>\n<p><strong>Il passaggio al cabaret come si svilupp\u00f2?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDato che la gestione del bar mi impegnava moltissimo, all\u2019interno della compagnia mi specializzai in monologhi, che potevo studiare senza dover essere presente alle prove. Durante le commedie della compagnia alternavamo cos\u00ec i miei monologhi, e gi\u00e0 quella era una forma di cabaret. Ma il passaggio decisivo avvenne nel 2012, con la partecipazione al <em>Festival di cabaret di Attimis<\/em>, una sorta di <em>Zelig <\/em>made in Friuli capitanato da Claudio Moretti, uno dei \u201cmostri sacri\u201d del teatro friulano. L\u00ec ho conosciuto altri cabarettisti, anche veneti e triestini. E da l\u00ec sono partite diverse collaborazioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E da l\u00ec \u00e8 nata anche la scelta di incentrare i tuoi testi e le tue esibizioni sulla parodia della lingua friulana ascoltata da una meridionale\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 venuto tutto da s\u00e9. Il mio teatro viaggia su due binari: uno \u00e8 in lingua friulana e parla di personaggi femminili alle prese coi problemi della vita; l\u2019altro \u00e8 in italiano e parla della mia esperienza di emigrante, delle differenze riscontrate in questa terra cos\u00ec lontana dalla mia, differenze che vanno dal modo di intendere il lavoro ai nomi delle persone, ai nomi dei paesi e naturalmente al linguaggio. Erano impressioni messe gi\u00f9 con l\u2019intento di far ridere e riflettere, ma c\u2019\u00e8 stato qualcosa in pi\u00f9. \u00c8 stato come aprire uno <em>stargate<\/em>. I friulani hanno visto la loro lingua \u201cdal di fuori\u201d e questo ha provocato sorpresa e divertimento. Spingendomi a continuare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ancora oggi prosegui lo studio del friulano: \u00e8 una lingua difficile da imparare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi ha aiutato molto il mio \u201corecchio bionico\u201d e soprattutto il mio lavoro a continuo contatto con la gente: quello che ti insegna il popolo nessuna scuola lo insegna&#8230; Non \u00e8 una lingua facile da imparare, \u00e8 piena di insidie, di \u201ctrappole\u201d linguistiche, ma \u00e8 proprio questo che la rende cos\u00ec intrigante, cos\u00ec bella e divertente. Io ho accettato la sfida di impararla e mi sono ritrovata in mano un tesoro. Le sue mille sfaccettature mi daranno lavoro ancora per un bel po\u2019, \u201ca Dio piacendo\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una lucana che impara il friulano appare agli antipodi rispetto ai giovani friulani che sempre meno parlano la \u201cmarilenghe\u201d. A tuo avviso come mai questa ritrosia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 un fenomeno solo friulano: tutte le lingue e i dialetti, compresa la stessa lingua italiana, rischiano di scomparire nel calderone del \u201clinguaggio globalizzato\u201d, un misto di inglese, italiano storpiato e faccine. Io amo le lingue e i dialetti perch\u00e9 danno l\u2019identit\u00e0 a un popolo, ne raccontano la storia e ne sottolineano le diversit\u00e0. Perderli sarebbe come perdere le proprie radici. Per\u00f2 io ho notato che da qualche anno in Friuli \u00e8 in atto una controtendenza, un \u201critorno di fiamma\u201d; sono sempre pi\u00f9\u00a0numerose le iniziative per promuovere la \u201cmarilenghe\u201d: corsi di friulano, trasmissioni per bambini in lingua friulana, migliaia di \u201cSei friulano se\u2026\u201d Tra i giovani spopolano \u201c<em>Felici ma furlans<\/em>\u201d e \u201c<em>Tac\u00f2ns<\/em>\u201d, DJ Tubet e Doro Gj\u00e0t e anche nei miei spettacoli vedo sempre pi\u00f9 giovani che si divertono come matti. Forse facendoli ridere e ballare facciamo venir loro voglia di impararla, questa lingua fantastica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Si parla sempre del tuo rapporto con il Friuli, qual \u00e8 invece quello con la tua terra d\u2019origine?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa Basilicata \u00e8 la mia terra, l\u00ec ci sono le mie radici, la mia famiglia, c\u2019\u00e8 Sant\u2019Ilario, il paesino in cui ho vissuto un\u2019infanzia contadina bellissima, in mezzo ai prati e ai campi di grano. Ci vado almeno una volta all\u2019anno, per respirare un po\u2019 di Sud e anche per mantenere il \u201ctraffico agroalimentare\u201d che ho messo in piedi da quando sono qui: vado gi\u00f9 con grappa, frico e gubane e torno con origano, olio e scamorze\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Basilicata sanno che una loro corregionale \u00e8 diventata famosa imparando il friulano?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAttraverso il web oggi si sa tutto, ma non tutti sono \u201csocial\u201d. Spesso fermano mia madre per strada: \u201cMa \u00e8 vero che tua figlia\u2026?\u201d Comunque, stando a quello che mi scrivono, sono tutti orgogliosi di me\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo al tuo cabaret: secondo te perch\u00e9 piace cos\u00ec tanto proprio alla gente friulana?