{"id":23291,"date":"2017-04-28T00:00:00","date_gmt":"2017-04-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23291"},"modified":"2017-04-28T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-27T23:00:00","slug":"la-corsa-per-trieste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-corsa-per-trieste\/","title":{"rendered":"La corsa per Trieste"},"content":{"rendered":"<p>Erano da poco passate le 13.30 di marted\u00ec 1\u00b0 maggio 1945, quando, attraversato il paese di <strong>Papariano <\/strong>e arrivate al <strong>ponte sull\u2019Isonzo <\/strong>della statale 14, le autoblindo di testa del 12\u00b0 Lancieri britannico, in forza di copertura alla Seconda Divisione Neozelandese dell\u2019Ottava Armata angloamericana, dovettero arrestarsi di colpo: il ponte era minato. L\u2019esplosivo era sistemato tutto sotto l\u2019arcata centrale ed era ben visibile. Un gruppo di genieri si affrett\u00f2 a rimuovere i detonatori e la colonna si rimise in moto. Alle 14 o poco pi\u00f9, oltrepassato il ponte, il generale sir Bernard Freyberg dalla sua jeep rispondeva con un leggero cenno della mano al saluto di manifestanti provenienti da <strong>Pieris<\/strong>, <strong>Turriaco <\/strong>e <strong>San Canzian<\/strong>, che si erano organizzati per l\u2019evento esponendo cartelli e sventolando bandiere rosse e jugoslave. Il Reggimento alleato \u201cSurvey\u201d, chiamato <em>Gazzelle<\/em>, era costituito approssimativamente da trenta ufficiali e 650 soldati. Quando attravers\u00f2 l\u2019Isonzo non aveva alcuna conoscenza del territorio che andava a occupare.<\/p>\n<p>Un caporale inglese annot\u00f2 sul suo diario personale: <em>\u201c\u2026 Siamo sempre stati accolti calorosamente dalle popolazioni civili\u00a0che mostravano i loro sentimenti applaudendoci, esponendo improvvisate bandiere inglesi e americane; ma quando raggiungemmo il territorio monfalconese non ci fu alcuna manifestazione entusiastica, n\u00e9 le solite bandiere. La gente ci guardava stando immobile ai lati delle strade&#8230; pensammo che la nostra avanzata fosse stata troppo fulminea e che li avevamo sorpresi impreparati al nostro arrivo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Un passo indietro. Nell\u2019agosto del 1944 il maresciallo Tito aveva ottenuto dagli Alleati il riconoscimento di unico leader jugoslavo, per cui non aveva bisogno di trattare alcunch\u00e9 con gli italiani. Di conseguenza, l\u2019annessione di Trieste e del suo territorio sembrava poter essere solo una questione di pura formalit\u00e0. Il problema, che si era creato nelle formazioni partigiane formate da italiani che combattevano nella Venezia Giulia e nel Friuli Orientale, era diventato un fatto secondario di scarsa importanza. Mentre il 20 aprile successivo gli Alleati avevano praticamente liberato tutta l\u2019alta Italia, l\u2019esercito jugoslavo con l\u2019operazione <em>Trieste <\/em>cercava di conquistare la regione giuliana con chiare intenzioni\u00a0di annessione. Gli Alleati, accortisi delle intenzioni del maresciallo Tito, che erano quelle di metterli di fronte al fatto compiuto, il 27 aprile si diressero pure loro verso Trieste. Il 29 aprile ci fu la resa del Terzo Reich, che divenne\u00a0ufficiale il 2 maggio, data che di fatto mise la parola fine alla Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Questo, in estrema sintesi, il quadro della situazione strategico militare che si presentava nel territorio di Monfalcone\u00a0alla fine di aprile del 1945. Ai combattenti delle formazioni partigiane italiane venne data l\u2019opportunit\u00e0 di scegliere di combattere o per la Jugoslavia con il Fronte di liberazione sloveno (OF) o per l\u2019Italia. Le forma zioni partigiane del monfalconese scelsero di combattere a fianco del Fronte sloveno. Altrettanto fecero i comunisti triestini dell\u2019Unit\u00e0 operaia, che uscirono in massa dal C.l.n. italiano per entrare a far parte delle formazioni comuniste filo-jugoslave.