{"id":24031,"date":"2017-09-05T00:00:00","date_gmt":"2017-09-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=24031"},"modified":"2017-09-05T00:00:00","modified_gmt":"2017-09-04T23:00:00","slug":"cazzuola-e-bicicletta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/cazzuola-e-bicicletta\/","title":{"rendered":"Cazzuola e bicicletta"},"content":{"rendered":"<p>Oggi, quando si pensa allo sport si pensa al professionismo, ai soldi, al successo, ma non \u00e8 stato sempre cos\u00ec. <strong>Valter Candusso<\/strong>, nativo delle colline moreniche friulane, Pers di Majano per la precisione, classe 1945, \u00e8 un eroe di quei tempi, di quando lo sport significava soprattutto gioia di muoversi. \u00abSono sempre stato molto attivo \u2013 racconta l\u2019interessato \u2013 magari si potrebbe pensare che ci\u00f2 derivi dal mio segno zodiacale, ma mia madre, invece, diceva che sono cos\u00ec perch\u00e9 sono nato il giorno in cui \u00e8 saltata in aria la polveriera di Osoppo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Effettivamente lei, anche se per pochi mesi, \u00e8 un figlio della guerra\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMiseria nera, diciamolo. O si comprava il cibo o si comprava altro; anche un pantalone nuovo impegnava una rinuncia all\u2019alimentazione. Quando chiesi a mio pap\u00e0 se mi comprava la bicicletta lui, mortificato, rispose: \u201cMi dispiace figlio mio, ma ho appena comprato la bicicletta per tua sorella che cos\u00ec pu\u00f2 andare a lavorare\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanti anni aveva quando fece questa richiesta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSedici, e lavoravo gi\u00e0 da tre anni a tempo pieno come muratore. Le paghe erano basse, per racimolare qualcosa in pi\u00f9 dovevi praticare il \u2018cottimo\u2019, forma di lavoro che poi \u00e8 divenuta fuori legge. Per questo a diciannove anni emigrai in Germania, a Monaco di Baviera. L\u00ec, come oggi d\u2019altronde, i lavoratori sono trattati meglio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 lei \u00e8 anche un emigrante di ritorno&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa Germania \u00e8 la mia seconda patria perch\u00e9 mia moglie Traudi \u00e8 di Monaco. L\u2019ho conosciuta durante il lavoro: lei era disegnatrice edile e quindi posso dire che non mi sento estraneo da nessuna parte. Tornare a vivere in Italia \u00e8 stata una scelta, forse sbagliata o anche no, ma pur sempre una scelta; nessun obbligo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo alle due ruote, quando ha cominciato a correre in bici?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa ragazzo, non possedendo una bici, usavo quella di mia madre per fare le corse con gli amici e giocavo a pallone, perch\u00e9 l\u00ec potevi anche senza scarpe. In Germania giocavo a calcio nella squadra degli emigranti, la TSV Italia, che era al livello della vecchia Serie C italiana. Per\u00f2 partecipavamo al campionato tedesco, quindi quando venimmo a giocare a Monfalcone in una sfida internazionale eravamo stranieri&#8230; Ho cominciato a correre in bicicletta dopo il matrimonio, quando siamo venuti ad abitare a Pers, per una esplicita richiesta di mia moglie\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A sua moglie piace il ciclismo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon proprio; trova il calcio un mondo di \u2018sostenuti\u2019, specialmente per come lo intendiamo noi italiani, mentre a lei piace molto la gente umile, che non ostenta nulla. La sincerit\u00e0 \u00e8 una delle sue qualit\u00e0; una delle tante che mi ha fatto innamorare di lei. Come la generosit\u00e0, ad esempio: dopo il terremoto, mio cognato, il fratello di Traudi, raccolse assieme a lei dei fondi per poter costruire una casa a chi era rimasto senza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il vostro \u00e8 stato un classico \u2018colpo di fulmine\u2019?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn un certo senso s\u00ec, ma solo grazie a un amico-collega tedesco, un certo Maximilian, che fece da cupido, riuscii a fidanzarmi con lei. Verso noi emigranti c\u2019era un po\u2019 di avversione, in tanti casi anche giustificata, ma alla fine il 24 maggio del 1969 ci siamo sposati e la sua unica richiesta per venire a vivere in Friuli \u00e8 stata questa: \u201cValter, va ben tutto, ma in Italia smetti di giocare a pallone\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>All\u2019amor non si comanda\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAll\u2019amore si obbedisce. Visto che facevo sempre il muratore e che lavoravo tanto, sempre con quel metodo \u2018poco legale\u2019, rinunciando alla paga, il gioved\u00ec decisi di lavorare solo mezza giornata per allenarmi, mentre la domenica gareggiavo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Solo un allenamento a settimana?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa domenica vincevo lo stesso&#8230; In paese fondammo il Gruppo Sportivo Pers e cominciammo a gareggiare tutte le domeniche; poi, per dissapori interni, venne fondato il Friul Stella Pers e continuammo avanti. Si correva nei Dilettanti; io ci davo dentro al massimo, tanto che nel 1974 venni convocato nella Nazionale Italiana Dilettanti per partecipare al Giro di Serbia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non aveva ancora trent\u2019anni.