{"id":24188,"date":"2017-09-22T00:00:00","date_gmt":"2017-09-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=24188"},"modified":"2017-09-22T00:00:00","modified_gmt":"2017-09-21T23:00:00","slug":"immagini-e-memorie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/immagini-e-memorie\/","title":{"rendered":"Immagini e memorie"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono voluti molti mesi per incontrare la fotografa documentarista <strong>Lara Ciarabellini <\/strong>e volont\u00e0 adeguata per creare l\u2019occasione della chiacchierata alla quale state per partecipare. Una volont\u00e0 forte, scaturita dall\u2019aver avuto fra le mani per caso le fotografie del volume \u201cSomnambulism\u201d. Lavori affascinanti per intensit\u00e0 di tema, magnetici per perizia tecnica e assoluto\u00a0nitore di impostazione, pervasi da suggerite emozioni che a ogni sguardo crescono e mutano.<\/p>\n<p>Lara Ciarabellini, gradese cresciuta nell\u2019isontino, \u00e8 una viaggiatrice in cerca di memorie collettive, di stratificazioni di eventi, di culture e di popoli. I paesaggi o le singole persone catturati e fissati nei lavori sono la sintesi colta in concretezza di luoghi e esseri, intrisi di un\u2019energia pi\u00f9 grande e complessa, che va oltre l\u2019immagine nel processo di concettualizzazione.<\/p>\n<p><strong>Lara, come \u00e8 nato il suo linguaggio fotografico?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDallo studio: non sono autodidatta. Dopo la laurea in Economia nel 2000 ho trovato lavoro a Roma. Nel tempo libero ho iniziato a fotografare; per me, senza velleit\u00e0. Mi rilassava farlo. Avevo buon occhio, soprattutto per ritrarre la gente, soggetti\u00a0che mi attraevano pi\u00f9 dei panorami\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando ha deciso di dedicarsi totalmente alla fotografia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAlcuni anni dopo; ho lasciato il lavoro e mi sono trasferita in Bosnia, a Sarajevo. Mi sono iscritta a un master biennale di fotogiornalismo e fotografia documentaria all\u2019Universit\u00e0 delle Arti di Londra. Dal 2011 al 2013 ho fotografato paesaggi, molti in notturna. Da questo progetto \u00e8 nato il libro \u201cSomnambulism\u201d, pubblicato dell\u2019editore tedesco Kehrer\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il significato evocativo del titolo scelto?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa una parte il mio vivere di notte, visto che le fotografie sono quasi tutte scattate al buio, ma anche la mancanza di un padre che sta alla base di questo disturbo del sonno. Un padre che Kusturica in un suo film ha sviluppato nella metafora della scomparsa di Tito, fondatore e padre della Jugoslavia. Il volume, che propone anche autori e poeti, \u00e8 suddiviso in capitoli. Il primo \u201cSonnambulismo\u201d ha come protagonisti paesaggi notturni: una fissit\u00e0 di realt\u00e0 che \u00e8 ci\u00f2 che rimane della storia, dopo i cambiamenti sociali e culturali, dopo la distruzione delle guerre. Sono immagini che definirei dei capolinea di cose accadute. Nel capitolo \u201cAmnesia\u201d gli scatti documentano ci\u00f2 che la guerra degli anni \u201890 del secolo scorso ha distrutto fisicamente ma anche moralmente: il massacro del vicino, del fratello. Un passato, oggi presente della Siria, per il quale \u00e8 stato ricostruito materialmente ma non psicologicamente. Nel capitolo \u201cCoscienza\u201d viene concettualizzato il processo di rimozione, dopo aver dimenticato il passato per far posto a un presente alquanto incerto. Nell\u2019ultima parte ritorna la metafora del sonnambulismo in forma di luoghi con la presenza di un uomo che li attraversa avvolto nella nebbia. Un finale aperto del racconto che rimanda all\u2019incertezza di scelte che la nazione bosniaca deve ancora intraprendere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come nasce la sua fotografia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI miei lavori sono ragionati ma non costruiti. Prima di scattare mi documento in modo approfondito per capire perch\u00e9 le cose accadono in un luogo piuttosto che altrove. Arrivo allo scatto dopo aver cercato di entrare nella storia delle persone e dei luoghi. Quindi lascio andare il cervello per dare spazio al sentimento in un moto liberatorio della mente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci faccia un esempio.