{"id":22810,"date":"2017-03-02T00:00:00","date_gmt":"2017-03-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=22810"},"modified":"2017-03-02T00:00:00","modified_gmt":"2017-03-01T23:00:00","slug":"il-carso-tra-bellezze-e-memorie-della-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-carso-tra-bellezze-e-memorie-della-grande-guerra\/","title":{"rendered":"Il Carso tra bellezze e memorie della Grande Guerra"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 notte fonda quando partiamo dall\u2019Aquila verso il Friuli Venezia Giulia. Attraversato il tunnel sotto il Gran Sasso, alle spalle la maestosit\u00e0 del Corno Grande, la vetta pi\u00f9 alta degli Appennini, scendiamo verso l\u2019Adriatico. Viaggio tranquillo, Morfeo ha subito ghermito i miei compagni di viaggio. In autostrada solo una sosta, si fila verso il mattino. Nei pressi di Venezia, a levante, un\u2019enorme palla di fuoco incendia l\u2019orizzonte. Sono quasi le 8, si scorre fluidamente verso Trieste. Ancora un\u2019ora prendiamo l\u2019uscita di Sistiana per la strada costiera, il mare \u00e8 imperlato di riflessi. Si va al Castello di Miramare, prezioso tesoro d\u2019architettura situato sulla punta del promontorio di Grignano. Una posizione magnifica per apprezzare il panorama del golfo. Voluto nel 1855 dall\u2019arciduca Massimiliano d\u2019Asburgo per s\u00e9 e sua moglie Carlotta, fu progettato dall\u2019architetto austriaco Carl Junker. Immerso in un enorme parco ricco di specie arboree, questa splendida dimora principesca in pietra bianca d\u2019Istria, anche dopo la tragica morte di Massimiliano in Messico, dov\u2019era andato imperatore, ospit\u00f2 pi\u00f9 volte il fratello, re Francesco Giuseppe con sua moglie Sissi, nelle numerose visite a Trieste, importante citt\u00e0 portuale del Mediterraneo e sbocco al mare per il Regno d\u2019Austria e Ungheria.<\/p>\n<p>Ammaliante la visita a Miramare. Oltre la bellezza architettonica, vi si ammirano la ricchezza degli arredi, dei dipinti e degli arazzi, la raffinatezza delle suppellettili, in un contesto che fa sognare. Riprendiamo la via per Trieste, l\u2019antica Tergeste di probabile origine illirica, poi colonizzata dai Romani, della quale parla Giulio Cesare nel <em>De bello gallico<\/em>. Una lunga storia quella della grande citt\u00e0 giuliana, che per ora tralasciamo di raccontare. Bella la vista sul lungomare. Poi sfarzosi palazzi fanno da quinta verso Piazza dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. \u00c8 il salotto della splendida citt\u00e0 adriatica, una delle pi\u00f9 grandi piazze aperte sul mare. Forse la pi\u00f9 vasta in assoluto. Contornata su tre lati da stupendi edifici, schiera da sinistra il magnificente Palazzo della Luogotenenza austriaca, il Palazzo Stratti, al centro il Palazzo Modello dov\u2019\u00e8 il municipio, l\u2019antico Palazzo Pitteri, a destra il Palazzo Venoli e il Palazzo del Lloyd Triestino, ora sede del Governo regionale. Al centro della piazza la settecentesca Fontana dei Quattro Continenti con le sue allegorie. Di fronte alla piazza, allungato sul mare, il Molo Audace, cos\u00ec chiamato quando la prima nave italiana &#8211; l\u2019Audace, appunto &#8211; dopo la fine della Grande Guerra entr\u00f2 nel porto di Trieste, tornata finalmente italiana. Gustate le bellezze del centro storico, crogiolo di culture con segni di nobilt\u00e0 civica, ci infiliamo nel dedalo di vie che arrancano sulle colline disposte ad anfiteatro attorno alla composizione urbana. Ricordiamo la Risiera di San Sabba, lager di sterminio nazista in terra italiana, e la Foiba di Basovizza, luogo di martirio d\u2019italiani sotto il regime di Tito, mentre si va al Santuario di Monte Grisa. Erto a 330 metri sul mare, sul punto pi\u00f9 alto dei colli che coronano la