<\/p>\n<p>E cos\u00ec Trieste, il porto pi\u00f9 importante dell\u2019Adriatico, era l\u00e0 come una pera cotta che aspettava che qualcuno andasse a prenderla. Era iniziata quella che fu definita da alcuni storici dell\u2019epoca \u201cla Corsa per Trieste\u201d. Dalla Croazia infatti, puntando verso Trieste, risalivano a marce forzate le brigate della 20a e della 43a divisione jugoslava; da est i battaglioni del nono Corpus partigiano. Da ovest l\u20198a Armata Britannica, partita da Padova, risaliva velocemente l\u2019Italia del Nord puntando decisamente, senza trovare alcuna resistenza, <strong>Mestre<\/strong>, <strong>Latisana<\/strong>, <strong>San Giorgio di Nogaro<\/strong>, <strong>Cervignano <\/strong>e la citt\u00e0 dei cantieri: <strong>Monfalcone<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel frattempo a Trieste alcuni presidi tedeschi continuavano a resistere, convinti che la loro vita fosse in gioco: volevano arrendersi agli angloamericani che sapevano essere vicini. Questa situazione diede agli Alleati l\u2019opportunit\u00e0 di infilare, come disse Churchill, un piede nella porta prima che gliela chiudessero in faccia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019arrivo degli Alleati in Bisiacaria<\/strong><\/p>\n<p>Dopo questa breve digressione ritorniamo al ponte di Pieris. Il Comitato di Liberazione Nazionale del Monfalconese era uscito dalla clandestinit\u00e0 il 30 aprile e ora teneva sotto controllo armato tutti i punti strategici della zona. Infatti, ai lati della strada, s\u2019intravedevano alcuni partigiani di guardia che presiedevano il ponte sull\u2019Isonzo in abiti borghesi, con il fazzoletto rosso attorno al collo e il fucile in mano. L\u2019esercito alleato era entrato nella terra bisiaca al saluto, secondo le direttive diramate dai vari comitati filo-titini del Monfalconese, di \u201cZivio Tito\u201d e \u201cZivio Stalin\u201d. Spesso si leggeva anche \u201cTukaj je Jugoslavia\u201d: \u201cquesta \u00e8 Jugoslavia\u201d.<\/p>\n<p>Una colonna lunga chilometri, composta da carri armati, mezzi di trasporto, autocarri, cannoni, ambulanze, mezzi con le vettovaglie procedeva in perfetto ordine e sincronismo mantenendo una velocit\u00e0 stimata fra i 30-40 K\/h. La gente, attirata da quel rumore continuo e assordante, correva verso <em>l\u2019strad\u00f2n <\/em>(lo stradone). Abitanti di Pieris dissero che la cosa sarebbe durata un paio d\u2019ore. Dur\u00f2 otto giorni. Il sottoscritto, che allora aveva otto anni, ricorda cos\u00ec quell\u2019evento eccezionale.<\/p>\n<p><em>Era sicuramente il 1\u00b0 maggio 1945. (Lo seppi solo alcuni anni dopo). Verso le 14 corsi a perdifiato, assieme ad alcuni miei compagni, verso lo stradone di Pieris da dove giungeva un rumore potente e continuo che mi attirava irresistibilmente. Man mano che mi avvicinavo, questo rumore, che non avevo mai sentito prima, aumentava d\u2019intensit\u00e0. Con il fiato corto arrivai sulla strada e finalmente vidi di che cosa si trattava: una colonna lunghissima di carri armati, camion, jeep, \u201ccingolette\u201d e ancora camion, autoblinda, camion, carri armati, auto della croce rossa e jeep, si snodava in una immensa fila color verde, striata di marrone e grigio. Distanziati l\u2019uno dall\u2019altro di buoni cento metri, i carri armati erano immensi, inarrestabili e paurosi fra le lunghe ali dei platani gi\u00e0 verdi di nuove foglie. I soldati dei carri nelle loro divise color kaki, fuori dalle torrette, con gli orecchianti, ci guardavano sorridendo: sembravano dei super uomini venuti da un altro mondo. La forza dell\u2019emozione era tale e tanta da farti\u00a0dispiccare il cuore. I cingoli mordevano sferragliando senza piet\u00e0 l\u2019asfalto, cigolando rabbiosi. La velocit\u00e0 era sostenuta\u00a0e sembrava pi\u00f9 a quella di una tappa di trasferimento che a un\u2019azione di occupazione. Arrivavano dal ponte di Pieris e sparivano oltre Begliano rimbombando come un temporale che non vuole andarsene. Della colonna non si riusciva a vedere n\u00e9 il principio n\u00e9 la fine. Una coltre di fumo azzurrognolo serpeggiava sopra le macchine portando con s\u00e9 l\u2019odore acre dei carburanti. Ai lati della strada c\u2019erano uomini e donne frastornati e tantissimi bambini assiepati che gridavano con le mani tese verso i soldati sorridenti fuori a mezzo busto dai carri armati e dai camion scoperti. I soldati rispondevano ai saluti e ogni tanto gettavano verso i bambini caramelle, arance, dolciumi e cioccolata, provocando furibonde zuffe sia fra i grandi sia fra i piccoli. Io riuscii a prendere due caramelle. Dopo due ore, intontito ma felice, dovetti fare ritorno a casa, dove raccontai tutto quello che avevo visto.