{"id":23229,"date":"2017-04-18T00:00:00","date_gmt":"2017-04-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23229"},"modified":"2017-04-18T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-17T23:00:00","slug":"al-varco-delloriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/al-varco-delloriente\/","title":{"rendered":"Al varco dell&#8217;Oriente"},"content":{"rendered":"<p><strong>Brandelli di notizie<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAllora Ges\u00f9 disse loro: \u201cCome contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo\u00a0a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!\u201d. Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto per\u00f2 lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fugg\u00ec via nudo\u00bb. Cos\u00ec il Vangelo di <strong>Marco <\/strong>(14, 48-52), il pi\u00f9 antico dei quattro, descrive l\u2019arresto di Ges\u00f9 nell\u2019orto del Getsemani; assente in Matteo, Luca e Giovanni, il ragazzino \u00e8 stato identificato da alcuni studiosi con lo stesso evangelista. Vera o meno che sia, l\u2019ipotesi si incastra con un altro dato: in <em>Atti degli Apostoli <\/em>12, 12 si ricorda che nella casa di Marco, o meglio dei suoi genitori, si riunivano gli apostoli dopo la resurrezione di Cristo, poich\u00e9 \u2013 stando al <em>De situ Terrae Sanctae <\/em>(p. 141) \u00a0dell\u2019arcidiacono Teodosio \u2013 l\u00ec si sarebbe svolta l\u2019<strong>Ultima Cena<\/strong>, nonch\u00e9 la discesa dello Spirito Santo durante la <strong>Pentecoste<\/strong>. Quest\u2019ultimo evento, raccontato in <em>Atti <\/em>2, 1-4, spinger\u00e0 i primi testimoni di Cristo a uscire dalla clandestinit\u00e0 e a iniziare la predicazione della \u2018buona novella\u2019: fra loro ci sar\u00e0 anche Marco, giovane cugino dell\u2019apostolo Barnaba. Ed \u00e8 da qui che comincia la nostra storia.<\/p>\n<p><strong>Fra Pietro e Paolo<\/strong><\/p>\n<p>In ogni grande vicenda di fede c\u2019\u00e8 un momento di crisi: per Marco, compagno di <strong>S. Paolo <\/strong>nel suo primo viaggio missionario, \u00e8 l\u2019arrivo a <strong>Perge<\/strong>, sulla costa meridionale della Turchia. La prospettiva di una vita dedita al proselitismo lo fa tornare a <strong>Gerusalemme<\/strong>; cos\u00ec, quando Barnaba propone di richiamare Marco per il suo secondo viaggio missionario, la risposta \u00e8 glaciale: \u00abPaolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro [\u2026] e non aveva voluto partecipare alla loro opera.<\/p>\n<p>Il dissenso fu tale che si separarono l\u2019uno dall\u2019altro; Barnaba, prendendo con s\u00e9 Marco, s\u2019imbarc\u00f2 per Cipro; Paolo invece scelse Sila e part\u00ec [\u2026]\u00bb (<em>Atti <\/em>15, 38-40). La frattura si ricompone a partire dal 61 d.C., quando Paolo, che sta scontando la sua prima prigionia a <strong>Roma<\/strong>, in <em>Colossesi <\/em>4, 10 nomina Marco fra i pochissimi \u00abche hanno collaborato con me per il regno di Dio e mi sono stati di consolazione \u00bb: il futuro evangelista \u00e8 dunque nella capitale dell\u2019Impero, in quel momento guidato da <strong>N<\/strong><strong>erone<\/strong>. Uno o due anni pi\u00f9 tardi lo ritroviamo accanto a <strong>S. Pietro<\/strong>, sempre nell\u2019Urbe: nella prima epistola il futuro papa lo definisce \u00abfiglio mio\u00bb (5, 13), tanta \u00e8 la vicinanza fra i due. Ma nel 64 le circostanze portano Marco a tornare in Oriente: in seguito a un grave incendio che manda in fumo mezza Roma, l\u2019imperatore \u00abfece passare per colpevoli e sottomise a torture raffinate coloro che per i loro delitti il popolo detestava e chiamava Cristiani\u00bb (Tacito, <em>Annali<\/em>, XV 44). Nel 66, durante la sua seconda prigionia, Paolo scrive a Timoteo (II 4, 11), reggente della chiesa di Efeso, per chiedergli di venire a Roma e portare con s\u00e9 Marco. Ma ormai \u00e8 tardi: dopo la comune detenzione all\u2019interno del <strong>Carcere Mamertino<\/strong>, il 29 giugno del 67 Paolo viene decapitato alle <strong><em>Aquae Salviae<\/em><\/strong>, dove oggi si estende il complesso abbaziale delle Tre Fontane, mentre Pietro viene crocifisso a testa in gi\u00f9 presso il <strong>Vaticano<\/strong>, laddove sorger\u00e0, secoli dopo, la basilica pi\u00f9 importante del mondo.