{"id":23838,"date":"2017-07-19T00:00:00","date_gmt":"2017-07-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23838"},"modified":"2017-07-19T00:00:00","modified_gmt":"2017-07-18T23:00:00","slug":"il-teatro-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-teatro-della-memoria\/","title":{"rendered":"Il teatro della memoria"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un personaggio oscuro<\/strong><\/p>\n<p>Il mistero, nella biografia di Giulio Camillo, \u00e8 un dato stabile fin dalla nascita, avvenuta a <strong>Zoppola <\/strong>oppure a <strong>Portogruaro<\/strong>, forse nel 1480, forse no. Persino sul nome ci sono dubbi di autenticit\u00e0, secondo alcuni troppo carico di reminiscenze romane (Giulio Cesare, Furio Camillo\u2026) per non essere uno pseudonimo. Sappiamo poco anche della sua infanzia, probabilmente trascorsa fra <strong>San Vito al Tagliamento <\/strong>e Portogruaro, dove compie i primi studi \u00abdi umanit\u00e0 \u00bb per poi trasferirsi a <strong>Venezia<\/strong>; si sposta quindi all\u2019Universit\u00e0 di <strong>Padova<\/strong>, ma nessuno sa se abbia completato o meno gli studi. Quest\u2019aura di mistero sulle proprie origini, sapientemente confezionata dallo stesso Camillo che per tutta la vita \u2018costruir\u00e0\u2019 il suo personaggio come una leggenda, si somma alla singolarit\u00e0 dei suoi interessi: lingua ebraica \u00abe altre orientali difficilissime\u00bb dice il Liruti, nonch\u00e9 le \u00abcose astrusissime della cabala ebraica, o delle mistiche loro tradizioni, e [\u2026] de\u2019 dogmi misteriosi ed oscurissimi degli Egiziani, de\u2019 Pitagorici,\u00a0e de\u2019 Platonici\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019armonia del cosmo<\/strong><\/p>\n<p>Dietro questi \u00abdogmi misteriosi ed oscurissimi \u00bb, a dire il vero, si cela una tradizione ben nota sin dalla tarda antichit\u00e0 greco-romana, quando la dottrina di matrice pitagorica, che vedeva nel cosmo un sistema ordinato \u2018matematicamente\u2019, si sald\u00f2 con i mille rivoli dell\u2019Ermetismo e con l\u2019idea concepita da Platone nel <em>Timeo<\/em>, dove un Demiurgo plasmava l\u2019universo dandogli una forma \u2018intelligente\u2019. Questa concezione verticale della realt\u00e0, dove si arriva a capire la natura pi\u00f9 profonda dell\u2019esistente solo dopo un progressivo innalzamento cognitivo e spirituale, \u00e8 da sempre una delle due possibili chiavi di lettura del mondo, contrapposta \u2013 ma talvolta fusa assieme \u2013 a quella\u00a0aristotelica, che invece guarda all\u2019essere secondo un\u2019ottica \u2018orizzontale\u2019, composita ed empirica: un binomio che <strong>Raffaello <\/strong>eterner\u00e0 nell\u2019affresco vaticano della <em>Scuola di Atene<\/em>, con il dito di Platone rivolto al cielo e la mano di Aristotele puntata verso la terra. Il dipinto viene realizzato attorno al <strong>1509<\/strong>; sar\u00e0 pure una coincidenza, ma \u00e8 lo stesso anno in cui anche Giulio Camillo \u00e8 a <strong>Roma<\/strong>, proprio accanto ai due \u2018ideologi\u2019 della <em>Scuola di Atene<\/em>: lo scrittore <strong>Tommaso Inghirami <\/strong>e il cardinale <strong>Egidio da Viterbo<\/strong>. Ed \u00e8 proprio in questo ambiente coltissimo che egli inizia a imporsi come oratore e intellettuale, dividendosi fra la citt\u00e0 papale, il suo Friuli e la familiare Venezia, nella quale stringe amicizie importanti \u2013 su tutti <strong>Erasmo da Rotterdam <\/strong>\u2013 accasandosi presso il celebre editore <strong>Aldo Manuzio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019Idea del Theatro<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Gli anni Dieci del Cinquecento sono nuovamente avvolti nell\u2019oscurit\u00e0, ma in questo lungo periodo il letterato friulano matura l\u2019opera che lo render\u00e0 celebre in tutta Europa: <strong><em>L\u2019Idea del Theatro <\/em><\/strong>(uscita postuma nel 1550). Per capire di cosa si tratta bisogna tornare al <em>Timeo<\/em>, dove Platone costruisce una cosmogonia basata su valori numerici, a ognuno dei quali corrisponde un astro celeste che ruota attorno alla Terra \u2018suonando\u2019 una determinata\u00a0nota musicale. Tali astri coincidono con le divinit\u00e0 del pantheon greco-romano, per l\u2019appunto Ermes\/Mercurio, Afrodite\/Venere, Ares\/ Marte, Zeus\/Giove, Poseidone\/Saturno, alle quali si sommano Artemide\/Diana in associazione alla Luna e Apollo in abbinamento al Sole. Su questi dei-pianeti, com\u2019\u00e8 noto, la mitologia classica aveva costruito un gigantesco repertorio di racconti attraverso cui interpretare la realt\u00e0. Giulio Camillo parte da qui e tenta una operazione incredibile: associare alle sette divinit\u00e0 greche altrettanti livelli di \u2018lettura\u2019 del mondo, in modo da formare 49 \u2018caselle\u2019 nelle quali suddividere l\u2019intero scibile umano.