\u00a0Stranamente quella volta mia madre non sembr\u00f2 preoccupata della mia lunga assenza. Mi ricordo anche, che dei quattro miei compagni ad aver gridato sullo stradone \u201cviva gli inglesi\u201d, \u201cviva gli alleati\u201d ero stato solo io.<\/em><\/p>\n<p>Passati di slancio i paesi di <strong>Pieris e Begliano<\/strong>, un quarto d\u2019ora dopo il generale Freiberg arriv\u00f2 a <strong>Ronchi dei Legionari<\/strong>, dove incontr\u00f2 alcuni ufficiali in uniforme dell\u2019esercito regolare jugoslavo. Non ci furono n\u00e9 baci n\u00e9 abbracci n\u00e9 strette di mano, ma un semplice saluto a distanza, freddo e distaccato, privo di una qualsiasi formalit\u00e0. A Ronchi, in mezzo a bandiere rosse e jugoslave spiccava, sventolata da un bambino, una bandierina italiana con lo stemma della Croce sabauda.<\/p>\n<p>Dieci minuti dopo la colonna alleata entrava in piazza a Monfalcone dove si stava svolgendo una manifestazione pro Jugoslavia. Fra bandiere rosse e jugoslave si distinguevano tanti cartelli con le scritte: \u201cViva Monfalcone nella Jugoslavia di Tito\u201d, \u201cViva l\u2019Armata Rossa\u201d, \u201cViva Tito\u201d e \u201cViva Stalin\u201d.\u00a0Gli Alleati ormai erano coscienti che l\u2019obiettivo principale non era rappresentato dalla liberazione della citt\u00e0 dei cantieri,\u00a0ma dalla presa di Trieste. A Monfalcone gli Alleati persero mezza giornata perch\u00e9, una volta arrivati in piazza, alcuni ufficiali jugoslavi si precipitarono immediatamente da loro per avvertirli che Trieste era stata gi\u00e0 liberata dalle loro armate e che potevano fermarsi e mettersi tranquilli. Gli Alleati scoprirono ben presto che si trattava di un tranello e che quanto dicevano gli ufficiali jugoslavi era totalmente falso. Nel frattempo, le armate jugoslave stavano risalendo\u00a0a tappe forzate la costa dalmata puntando decisamente sulla citt\u00e0 giuliana: la corsa poteva concludersi al <em>photofinish<\/em>.<\/p>\n<p>Non c\u2019era tempo da perdere. Per cui gli Alleati all\u2019alba del 2 maggio ripresero velocemente la marcia verso Trieste. Nei pressi di Duino ci fu un breve rallentamento dovuto a uno scontro a fuoco: allora si disse che a sparare furono truppe tedesche in ritirata.<\/p>\n<p>Alcuni storici e testimoni del tempo hanno avanzato l\u2019ipotesi che la sequela dei fatti come quello del ponte di Pieris, minato maldestramente, l\u2019incontro freddo di Ronchi, la menzogna di Monfalcone che Trieste era gi\u00e0 stata liberata e il proditorio attacco di Duino, altro non furono che il tentativo messo in atto dai comunisti jugoslavi per fermare, o quantomeno ritardare, la marcia degli Alleati verso Trieste.<\/p>\n<p>Alle 15 in punto del 2 maggio i carri armati del 20\u00b0 Reggimento Corazzato Neozelandese arrivarono nel centro delle citt\u00e0 alabardata. Nello stesso momento furono circondati dalla fanteria e dai carri armati jugoslavi. L\u2019incontro fra i due eserciti si era concretizzato, ponendo fine alla \u201ccorsa per Trieste\u201d che per il momento poteva dirsi conclusa in parit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi, con il senno di poi, si pu\u00f2 affermare che furono solo poche ore di differenza a decidere il destino dei triestini e dei giuliani tra sogno di libert\u00e0 e incubo. Infatti, mentre i soldati alleati arrivarono come liberatori senza alcuna rivendicazione territoriale, gli Jugoslavi invece sarebbero arrivati come conquistatori con la sicura volont\u00e0 di annettere Trieste e il suo territorio alla Jugoslavia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1 maggio 1945<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":23292,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-23291","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",640,426,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",474,315,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",750,499,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19134-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"1 maggio 1945","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23291","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23291"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23291\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23292"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23291"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23291"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23291"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}