{"id":22560,"date":"2017-02-01T00:00:00","date_gmt":"2017-01-31T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=22560"},"modified":"2017-02-01T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-31T23:00:00","slug":"sulle-tracce-delluomo-che-vinse-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/sulle-tracce-delluomo-che-vinse-la-morte\/","title":{"rendered":"Sulle tracce dell&#8217;uomo che vinse la morte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Simon Yates <\/strong>\u00e8 uno scalatore inglese conosciuto per le vicende raccontate nel libro <em>Touching the Void <\/em>(<em>La morte sospesa<\/em>, di Joe Simpson). Fu lui che tagli\u00f2 la corda al compagno di scalata <strong>Joe Simpson <\/strong>durante la spedizione al <strong>Siula Grande <\/strong>(6344 m) nella <strong>Cordillera Huayhuash in Per\u00f9<\/strong>. La storia \u00e8 nota: i due raggiunsero la cima aprendo una nuova via sulla parete ovest ma, scendendo per la cresta nord, lungo la via aperta dai primi salitori, incapparono in condizioni estreme tanto che Joe, provato dalla fatica, si ruppe una gamba. Malgrado la difficolt\u00e0, Simon tent\u00f2 di portarlo in salvo calandolo lungo le pareti ghiacciate; tuttavia qualcosa and\u00f2 storto e, dopo attimi di terrore, Simon si vide costretto a tagliare la corda alla quale era appeso l\u2019amico. Joe riusc\u00ec comunque a sopravvivere e ritornare al campo.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 alpinistica ritiene quella di Simpson una grande prova di sopravvivenza, un\u2019importante e quasi incredibile testimonianza di vittoria della vita sulla morte. Nel 2003 il regista premio Oscar Kevin MacDonald port\u00f2 questa storia sul grande schermo realizzando un capolavoro dei film di montagna. Nonostante avessi letto diverse volte il libro, non avrei mai pensato di poter anch\u2019io trovarmi al cospetto del Siula Grande.<\/p>\n<p>Lo scorso mese di luglio mi fu offerto di partecipare a una spedizione nella Cordillera Huayhuash in Per\u00f9, toccando la <strong>L<\/strong><strong>aguna Sarapococha <\/strong>al campo base di Joe Simpson. L\u2019itinerario mi avrebbe consentito di compiere il periplo della Cordillera Huayhuash valicando valli e zone desertiche fino a conquistare la cima del <strong>Diablo Mudo <\/strong>(5350 m) dinnanzi al Siula Grande. Partecipando avrei potuto confrontarmi con la natura e vivere intense sensazioni di libert\u00e0, tra lagune e passi a oltre 5000 m. Queste montagne sono diventate famose in Italia da quando, il 6 luglio del 1969, i Ragni di Lecco, guidati dal <strong>friulano Riccardo Cassin<\/strong>, allora sessantenne, raggiunsero il <strong>Nevado Jirishanca<\/strong>, (6126 m) fino allora mai salito, la vetta pi\u00f9 alta della Cordillera Huayhuash, e la seconda cima del Per\u00f9.<\/p>\n<p>Il 6 agosto 2016 arriva il giorno della partenza. Dopo la levataccia, mi trovo in aeroporto a Milano Malpensa alle 7.30 della mattina, dove prender\u00f2 l\u2019aereo con Francesca e Gianna, mie compagne di viaggio. Al check-in riesco a imbarcare tutto l\u2019armamentario, senza pagare il sovrapprezzo. Ci vogliono quasi 8 ore per arrivare all\u2019aeroporto di Newark-Liberty nel New Jersey. Arrivati a destinazione, ci dirigiamo a Manhattan, nel cuore di New York. In citt\u00e0 tutto \u00e8 costoso e perfino il wi-fi dell\u2019albergo \u00e8 a pagamento. Tuttavia ci troviamo in pieno centro a due passi dalla stazione di <em>Penn Station<\/em>. Alla sera facciamo una breve passeggiata fino a raggiungere <em>Broadway<\/em>, l\u2019ampia Avenue di New York sede di teatri e spettacoli viaggianti. Abbiamo fame ma siamo costretti a mangiare al <em>McDonald\u2019s <\/em>visto che non troviamo altro. La \u201cgrande mela\u201d \u00e8 straordinaria\u00a0con le sue strade trafficate, i marciapiedi brulicanti e i quartieri multietnici. Chiude il sipario lo spettacolo di luci riflesse sui grattacieli.<\/p>\n<p><strong>Dalle Stelle alle Stalle<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019indomani atterriamo a <strong>Lima<\/strong>. Ad attenderci troviamo il mitico Hans, proprietario dell\u2019agenzia che organizza il trek. Con un taxi sgangherato arriviamo alla stamberga di questa notte. \u00c8 una topaia fatiscente ubicata nella periferia della citt\u00e0 e \u00a0frequentata da lucciole e clienti arrapati. \u00c8 un via vai continuo di gente. Con difficolt\u00e0 riesco a prendere sonno.