<\/p>\n<p>La morte dei due futuri santi lascia un vuoto nelle prime comunit\u00e0 cristiane; a colmarlo \u00e8 proprio Marco, intraprendendo la scrittura della \u00abbuona novella di Ges\u00f9 Cristo, figlio di Dio\u00bb: nasce cos\u00ec il primo Vangelo della storia, base di partenza per gli stessi Matteo e Luca, mentre Giovanni far\u00e0 storia a s\u00e9. Meno di un secolo dopo, i quattro evangelisti saranno cos\u00ec famosi che <strong>Ireneo di Lione <\/strong>(130 \u2013 202), nel suo <em>Contro gli eretici<\/em>, li identificher\u00e0 nelle quattro figure attorno al trono celeste descritte in\u00a0una delle visioni dell\u2019<em>Apocalisse <\/em>(4, 6-7): \u00abIntorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d\u2019occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo aveva l\u2019aspetto di un vitello, il terzo aveva l\u2019aspetto di un uomo, il quarto era simile a un\u2019aquila mentre vola\u00bb. Marco \u00e8 appunto il leone, poich\u00e9 il suo Vangelo si apre con la <em>vox clamantis in deserto <\/em>di Giovanni Battista, che si leva come un ruggito.<\/p>\n<p><strong>La leggenda medievale<\/strong><\/p>\n<p>Anno del Signore 828. Due mercanti veneziani sbarcano ad <strong>Alessandria d\u2019Egitto <\/strong>per fuggire da una tempesta: si chiamano <strong>Bono da Malamocco <\/strong>e <strong>Rustico da Torcello<\/strong>. Di fronte alla situazione precaria dei cristiani nella citt\u00e0 ormai islamizzata, decidono di compiere un gesto estremo: trafugare il <strong>corpo di San Marco<\/strong>, sepolto proprio nella metropoli egizia, e trasferirlo nella sicura <strong>Venezia<\/strong>, sorta quattro secoli prima e gi\u00e0 diventata potenza marittima. Con l\u2019aiuto dei due custodi greci, Saturanzio e Teodoro, ben felici di fuggire dalle razzie e dalle violenze del Califfo, viene quindi forzato il sepolcro, estratto il corpo e posto in una cesta, ricoperto da foglie di cavolo e quarti di maiale: un ottimo stratagemma per ingannare i controlli delle guardie musulmane, che infatti si ritirano immediatamente alla vista della carne, ritenuta impura. Arrivate in una Venezia entusiasta, le spoglie dell\u2019evangelista vengono poste all\u2019interno di Palazzo Ducale, mentre inizia da subito la costruzione della <strong>Basilica <\/strong>che ancora oggi porta il suo nome. Si avvera cos\u00ec, quasi otto secoli dopo, la profezia dell\u2019angelo\u00a0che, secondo la leggenda, sarebbe apparso a Marco, approdato sulle isole della laguna durante un viaggio <strong>da Aquileia a Ravenna<\/strong>, e gli avrebbe detto: <em>Pax tibi Marce Evangelista meus, hic requiescet corpus tuum<\/em>, \u00abPace a te o Marco, mio Evangelista, qui riposer\u00e0 il tuo corpo\u00bb.<\/p>\n<p>Questa vicenda, assieme ad altre riguardanti 182 santi, \u00e8 narrata nel pi\u00f9 celebre <em>best seller <\/em>del Medioevo: la <strong><em>Legenda Aurea<\/em><\/strong>, capolavoro in latino di <strong>Iacopo da Varazze <\/strong>(1228 \u2013 1298), che con le sue 1.400 copie manoscritte, le sue dieci versioni in italiano, diciotto in alto tedesco, sette in basso tedesco, diciassette in francese, quattro in inglese, tre in ceco e dieci in olandese, ha letteralmente spopolato in tutta Europa. Secondo Iacopo (cap. 59) \u00abPietro, vedendo Marco saldo nella sua fede, lo destin\u00f2 ad <strong>Aquileia<\/strong>, dove, predicando il verbo di Dio, convert\u00ec alla fede in Cristo un numero incalcolabile di persone. Si dice, inoltre, che l\u00ec abbia scritto il suo <strong>Vangelo<\/strong>: ancora oggi \u00e8 esposto nella chiesa di Aquileia ed \u00e8 oggetto della devozione che merita. Ancora in qualit\u00e0 di beato, Marco invi\u00f2 da Pietro, a Roma, il cittadino aquileiese <strong>Ermacora<\/strong>, che aveva convertito alla fede in Cristo, affinch\u00e9 Pietro lo consacrasse vescovo di Aquileia. Perci\u00f2, avendo ottenuto Ermacora l\u2019ufficio del vescovado, con il quale avrebbe governato ottimamente la chiesa aquileiese fino alla cattura da parte dei pagani e al suo martirio, Marco fu inviato ad <strong>Alessandria d\u2019Egitto <\/strong>dal beato Pietro e laggi\u00f9 predic\u00f2 per primo il Verbo di Dio\u00bb. Ed ecco che il cerchio si chiude: ma se la storia di Ermacora (e del suo diacono <strong>Fortunato<\/strong>) \u00e8 descritta nei dipinti della <strong>Cripta degli\u00a0Affreschi<\/strong>, all\u2019interno della <strong>Basilica di Aquileia, <\/strong>che fine ha fatto il mitico manoscritto ancora noto ai tempi della <em>Legenda Aurea<\/em>?