citt\u00e0, mostra una vista sul golfo davvero mozzafiato. Il Santuario \u00e8 un\u2019imponente costruzione in cemento armato a struttura triangolare. Progettato dall\u2019architetto Antonio Guacci, dopo la fine della Seconda guerra mondiale fu voluto dall\u2019arcivescovo Antonio Santin per onorare un voto, promesso per proteggere la citt\u00e0 dai bombardamenti. Dedicato a Maria Madre e Regina, fu completato nel 1965 e nel \u201892 visitato da Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Riprendiamo il nostro viaggio verso Gorizia, tra campi conquistati tra le rocce e il vento, dove ordinati vigneti donano nettare per i sapidi vini del Carso: terrano, refosco, verduzzo, vitovska e malvasia. Una sosta a Redipuglia, dove arriviamo nel primo pomeriggio. Il Sacrario militare \u00e8 immenso. Un\u2019interminabile scalea disegna la saliente prospettiva fino al culmine, dove svettano tre grandi croci. Il motto \u201cpresente\u201d, ripetuto all\u2019infinito, campeggia sui frontoni dei gradoni in pietra lungo la scalinata monumentale, confinata tra due filari di cipressi. Sulla sommit\u00e0 dominano le tre croci, come su un doloroso monte Calvario. \u201cPresente\u201d \u00e8 scolpito per ricordare ogni caduto di quell\u2019enorme Memoriale, un cimitero per 100 mila soldati italiani, parte degli oltre 600 mila caduti nella Grande Guerra. Sono riportati in rigoroso ordine alfabetico, a ciascuno la sua lastra di bronzo. 35 mila sono conosciuti con i loro nomi, 65 mila sono militi ignoti.<\/p>\n<p>Qui nei dintorni combatt\u00e9 la sua guerra anche Giuseppe Ungaretti, lasciandoci struggenti liriche di sofferenza e di dolore. Nei pressi scorre infatti l\u2019Isonzo, il fiume che fu rosso del sangue dei soldati morti in battaglia, poco distante da Caporetto, laddove il 24 ottobre 1917 il fronte cedette all\u2019assalto dell\u2019esercito austriaco, nella \u201crotta\u201d diventata la pi\u00f9 grave disfatta per l\u2019esercito italiano, della quale parl\u00f2 anche Ernest Hemingway nel suo celebre romanzo <em>Addio alle armi<\/em>. Ne segu\u00ec la dolorosa ritirata oltre il Piave, dove si prepar\u00f2 la riscossa per la vittoria finale a Vittorio Veneto, il 4 novembre 1918, immortalata nel famoso proclama del generale Diaz. Proprio in questi luoghi del Carso oper\u00f2 la Terza Armata del generale Emanuele Filiberto di Savoia Duca d\u2019Aosta, onorato con il grande parallelepipedo di marmo verde ai piedi della scalinata. Visitiamo pure i resti delle trincee, l\u00ec accanto, e il vicino museo, dove armi, divise militari, attrezzi vari ed equipaggiamenti raccontano la terribile vita in trincea. Partiamo per Gorizia, non lontana. La citt\u00e0 confina a oriente con il Sabotino e il Montesanto, colli cruenti nella Grande Guerra. Il sole va tramontando quando arriviamo nella citt\u00e0 di confine, incrocio di genti e culture. Una bella citt\u00e0, con una lunga storia.<\/p>\n<p>Dove oggi Gorizia si distende, dal I secolo a.C. sorgevano due villaggi romani, <em>Castrum Silicanum<\/em> e <em>Pons Aesontii<\/em>, come indica la Tavola Peutingeriana, copia d\u2019una carta romana con le antiche vie militari dell\u2019Impero. L\u00ec, sulla <em>via Gemina<\/em>, nel punto in cui veniva attraversato l\u2019Isonzo, c\u2019era una stazione di posta che il governo romano riservava a dignitari e ufficiali, in viaggio per ragioni di stato. Intorno a tali strutture sulle vie consolari e militari romane si sviluppavano solitamente centri abitati. Appunto queste le prime origini dell\u2019attuale Gorizia, allora confine con l\u2019antica provincia romana del Norico. Ma per trovare la prima citazione della citt\u00e0 bisogna aspettare l\u2019anno 1001, quando Gorizia compare in una donazione dell\u2019imperatore Ottone III con la quale si cedeva in parti