{"id":23828,"date":"2017-07-18T00:00:00","date_gmt":"2017-07-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23828"},"modified":"2017-07-18T00:00:00","modified_gmt":"2017-07-17T23:00:00","slug":"un-gioiello-della-carnia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/un-gioiello-della-carnia\/","title":{"rendered":"Un gioiello della Carnia"},"content":{"rendered":"<p>Aumentano gli appassionati che ricostruiscono l\u2019albero genealogico di famiglia, con l\u2019intento di avvicinarsi al passato e spiare vicende lieti e tristi della vita dei propri nonni, dei bisnonni e dei trisavoli. Di solito le ricerche iniziano studiando qualche\u00a0fotografia o dei documenti rinvenuti chiss\u00e0 dove, magari in qualche baule, fino ad approdare sul web, agli archivi del Comune e della Parrocchia.<\/p>\n<p>Prima una pista labile, poi qualche incertezza fino ad arrivare a prove certe. Con un po\u2019 di fortuna si potr\u00e0 giungere agli antipodi e ricostruire l\u2019aggrovigliato albero familiare. Questo studio di per s\u00e9 \u00e8 conoscenza, a dimostrazione che un popolo senza comprendere la propria storia, le origini e la cultura, \u00e8 come un albero senza le radici.<\/p>\n<p><strong>Oltris<\/strong>, in <strong>comune di Ampezzo<\/strong>, \u00e8 il paese d\u2019origine dei <strong>Burba<\/strong>, un\u2019antica famiglia di industrianti tessitori come recita l\u2019<strong>archivio parrocchiale di Teor<\/strong>, il cui nome deriva probabilmente dal friulano \u201c<em>b\u00f9rbar<\/em>\u201d. Il legame di questa famiglia con la <strong>Carnia <\/strong>e la tradizione tessile \u00e8 gi\u00e0 rilevabile in un documento del 1661. Sebbene gran parte di loro sia emigrata altrove, sono sempre pi\u00f9 quelle persone che da ogni angolo dell\u2019Italia raggiungono la localit\u00e0, stregati dal fascino delle origini.<\/p>\n<p>Nondimeno Oltris \u00e8 particolarmente bella e, una volta raggiunta, sembra di entrare in una favola: le stradine acciottolate, la magia dell\u2019architettura carnica con i balconi fioriti e quel profumo di polenta che spesso si sente la domenica mattina vicino a quel bar sempre chiuso. La struttura urbana \u00e8 quella dei borghi medioevali con le abitazioni in sassi e i ballatoi lignei.<\/p>\n<p><strong>Tito Maniacco<\/strong>, scrittore, poeta e artista, cos\u00ec la descriveva nel 2007 durante una vacanza, mentre realizzava una serie di acquarelli: \u00abUn paese dello spirito, non degli occhi, chiuso dentro un cerchio magico\u00bb (\u00ab<em>Oltris nol \u00e8 un pa\u00ees dai voi, ma un pa\u00ees dal spirit, siar\u00e2t dentri di un cercli magic<\/em>\u00bb). <strong>Roberta Benedetti<\/strong>, di mamma Burba, ha fatto una scommessa e a fine 2016 ha aperto il <em>Bed &#038; Breakfast Sot i Cr\u00e9s<\/em>, l\u2019unica struttura ricettiva del paese: per ora tiene aperto solo i fine settimana, ma ha idee molto chiare per rilanciare l\u2019offerta turistica di Oltris.<\/p>\n<p>Questo toponimo significa \u201coltre\u201d (\u201cal di l\u00e0 del torrente Lumiei\u201d) ed \u00e8 una meta ideale per vivere il turismo esperienziale e scoprire un territorio ricco di tradizioni e autenticit\u00e0. Fu citato per la prima volta in un documento del 1260 \u201c<em>in Carnea in villa que dicitur Oltras<\/em>\u201d e nel 1563, con il nome Oltri; mentre della sua bella chiesa della Santissima Trinit\u00e0 si hanno notizie perfino nel 1400 e, pi\u00f9 tardi, nel 1525, quando papa Clemente VII riconobbe ai fedeli di Oltris 100 giorni di indulgenze.