{"id":23881,"date":"2017-08-02T00:00:00","date_gmt":"2017-08-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23881"},"modified":"2017-08-02T00:00:00","modified_gmt":"2017-08-01T23:00:00","slug":"gli-sguardi-sul-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/gli-sguardi-sul-conflitto\/","title":{"rendered":"Gli sguardi sul conflitto"},"content":{"rendered":"<p>Nel periodo della Prima guerra mondiale l\u2019esercito italiano nelle sua avanzata appront\u00f2 una serie di punti o piazzole per seguire a distanza le varie operazioni militari. I luoghi destinati a questo compito erano di preminenza sopra elevati come alture, campanili, torrette di palazzi e ville o quelli pi\u00f9 comuni sistemati su colline o montagnole. Alcuni impianti erano fissi mentre altri erano sistemati su postazioni occasionali. Quelli fissi disponevano di uno o pi\u00f9 cannocchiali e di binocoli che potevano garantire una discreta visibilit\u00e0 riguardo i movimenti e la sistemazione difensiva delle prime linee e lo svolgersi degli attacchi sui campi di battaglia. Gli osservatori pi\u00f9 famosi e conosciuti della III Armata erano sistemati a una decina di chilometri dalla linea del fuoco e si trovavano disseminati sui campanili delle chiese in territorio bisiaco e friulano, fuori dalle gittate dei medi e grossi calibri austriaci. Tutti gli osservatori erano collegati con le centrali operative di Armata e di Corpo d\u2019Armata attraverso un\u2019ampia rete telefonica.<\/p>\n<p>Poi ogni comando di Corpo d\u2019Armata ne aveva uno proprio. Il <strong>re Vittorio Emanuele III <\/strong>era convinto, come tutti i suoi consiglieri di Stato Maggiore, che l\u2019Inghilterra, la Francia, la Russia e l\u2019Italia alleate fra loro, costituissero un tale complesso di forze da non poter dubitare sull\u2019esito vittorioso del conflitto. Tutti erano convinti che la guerra, viste le forze in campo, sarebbe durata al massimo due, tre mesi. Per questo motivo il re e tutto il suo seguito non volevano perdersi l\u2019occasione di vivere un simile irripetibile evento storico. Arrivato da Roma con un treno speciale, il 25 maggio allest\u00ec il suo quartier generale nella <strong>villa Brunelli alla Corti<\/strong>, a nord di Treviso. Era composto da alcuni generali, un contrammiraglio, alcuni \u00a0colonnelli, diversi aiutanti di campo, scudieri, corazzieri, cucinieri, autisti e due automobili \u201cFiat Mod. 4, carrozzata Torpedo\u201d a sei posti denominata \u201cSaetta del Re\u201d, un omnibus e un furgone a disposizione della Real casa e alcune donne di servizio per\u00a0un totale di 23 persone.<\/p>\n<p>Il 30 maggio 1915, il re si spost\u00f2 con tutto il suo seguito nella <strong>villa Linussio a Torreano<\/strong>, frazione di Martignacco a 8 chilometri da Udine. La villa venne battezzata per l\u2019occasione \u201cVilla Italia\u201d. Il primo giugno del 1915 il re inizi\u00f2 il suo incessante peregrinare. Incontrava persone, visitava paesi, istituzioni, ospedali, soldati al fronte, popolazioni e tutti i Comandi\u00a0di Armata e di Corpo d\u2019Armata. Vittorio Emanuele III venne chiamato il \u201cRe soldato\u201d, perch\u00e9 aveva effettivamente seguito la guerra da vicino vivendo quasi la stessa vita del fante. Indossava la divisa grigioverde e mangiava in maniera frugale il suo rancio. Portava con s\u00e9 poche cose, qualche effetto personale e l\u2019inseparabile macchina fotografica. Pur tenendosi a debita \u00a0distanza di sicurezza dalla linea del fronte, pi\u00f9 di una volta fu invitato a desistere nell\u2019avanzare verso luoghi ritenuti pericolosi per la sua incolumit\u00e0. Dal giugno 1915 all\u2019ottobre 1917, Vittorio Emanuele III si ferm\u00f2 a <strong>Turriaco <\/strong>dodici volte e lo attravers\u00f2, passando oltre, altre quattordici.