{"id":22518,"date":"2017-01-27T00:00:00","date_gmt":"2017-01-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=22518"},"modified":"2017-01-27T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-26T23:00:00","slug":"ai-tempi-del-joe-bar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/ai-tempi-del-joe-bar\/","title":{"rendered":"Ai tempi del Joe Bar"},"content":{"rendered":"<p>Per tutti gli appassionati di motociclismo che hanno raggiunto il traguardo degli anta, il mitico Joe Bar Team, fumetto d\u2019oltralpe che inizialmente era pubblicato come inserto nella rivista specializzata \u2018Moto Sprint\u2019, pi\u00f9 che un passatempo era un vero e proprio \u2018Cult\u2019, da imitare e sostenere. \u00abConfermo!\u00bb, dichiara convinto <strong>Marco Brugnera<\/strong>,\u00a0classe 1967, appassionato pilota monfalconese. \u00abCi ritrovavamo al bar proprio come i personaggi del fumetto, e come loro facevamo a gara a inventare sfide, miti e leggende attorno al mondo del motociclismo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E in cosa consisteva questo vostro esercizio di fantasia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn realt\u00e0 si prendeva spunto da fatti veri, partendo dal modo di guidare di ognuno fino all\u2019abbigliamento che indossava, e poi si cuciva attorno il mito, della serie, quello l\u00ec \u00e8 un gran \u2018manico\u2019, non toglie il gas nemmeno se dorme, oppure, quell\u2019altro va cos\u00ec piano che i moscerini non si schiantano sul cupolino della carena ma sulla targa, e cos\u00ec via\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Avevate tutti la moto nel sangue\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuello \u00e8 certo. Non ho mai praticato altri sport: non ne sentivo il bisogno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi ha cominciato da piccolo con il mini cross?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNo, ho cominciato da adulto. La passione per le due ruote ce l\u2019avevo come tutti quelli della mia generazione: guidare il mitico \u2018motorino\u2019 rappresentava una tappa fondamentale verso l\u2019emancipazione. Il mitico Benelli 50 cc di pap\u00e0, comunque, ho iniziato a guidarlo che gli anni erano ancora a una cifra, o quasi. Erano altri tempi, si andava per i campi senza problemi di traffico e patentini\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perci\u00f2, come succedeva ai tempi, visto che le elaborazioni erano quasi libere, ha \u2018truccato\u2019 il motorino di suo padre?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAssolutamente no, il Benelli era intoccabile. A 14 anni ho avuto il mio primo \u2018Ciao\u2019 della Piaggio, ma anche con quello non ho impegnato tempo e soldi per elaborazioni, anche perch\u00e9 i pezzi costavano. In quel periodo avevo molto il \u2018gusto dell\u2019impennata\u2019, tanto che, mi vergogno un po\u2019, ero uno degli incubi dei vigili urbani di Monfalcone. Come detto, erano altri tempi\u2026\u00bb<\/p>\n<p><strong>In che senso?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019era malizia in quello che facevamo; il rispetto verso la divisa e le persone pi\u00f9 grandi non \u00e8 mai mancato, eravamo solo \u2018esuberanti\u2019, ed era difficile per noi stessi tenerci a freno, figuriamoci se poi ci pungolavano con qualche sfida, tipo \u2018tot\u2019 metri su una ruota. Di andare a correre in pista non ci passava nemmeno per l\u2019anticamera del cervello: amavamo la strada! A 16 anni ho preso il Gilera 125 da Enduro, ma sempre e solo per andarci in giro.\u00a0Quando sono diventato maggiorenne sono passato alle stradali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ed \u00e8 arrivato il Joe Bar.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEsatto. Si andava a fare il giro a Sella Chianzutan, con tanto di deviazione obbligatoria per bere il caff\u00e8 dalla \u2018Lucia\u2019, bar famoso fra i motociclisti di tutto il Friuli e oltre, al punto che si pu\u00f2 ometterne tranquillamente l\u2019ubicazione, tanto \u00e8 conosciuto. E regnava l\u2019incoscienza pi\u00f9 assoluta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fino a che, un giorno\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn giorno ho letto troppo da vicino il marchio di fabbrica di una mietitrebbia; per puro miracolo nessuno si fece male, ma da quel momento decisi che avrei corso solo in pista\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Siamo agli inizi degli anni Novanta.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abC\u2019era ancora la guerra nella ex Jugoslavia e si prendeva parte, fuori classifica, al campionato Sloveno e Croato di Super Sport. Eravamo ben accetti anche perch\u00e9 \u2018rimpolpavamo i ranghi\u2019. Le spese erano limitate e si faceva esperienza, cos\u00ec nel 1993 ho preso parte al trofeo \u2018Suzuki monomarca\u2019. Ho imparato a cadere e rialzarmi sempre, sia dall\u2019asfalto che dalle situazioni economiche\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come faceva a mantenersi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon ho altri vizi e col tempo impari a gestirti. Sono sempre stato aiutato da qualche amico sia per le riparazioni che per l\u2019organizzazione; basti dire che il mio team manager era Sergio Marini, il giornalista famoso con il soprannome de \u2018Il Serpente\u2019, che \u00e8 sempre stato un buon organizzatore, e il mio meccanico era suo cugino, il leggendario Silvio Valentinis, amico di tutti i motociclisti del monfalconese, purtroppo prematuramente scomparso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo un anno di gavetta nelle <\/strong><strong><em>Sport Production<\/em><\/strong><strong>, arriva il fatidico 1996.