uguali il castello di Salcano e la villa denominata <em>Goriza <\/em>a Giovanni, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli. Dal 1090 la citt\u00e0 venne governata dapprima dai Mosburg, poi dai Lurngau, sviluppandosi e accrescendo la sua popolazione, costituita da friulani, giuliani, tedeschi e sloveni. La potenza militare dei Conti di Gorizia, unita a una saggia politica matrimoniale, permise alla Contea, nel periodo di massimo splendore tra il Duecento e la prima met\u00e0 del Trecento, d\u2019estendersi su gran parte del nordest italiano, comprese le citt\u00e0 di Treviso e Padova, parti dell\u2019attuale Slovenia, dell\u2019Istria, del Tirolo e della Carinzia.<\/p>\n<p>Gorizia ottenne il rango di citt\u00e0 durante il regno di Enrico II (1304-1323). Nei primi decenni Quattrocento, con l\u2019assorbimento alla Repubblica di Venezia del Principato patriarcale di Aquileia, i conti di Gorizia chiesero al Doge l\u2019investitura feudale, riconoscendosi vassalli della Serenissima. Nel 1500\u00a0Leonardo, ultimo conte rimasto senza discendenti, alla sua morte lasci\u00f2 la contea in eredit\u00e0 a\u00a0Massimiliano I d\u2019Asburgo. L\u2019atto, non valido per il diritto internazionale del tempo &#8211; per il fatto che la Contea aveva vincoli di vassallaggio alla Repubblica veneta -, spinse la Serenissima a denunciare la violazione per canali diplomatici. Ma ogni tentativo veneziano di riappropriarsi della citt\u00e0, anche mediante la forza, risult\u00f2 tuttavia vano. Occupata militarmente nel 1508 per sedici mesi, fu abbandonata dalla guarnigione veneta dopo la disastrosa sconfitta subita dai Veneziani ad Agnadello, a opera dei Francesi. Da allora Gorizia far\u00e0 parte dei domini asburgici, come capitale della Contea, entrando a met\u00e0 dell&#39;Ottocento a far parte del Litorale Austriaco. Suoi Conti saranno gli stessi imperatori asburgici, fino al\u00a01918.<\/p>\n<p>Durante la Prima guerra mondiale, con enormi sacrifici di vite umane, le truppe italiane entrarono una prima volta a Gorizia nell\u2019agosto del 1916. Nella cruenta battaglia del 9 e 10 agosto, sul monte Podgora &#8211; nella quale si segnalarono soprattutto i Gialli del Calvario, cos\u00ec chiamati per il colore delle mostrine e per gli atti di valore &#8211; persero la vita quasi 52 mila soldati italiani e dalla parte austriaca ne morirono circa 41 mila. Fu uno dei pi\u00f9 grandi massacri di quella sanguinosissima guerra. Persa nel 1917 a seguito della rotta di Caporetto, la citt\u00e0 venne definitivamente ripresa dall\u2019esercito italiano il 7 novembre 1918. Teatro di scontri sanguinosi anche durante la Seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto, con il trattato di pace, Gorizia dovette cedere alla Jugoslavia tre quinti circa del proprio territorio, ma il centro storico e gran parte dell\u2019area urbana restarono in territorio italiano. Dovette subire l\u2019oltraggio del muro che la separava dalla Jugoslavia oltre-cortina, cos\u00ec diventata con la divisione per aree d\u2019influenza scaturite dal trattato di Yalta. Insomma, Gorizia divenne una \u201cpiccola Berlino\u201d <em>ante litteram<\/em>. Il confine\u00a0attraversava una zona della citt\u00e0, lasciando nella parte non italiana anche molti edifici e strutture di pubblica utilit\u00e0, tra cui la stazione di Gorizia Montesanto, sulla linea ferroviaria Transalpina che collegava la citt\u00e0 all\u2019Europa Centrale. La piazza davanti la stazione, divisa tra le due nazioni, dal\u00a02004\u00a0\u00e8 tornata liberamente visitabile con l\u2019abbattimento della rete confinaria dopo l\u2019entrata della Slovenia nell\u2019Unione Europea. L\u2019eliminazione del \u201cmuro\u201d divisorio ha consentito anche di \u201cliberare\u201d le relazioni in territorio sloveno con la moderna citt\u00e0 di Nova Gorica, costruita negli anni Cinquanta del secolo scorso.