<\/p>\n<p>Le visite terminarono bruscamente a <strong>Cividale <\/strong>il 24 ottobre 1917. Il 26 dello stesso mese, a causa della <strong>disfatta di Caporetto<\/strong>, il re abbandon\u00f2 definitivamente le nostre zone per rientrare in treno speciale a Roma dove l\u2019attendeva una crisi ministeriale.<\/p>\n<p>Questo, in estrema sintesi, il quadro della situazione in generale. Ora veniamo all\u2019oggetto del nostro discorso. Dal diario di <strong>Francesco degli Azzoni Avogadro<\/strong>, nominato dal re il 22 maggio 1915 Aiutante di Campo effettivo \u2013 carica che gli permise di seguire il sovrano in tutti i suoi spostamenti lungo la linea dei vari fronti \u2013 possiamo ricostruire, con una certa approssimazione, la posizione dei tanti \u201cOsservatori\u201d che il re e altre personalit\u00e0 politiche e militari del momento visitavano\u00a0abitualmente. Oltre ai famosi osservatori posti sul <strong>colle di Medea<\/strong>, quello nel <strong>boschetto di S. Antonio<\/strong>, quello della <strong>Subida<\/strong>, quello sul <strong>Monte Quarin <\/strong>quello della <strong>Cascina Marcolina fra Romans e Villesse <\/strong>(preferito dal comandante del\u00a0VII Corpo d\u2019Armata, generale Tettoni) e quello di <strong>S. Lorenzo<\/strong>, per citare alcuni, c\u2019erano molti altri posti sui vari campanili: per esempio quello della <strong>chiesa di Villesse <\/strong>e quello approntato sul campanile della <strong>chiesa di Turriaco <\/strong>in funzione antiaerea.<\/p>\n<p>Non mancarono gli osservatori di marina e quelli sistemati nelle trincee e sulle diverse alture, come quello di <strong>Monte Calvario <\/strong>a quota 184 e quello di <strong>Bosco Cappuccio <\/strong>a quota 151. C\u2019erano poi osservatori di grande prestigio come quello di <strong>villa Mangilli <\/strong>a Turriaco, sede prima del XIII Corpo d\u2019Armata del generale <strong>Giuseppe Ciancio <\/strong>e poi del XXIII Corpo d\u2019Armata del generale <strong>Armando Diaz<\/strong>.<\/p>\n<p>Ormai sono rimaste poche le scritte che testimoniano la presenza nel nostro territorio di osservatori risalenti al periodo della Grande Guerra. Una per tutte quella murata nel 1931 sul campanile della chiesa di Campolongo al Torre, che recita:<\/p>\n<p>DA QUESTO CAMPANILE<\/p>\n<p>RIDOTTO A OSSERVATORIO MILITARE<\/p>\n<p>S.M. VITTORIO EMANUELE III<\/p>\n<p>NEL GIUGNO 1915 SEGUIVA<\/p>\n<p>LE OPERAZIONI GUERRESCHE CHE<\/p>\n<p>RIDIEDERO ALL\u2019ITALIA LE CIME DEL CARSO<\/p>\n<p>NEL SETTORE DI SAGRADO<\/p>\n<p>1931 IX<\/p>\n<p>Con l\u2019intensificarsi dei bombardamenti sul paese, il 25 maggio 1917 il generale Ciancio spost\u00f2 il comando di Corpo d\u2019Armata nelle trincee di fronte al <strong>cimitero di Turriaco<\/strong>. Ciancio rimase l\u00e0 per poco, perch\u00e9 dieci giorni dopo, il 6 giugno, fu sostituito dal generale Armando Diaz che, vista la scomodit\u00e0 del luogo, il 7 luglio si trasfer\u00ec con tutto il comando nella <strong>villa Prandi a Cassegliano<\/strong>. Mentre la villa Mangilli fu declassata a solo comando di reggimento.