<\/p>\n<p>Il giorno successivo raggiungiamo la stazione degli autobus: la nostra meta \u00e8 <strong>Huaraz<\/strong>, nelle <strong>Ande<\/strong>. Non \u00e8 facile uscire dal centro, le strade sono intasate e il traffico non scorre. Lima \u00e8 una citt\u00e0 caotica di oltre 9 milioni di abitanti, abbastanza \u00a0pericolosa per la presenza di borseggiatori. Ci vogliono 8 ore di viaggio per arrivare a Huaraz, a 3000 m., il luogo del trekking per eccellenza. In alta stagione le sue vie brulicano di centinaia di escursionisti di ritorno dai sentieri o in procinto di partire \u00a0per una spedizione.<\/p>\n<p>Dai suoi tetti si vede la <strong>Cordillera Blanca <\/strong>e la cima dell\u2019<strong>Huascar\u00e1n <\/strong>(6768 m.) la pi\u00f9 alta montagna del Per\u00f9. Hans mi confida di esservi salito diversi anni fa e oggi si ritiene fortunato di essere sopravvissuto perch\u00e9 \u00e8 una montagna che non perdona e ogni anno miete numerose vittime. Nei giorni successivi, per favorire l\u2019acclimatamento alle quote pi\u00f9 elevate, raggiungiamo la <strong>Laguna di Llanganuco<\/strong>, a 3900 m., alle pendici dell\u2019Huascar\u00e1n. Un posto magnifico grazie ai colori turchesi dell\u2019acqua e ai boschi di <em>que\u00f1ual<\/em>. Proseguiamo in auto fino al <strong>ghiacciaio Pastoruri <\/strong>a 5000 metri di altitudine. Quest\u2019ultimo \u00e8 in fase avanzata di ritiro e oggi rischia addirittura di scomparire.<\/p>\n<p>Intanto, per combattere il mal di montagna, beviamo il <em>mate de coca<\/em>, un infuso a base di foglie di coca che magicamente ci fa sparire il mal di testa. Ritornando a valle intravediamo la <strong>Puya Raimondi<\/strong>, chiamata anche <strong>regina delle Ande<\/strong>, la pi\u00f9 grande\u00a0pianta della famiglia delle <em>Bromeliaceae<\/em>, endemica delle Ande, che pu\u00f2 raggiungere i 10 metri di altezza e che prese il nome dall\u2019esploratore italiano Antonio Raimondi.<\/p>\n<p>Continuando il tour arriviamo a <strong>Yungay<\/strong>. Questo grazioso villaggio era stato distrutto da una valanga scesa dall\u2019Huascar\u00e1n, in conseguenza del terremoto del 1970. Guardandoci attorno ci sembra impossibile che sia stato cancellato dalla forza della natura.<\/p>\n<p>Eppure i segni della catastrofe ci sono tutti: il Camposanto, memoriale per le 25.000 vittime della valanga, racconta la storia di Yungay, cittadina morta e risorta dalle proprie ceneri. L\u2019indomani, dopo aver approfittato dell\u2019ultima doccia calda \u2013 da adesso in poi sar\u00e0 impossibile lavarsi per dodici giorni \u2013 iniziamo l\u2019avvicinamento alla Cordillera Huayhuash. Lungo una strada sterrata a strapiombo su <strong>Rio Llmac <\/strong>scendiamo in auto dentro una gola strettissima fino ad arrivare a Llmac, un piccolo villaggio dove si paga dazio per il parco. Qui incontriamo la nostra squadra: Victor, una guida italoperuviana che ci accompagner\u00e0 durante il trekking, e l\u2019<em>arriero <\/em>(mulattiere) Persie, al comando dei quadrupedi per il trasporto viveri. Proseguiamo per <strong>Pocpa <\/strong>(3700 m.) dove montiamo le tende. Intanto nel paese tutti fanno bisboccia e bevono fiumi di birra. Victor mi racconta che ci troviamo sul <strong>Cammino Reale<\/strong>, la strada dell\u2019impero Inca, lunga 5.000 km, che anticamente metteva in comunicazione diverse citt\u00e0 del Sudamerica, e ancora oggi nasconde segreti e tesori. Nel 2013 fu ritrovato dell\u2019oro nei pressi della <strong>miniera di Pallca<\/strong>, poi sottratto da un prete, mentre altre volte fu rinvenuto grazie ad alcuni bagliori riflessi sulle montagne. Storie che hanno dato origine a racconti popolari come quello dell\u2019angelo-alieno custode d\u2019immense ricchezze. A conferma che quando c\u2019\u00e8 di mezzo l\u2019oro occorre procedere&#8230; con i piedi di piombo.