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abHo realizzato un lavoro sull\u2019<em>Atterro do Flamengo<\/em>, un grande parco a Rio de Janeiro, vicino a casa mia. Un paradiso tropicale dove la gente vive, si diverte, si incontra. Prima di decidere un piano di lavoro ho fatto molte ricerche sulla nascita del parco, chi lo ha disegnato, la variet\u00e0 di flora e di piante. Ho osservato le persone che lo frequentano e gli edifici costruiti all\u2019interno. Durante le Olimpiadi ho fatto dei lavori pubblicati su riviste italiane e internazionali dedicati agli sport amatoriali come il badminton, il surf e la maratona in mare. Ho fatto ricerche sulle singole discipline, ma ho anche studiato come il paesaggio di Rio ha accolto i Giochi. <em>Sportweek <\/em>ha scelto una mia foto proprio per una copertina sulle Olimpiadi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ha scelto di vivere a Rio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRio, come Sarajevo e Gerusalemme, ha un\u2019energia potente che scaturisce dalla natura, dall\u2019incrocio di razze e dalla stratificazione di culture. Certo non \u00e8 una metropoli tranquilla, anzi la violenza \u00e8 ovunque; bisogna sempre stare attenti eavere precauzioni. Io vivo nella zona coloniale dove, fino alla fondazione di Brasilia, c\u2019era il palazzo del governo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ha lavorato nelle <\/strong><strong><em>favelas<\/em><\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCerto, in varie occasioni, realizzando un lavoro dedicato alla scuola di meditazione di Rogerio Barros che accoglie i bambini <em>de Morro <\/em>(le montagne dove sorgono le <em>favelas <\/em>e creano l\u2019orografia di Rio, n.d.r.). L\u00ec i piccoli imparano a non reagire alla provocazione e alla violenza che incontrano ogni giorno. Intenso \u00e8 stato il contatto con il progetto \u201cPara ti\u201d, creato da Franco Urani, dirigente della Fiat in Brasile che trasform\u00f2 parte della sua villa, al confine fra zona ricca e <em>favela<\/em>, in una scuola. Progetto oggi portato avanti dalla figlia. O ancora incontrando la realt\u00e0 di una squadra di badminton, creata da un professore di ginnastica che ha fatto di ragazze e ragazzi di strada dei campioni nazionali under 15, con il sogno nel 2020 di partecipare alle olimpiadi di Tokio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa rappresenta per lei tornare a Grado?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 la mia terra, il mio mare. Quando torno \u00e8 l\u2019olfatto il senso che mi d\u00e0 l\u2019emozione pi\u00f9 forte, facendomi sentire a casa. Quell\u2019odore di marinasso (\u201cduto \u2018l gno sangue \u2018l sa de marinasso\u201d, scriveva Biagio Marin in \u201c<em>Anema mia<\/em>\u201d, n.d.r.), mi d\u00e0la coscienza di essere nel posto da dove sono partita. \u00c8 il luogo dove mi rilasso, riposo, metto in ordine le mie idee e il mio lavoro. Qui trovo la calma e la pace in famiglia, qui nascono le idee. Poi riparto per realizzarle\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Lara Ciarabellini, gradese di nascita, dopo la laurea\u00a0in Economia e Commercio ha scelto di fare la fotografa\u00a0documentarista seguendo percorsi didattici in Italia e conseguendo il Master degree in Photojournalism\u00a0and Documentary Photography, alla London College\u00a0of Communication, University of Arts. Il suo progetto \u201cSomnambulism\u201d ha ricevuto molti riconoscimenti\u00a0internazionali. \u00e8 stato premiato alla Biennale Fodar\u00a0di Fotografia umanistica del 2015 e al Central European\u00a0House of Photography Portfolio Reviews nel 2014.\u00a0Come volume \u00e8 stato presentato alla manifestazione\u00a0\u201cVicino Lontano. Premio Terzani\u201d di Udine nel 2016.\u00a0Sue fotografie sono state pubblicate da riviste come\u00a0Financial Time, Internazionale e Sportweek, e sono\u00a0state esposte in importanti gallerie europee. \u00e8 rappresentata\u00a0da Anzenberger Agency &#8211; <a href=\"http:\/\/www.laraciarabellini.com\/about\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.laraciarabellini.com\/about<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lara Ciarabellini<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":24189,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-24188","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1-300x229.webp",300,229,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",640,489,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",300,229,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",500,382,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",424,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",340,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",300,229,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",750,573,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1.webp",250,191,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21539-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Lara Ciarabellini","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24188"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24188\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24189"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}