<\/p>\n<p>Nel 1767 fu ristrutturata e oggi conserva dei motivi sacri e ornamentali di notevole interesse, tra cui l\u2019altare barocco di marmo bianco scolpito del XVIII secolo, la pala di Giovanni Pietro Fubiaro con la SS. Trinit\u00e0 (secolo XVII) e le Stazioni della Via Crucis, dipinte a olio su tela e donate dalla signora Angela Moro a padre Bonaventura Burba (al secolo Simone, nato nel 1727 da Maria e Leonardo Burba). Notevole \u00e8 la Croce settecentesca, realizzata in legno d\u2019ulivo proveniente dal Getsemani di Gerusalemme e arricchita con intarsi di madreperla. Fu portata nel 1790 da padre Bonaventura Burba, di ritorno da un viaggio\u00a0in Terra Santa.<\/p>\n<p><strong>Anita Salvador Burba <\/strong>e <strong>Attiliana Argenteri Zanetti<\/strong>, curatrici del libro \u201cCorsar e Caminar della tradizione tessile friulana\u201d, pubblicazione in due volumetti pi\u00f9 un\u2019appendice con un campione di stoffa, hanno provato a raccontare le vicissitudini di questa famiglia e i legami con Oltris. Un lavoro approfondito tra la Carnia e la Bassa friulana, che ricostruisce persino il loro\u00a0albero genealogico. Secondo alcune testimonianze i Burba provenivano dalla <strong>Bulgaria<\/strong>, sebbene nella prima met\u00e0 del Settecento fu accertata la loro presenza a Oltris e nei paesi del <strong>canale di Socchieve<\/strong>. La maggior parte di loro si sosteneva\u00a0con l\u2019affitto dei boschi e dei pascoli, cosicch\u00e9 si proponeva come una famiglia di stampo borghese. Al suo interno si annoverava perfino un notaio \u2013 Giustantonio \u2013 che spinse alla carriera ecclesiastica molti dei suoi familiari. Senz\u2019altro due intorno alla met\u00e0 del secolo, uno zio del notaio e un figlio del notaio, a cui seguirono altri nell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>La presenza dei Burba a Oltris fu rilevante e oggi \u00e8 comprovata dalle epigrafi presenti nella chiesa della SS. Trinit\u00e0. A tal proposito l\u2019ex direttore dei Civici Musei di Udine, <strong>Giuseppe Bergamini<\/strong>, ha scritto: \u00abAlla ristrutturazione della Chiesa di Oltris fece seguito nei mesi successivi la decorazione a fresco del soffitto del coro e della navata con motivi ornamentali e simbolici con la raffigurazione della Trinit\u00e0 nel medaglione del coro, nell\u2019assunzione della Vergine e dell\u2019adorazione dei magi in quella della navata. Ai piedi di uno dei magi un cartiglio con il nome del committente e la data del lavoro: GIO. Daniele Burba\/fabricario 1767\u00bb.<\/p>\n<p>Questa famiglia aveva sviluppato una particolare abilit\u00e0 nell\u2019arte del tessere, grazie soprattutto alla <strong>scuola di Jacopo Linussio<\/strong>, un illuminato imprenditore che elev\u00f2 <strong>Tolmezzo <\/strong>a importante polo tessile. L\u2019abitudine di filare si tramandava da generazioni e vedeva le donne, dalle pi\u00f9 giovani alle pi\u00f9 anziane, riunirsi per fare il bozzolo. In queste \u201criunioni\u201d, dette in carnico \u201cfile\u201d, si trasformava la fibra in filo per ottenere dei tessuti successivamente destinati alla vendita.<\/p>\n<p>Allo scopo di ampliare la rete di vendita molti valligiani si trasferirono nei territori della Serenissima, o nella vicina Austria, dovunque ci fosse stata la possibilit\u00e0 di esercitare il mestiere del tessero o del sartore. Gli spostamenti avevano carattere\u00a0stagionale e si distribuivano nel periodo invernale, quando la disponibilit\u00e0 del fieno e del pascolo veniva meno. Inoltre a ogni partenza venivano accompagnati da qualche giovane garzone intenzionato a imparare il mestiere. Secondo la storia dei Burba il personaggio pi\u00f9 importante e sensibile della famiglia fu Giovanni, soprannominato <em>barbe Zuan<\/em>. \u00abGiovanni assieme ad un familiare avvi\u00f2 un laboratorio di tessitura a Padova mentre altri discendenti Burba, per diversi secoli, (\u2026) esercitarono il lavoro di