{"id":23289,"date":"2017-04-28T00:00:00","date_gmt":"2017-04-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23289"},"modified":"2017-04-28T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-27T23:00:00","slug":"un-salto-nel-medioevo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/un-salto-nel-medioevo\/","title":{"rendered":"Un salto nel Medioevo"},"content":{"rendered":"<p>Le prime pagine dei giornali se ne occupano solo occasionalmente, ma dal 25 marzo 2015 \u00e8 in atto una guerra sanguinaria nella quale gli aerei dell\u2019Arabia Saudita bombardano Sana\u2019a, la capitale dello Yemen. Uno scenario che finora ha mietuto migliaia di vittime. I dati riportano pi\u00f9 di 7.300 morti, 39.000 feriti, 2,5 milioni di sfollati tra cui migliaia di bambini.<\/p>\n<p>Un Paese pesantemente martoriato e nel quale tutte le autorit\u00e0 occidentali invitano a non recarsi in viaggio per la pericolosit\u00e0 della situazione (un paio di mesi dopo la mia dipartita due turisti del mio stesso <em>tour operator <\/em>furono sequestrati). Ecco perch\u00e9, pensare che quanto ho visto coi miei occhi qualche anno addietro non esiste pi\u00f9, mi spezza il cuore. Condividere uno dei viaggi pi\u00f9 belli della mia vita, vuole essere un segno di speranza per il futuro di questo\u00a0Paese: per non scordare mai come fosse prima che la violenza prendesse il sopravvento.<\/p>\n<p><strong>Dal taccuino di viaggio<\/strong><\/p>\n<p>Dal finestrino del Boeing 747 vedo per la prima volta <strong>San\u2019a<\/strong>: l\u2019antica capitale dell\u2019<em>Arabia Felix <\/em>e la terra della regina Saba, la donna che mise alla prova Salomone, il terzo re d\u2019Israele. Tra miti e realt\u00e0, l\u2019antico testo <em>Gloria dei Re<\/em>, di Kebra Nagast, riporta che ella, venuta a conoscenza della fama di Salomone, si rec\u00f2 a Gerusalemme per conoscerne la saggezza, finch\u00e9 al suo ritorno in Patria port\u00f2 un nuovo Dio e in grembo un bimbo, Bayna-Lehekem, il quale una volta cresciuto si rec\u00f2 nella Citt\u00e0 Santa scoprendo di essere il figlio di re Salomone.<\/p>\n<p>All\u2019epilogo il figlio della regina Saba torn\u00f2 tra la sua gente con la preziosa Arca dell\u2019Alleanza, il simbolo del legame privilegiato di Dio col suo popolo, e sal\u00ec sul trono del Regno d\u2019Etiopia con il nome di Menelik I. Mentre l\u2019aereo si abbassa per la fase di atterraggio, ammiro strane case a torre vicine a un cinta muraria che abbraccia gran parte della citt\u00e0. L\u2019impressione suggestiva \u00e8 quella di volare sul Medioevo\u2026 Lo Yemen \u00e8 un Paese vecchio quanto il tempo, come racconta Marco Polo nel suo <em>Milione<\/em>. I suoi abitanti venivano chiamati Sabei ed erano abili commercianti di incenso e mirra, e soprattutto i pionieri delle vie carovaniere verso Petra e Gaza.<\/p>\n<p>Subito dopo lo sbarco, alla dogana i funzionari frugano ovunque nella mia valigia alla ricerca di quanto vieta il Corano, ma non trovando nulla me la riconsegnano aperta. Fuori dall\u2019aeroporto incontriamo Abdullah, l\u2019autista che ci guider\u00e0 durante il tour e, prima di accompagnarci in citt\u00e0, ci illustra le regole di guida yemenite. \u00c8 un codice della strada piuttosto variegato dove vince sempre il pi\u00f9 forte e se un pedone non si sposta dalla strada \u00e8 peggio per lui(!).<\/p>\n<p>Dopo una quindicina di chilometri arriviamo a San\u2019a ed entriamo nella citt\u00e0 vecchia. Moravia la descrisse come \u201cuna Venezia che affonda nella sabbia\u201d. Aveva perfettamente ragione, i segni del degrado sono ovunque. Nel 1984 l\u2019Unesco ha lanciato un appello per salvarla, considerandola patrimonio insostituibile dell\u2019umanit\u00e0. <strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, che nel 1973 vi gir\u00f2 <em>Il fiore delle Mille e una notte<\/em>, ne rimase ammaliato al punto di non esitare a lanciare un accorato monito, sotto forma di documentario, per salvaguardarla. Io la trovo un trionfo di architettura, una grande citt\u00e0, un labirinto di vicoli stretti e polverosi dove \u00e8 bello girare senza una meta precisa, gustando il piacere della scoperta.