<\/p>\n<p>L\u2019immagine \u00e8 quella del <strong>teatro<\/strong>: nel primo dei sette anelli, in quanto fondamento dell\u2019universo, ci sono Diana\/Luna, Ermes\/Mercurio, Afrodite\/Venere, Apollo\/Sole, Ares\/Marte, Zeus\/Giove e Poseidone\/Saturno; la seconda fila \u00e8 rappresentata dal convivio che Oceano offr\u00ec agli dei, momento di unione e quindi simbolo delle Idee, che nella filosofia platonica sono i princ\u00ecpi che stanno a monte di tutte le cose; il terzo livello \u00e8 formato dall\u2019\u00abantro\u00bb, la caverna nella quale le Ninfe tessono e le api producono il miele, a simboleggiare gli elementi della natura e le loro combinazioni; il quarto stadio \u00e8 quello delle Gorgoni, che con le loro tre teste indicano le anime dell\u2019uomo (razionale, irascibile, concupiscibile); nel quinto c\u2019\u00e8 invece Pasifae, la ninfa che si un\u00ec a un toro, a simboleggiare la dimensione fisica dell\u2019uomo; nel sesto troviamo i calzari alati di Mercurio, emblema delle azioni umane \u2018naturali\u2019\u00a0(mangiare, bere, dormire etc.); il settimo e ultimo anello spetta invece a Prometeo, rappresentante di arti e scienze.<\/p>\n<p>La combinazione fra le sette colonne divine e i sette anelli teatrali forma appunto 49 settori, ognuno dei quali conterr\u00e0 una parte del mondo: ed ecco che, ad esempio, la colonna della Luna (n. 1) incrociata con l\u2019anello di Prometeo (lettera A) forma l\u2019immagine di Diana (divinit\u00e0 lunare) con l\u2019arco (strumento prometeico), simbolo della cacciagione. Il posto 1A spetter\u00e0 quindi a miti, opere letterarie, quadri, sculture e semplici azioni legate alla caccia:\u00a0un gioco vertiginoso da ripetere, variato e caricato di ulteriori rimandi alla cabala, per le rimanenti 48 caselle, che accoglieranno in questo modo ogni aspetto dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p><strong>L\u2019illusione francese<\/strong><\/p>\n<p>Nel frattempo, il 3l ottobre 1517, Martin Lutero affigge sulle porte della cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi: \u00e8 l\u2019inizio della Riforma Protestante. Ne arriva solo un\u2019eco lontana alle orecchie di Giulio, interamente rivolto a un solo scopo: costruire <em>materialmente <\/em>il suo teatro della memoria. Gli anni Venti, per\u00f2, trascorrono senza che il progetto si concretizzi; alla ricerca di una cattedra di retorica, troviamo il Nostro a Bologna nel 1521, a <strong>Padova <\/strong>nel 1524, a <strong>Genova <\/strong>nel 1525, a <strong>Pordenone <\/strong>nel 1527, a <strong>Venezia<\/strong>, <strong>Portogruaro<\/strong>, <strong>San Vito al Tagliamento <\/strong>e <strong>Gemona del Friuli <\/strong>nel 1528. Nel 1530 \u00e8 di nuovo a Bologna per assistere all\u2019incoronazione imperiale di Carlo V, poi ancora in Friuli, quindi in Francia, alla corte del re Francesco I, ben lieto di finanziare la realizzazione del <em>Theatro<\/em>: un successo\u00a0personale del Camillo che, tuttavia, gli aprir\u00e0 le porte dell\u2019inferno. Le invidie degli intellettuali di mezza Europa, infatti, si mettono in moto: iniziano a fioccare le derisioni feroci, le accuse di follia, il disprezzo per la sua adesione totale al modello retorico di Cicerone, che in quegli anni viene contestato da Erasmo da Rotterdam nel suo <em>Ciceronianus<\/em>.