{"id":23223,"date":"2017-04-18T00:00:00","date_gmt":"2017-04-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=23223"},"modified":"2017-04-18T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-17T23:00:00","slug":"la-grande-guerra-secondo-la-tv-dellaudience","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-grande-guerra-secondo-la-tv-dellaudience\/","title":{"rendered":"La Grande Guerra secondo la tv dell&#8217;audience"},"content":{"rendered":"<p>Una rassegna nuova, e non soltanto perch\u00e9 si affaccia per la prima volta in Carnia: nuova anche per il suo modo di raccontare la Grande Guerra.<br \/> Si tratta di\u00a0<strong><em>Pace alla guerra. Reportage virtuale storico-musicale in sei episodi. Note di vita bellica in Carnia 1916-1917<\/em>, in scena con sei spettacoli a partire da marted\u00ec 25 aprile fino a sabato 1 luglio in diversi paesi e citt\u00e0 tra Carnia e Friuli.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sei performance tra storia, teatro e musica<\/strong>, vanno in scena\u00a0<strong>il 25 aprile a Cercivento, il primo maggio a Timau di Paluzza, il 21 maggio a Tolmezzo, il 2 giugno a Somplago (Cavazzo Carnico), il 29 giugno a Udine e il primo luglio a Forni Avoltri<\/strong>\u00a0e inventano delle bizzarre interviste impossibili in forma teatrale con accompagnamento musicale dal vivo.\u00a0Protagonisti principali sono il giornalista<strong> Guerrino Pacifici <\/strong>(interpretato da<strong> Adriano Giraldi<\/strong>) e il tele-cine-operatore<strong> Miro Vojnovich<\/strong> (<strong>Maurizio Zacchigna<\/strong>), che su richiesta del fantomatico capo redattore di un misterioso network devono &#8220;fare audience&#8221; raccontando della Grande Guerra. Con loro anche\u00a0le attrici<strong> Maria Grazia Plos e Roberta Colacino <\/strong>e il gruppo strumentale<strong> Lumen Harmonicum<\/strong>, che rivisita il repertorio italiano e austro ungarico del periodo bellico.\u00a0La cura del progetto (l&#39;idea, i contenuti testuali e musicali, la supervisione) \u00e8 di\u00a0<strong>Massimo Favento<\/strong>; la regia teatrale \u00e8\u00a0<strong>dell&#39;Associazione Mamarogi<\/strong>\u00a0e le illustrazioni &#8211; prodotte ad hoc sui personaggi delle storie &#8211; sono di\u00a0<strong>Mauro Zavagno<\/strong>.<\/p>\n<p>Pace alla Guerra\u00a0<strong>\u00e8 un progetto di<\/strong>\u00a0<strong>Lumen Harmonicum\u00a0<\/strong>e\u00a0si svolge\u00a0<strong>con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.\u00a0<\/strong>Grazie alla collaborazione della\u00a0<strong>Fondazione &#8220;Luigi Bon&#8221;, Pace alla Guerra<\/strong>\u00a0si propone\u00a0come<strong>anteprima della ormai storica rassegna Carniarmonie.\u00a0<\/strong>A collaborare al progetto, inoltre, sono anche,\u00a0 Mamarogi, la Societ\u00e0 Triestina di Cultura\u201cMaria Theresia&#8221;, ArteFumetto MusicaTutti e il Comune di Udine &#8211; Udinestate 2017, l&#39;Associazione Nazionale Alpini &#8211; Sezione di Udine e il Centro Studi Musica e Grande Guerra (Reggio Emilia).\u00a0<\/p>\n<p>Parlare della Grande Guerra &#8211; spiega l&#39;operatore culturale Celestino Vezzi &#8211; ha senso se\u00a0<strong>&#8220;<\/strong><strong>si esce dalla retorica, si guarda oltre i forzati paraocchi, si d\u00e0 spazio e voce non solo ai testi ufficiali, ma anche ai diari della gente comune<\/strong>, si evita di citare ad ogni pi\u00e8 sospinto la parola Patria quale panacea giustificatrice di ogni scelta. Ed \u00e8 un po\u2019 ci\u00f2 che propone questo reportage virtuale che tra il serio ed il faceto, con la giusta dose di ironia e quel pizzico controllato di irriverenza facendo riferimento a specifici episodi o personaggi della Grande Guerra ne affronta alcuni aspetti.<\/p>\n<p>In questo contesto alcuni termini assumono significati precisi ed i riferimenti non sono casuali:\u00a0<strong>disobbedienza, sacrificio, diserzione, follia, ideologia, memoria<\/strong>&#8220;. Proprio queste, infatti, le chiavi di lettura per i singoli episodi.<\/p>\n<p><strong>La rassegna inizia marted\u00ec 25 aprile, alle 16 alla Cjase da Int di Cercivento<\/strong>, con il primo spettacolo intitolato\u00a0<strong><em>Rapsodia di una pallottola.\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Backstage per giornalisti &#038; plotone musicale su \u201cI Fusil\u00e2z di \u00c7ur\u00e7uvint\u201d<\/em><\/strong>\u00a0che si raccoglie sotto il &#8220;cappello&#8221; della\u00a0<strong><em>disobbedienza<\/em><\/strong>. Sul palcoscenico sono gli attori\u00a0<strong>Adriano Giraldi in Guerrino Pacifici e Maurizio Zacchigna in Miro Vojnovich e nel Colonnello; con loro il Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum (Chiara Minca &#8211; voce, Mauro Verona &#8211; corno, Marco Favento &#8211; violino, Massimo Favento &#8211; violoncello, Denis Zupin &#8211; percussioni)<\/strong>.