{"id":24101,"date":"2017-09-13T00:00:00","date_gmt":"2017-09-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=24101"},"modified":"2017-09-13T00:00:00","modified_gmt":"2017-09-12T23:00:00","slug":"da-trieste-spedizione-scientifica-sulla-noce-di-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/da-trieste-spedizione-scientifica-sulla-noce-di-mare\/","title":{"rendered":"Da Trieste spedizione scientifica sulla noce di mare"},"content":{"rendered":"<p>Al contrario delle meduse non possiedono cellule urticanti: sono quindi innocue a contatto con l\u2019epidermide. Ma\u00a0<strong>le noci di mare<\/strong>, che sempre pi\u00f9 stanno invadendo l&#39;Adriatico,\u00a0<strong>hanno un impatto negativo sull\u2019ecosistema e sul comparto ittico<\/strong>. Lo spiega\u00a0<a href=\"http:\/\/about.us12.list-manage.com\/track\/click?u=d7283d306cfed311b8026de89&#038;id=410885eace&#038;e=f8c6842380\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">uno studio pubblicato su Journal of Sea Research<\/a>\u00a0da un team internazionale, tra cui ricercatori dell\u2019OGS di Trieste.<\/p>\n<p>Per studiare ulteriormente questi organismi gelatinosi, appartenenti alla specie\u00a0<em>Mnemiopsis leidyi<\/em>\u00a0(comunemente detta\u00a0<em>comb jelly<\/em>\u00a0o\u00a0<em>sea walnut<\/em>\u00a0in inglese, da cui deriva il nome comune in italiano noce di mare),\u00a0gioved\u00ec 14 settembre salpa da Trieste la nave da ricerca <em>OGS<\/em> <em>Explora<\/em> per una spedizione scientifica nell\u2019Alto Adriatico.<\/p>\n<p>\u201cSono animali marini planctonici carnivori, quasi trasparenti e luminescenti\u201d spiega\u00a0<strong>Paola Del Negro<\/strong>, direttrice della sezione di Oceanografia dell\u2019Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. \u201cOriginaria delle coste atlantiche americane (Nord e Sud America), questa specie \u00e8 comparsa per la prima volta in Europa nel Mar Nero all\u2019inizio degli anni \u201980, trasportata dalle navi attraverso le acque di zavorra. Ed \u00e8 poi proliferata a tal punto da creare gravi danni al settore della pesca perch\u00e9 \u00e8 un vorace predatore di zooplancton, uova e piccole larve di pesci, soprattutto di acciuga\u201d.<\/p>\n<p>Nel\u00a0<strong>Golfo di Trieste<\/strong>\u00a0\u00e8 stata segnalata per la prima volta nel 2005, ma soltanto durante l\u2019estate 2016 si \u00e8 verificata una vera e propria esplosione demografica, con presenze massicce nella\u00a0<strong>Laguna di Marano e Grado<\/strong>, lungo la costa occidentale dell\u2019<strong>Istria<\/strong>, e tutte le coste adriatiche italiane, fino ad\u00a0<strong>Ancona<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Pescara<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cLa Regione Friuli Venezia Giulia \u2013 precisa Del Negro \u2013 ha immediatamente recepito la problematica investendo ARPA FVG e OGS di studiare il fenomeno\u201d.<br \/> Gli\u00a0<strong>ctenofori<\/strong>\u00a0in pratica\u00a0<strong>alterano lo sviluppo della catena alimentare<\/strong>, perch\u00e9 sottraggono cibo a molti pesci, come acciughe e sardine, e ne predano uova e larve. \u201cIn altre parole, il principale impatto di questi organismi riguarda la loro capacit\u00e0 di competere per l\u2019alimento (zooplancton) con le specie ittiche planctivore di interesse commerciale (acciughe e sardine in primis) e simultaneamente predare i primi stadi di sviluppo (uova e larve) di questi pesci, nonch\u00e9 le larve di molluschi bivalvi (come vongole e mitili)\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre sono adattabili in tutti gli ambienti a qualsiasi latitudine e a diversa salinit\u00e0 (mare, laguna). E per di pi\u00f9 sono\u00a0<strong>organismi ermafroditi<\/strong>\u00a0caratterizzati da un\u2019impressionante capacit\u00e0 riproduttiva: un solo individuo pu\u00f2 produrre\u00a0<strong>migliaia di uova al giorno<\/strong>. \u201cCaratteristiche, confermate anche da studi condotti su individui catturati nel Golfo di Trieste durante il 2016, che rendono questa specie aliena particolarmente invasiva\u201d precisa Del Negro.<\/p>\n<p>\u201cDa non sottovalutare, infine, che questi\u00a0<strong>organismi sono dannosi per alcuni sistemi di pesca<\/strong>\u00a0peculiari delle lagune alto adriatiche (la pesca lagunare utilizza attrezzi da posta fissi), in quanto ostacolano l\u2019operativit\u00e0 degli attrezzi per occlusione meccanica: essendo gelatinosi gli ctenofori si attaccano alle reti con la conseguente impossibilit\u00e0 di catturare le specie ittiche di interesse commerciale\u201d. Inoltre l\u2019ammasso di ctenofori nelle reti produce bagliori fluorescenti, a causa della fotoluminescenza emessa da questi organismi: bagliori che allontanano i pesci.<\/p>\n<p>\u201cOltre alle\u00a0<strong>ripercussioni ecologiche<\/strong>\u00a0sulle risorse ittiche dunque, se la noce di mare dovesse continuare a proliferare in maniera cos\u00ec massiva, potrebbe essere compromessa la situazione di tutto il\u00a0<strong>comparto ittico, dalla pesca alla molluschicoltura<\/strong>\u201d avverte Del Negro. \u201cIn Mar Nero gli ctenofori hanno provocato un crollo della pesca veramente vertiginoso. In Adriatico speriamo che la loro proliferazione sia messa a freno dal loro principale predatore\u00a0<em>Beroe ovata<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>La campagna a bordo di <em>OGS Explora<\/em><\/strong>, coordinata dall\u2019oceanografa\u00a0<strong>Vanessa Cardin<\/strong>, salpa gioved\u00ec 14 settembre (fino a domenica 17). Responsabile scientifica \u00e8 la biologa marina\u00a0<strong>Valentina Tirelli<\/strong>\u00a0che potr\u00e0 contare su un team internazionale formato, oltre che dai colleghi di OGS, da ricercatori sloveni e croati del <em>National Biological Institute<\/em> di Pirano e del <em>Ruder Boskovic Institute<\/em> di Rovigno.<br \/> La spedizione sar\u00e0 utile per avere una pi\u00f9 accurata fotografia del fenomeno nell\u2019Alto Adriatico, per valutare l\u2019attuale distribuzione di ctenofori e di zooplancton nelle acque offshore che non vengono controllate durante i monitoraggi effettuati dalle ARPA, e raccogliere informazioni sull\u2019abbondanza e la distribuzione dello zooplancton per<strong>\u00a0verificare quanto la distribuzione degli ctenofori influenzi la disponibilit\u00e0 di alimento per i pesci<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Missione della OGS Explora<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":24102,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-24101","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1-300x189.webp",300,189,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",640,403,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",300,189,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",500,315,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",474,298,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",391,246,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",300,189,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",750,472,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1.webp",250,157,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21369-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Missione della OGS Explora","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24101","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24101"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24101\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24102"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24101"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24101"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24101"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}