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRaccolsi tutti i miei averi e, con l\u2019aiuto di qualche piccolo sponsor, mi sono affidato al professionale \u2018Bertocchi \u00a0eam\u2019 di Trieste, con il quale corsi il Campionato Italiano SuperBike, diventando vice campione, dietro al famoso Casoli. Questo \u00e8 stato il mio massimo; dopo ho militato ancora un paio di anni in diversi campionati partecipando anche a un GP valido per il titolo mondiale delle 600 Super Sport a Misano Adriatico. Non ho mai vinto un gran\u00a0premio; tante volte sul podio, ma mai sul gradino pi\u00f9 alto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa le \u00e8 mancato per vincere?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDi sicuro pneumatici senza biechi! Scherzo, ma a quei livelli i materiali sono determinanti; volendo precisare, la mia \u2018opera omnia\u2019, \u00e8 stato il giro pi\u00f9 veloce in gara al Mugello, ottenuto con pista met\u00e0 asciutta e met\u00e0 bagnata, e quella volta il mio \u2018polso\u2019 fece la differenza, anche se alla fine arrivai sempre secondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Competere nelle due ruote cosa le ha insegnato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAd avere nervi saldi e una visione positiva in qualunque circostanza e ad accettare le sfide della vita. Voglio citare il dottor Costa, il famoso Medico Titolare della clinica mobile che segue i piloti nei vari circuiti, dei quali servigi ho usufruito anche io, il quale afferma: \u201cI piloti sono delle persone straordinarie, capaci di recuperi incredibili e di affrontare qualsiasi avversit\u00e0\u201d. Forse dipende da quella scarica di adrenalina che ti tiene su per giorni interi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Addirittura giorni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn gran premio, specialmente per noi dei piccoli team, non \u00e8 solo i giorno della gara ma \u00e8 un po\u2019 tutta la stagione. Mi spiego con un esempio: si era al Mugello e fusi il motore la sera prima della gara. Avevo quello di scorta e con l\u2019aiuto dell\u2019amico meccanico Fulvio Condolf passai la notte a sostituire il motore e il giorno dopo, senza aver riposato neppure un attimo, corsi il Gran Premio, arrivando sesto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019impresa nell\u2019impresa.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGiusto per rimarcare il differente modo di affrontare la vita, cito quella volta in cui sono partito da Gorizia per andare a gareggiare a Misano con il Ducato e tanto di roulotte trainata. Con me a bordo c\u2019erano la morosa di allora e un amico che ci seguiva quasi ovunque. Pioveva a dirotto e il furgone \u00e8 andato in panne almeno tre volte; a ogni sosta, sempre sotto il diluvio, ho dovuto smontare e pulire il filtro del gasolio. Dieci ore per percorrere poco pi\u00f9 di 320 chilometri. Il mio amico \u00e8 andato in paranoia al primo stop e si \u00e8 preoccupato cos\u00ec tanto di tutto, dal diluvio al ritardo alla competizione che, arrivati a Misano, mi \u00e8 toccato portarlo in Pronto Soccorso, nonch\u00e9 assisterlo, fra sessioni di prove e gara, per tutti i quattro giorni successivi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Rossi a parte, o meglio, prima di Rossi chi era il suo pilota preferito?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abHo conosciuto tanti campioni, che fuori dalle competizioni erano degli amiconi capaci anche di rivelarti qualche segreto della pista, ma che poi in gara non facevano sconti per nessuno. Scott Russell mi era molto simpatico, cos\u00ec come Aaron Slight: non a caso il mio primogenito si chiama cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Corre anche lui?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNo, assolutamente! Ho due figli, Aaron di 17 anni, che va prudentemente in moto, e Anna di 14; possono fare tutto, ma non il pilota. Non \u00e8 per cattiveria; se ci si prepara si pu\u00f2 fare anche quello, ma per loro vorrei altro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E per lei cosa desidera ancora?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon ho ancora perso il gusto delle sfide; a quasi cinquant\u2019anni, dopo aver fatto di tutto, dal magazziniere al meccanico all\u2019autista di Scuolabus, mi accingo a cambiare lavoro e, ancora una volta, a ricominciare da zero. Almeno dal punto di vista lavorativo. Per quanto riguarda i sentimenti, assieme ad Alicia, la mia compagna, lavoriamo per ultimare casa\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le sfide, nella vita di uno sportivo vero, non finiscono mai. Proprio come quelle degli eroi del Joe Bar Team. RRRRoooooooaaaaaarrrrrrr!!!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco Brugnera<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":22519,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[],"class_list":["post-22518","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sport"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1-300x153.webp",300,153,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",640,327,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",300,153,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",500,255,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",474,242,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",391,200,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",300,153,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",750,383,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1.webp",250,128,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17715-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele D'Urso","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/durso\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/sport\/\" rel=\"category tag\">SPORT<\/a>","rttpg_excerpt":"Marco Brugnera","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22518","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22518"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22518\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22519"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22518"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22518"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22518"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}