<\/p>\n<p>Si capisce cos\u00ec la nota maligna di Viglio Zwichem che, in una lettera datata \u00abPadova, 8 giugno 1532\u00bb, rivolgendosi proprio a Erasmo afferma di aver visto <strong>un modellino del <\/strong><strong><em>Theatro <\/em><\/strong><strong>di Camillo<\/strong>: \u00abL\u2019opera \u00e8 in legno, ornata da molte immagini e gremita in ogni parte di cassettini; in essa ci sono vari ordini e gradi. Egli ha assegnato a ogni singola figura e ornamento il proprio luogo e mi ha mostrato una tale mole di carte che, sebbene io abbia sentito dire che Cicerone \u00e8 la fonte pi\u00f9 feconda dell\u2019eloquenza, difficilmente avrei pensato che un solo autore potesse contenere tante materie [\u2026]. Il nome dell\u2019autore te l\u2019ho gi\u00e0 scritto: si chiama Giulio Camillo. \u00c8 assai balbuziente e parla un \u00a0latino faticoso\u00bb. Polemiche letterarie a parte, la missiva dimostra che nel 1532 il progetto \u00e8 gi\u00e0 convertito in un plastico, quasi certamente destinato a Francesco I, da cui Giulio torna nel 1534. L\u2019atmosfera a corte, tuttavia, \u00e8 cambiata: d\u2019improvviso il suo <em>Theatro <\/em>non interessa pi\u00f9. La Riforma di Lutero avanza e occorre tornare all\u2019ordine: basta con gli esperimenti esoterici.<\/p>\n<p><strong>Alchimia ed eresia<\/strong><\/p>\n<p>Ossessionato dall\u2019idea di trasformare la sua \u2018macchina\u2019 in realt\u00e0, Camillo gira le corti di mezza Italia per trovare un mecenate, ma nessuno sembra interessato; ridotto in miseria, si volge alle pratiche alchemiche nel disperato tentativo di trovare il suo posto nel mondo. E di nuovo si scatenano le leggende, come quella che lo vorrebbe autore di un <em>homunculus<\/em>, un essere vivente creato \u2018in vitro\u2019. Voci incontrollate che lo inseguono fino a Ginevra, nei territori gi\u00e0 convertiti al Calvinismo, dove lo troviamo nel 1542; anche qui, tuttavia, ermetismo, astrologia e cabala sono dottrine in odore di eresia. Giulio rientra quindi nel suo Friuli, dove riceve una notizia insperata: Alfonso d\u2019Avalos, marchese del Vasto e governatore di <strong>Milano<\/strong>, vuole commissionargli la costruzione del <em>Theatro<\/em>. \u00c8 il sogno che finalmente si fa realt\u00e0, eppure troppo bello per essere vero: arrivato nella citt\u00e0 lombarda, muore improvvisamente il <strong>15 maggio 1544<\/strong>. Inizia allora una caccia forsennata ai suoi manoscritti, che finiscono nei luoghi\u00a0pi\u00f9 disparati. Di uno, in particolare, lamentiamo la scomparsa: una copia autografa dell\u2019<em>Idea del Theatro <\/em>con 201 fogli di pergamena dipinti da <strong>Tiziano<\/strong>, conservata nella Biblioteca dell\u2019Escorial di Madrid fino al 1671, quando and\u00f2 distrutta in un incendio.<\/p>\n<p>Di questo progetto visionario, oggi, conserviamo solo ricostruzioni congetturali, ma una cosa \u00e8 certa: lungi dall\u2019essere una riedizione delle mnemotecniche dell\u2019antichit\u00e0, quando si recitava a memoria un\u2019orazione percorrendo con la mente uno spazio noto nel quale inserire, stanza per stanza, un diverso argomento, il teatro di Giulio Camillo ambiva a classificare il mondo intero. Fino all\u2019ultimo traguardo: costruire, tramite l\u2019immaginazione,<\/p>\n<p>nuovi mondi possibili. In altre parole: acquisire il potere di Dio. Il terreno per i voli intellettuali di Giordano Bruno era gi\u00e0 dissodato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulio Camillo<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":23839,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-23838","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1-300x185.webp",300,185,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",640,395,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",300,185,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",500,309,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",474,293,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",391,241,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",300,185,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",750,463,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1.webp",250,154,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20334-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Giulio Camillo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23838","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23838"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23838\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23839"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}