<\/p>\n<p>Dal 21 dicembre 2007, con il trattato di Schengen, le citt\u00e0 di Gorizia e Nova Gorica sono finalmente senza interposti confini. Il legame sempre pi\u00f9 forte che le unisce ha consentito alle due citt\u00e0 d\u2019avviare un significativo processo di sviluppo, nel segno della reciproca collaborazione fra Italia e Slovenia. Sicch\u00e9 negli ultimi anni Gorizia sta conoscendo una progressiva rinascita. Vi si respira l\u2019atmosfera sospesa, tipica d\u2019una citt\u00e0 di confine, con un grande fermento economico e sociale, orgogliosa di mostrare le sue tante bellezze. Il\u00a0<strong>Castello medievale,<\/strong>\u00a0con l\u2019incantevole borgo, \u00e8 un vero gioiello. Dai suoi spalti la vista pu\u00f2 spaziare sulle dolci distese di colli e sull\u2019intera citt\u00e0 dove in modo armonioso convivono architetture medievali, barocche e ottocentesche. La borghesia asburgica amava Gorizia per il suo clima mite: era chiamata la \u201c<strong>Nizza austriaca\u201d<\/strong>. Il clima e il contesto ambientale ne fanno dunque un luogo ameno. Incantevoli i suoi parchi: il\u00a0<strong>Parco Piuma<\/strong>\u00a0sul fiume Isonzo, il\u00a0<strong>Parco del Palazzo Coronini<\/strong> <strong>Cronberg<\/strong>\u00a0e il\u00a0<strong>Parco Viatori. Grandi gli spazi dedicati al<\/strong>la cultura, con tanti musei, come il\u00a0<strong>Museo della Moda<\/strong>, il\u00a0<strong>Museo della Grande Guerra,<\/strong> la\u00a0<strong>Collezione Archeologica<\/strong>, il\u00a0<strong>Museo del Medioevo Goriziano<\/strong>\u00a0e la\u00a0<strong>Pinacoteca<\/strong>\u00a0di casa Formentini. Fra i molti palazzi storici della citt\u00e0 emergono il\u00a0<strong>Palazzo della Torre<\/strong>,\u00a0<strong>Palazzo Attems Petzenstein<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Palazzo Werdenberg<\/strong>. La storia della comunit\u00e0 ebraica di Gorizia \u00e8 raccontata nel\u00a0<strong>Museo Sinagoga Gerusalemme sull&#39;Isonzo.<\/strong> Sulle alture della citt\u00e0 si trova infine l\u2019<strong>Ossario di Oslavia. R<\/strong>accoglie le spoglie di soldati italiani e austro-ungarici caduti durante la Prima guerra mondiale. Il Centenario della Guerra 1915-18 dovrebbe davvero essere occasione per far riflettere sulla tragedia di tutte le guerre e sull\u2019insipienza umana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Trieste a Gorizia<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":22811,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-22810","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1-300x196.webp",300,196,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",640,419,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",300,196,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",500,327,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",474,310,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",391,256,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",300,196,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",750,491,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1.webp",250,164,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/18207-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Da Trieste a Gorizia","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22810","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22810"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22810\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22811"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22810"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22810"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22810"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}