<\/p>\n<p>Finalmente arriva il primo giorno di trekking. \u00c8 una giornata fredda con molto vento. La tappa \u00e8 monotona e non offre grandi scorci, si snoda lungo una strada bianca con innumerevoli tornanti fino ad arrivare a Pallca dove, oltre all\u2019oro, si estraevano anche altri metalli tra cui l\u2019argento, il rame e lo zinco. Victor racconta che la miniera \u00e8 stata chiusa recentemente a causa dell\u2019inquinamento. Verso l\u2019ora di pranzo siamo al <strong>campo di Quartelhuain <\/strong>(4170 m.). Persie ha gi\u00e0 montato le tende e ci rifocilla con dell\u2019ottima minestra. Nel frattempo escono dalle nuvole alcune cime della Cordillera Huayhuash: scorgiamo il <strong>Rondoy <\/strong>(5870 m), il <strong>Ninashanca <\/strong>(5607 m), lo <strong>Jirishanca <\/strong>(6094 m) e lo <strong>Yerupaja piccolo<\/strong>.<\/p>\n<p>Ormai siamo entrati nel vivo del viaggio: il programma dell\u2019indomani prevede di arrivare alla <strong>laguna Mitucocha <\/strong>(4225 m.) nel cuore dell\u2019Huayhuash. Ci svegliamo con il campo imbiancato di neve e la tenda talmente ghiacciata da impedirci di aprire le zip. La salita al <strong>passo Cacanan <\/strong>\u00e8 impegnativa a causa della quota e delle difficolt\u00e0 connesse alla respirazione. Ma a rigenerarci \u00e8 la planata del gigante dei cieli: il condor, che osserviamo dileguarsi nei meandri infiniti dell\u2019aria. Subito dopo iniziamo la discesa verso il fiume. Victor decide di proseguire sulla variante di sinistra per arrivare alle sorgenti di acqua calda\u00a0dove beneficiamo di un pediluvio rigenerante. D\u2019un tratto appare ai nostri occhi il Siula Grande (6344 m.) la montagna che vide le gesta di Joe Simpson e Simon Yates. Uno spettacolo straordinario. Arrivati al campo ci infiliamo nei sacchi a pelo e aspettiamo la cena.<\/p>\n<p>Nel terzo giorno del trekking saliamo al passo Carhuac e, complice il bel tempo, ci godiamo il panorama sulla cordillera Huayhuash. Mentre scendiamo sulle rive del <strong>lago Carhuacocha <\/strong>osserviamo un gruppo di <em>viscaccie <\/em>(mammiferi roditori) spostarsi verso alcune impronte fossili di ammoniti. Il campo di quest\u2019oggi \u00e8 magnifico e le montagne si specchiano nel lago creando un effetto mozzafiato. Il giorno seguente, con un giro molto faticoso, attraversiamo le lagune <strong>Gangrajanc<\/strong>, <strong>Siula <\/strong>e <strong>Quesilococha<\/strong>, fino a valicare il <strong>passo Siula <\/strong>a 4900 metri dove, grazie a uno strano gioco della natura, osserviamo le tre lagune in successione. Pi\u00f9 tardi cominciamo a scendere verso il campo di Huayhuash sotto il peso della grandine.<\/p>\n<p>La tappa dell\u2019indomani \u00e8 breve con un ambiente diverso da quello dei giorni precedenti; arrivare al <strong>passo Portachuelo <\/strong>\u00e8 semplice ma Gianna \u00e8 affaticata e non riesce a salire a cavallo. Ha il mal di montagna, tossisce in continuazione e ha bisogno di essere accompagnata a quote pi\u00f9 basse. Purtroppo sia mo senza telefono satellitare e <strong>Cajatambo<\/strong>, il paese pi\u00f9 vicino, dista 30 chilometri. In questa situazione ci rendiamo conto che sar\u00e0 difficile chiedere aiuto. Victor decide cos\u00ec di scendere a Cajatambo certo che la mattina seguente sarebbe arrivato al campo con un\u2019automobile, cos\u00ec da portare Gianna a valle. Rassicurato dalla sue parole non mi resta che tuffarmi nelle <strong>pozze termali di Viconga<\/strong>. L\u2019acqua \u00e8 calda e mi immergo fino al collo. Nuotare a 4200 metri \u00e8 una strana sensazione.<\/p>\n<p>All\u2019alba dell\u2019indomani vedo spuntare Victor dalla brughiera. Ce l\u2019ha fatta. \u00c8 riuscito a scovare un mezzo e portarlo qui vicino. Cos\u00ec, dopo aver fatto colazione, carichiamo Gianna sul cavallo e ci dirigiamo all\u2019automobile. \u00c8 triste vederla andar via ma ha assoluto bisogno di scendere pi\u00f9 in basso. Ritornati alle tende saliamo al <strong>passo Cuyoc <\/strong>a 5.000 metri. Il sentiero \u00e8 ripido e impegnativo ma offre scorci a 360 gradi sulle <strong>Cordillere Raura <\/strong>e <strong>Huyhuash <\/strong>e in particolare sul <strong>Diablo Mudo <\/strong>(5350 m): il nostro prossimo obiettivo.