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuella fu la mia \u2018opera omnia\u2019. Ne conservo un ricordo molto forte. Erano dieci tappe di circa 160 km giornalieri, e faceva cos\u00ec caldo che l\u2019asfalto si attaccava ai tubolari. Alla fine delle tappe crollavo sulla brandina da campo, perch\u00e9 si \u00a0dormiva in tenda e non in hotel come i professionisti; gli altri componenti della Nazionale mi prendevano in giro perch\u00e9 prendevo subito sonno. Ma io ero distrutto; in una tappa avevo addirittura perso la borraccia e non ero bravo come loro a farmi da solo le flebo per recuperare la fatica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Flebo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, ma niente di illegale. Almeno cos\u00ec dicevano loro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non mi dica di non avere mai pensato che quello non fosse doping\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abA me non interessava e tanto bastava. Qualcuno mi chiedeva cosa prendessi per andare cos\u00ec forte, e quando rispondevo che portavo con me solo i Pavesini con la marmellata preparati da mia moglie ci rimanevano male\u2026 Ma era la verit\u00e0! I Pavesini si sciolgono facilmente, cos\u00ec non avevo bisogno di bere litri di acqua\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Se il gioved\u00ec pioveva, come si allenava?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abD\u2019inverno praticavo anche tanto ciclocross. Se poi proprio nevicava facevo qualcosa sui rulli. Non mi interessava solo il ciclismo: ad esempio ho anche provato con la scultura e la pittura, ottenendo qualche risultato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ha tenuto qualche mostra dei suoi lavori?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, ho esposto dei miei quadri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo al ciclismo, che fino al 2000 l\u2019ha vista protagonista con la conquista di vari titoli regionali e partecipazioni a classiche dilettantistiche come la Settimana Bergamasca\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOggi si chiama Settimana Lombarda ed \u00e8 aperta anche ai professionisti, mentre una volta era solo per dilettanti. C\u2019era ugualmente gente fortissima, che vedevi in televisione lottare contro Merckx e Gimondi. E io, per la curiosit\u00e0 di vederli dal vivo, ero costretto a fare una gara nella gara per stare alla loro ruota\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oltre a quelli dei campioni, alla memoria salgono anche i nomi di gregari con le gambe d\u2019acciaio, come Adorni e Bitossi.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn qualche modo li ho incrociati tutti. Quando Moser vinse la Coppa a San Daniele del Friuli, io ero nel gruppo; per\u00f2 ero l\u2019unico ad aver lasciato il cantiere alle 15 ed essere salito in sella\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo tante battaglie \u00e8 arrivata anche la pensione\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon mi pareva vero: 43 anni di lavoro. Al mattino dovevo pizzicarmi il volto e ricordarmi che non dovevo correre a lavorare, che potevo andare in bici, a ballare con la moglie, a giocare a briscola al bar del paese. Poi, proprio dopo una notte di danze sfrenate, \u00e8 arrivato il signor \u2018Ictus\u2019 e il mio lato sinistro si \u00e8 paralizzato. Potrei tentare di fare qualche giro con un triciclo, ma \u00e8 troppo pericoloso e ancora non ci sono tante ciclabili vicino a casa. Ma la mia passione \u00e8 sempre lei, la bicicletta e gli amici che mi ha fatto conoscere. Tanti ragazzi austriaci correvano con il nostro gruppo sportivo e ancora oggi vengono a trovarmi e a portarmi qualche buona birra\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec si spiega anche la mostra dei quadri.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono nato con la cazzuola in mano per cui ho solo cambiato strumento. Dipingere mi d\u00e0 una pace che mi fa sopportare la malattia, mi fa conoscere mondi nuovi. La scultura invece l\u2019ho dovuta abbandonare perch\u00e9 la Camusso,\u00a0la mia mano sinistra, non vuole sentirne di funzionare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non le manca certo l\u2019ironia\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abHo avuto tanto; una moglie che mi ama e due figli stupendi, Stefan e Maximilian\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una vita piena la sua, perch\u00e9 nonostante le avversit\u00e0, dalla povert\u00e0 alla malattia, non si pu\u00f2 certo dire che siano mancati i successi.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEffettivamente, il giorno in cui salt\u00f2 in aria la Polveriera di Osoppo, io c\u2019ero!\u00bb\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Valter Candusso<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":24032,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[],"class_list":["post-24031","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sport"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1-300x214.webp",300,214,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",640,456,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",300,214,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",500,356,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",455,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",365,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",300,214,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",750,534,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1.webp",250,178,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21174-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele D'Urso","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/durso\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/sport\/\" rel=\"category tag\">SPORT<\/a>","rttpg_excerpt":"Valter Candusso","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24031","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24031"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24031\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24032"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}