\u00a0<br \/> Attraverso i dialoghi degli attori e le &#8220;spiegazioni&#8221; musicali scorre un particolare racconto dell&#39;episodio &#8211; ormai noto &#8211; dei I Fusil\u00e2z di \u00c7ur\u00e7uvint, il tragico caso di Silvio Gaetano Ortis e di altri tre Alpini fucilati dai Carabinieri per essersi rifiutati di sostenere un attacco decisamente suicida contro una postazione austriaca sulle montagne che loro conoscevano tanto bene, pur avendo proposto una valida alternativa. Un caso estremo di disobbedienza (e purtroppo di giustizia sommaria) ancora molto dibattuto nel quale la logica irrazionale della disciplina militare prese il sopravvento su buonsenso e umanit\u00e0. Lo spettacolo\u00a0<strong>rovescia la prospettiva dando la parola non alle vittime, ma al plotone d&#39;esecuzione.<\/strong>\u00a0I bizzarri operatori televisivi partono dalla lettera di un&#39;emigrata in Argentina che racconta di un tizio che, a quanto pare, era solito, durante il Ventennio, trascorrere l\u2019estate nei luoghi della tragedia, cercando una sua via di pentimento e di espiazione &#8230;<\/p>\n<p>Il secondo appuntamento \u00e8 atteso per luned\u00ec 1 maggio alle ore 16 a Timau di Paluzza nella Sala Parrocchiale San Pio X, quando si racconta di\u00a0sacrificio.\u00a0<strong>L\u2019amica di Maria &#8211; <\/strong><strong>Dialogo rigenerante storico-musicale sul mito di Maria Plozner &#038; delle Portatrici Carniche\u00a0<\/strong>(questo il titolo dello spettacolo) affronta ancora un caso pi\u00f9 e pi\u00f9 volte discusso, quello delle cosiddette Portatrici Carniche, di cui Maria Plozner, uccisa da un cecchino, \u00e8 l&#39;emblema. Un gruppo di donne che tra il 1915 ed il 1917 con abnegazione e disciplina giornalmente s\u2019inerpicavano dal fondovalle con le loro gerle, facendosi carico di quei rifornimenti necessari agli uomini che stavano tenendo tenacemente saldo il fronte bellico sul crinale delle Alpi.<\/p>\n<p><strong>Adriano Giraldi \u00e8 ancora Guerrino Pacifici, Maurizio Zacchigna \u00e8 Miro Vojnovich e Roberta Colacino \u00e8 Rosalia Schiratti Barachino. \u00c8 sempre il Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum a tenere viva la parte musicale (Mauro Verona &#8211; corno, Marco Favento &#8211; violino, Massimo Favento &#8211; violoncello, Denis Zupin &#8211; percussioni).<\/strong><\/p>\n<p>Proprio Rosalia Schiratti Barachino, una maestra elementare del primo dopoguerra, \u00e8 oggetto della nuova intervista impossibile: colei che forse per prima ha creato il mito di Maria Plozner Mentil. E i nostri &#8220;strani&#8221; giornalisti provano a parlarne con lei, spostando per\u00f2 la figura di Rosalia al di fuori della retorica del Ventennio e ponendola, piuttosto, a &#8220;braccetto&#8221; con le altre donne, pi\u00f9 vicina alla realt\u00e0 cruda che trasmette pi\u00f9 fedelmente il sacrificio delle Portatrici. Lo spettacolo evidenzia diverse possibili interpretazioni, dettate dalle diverse condizioni storico sociali, della storia di Maria, e abbraccia un&#39;ampia visione del sacrificio e della condizione femminile in generale.<\/p>\n<p><strong>Gli spettacoli continuano il 21 maggio, il 2 giugno, il 29 giugno e il primo luglio con altri quattro episodi-reportage\u00a0<\/strong>nei quali si &#8220;rivedono&#8221; alcune pagine divenute aneddoti e leggende con gli occhi esterni delle persone comuni, dei\u00a0non protagonisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sei spettacoli tra la Carnia e il Friuli<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":23224,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-23223","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1-300x239.webp",300,239,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",640,510,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",300,239,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",500,399,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",406,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",326,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",300,239,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",750,598,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1.webp",250,199,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18989-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Sei spettacoli tra la Carnia e il Friuli","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23223","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23223"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23223\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23224"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23223"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23223"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23223"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}