<\/p>\n<p>Nel frattempo la discesa mette a dura prova le nostre orecchie, assordate dallo scampanellio di centinaia di mucche presenti al pascolo. Nel pomeriggio arriviamo a <strong>Huanacpatay <\/strong>e ci accampiamo vicino a una roccia a forma di elefante. Il giorno dopo saliamo al <strong>Mirador S. Antonio <\/strong>a un\u2019altitudine di 5000 metri; sulla sua sommit\u00e0 il panorama \u00e8 interminabile e sembra quasi di toccare il cielo, l\u2019aria \u00e8 frizzante e le nuvole passano talmente veloci da farci sembrare immobili. In discesa assistiamo a uno spettacolo grandioso dirimpetto ai ghiacciai del <strong>Siula Grande <\/strong>e del <strong>Nevado Yerupaja<\/strong>. Dopo pranzo m\u2019inoltro a cavallo nella <strong>valle di Sarapococha<\/strong>, per giungere al campo di Joe Simpson, ai piedi del <strong>Sarapo <\/strong>(6127 m). Dopo un tratto iniziale piuttosto ripido entro in una valle selvaggia fino a pervenire alla pietra che ricorda la spedizione.<\/p>\n<p>Siamo giunti all\u2019ottavo giorno del trekking e approdiamo a <strong>Huayllapa<\/strong>: il villaggio \u00e8 grazioso e ci d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di incontrare il popolo <em>quechua<\/em>. Prima di affrontare la faticaccia dell\u2019indomani (2000 m. di dislivello) e l\u2019ascensione al Diablo Mudo, decido di andare a dormire in un letto come si deve nell\u2019alberghetto del paese. Potr\u00f2 cos\u00ec caricare \u201cle batterie\u201d dopo tanti giorni di supplizio in tenda. La cura del sonno funziona e al risveglio mi trovo in condizione fisica smagliante, tanto da distanziare tutti gli altri mentre salgo al <strong>Passo Tapush <\/strong>(4750 m.).<\/p>\n<p>In discesa, lungo le rive del <strong>lago di Gashapampa<\/strong>, osservo il ghiacciaio e la via di scalata che ci impegner\u00e0 durante la notte. Pi\u00f9 tardi, giunti al campo, andiamo a dormire presto obbligati dalla levataccia prevista nel cuore dell\u2019oscurit\u00e0. Tuttavia non riesco a prendere sonno: il freddo mi penetra nelle ossa e la sveglia delle ore 2 mi sembra una liberazione. Muniti di pila frontale, partiamo in fila indiana verso il ghiacciaio. Qui ci leghiamo e cominciamo a salire in conserva con l\u2019uso di piccozza e ramponi. Il freddo si fa sentire ma anche la fatica, specialmente al di sopra dei 5000 metri, quando dobbiamo superare i primi <em>penitentes<\/em>. Queste meraviglie gelate, alte anche due metri, assomigliano a strane lance e a figure incappucciate, ma rendono l\u2019avanzata un inferno. A rigenerarci \u00e8 la magia dell\u2019alba che illumina, a poco a poco, le montagne della Cordillera Huyhuash. Finalmente, dopo 9 ore di scalata, siamo sulla vetta del Diablo Mudo a 5350 metri. Ce l\u2019abbiamo fatta.<\/p>\n<p>Ci abbracciamo e urliamo di gioia, ma i nostri pensieri vanno ai nostri cari e agli amici che non ci sono pi\u00f9. E poi, non bisogna cantare vittoria troppo presto: dobbiamo ancora affrontare la lunghissima discesa per la laguna Jahuacocha, alla fine del nostro\u00a0viaggio.<\/p>\n<p>Tutte immagini indelebili che accompagneranno la conclusione del trekking. Prima di imbarcarmi per l\u2019Italia, tuttavia, ho ancora del tempo per togliermi un altro sfizio: assaggiare la <em>pachamanca<\/em>, il piatto tipico andino preparato con carne di \u00a0agnello, manzo e capra e cucinato sotto terra. Una prelibatezza\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cordillera Huayhuash<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":22561,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-22560","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1-300x169.webp",300,169,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",640,360,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",300,169,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",500,281,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",474,267,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",391,220,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",300,169,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",750,422,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1.webp",250,141,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17782-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"La Cordillera Huayhuash","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22560","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22560"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22560\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22561"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22560"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22560"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22560"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}