<\/p>\n<p>All\u2019interno ci si pu\u00f2 fermare per ore a guardare uomini col turbante e gonnellino muniti di <em>jambiya <\/em>(il pugnale con una lama ricurva inserito in un fodero) o addirittura di kalashnikov, oppure intravedere donne velate di nero o di rosso, cos\u00ec coperte che non capisci da che parte ti guardino. Abdullah mi tranquillizza e mi spiega che per gli yemeniti l\u2019uso delle armi \u00e8 un fatto di costume profondamente radicato.<\/p>\n<p>L\u2019impianto urbanistico \u00e8 quello della citt\u00e0 medioevale, sormontata da torri e mura del XII secolo. L\u2019accesso avviene oltrepassando otto porte, aperte dalle sei del mattino alle sei di sera. Nei secoli gli abitanti di San\u2019a hanno adottato misure di sicurezza per tutelare la propria incolumit\u00e0; una delle tante obbligava gli stranieri a entrare da un\u2019unica porta, sempre chiusa. Per farsela aprire era necessario tirare una corda e fornire opportune credenziali: solo a quel punto il governatore ordinava di spalancare il cancello.<\/p>\n<p>Ci sistemiamo nel nostro alberghetto che qui si chiama <em>funduk<\/em>. All\u2019interno scopro che le abitazioni yemenite non sono arredate, i tavoli non esistono e ci si siede a terra su cuscini e tappeti. Decido di andare a visitare un museo e di colpo mi accorgo quanto sia impegnativo attraversare la citt\u00e0: bisogna guardare dove mettere i piedi, perch\u00e9 le strade sono zeppe di buche e di cani randagi. All\u2019indomani lasciamo San\u2019a e seguiamo la via per <strong>Marib<\/strong>, l\u2019antica capitale dell\u2019<em>Arabia Felix <\/em>e la citt\u00e0 del Regno di Saba. Il tracciato \u00e8 una lunga strada di circa 200 chilometri in mezzo al deserto. Viaggiamo su una comoda vettura, Abdullah mi racconta che a lato della strada sono stati scoperti dei giacimenti petroliferi e che l\u2019economia del Paese ruota attorno alla coltivazione del <em>qat<\/em>, un arbusto le cui foglie vengono consumate come una droga leggera e di cui almeno met\u00e0 della popolazione \u00e8 dipendente. Si tratta di una pianta che contiene principi\u00a0simili all\u2019anfetamina e che agisce, quando masticata, come uno stimolante sulla mente e sul corpo. Maciullata per ore forma una poltiglia verdastra che deforma guance e viso. Oggi le coltivazioni del <em>qat <\/em>hanno sostituito le piantagioni di caff\u00e8 e ogni citt\u00e0 ha degli spazi per la vendita. Il rito solitamente comincia dopo pranzo, quando le foglie arrivano dalle\u00a0campagne e finiscono sulle bancarelle. Nel giro di qualche ora, un\u2019intera nazione mastica, sputa e gira\u00a0con guance rigonfie.<\/p>\n<p>La sensazione di essere tornati nel Medioevo la trasmette anche l\u2019applicazione pi\u00f9 rigida della <em>sharia<\/em>, la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente (per intenderci: se ti uccidono un figlio, hai di ritto di replicare ammazzando il figlio dell\u2019assassino; se vieni accoltellato da un delinquente, ti \u00e8 concesso di piantargli un pugnale\u2026). \u00c8 una forma \u2013 primitiva \u2013 di diritto, che risale al <strong>Codice di Hammurabi<\/strong>, una delle pi\u00f9 antiche raccolta di leggi scritte dell\u2019umanit\u00e0. Nel frattempo entriamo nel deserto: il caldo \u00e8 insopportabile, una deviazione del percorso ci permette\u00a0di visitare la citt\u00e0 morta di <strong>Barrakesh<\/strong>, una rocca alta una trentina di metri. Da fuori l\u2019aspetto \u00e8 imponente, ma l\u2019interno \u00e8 un cimitero di rovine, tanto che risulta impossibile trovare un angolo riparato dal sole. Tuttavia troviamo qualcosa in vita: gli abitanti del vicino villaggio che ci danno modo di entrare.<\/p>\n<p>Riprendiamo la tappa; d\u2019un tratto appare come un miraggio <strong>Ma\u2019rib<\/strong>, l\u2019antica capitale del Regno di Saba, oggi un cumulo di rovine. La citt\u00e0 vecchia (<em>Arsh Bilqis<\/em>) ha l\u2019impronta di <strong>Kasbah<\/strong>, la tipica architettura araba; all\u2019interno la guida ci consiglia di non allontanarci per evitare situazioni fuori controllo: negli ultimi tempi ci sono stati dei rapimenti. Osserviamo la vecchia diga. Dell\u2019impianto originario (dalle dimensioni di 580 metri di larghezza e 4 metri di altezza), risalente al VII secolo d.C., rimane solo una chiusa. Tuttavia, nel 1986 \u00e8 stato creato un invaso sul <strong>fiume Dhana <\/strong>per ridare vita alla valle.