<\/p>\n<p>Situato sulla torretta della villa omonima, l\u2019osservatorio fu luogo d\u2019incontro per tutte le grandi personalit\u00e0 militari e civili che transitarono in quel periodo. La villa si presenta tuttora nelle stesse condizioni in cui si trovava durante la Grande Guerra. Fa spicco la sua massiccia torre in mattoni rossi, alta una quindicina di metri, compresa la cuspide. Sufficiente a sovrastare tutte le case del paese. Costruita a forma quadrata, la torre domina la piazza e caratterizza l\u2019intero complesso. Sulla sommit\u00e0 risaltano le ampie vetrate disposte nel verso dei quattro punti cardinali. Il lato est appare esattamente in linea parallela con i frontoni carsici che vanno dal <strong>monte San Michele <\/strong>al <strong>monte Sei Busi <\/strong>e alla <strong>Rocca di Monfalcone<\/strong>. Il lato ovest \u00e8 rivolto verso il <strong>fiume Isonzo<\/strong>: posizione ideale per una osservazione militare a distanza. Dalla torretta, infatti, si potevano controllare tutti i movimenti della truppa, sia quella che transitava sui ponti dell\u2019Isonzo, sia quella di ricambio che si avviava verso il fronte carsico. Intorno al paese erano dislocati una serie di attendamenti, la linea delle trincee, oltre alle colonne dei prigionieri che venivano concentrati nel \u201cCurtiv\u00f2n\u201d di villa Priuli.<\/p>\n<p>Fra tutti questi movimenti risaltava il triste spettacolo delle colonne dei mezzi portaferiti che, dopo ogni battaglia, a passo lento, venivano a riempire gli ospedali militari di Turriaco (undici realt\u00e0 ospedaliere fra ospedali, ospedali da campo e Sezioni di sanit\u00e0) e, purtroppo, anche il cimitero comunale dove furono sepolti i corpi di 2.500 militari italiani. Con quattro cannocchiali di diversa grandezza e potenza, disposti uno per lato, si poteva controllare un\u2019area visiva che spaziava di 360 gradi. Non trascurabile e costantemente tenuta sotto controllo, la presenza dell\u2019intero ciclo per il funzionamento del <strong><em>Drachenballon<\/em><\/strong>, per l\u2019osservazione aerostatica a grandi altezze.<\/p>\n<p>A livello tattico l\u2019osservazione diretta delle operazioni belliche era di estrema importanza per coordinare il tiro dell\u2019artiglieria,\u00a0che poteva essere svolto sia da aerei da ricognizione sia da palloni aerostatici. Ma questi palloni avevano un punto debole: se veniva colpita la camera d\u2019aria piena di gas idrogeno, altamente infiammabile, era praticamente impossibile che l\u2019operatore, sistemato nelle cesta sotto il pallone, pur munito di un rudimentale paracadute, potesse salvarsi. Il pallone era tenuto frenato da terra ed era azionato da un verricello a motore con un cavo d\u2019aggancio in acciaio, lungo fino a 500 metri. Il personale di terra necessario al funzionamento e alla preparazione delle varie sortite era composto da un centinaio di soldati, che provvedevano sia alla produzione sul luogo del gas idrogeno, sia allo spostamento manuale e al parcheggio dell\u2019aerostato in appositi hangar mimetizzati.<\/p>\n<p>Nella cesta di vimini sistemata sotto il pallone trovava posto un addetto alle comunicazioni munito di binocolo, il quale era collegato direttamente via telefonica con il Comando di villa Mangilli, dove uno staff di ufficiali dirigeva le operazioni. Dall\u2019osservatorio gli alti ufficiali, attraverso potenti cannocchiali sistemati opportunamente sulla torretta della villa, potevano seguire in tempo reale lo svolgersi della battaglia, distanti e al sicuro dai luoghi di sangue e di morte. In un\u2019intervista rilasciata nel 1982, la <strong>marchesina Bianca Mangilli <\/strong>ricorda che nel frenetico andirivieni di quegli anni le personalit\u00e0 di spicco che visitarono la villa furono, oltre al re Vittorio Emanuele III, il duca Filiberto d\u2019Aosta, i generali Cadorna, Cappello, Giardino, Cigliana, Grandi, Ciancio, Badoglio e Diaz, gente famosa come Gabriele d\u2019Annunzio e pure Benito Mussolini che con la bicicletta da bersagliere gironzolava per i paesi (in proposito la marchesina Bianca ricorda che sua madre, marchesa Orsola Mangilli, nata Guanin, prese a Mussolini il cappello da bersagliere e and\u00f2 a vedersi allo specchio). In seguito giunsero pure giornalisti e fotografi famosi, accreditati dai vari ministeri.