{"id":23424,"date":"2017-05-18T00:00:00","date_gmt":"2017-05-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23424"},"modified":"2017-05-18T00:00:00","modified_gmt":"2017-05-17T23:00:00","slug":"il-custode-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-custode-della-memoria\/","title":{"rendered":"Il custode della memoria"},"content":{"rendered":"<p>In questi anni liquidi nei quali tutto pare poter essere delocalizzabile, vi sono degli artisti la cui creativit\u00e0 \u00e8 fortemente e inscindibilmente legata alla loro terra. <strong>Enzo Valentinuz <\/strong>\u00e8 uno di questi: le sue opere raccontano la storia, la natura, la bellezza e la memoria della Grande Guerra sul Carso.<\/p>\n<p>Il mondo creativo di Valentinuz, la sintesi dei temi della sua attivit\u00e0 dal 2000 a oggi, sono riassunti nella mostra \u201cCarso: non solo pietre\u201d, allestita fino all\u201911 giugno ai <strong>Musei Provinciali <\/strong>di <strong>Borgo Castello a Gorizia <\/strong>e realizzata in collaborazione con l\u2019associazione Lapis, il sostegno della Fondazione Carigo, della Provincia di Gorizia, dell\u2019ERPAC e il patrocinio della Biblioteca statale isontina. Una narrazione nella quale la gioia e il dolore si contaminano, la durezza delle pietre acquista nuova forma ed energia, attraverso i colori, la stratificazione delle esperienze di vita e di materia.<\/p>\n<p>\u00abAttraverso un esercizio concettuale di artista contemporaneo \u2013 ha ricordato il curatore della mostra <strong>Diego Collovini <\/strong>\u2013 Valentinuz crea un dialogo fra passato e presente, connotato da forza espressiva e originalit\u00e0 di linguaggio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Raffaella Sgubin<\/strong>, direttore dei Servizi Musei e Archivi storici dell\u2019 Ente regionale patrimonio culturale,\u00a0 ha sottolineato come le forme e i colori siano evocativi della Secessione viennese, mentre <strong>Alessandra Martina<\/strong>, curatrice del Museo della Grande Guerra, ha rimarcato l\u2019inusuale evento contemporaneo fra le testimonianze storiche.<\/p>\n<p>Nelle quattro sale del complesso museale sono esposte una quarantina di opere. Si tratta di altorilievi e sculture che richiedono al visitatore sia attenzione nell\u2019osservazione sia abbandono all\u2019emozione dello sguardo. I materiali lapidei, raccolti sul terreno, sono tessere di un mosaico contemporaneo. Le forme non sono forgiate alterandone l\u2019originalit\u00e0 primitiva, ma composte in altorilievi che virano dai grigi naturali ai colori puri della tavolozza di pittore. Spesso le schegge poggiano su campiture di malte policrome, hanno come cornici strutture architettoniche possenti, sono legate da filo spinato o semplicemente sono le une sulle altre, creando una trama astratta o\u00a0evocativa di immagini.<\/p>\n<p>\u00abHo colto \u2013 spiega Valentinuz \u2013 la suggestiva bellezza delle pietraie del Carso passeggiando in inverno. Ne sono rimasto prima affascinato, poi il pensiero \u00e8 andato alla memoria della guerra. Nella mia mente \u00e8 iniziato un viaggio a ritroso: ho sentito la violenza dei cannoni e dei mortai dai quali sono scaturite le schegge. Ho immaginato i \u00a0ampi di battaglia sulle alture e nelle doline dove oggi regna la pace\u00bb.<\/p>\n<p>Da questa riflessione personale \u00e8 nata la spinta al racconto utilizzando le pietre come elemento compositivo pittorico. La mostra allestita a Borgo Castello crea un dialogo particolarmente suggestivo e intenso in quanto il\u00a0contenuto artistico dialoga con il contenitore, in uno scambio emozionale fra la vita di trincea e l\u2019energia del colore. Apre il percorso una struttura composta da filo spinato ingabbiato accanto a una grande opera sospesa dal titolo \u201c<strong>La grande carsiana<\/strong>\u201d, sintesi di pieno a vuoto, di luce capace di filtrare attraverso la pietra. Nel ciclo \u201c<strong>Persi e dispersi<\/strong>\u201d vengono evocati i combattenti allineati in schiere, mentre in \u201c<strong>Sentieri della memoria<\/strong>\u201d domina il dualismo cromatico biancoblu. Pietre e malte colorate compongono il trittico di oltre due metri di \u201c<strong>Aquiloni di guerra<\/strong>\u201d mentre la composizione \u201c<strong>Bandiere<\/strong>\u201d, imponente opera di 4 metri di lunghezza, rimanda ai simboli delle tante nazioni coinvolte nel conflitto mondiale. La memoria dei fatti storici accaduti un secolo fa in queste terre perde drammaticit\u00e0 e si trasforma in lieve bellezza in \u201c<strong>Arazzi carsici<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Filtrate e rielaborate attraverso l\u2019arte, le tragiche vicende umane assumono dunque una nuova potenza e parlano un linguaggio di speranza. Il ricordo, attraverso un processo di astrazione, diviene composizione ed espressione estetica tridimensionale. Opere che raccontano questo territorio di frontiera e la sua storia con la forza di uno \u00a0sguardo aperto e confidente verso il futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mostra di Enzo Valentinuz a Gorizia<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":23425,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-23424","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19427-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Mostra di Enzo Valentinuz a Gorizia","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23424","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23424"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23424\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23424"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23424"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23424"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}