<\/p>\n<p>Proseguiamo la visita al tempio del <strong>trono di Bilqis <\/strong>(regina Saba) ma, senza accorgermene, \u00e8 gi\u00e0 arrivata l\u2019ora del pranzo. Entriamo in un ristorante, la prima impressione \u00e8 sgradevole. Un cumulo di sporcizia sprigiona un olezzo insopportabile; la temperatura \u00e8 torrida. Ci sdraiamo sul pavimento e scopriamo che i giornali sopperiscono all\u2019assenza di tovaglie e le mani rimediano alla mancanza di posate. Consumiamo del pollo alla brace e un intruglio\u00a0che non so definire. Vorrei ordinare una birra ma l\u2019Islam me lo proibisce.<\/p>\n<p>Sulla strada del ritorno ci fermiamo al paesello di <strong>Nait<\/strong>, un gioiello di architettura yemenita, con un\u2019importante moschea. Al suo interno beneficiamo dell\u2019ombra e incontriamo dei bambini che ci riempiono di gioia. Rientriamo nella capitale, visitiamo con curiosit\u00e0 i <em>suq <\/em>di uva sultanina, pietre preziose, oro e stoffe. Gironzolando tra i mercati si ha l\u2019impressione di aver viaggiato indietro nel tempo a quasi 3.000 anni fa, nell\u2019<em>Arabia Felix<\/em>. La strada verso la modernit\u00e0 non sembra mai essere stata intrapresa, nemmeno il 22 maggio 1990, quando si costitu\u00ec la Repubblica unita dello Yemen, sulle ceneri dei dissolti stati dello Yemen del Nord (gi\u00e0 Repubblica araba dal 1962) e Yemen del Sud (gi\u00e0 protettorato britannico, indipendente dal 1967 e Repubblica democratica popolare dal 1970). \u00c8 un salto indietro nel tempo anche per lo scenario da mille e una notte. Non ci resta che aspettare l\u2019arrivo del tramonto: la luce del cielo \u00e8 tenue ma ci regala bagliori emozionanti sul caravanserraglio e sulla moschea.<\/p>\n<p>All\u2019indomani ci muoviamo verso <strong>Amran<\/strong>. La direzione \u00e8 <strong>Shaharah<\/strong>, il \u201cnido delle aquile\u201d, un paesino abbarbicato sulle pendici di due montagne, uno dei villaggi fortificati pi\u00f9 spettacolari dello Yemen. Appena usciti dalla capitale ci viene affidata la scorta armata: \u00e8 una jeep munita di mitragliatrice con sei uomini di equipaggio. C\u2019informano che \u00e8 una misura di sicurezza contro i pericolosi terroristi. Da questo momento siamo vittime di una girandola di contrattempi, un\u2019odissea senza fine che si conclude con un principio d\u2019incendio nel vano motore. Tuttavia siamo fortunati e riusciamo ad arrivare a <strong>Al Gabai<\/strong>, antico centro commerciale. Qui cambiamo il veicolo e procediamo a bordo di un pick-up. \u00c8 un mezzo speciale adatto a percorrere la terribile pista verso Shaharah. Questa strada \u00e8 allucinante, piena di precipizi, con l\u2019impressione costante di cadere nel vuoto. All\u2019autista serve concentrazione per condurre il veicolo, la salita \u00e8 molto stretta e le ruote danno direttamente sul burrone.<\/p>\n<p>A Shaharah, ex residenza segreta dell\u2019Imam, troviamo ospitalit\u00e0 in un <em>fonduq<\/em>. All\u2019interno il servizio igienico non \u00e8 altro che un minuscolo buco sopra un terrazzino, ma al contrario la cena \u00e8 spettacolare. Passiamo la notte in bianco e, alle 6.30, ci alziamo per vedere l\u2019alba. Al crepuscolo Shaharah \u00e8 immersa in una nebbia fitta e sembra quasi un presepio. Proseguiamo per l\u2019ardito ponte a una sola arcata del XVII secolo e incontriamo una donna yemenita che indossa il <em>niqab<\/em>. A noi sembra un fantasma.<\/p>\n<p>L\u2019indomani percorriamo la pista che conduce a <strong>Kawkabahn<\/strong>, a quasi 3000 metri d\u2019altitudine. La fortezza \u00e8 una citt\u00e0 spettrale: le case rimaste in piedi sono poche. Godiamo di una vista sterminata sugli altopiani, sulla citt\u00e0 di <strong>Thula <\/strong>e sul <strong>Jabalan \u2013 Nabi Shu\u2019Ayb <\/strong>(3400 metri), la vetta pi\u00f9 alta dello Yemen. La roccaforte aveva la scopo di difendere la vicina cittadina di Shibam dalle scorribande nemiche. Cos\u00ec non ci resta che scendere a questo paesello e visitare la sua antichissima moschea.