<\/p>\n<p>Un aneddoto: una sera all\u2019ora di cena, il generale Ciancio volle mescolare la polenta e la marchesa Orsola, osservandolo gli disse: \u00abGenerale, generale, se foste cos\u00ec bravo in battaglia come mescola la polenta sareste a Trieste gi\u00e0 da un bel pezzo\u00bb. Gelo totale. Finch\u00e9 il generale, uomo di spirito, scoppi\u00f2 in una fragorosa risata che trascin\u00f2 quella di tutti gli altri ufficiali presenti. Quasi inaspettatamente arriv\u00f2 poi Caporetto. In 48 ore l\u2019esercito austro-ungarico spazz\u00f2 via l\u2019esercito italiano,\u00a0costringendolo a una disastrosa ritirata. Sul campo, nelle trincee e negli accampamenti abbandonati in fretta furono rinvenute grandissime quantit\u00e0 di armi e munizioni, oltre a 300 mila prigionieri.<\/p>\n<p>Villa Mangilli fu velocemente sgomberata e lasciata alla merc\u00e9 degli sciacalli che la svuotarono di ogni cosa, comprese le maniglie delle porte. Anche la famiglia Mangilli, per timore di ritorsioni, segu\u00ec l\u2019esercito italiano in ritirata. Al suo ritorno, nel gennaio del 1919, buona parte del materiale trafugato le venne restituito e inizi\u00f2 la ricostruzione sotto l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Per anni nelle nostre zone continuarono ad apparire qua e l\u00e0, nei campi e nelle case, abbondanti e pericolose tracce di materiali bellici abbandonati. Dell\u2019osservatorio rimase, oltre al ricordo, solo un cannocchiale forse trascurato nel fuggifuggi generale. Del cannocchiale, per anni usato come gioco dai ragazzi, con il passare del tempo si persero le tracce. Lasciato l\u00e0 e \u00a0dimenticato, si ossid\u00f2 fino a diventare un corpo unico quasi irriconoscibile: le varie parti mobili, come l\u2019obiettivo, la canna e l\u2019oculare si fusero assieme tanto da non potersi pi\u00f9 aprire.<\/p>\n<p>Grazie al <strong>marchese Massimo Mangilli-Climpson<\/strong>, pochi mesi fa il cannocchiale \u00e8 stato recuperato e, dopo un lungo e attento restauro eseguito da mani esperte, \u00e8 ritornato perfettamente funzionante al suo antico splendore. Come quando, attraverso il suo oculare, misero i propri occhi buona parte delle pi\u00f9 grandi personalit\u00e0 militari e civili italiane della Prima guerra mondiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osservatori bellici<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":23882,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-23881","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1-300x201.webp",300,201,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",640,429,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",300,201,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",500,335,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",474,318,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",388,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",300,201,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",750,503,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1.webp",250,168,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20652-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Osservatori bellici","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23881","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23881"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23881\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23882"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23881"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23881"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23881"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}