tessitori nella Bassa, ma solo stagionalmente, rientravano in primavera nel paese nativo di Oltris per attendere i lavori di fienagione. Successivamente quando ritennero di avere sufficiente denaro, piantarono degnamente le radici a Teor\u00bb. Allettati dai facili guadagni che l\u2019Arciducato d\u2019Austria offriva, comprarono la casa dei conti Otellio di Ariis (oggi ancora\u00a0di propriet\u00e0 degli eredi di <em>barbe Zuan<\/em>), seguendo di fatto l\u2019esempio di alcuni Burba giunti a <strong>Driolassa <\/strong>(nell\u2019attuale Comune di Rivignano-Teor) qualche anno prima.<\/p>\n<p>Altra vicenda \u00e8 quella dei Burba emigrati a <strong>Campolongo al Torre<\/strong>; secondo il resoconto di <strong>Giuliana Grinami<\/strong>, dopo essere arrivati in questo paese a ponente del <strong>fiume Torre<\/strong>, impiantarono una filanda e migliorarono il loro stile di vita tanto che, nel 1814, grazie a ingenti capitali acquistarono dal conte Giovanni Gorgo un notevole appezzamento terriero. Si trattava della <strong>tenuta \u201cAltran\u201d di Fiumicello<\/strong>, nel Comune di Aquileia, che comprendeva 91 campi gestiti dai coloni Bartolomeo Stabile e Domenico Nicola, oltre ad alcune case coloniche. Il rogito, del valore di 28.000 lire, stabiliva una caparra di 500 lire italiane in monete d\u2019oro e d\u2019argento e fu firmato per la parte acquirente da <strong>Giovanni Burba <\/strong>e dai suoi tre figli <strong>Giusto, Giobatta e Giovanni<\/strong>.<\/p>\n<p>Con il salto sociale di questa famiglia e l\u2019offerta dei nuovi stili di vita seguirono tante altre partenze. In tempi pi\u00f9 recenti <strong>Ivana Burba <\/strong>ricorda sua nonna raccontare quando inizi\u00f2 a fare la tessitrice, anche se qualsiasi altro lavoro poteva andarle bene. Non furono invece dei tessitori i Burba giunti a Cervignano, i cui attuali eredi gestiscono oggi la concessionaria <em>Citroen<\/em>; diversamente dagli avi dell\u2019altra famiglia presente, quella del <strong>geometra Mario Burba <\/strong>che discende dagli acquirenti della tenuta Altran.<\/p>\n<p>Anche a Udine \u00e8 presente questa famiglia. Il signor <strong>Pierino Burba <\/strong>racconta di aver avuto diversi parenti natii di Oltris, per esempio suo bisnonno poi trasferito a Trieste, altres\u00ec un prozio, in seguito emigrato a Milano. Quest\u2019ultimo, dal nome Giovanni, \u00e8 il padre della reporter di <em>Panorama <\/em><strong>Elisabetta Burba<\/strong>. La stessa giornalista ha dichiarato pi\u00f9 volte che durante i suoi viaggi in giro per il mondo ha incontrato diversi Burba, specialmente in Russia, in Lituania e in Albania. Ma ci sono pure dei Burba a Gonars e a Monfalcone. Mario Burba di Cervignano ricorda pure un generale statunitense suo omonimo durante la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Altre curiosit\u00e0 di questo cognome si trovano in alcuni toponimi del nord Italia, che probabilmente derivano dal nome di alcuni tessitori della Carnia: <strong>Villa Burba a Rho<\/strong>, vicino Milano, e perfino la <strong>frazione Burba nel Comune di Genova<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il paese degli artisti<\/strong><\/p>\n<p>Lavorare con soddisfazione a Oltris si pu\u00f2. A sostenerlo \u00e8 una coppia di creativi pubblicitari e artisti che, dal 2012, hanno abbandonato Milano per raggiungere la Carnia e vivere con le due figlie. Coppia in amore e sul lavoro, Sergio Scalet, 43 anni, di origini trentine, e Nadia Squarci, 39, di origini carniche, dal 2014 si sono trasferiti a Oltris di Ampezzo; hanno comprato una vecchia casa che hanno successivamente ristrutturato.<\/p>\n<p>L\u2019edificio \u00e8 abbracciato alla natura e permette di entrare nel bosco in pochi secondi.