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 gli fa vedere la lingua da un punto di vista differente. Chi vive in una grande e bella foresta, proprio essendo dentro non pu\u00f2 vedere com\u2019\u00e8 da fuori, non pu\u00f2 vederne l\u2019immensit\u00e0. A meno che non arrivi una \u201cforesta\u201d, magari dalla Basilicata, a raccontargli quanto \u00e8 bella vista da fuori. Mi piace usare la metafora della foresta perch\u00e9 \u201cforesta\u201d in friulano vuol dire \u201cforestiera\u201d. Facendo cos\u00ec scoprire come una lingua che lo stereotipo vuole \u201costica\u201d e difficile sia in realt\u00e0 una lingua colorata e gioiosa, con la quale si pu\u00f2 giocare e divertirsi; un divertimento sano, a km zero, preso dalla vita di ogni giorno. E in questo momento si sente tanto il bisogno di ridere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito di cabaret e recitazione in friulano, nel tempo hai sviluppato un rapporto professionale con Claudio Moretti e altri artisti <\/strong><strong><em>made in Friuli<\/em><\/strong><strong>. Come giudichi queste collaborazioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOltre che con Claudio Moretti ho collaborato con Alessandro Di Pauli e Tommaso Pecile in \u201c<em>Felici ma furlans<\/em>\u201d e \u201c<em>Tac\u00f2ns<\/em>\u201d, e anche con Tiziano Cossettini e Pauli Nauli, componenti della Compagnia di Ragogna, dando vita al trio cabarettistico PaToCos. Ultimamente ho avuto l\u2019onore di lavorare con i Trigeminus. C\u2019\u00e8 fermento culturale in Friuli e per me queste collaborazioni sono state e sono tuttora una bella palestra. Ognuno con la sua forma d\u2019arte, ma tutti accomunati dall\u2019amore per il Friuli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Questi ultimi mesi ti hanno vista impegnata in numerose esibizioni in tutto il territorio: qual \u00e8 il segreto per non inflazionarsi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer non inflazionarsi bisogna sapersi ritirare al momento giusto, e cio\u00e8 prima di \u201cstufare\u201d. Per me questo \u00e8 stato un anno intenso, ho girato il Friuli in lungo e in largo, ma in autunno rallenter\u00f2. Ho bisogno di crearmi degli spazi per poter studiare cose nuove e mettere in atto tutte le idee che mi frullano in testa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Intanto la tua bravura \u00e8 stata apprezzata anche dal mondo cinematografico, come dimostra il debutto nel film <\/strong><strong><em>La donna di picche<\/em><\/strong><strong>. Che esperienza \u00e8 stata per te?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel film di Renzo Sovran ho girato una scena di due minuti, il cosiddetto \u201ccameo\u201d, e mi sono divertita tantissimo, in compagnia di persone brave, preparate e alla mano, gente che fa le cose col cuore. Sono molto curiosa di vedere questo film\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cinema, teatro, cabaret: Caterina Tomasulo cosa vede nel proprio futuro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa vita mi ha messa in situazioni diverse proprio perch\u00e9 potessi vedere le cose da pi\u00f9 punti di vista e raccontarle. Ecco cosa voglio fare: raccontare. Raccontare le cose belle, positive, trovandone il lato divertente, perch\u00e9 c\u2019\u00e8, esiste, solo che si preferisce dar risalto alle cose tragiche. E invece il mondo \u00e8 pieno di piccole realt\u00e0 bellissime, e sono vicino a noi, basta\u00a0guardarsi un po\u2019 intorno. Io voglio regalare alle persone momenti positivi, farle star bene, anche se per poco. \u00c8 una cosa che fa star bene anche me, quindi continuer\u00f2 a farlo in qualsiasi forma. Con un occhio alla qualit\u00e0, sempre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il friulano continuer\u00e0 a ricoprire un ruolo preponderante nel repertorio di Catine?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>Ce, po! <\/em>Non ho ancora finito di esplorare questa lingua, sono solo all\u2019inizio. Il prossimo passo sar\u00e0 metterla a confronto col mio dialetto. Ne vedremo delle belle. Vorrei far conoscere al resto dell\u2019Italia queste due splendide regioni di cui si parla cos\u00ec poco: il Friuli e la Basilicata\u00bb.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un messaggio particolare che desideri rivolgere alla gente friulana?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl messaggio che vorrei arrivasse un po\u2019 a tutti \u00e8 che l\u2019integrazione \u00e8 possibile, essere diversi \u00e8 bello e che con la giusta dose di umorismo e ironia anche un episodio doloroso come l\u2019emigrazione si pu\u00f2 trasformare in una grande avventura. Alla gente friulana, che non ha bisogno di tante parole, dico solo questo: Catine ringrazia e non dimentica. A buon intenditor\u2026\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caterina Tomasulo<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":24217,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-24216","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1-300x214.webp",300,214,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",640,456,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",300,214,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",500,356,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",455,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",365,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",300,214,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",750,534,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1.webp",250,178,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21599-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Caterina Tomasulo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24216","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24216"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24216\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24217"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24216"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24216"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}