<\/p>\n<p><strong>L\u2019Evangeliario Forogiuliese<\/strong><\/p>\n<p>Quel libro esiste ancora, ma \u00e8 stato scritto 500 anni dopo la morte di Marco: particolare importante solo per noi moderni, perch\u00e9 ancora nel XVII secolo era, per tutti, il Vangelo redatto dal Santo in persona. Forte di questo prestigio, per secoli fu oggetto di venerazione: fra le sue pagine sono ancora leggibili le firme dei pellegrini medievali, venuti da ogni dove per ammirare il manoscritto e proseguire la loro visita a <strong>San Canzian d\u2019Isonzo<\/strong>, dov\u2019erano sepolti i martiri Canzio, Canziano e Canzianilla, uccisi nel 304 assieme a <strong>Proto <\/strong>e <strong>Crisogono<\/strong>. Oltre alla gente comune, non mancano i messaggi dei pr\u00ecncipi e sovrani europei che, dal Medioevo all\u2019Et\u00e0 Moderna, hanno messo le mani sulla pi\u00f9 preziosa reliquia del Patriarcato di Aquileia: da Carlo IV di Lussemburgo (1316 \u2013 1378), Sacro Romano Imperatore, a Francesco I d\u2019Austria (1768 \u2013 1835). Il volume \u00e8 oggi conservato nella Biblioteca del Museo Archeologico di <strong>Cividale<\/strong>, citt\u00e0 che lo ospita dal Quattrocento: per questo \u00e8 detto <strong><em>Evangeliario Forogiuliese <\/em><\/strong>(ms. CXXXVIII).<\/p>\n<p>Il manoscritto, il pi\u00f9 antico fra quelli conservati in Friuli Venezia Giulia, secondo gli ultimi studi fu vergato a <strong>Ravenna <\/strong>negli anni della conquista di Giustiniano, imperatore di Bisanzio dal 527 al 565. Compilato in una meravigliosa scrittura detta \u2018onciale\u2019, riporta il Vangelo di Luca, di Matteo e di Giovanni nella versione latina di S. Girolamo, la cosiddetta <em>Vulgata<\/em>: quello di Marco, proprio in virt\u00f9 del suo immenso valore simbolico, nel 1420 fu staccato dai Veneziani e portato nella loro Basilica (dove si trova tuttora), subito dopo la conquista del Friuli. Dal punto di vista testuale, l\u2019<em>Evangeliario <\/em>\u00e8 ancora tutto da scoprire: l\u2019ultima edizione critica della <em>Vulgata <\/em>(Weber \u2013 Gryson, 1994), fondata su oltre 70 manoscritti, non lo prende nemmeno in considerazione, nonostante sia accreditato come uno dei testimoni pi\u00f9 fedeli della Bibbia latina di Girolamo. Confrontandolo in alcuni passi con l\u2019edizione Weber \u2013 Gryson, in effetti, le sorprese non mancano: non di rado il codice\u00a0cividalese si discosta dal testo comunemente accettato e lo migliora sensibilmente. Emblematico <em>Matteo <\/em>1, 24, dove la congiunzione <em>ergo<\/em>, \u2018dunque\u2019, spiega meglio di <em>autem<\/em>, \u2018appunto\u2019, la conseguenza del sogno di Giuseppe: dopo che un angelo\u00a0del Signore gli aveva ordinato di prendere in sposa Maria, egli si svegli\u00f2 e \u00abdunque\u00bb fece quanto richiesto da Dio. Ma al di l\u00e0 delle questioni filologiche, sfogliare l\u2019<em>Evangeliario Forogiuliese <\/em>\u00e8 una esperienza impagabile: un tuffo nella storia e nella leggenda in quel Friuli che, anche grazie alla predicazione cristiana di Marco, \u00e8 stato porta dell\u2019Occidente e varco per l\u2019Oriente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>San Marco in FVG<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":23230,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-23229","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1-300x194.webp",300,194,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",640,413,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",300,194,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",500,323,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",474,306,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",391,252,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",300,194,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",750,484,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1.webp",250,161,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/19006-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"San Marco in FVG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23229","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23229"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23229\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23230"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23229"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23229"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23229"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}