\u00a0Ubicato al margine della borgata, si racconta che proprio da qui, verso la fine del XVIII secolo, part\u00ec la prima famiglia Burba per raggiungere la terra promessa, ovvero la Bassa friulana. All\u2019ultimo piano un\u2019ampia vetrata di una grande stanza, oggi trasformata in laboratorio, apre l\u2019orizzonte alle montagne: \u00e8 qui che nascono le loro idee e le loro opere d\u2019arte. A Milano creavano per marchi come Mediaworld, Sony, Canon, ed \u00e8 sempre l\u00e0 che sono nati il loro duo artistico Hackatao e le loro creature, i Podmork: sculture dalle forme morbide e totemiche, che si collocano al centro della loro ricerca immaginifica, capaci di stregare gallerie d\u2019arte e pubblico. Il loro percorso artistico \u00e8 segnato da diverse personali e progetti in Italia e nel mondo, e oggi\u00a0lavorano perfino per la Cina.<\/p>\n<p>\u00abLa montagna regala spunti creativi \u2013 spiega Segio Scalet \u2013 e in questa borgata di soli 54 abitanti abbiamo trovato la pace. Una conferma? Per fare la copertina dell\u2019agendina <em>Comix Special 2016-2017 <\/em>la Cosimo Panini ha scelto proprio noi . Il 1\u00b0ottobre \u00e8 stata inaugurata a Milano la mostra personale <em>Wazhack! <\/em>all\u2019Artea Gallery con molte opere e una nuova serie di Podmork\u00bb.<\/p>\n<p>La giornalista Tanja Ariis nel suo libro \u00abLa montagna degli altri. Diventare montanari e inventarsi un lavoro\u00bb, raccogliendo ventiquattro storie dei nuovi abitanti delle montagne friulane, li ha citati come esempio per rilanciare la Carnia.<\/p>\n<p><strong>I Burba al gran completo<\/strong><\/p>\n<p>Due giornate di festa e allegria, il 22 e 23 luglio, per riunire tutta, o quasi, la famiglia e i tanti \u201ccugini\u201d dei diversi rami. L\u2019idea di radunare i Burba nasce dalla monfalconese Patrizia Burba allo scopo di tenere vivo quel legame con Oltris.<\/p>\n<p>Questo il programma: sabato 22 luglio: ritrovo a Teor per la messa delle ore 11 in ricordo di tutti i Burba che lasciarono Oltris nella speranza di un futuro migliore. Verso le 12.30 seguir\u00e0 il pranzo in un locale del Comune; domenica 23 luglio: in concomitanza con la festa patronale, visita al borgo di Oltris. La localit\u00e0 sar\u00e0 raggiungibile esclusivamente con i mezzi propri. Alle ore 11 seguir\u00e0 la messa e verso le 12.30 il pranzo. Per l\u2019occasione sar\u00e0 preparato il \u201cpiatto Burba\u201d, composto da frico, polenta e speck e 1\/2 lt di acqua. Si ricorda\u00a0la possibilit\u00e0 di pernottare presso il B&#038;B Sot i Cr\u00e9s di Roberta Benedetti (contatti 333 8738 017 e \u00a0roberta.oltris@gmail.com).<\/p>\n<p>Il Comune di Ampezzo metter\u00e0 a disposizione un pulmino a 8 posti per la spola tra Ampezzo e Oltris. Ognuno potr\u00e0 scegliere di partecipare a un evento o all\u2019altro, oppure a entrambi. La Societ\u00e0 Filologica Friulana dar\u00e0 il patrocinio alle due giornate e ha garantito la presenza del suo presidente Federico Vicario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltris e i Burba<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":23829,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-23828","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",640,426,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",474,315,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",750,499,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/20306-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Oltris e i Burba","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23828","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23828"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23828\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}