<\/p>\n<p>Il giorno dopo ci svegliamo con la preghiera del <em>muezzin <\/em>e l\u2019\u00abAllah u akbar\u00bb (\u00abDio \u00e8 il pi\u00f9 grande\u00bb). Raggiungiamo <strong>Zabid<\/strong>, un piccolo villaggio rimasto fermo in chiss\u00e0 quale epoca, dove le mandrie vivono libere per le strade e l\u2019asfalto non ha ancora sostituito la sabbia. In mezzo a questo dedalo di polvere e costruzioni bianche si trova quella che fu la casa di Pier Paolo Pasolini. Zabid, nel suo massimo splendore, contava ben 236 moschee (oggi in gran parte distrutte) e decine di scuole coraniche. Inoltre qui s\u2019insegnava un sistema matematico chiamato <em>al-Jabr<\/em>, cio\u00e8 algebra. Si narra infatti che questa parola sia stata coniata da uno studioso del luogo, <strong>Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi<\/strong>, matematico e astrologo persiano.<\/p>\n<p>Il giorno successivo svoltiamo in direzione di <strong>Khawkha<\/strong>, piccolo villaggio di pescatori sulla costa meridionale del Mar Rosso. Il clima \u00e8 molto umido, al limite della sopportazione. Troviamo rimedio passeggiando lungo una spiaggia di sabbia bianca e divorando del pescato. Nella mattinata successiva ci dirigiamo verso nord, in una zona di palmizi circondata dalla barriera corallina. Qui il clima \u00e8 dolce e ventilato, cos\u00ec decidiamo di solcare il mare con alcune piroghe, mentre pi\u00f9 tardi ci dedichiamo alla ricerca dei coralli.<\/p>\n<p>La nostra esperienza sta per concludersi. L\u2019ottavo giorno ci trasferiamo ad <strong>Aden<\/strong>, il capoluogo del governatorato di Adan. Questa capitale \u00e8 stata eretta sul cratere di un vulcano spento ed \u00e8 costituita dall\u2019assembramento di antichi villaggi che si affacciano sull\u2019omonimo golfo dell\u2019Oceano Indiano; \u00e8 una citt\u00e0 moderna sotto l\u2019influsso europeo. Soggiorniamo al prestigioso <em>Hotel International<\/em>, intestato alla famiglia bin Laden. I proprietari sono molto conosciuti anche nello Yemen, specialmente per i natali del capostipite Mohammed bin Laden, padre dello storico capo di Al Qaeda, nato agli inizi del XX secolo ad Hadramawt, proprio nelle vicinanze di Aden.<\/p>\n<p>Prima di abbandonare lo Yemen abbiamo ancora il tempo per visitare la moschea di \u201cAl Janud\u201d \u2013 considerata, assieme alla Grande Moschea di San\u2019a e a quella di Shibam, la pi\u00f9 antica del Paese \u2013, <strong>Shibla<\/strong>, un\u2019altra ex capitale, dove soggiorn\u00f2 la leggendaria regina Arwa e la bellissima fortezza di <strong>Wadi Dahr<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Yemen<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":23290,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-23289","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1-300x181.webp",300,181,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",640,386,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",300,181,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",500,301,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",474,286,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",391,236,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",300,181,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",750,452,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1.webp",250,151,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19120-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Yemen","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23289","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23289"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23289\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23289"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23289"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23289"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}