{"id":22462,"date":"2017-01-23T00:00:00","date_gmt":"2017-01-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=22462"},"modified":"2017-01-23T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-22T23:00:00","slug":"soldato-bisiaco-prigioniero-dei-russi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/soldato-bisiaco-prigioniero-dei-russi\/","title":{"rendered":"Soldato bisiaco prigioniero dei Russi"},"content":{"rendered":"<p>Presentiamo una parte del diario di guerra, scritto a posteriori, di <strong>Angelo Portelli<\/strong>, soldato bisiaco che ha vissuto l\u2019esperienza della prigionia in Russia durante la Prima guerra mondiale. Portelli nacque a Turriaco il 17 gennaio del 1888. La sua classe fece la leva militare a Monfalcone il 20 maggio 1915 e tre giorni dopo fu arruolato nel 27\u00b0 fanteria composto soprattutto da\u00a0austriaci di madre lingua tedesca e spedito al <em>Kader <\/em>di <strong>Graz<\/strong>, una specie di centro addestramento reclute. Fatta una brevissima istruzione militare, fu inviato al fronte in <strong>Galizia<\/strong>. Dopo qualche mese, Angelo nel suo primo battesimo di fuoco sui Carpazi, senza sparare un colpo, fu fatto prigioniero dai russi. Era il novembre del 1915.<\/p>\n<p>Dopo una lunga marcia i prigionieri furono portati all\u2019interno e subito divisi: quelli austriaci di lingua italiana da una parte e quelli ungheresi dall\u2019altra. I russi non trattavano i prigionieri tutti allo stesso modo: mentre austriaci, ungheresi e germanici erano \u201cil nemico\u201d, gli austriaci di lingua italiana godevano di una certa simpatia. Per non parlare di quelli di lingua slava, che venivano considerati pressoch\u00e9 fratelli.<\/p>\n<p>Quanti fossero lo sappiamo solo con approssimazione: pensiamo pi\u00f9 di 25-30.000. Dopo alcuni giorni di marcia i prigionieri fecero una sosta in un campo nelle vicinanze di <strong>Kiev<\/strong>. I russi, saputo che Angelo era falegname, gli diedero da fare tutti i serramenti della stazione ferroviaria, con vitto e alloggio e pochi <em>kopeki <\/em>al giorno. Angelo rimase l\u00ec per quasi due anni, mentre\u00a0nel frattempo incominciarono a giungere brutte notizie dovute alla Rivoluzione che generalmente veniva allora chiamata \u201cRivoluzione per la pace\u201d.<\/p>\n<p>In breve tempo i prigionieri furono nuovamente raccolti e disseminati senza ordine in grandi campi, dove le condizioni sanitarie erano notevolmente peggiorate. Le baracche siberiane erano zeppe di soldati prigionieri i quali vivevano anche a 50\u00b0 sotto zero. Impossibile descrivere la situazione: aria viziata e infetta, prigionieri con i piedi gonfi, altri con i denti che si distaccavano dalle gengive, vestiti e abiti stracciati e puzzolenti, corpi divorati dalle malattie, dagli insetti e indeboliti dalle ferite. I morti di tifo congelati venivano accatastati all\u2019aperto come la legna per essere sepolti solo con l\u2019avvento della buona\u00a0stagione.<\/p>\n<p>Poco prima che finisse la guerra, in considerazione del fatto che gli irredenti si erano dimostrati ottimi lavoratori, tramite ufficiali militari italiani, diventati nel frattempo alleati, fu organizzato il loro rimpatrio. Per agevolare le operazioni di smistamento fu creato un campo soltanto per loro nelle vicinanze di <strong>Kirsanov<\/strong>. Si calcola che gli irredenti radunati, provenienti dal Trentino e dal Friuli austriaco, si aggirassero sulle 3.000 unit\u00e0. Furono intraprese diverse iniziative da parte delle Autorit\u00e0 militari italiane che cominciarono a occuparsi attivamente dei prigionieri italiani, assistendoli in vario modo,\u00a0compreso quello di trasportarli in Italia. Fu scelta la via orientale: partire da Kirsanov e attraversare tutta la <strong>Siberia <\/strong>fino a <strong>Vladivostok <\/strong>sulla costa del Pacifico. All\u2019inizio i russi erano favorevoli al rimpatrio dei nostri. Poi nel 1917, quando i russi stipularono l\u2019armistizio con gli Imperi Centrali, improvvisamente da amici gli italiani diventarono quasi nemici o quantomeno gente sospetta. Per cui i 3.000 di Kirsanov non avrebbero potuto che spostarsi a scaglioni e su treni diversi. In un regime instabile di rivoluzione e di guerra civile, il remotissimo Oceano Pacifico appariva una impresa folle: sebbene fosse l\u2019unica\u00a0tentabile.<\/p>\n<p>Dopo rinvii e tentennamenti, i 3.000 cominciarono alla spicciolata il lungo viaggio di ritorno. Riuscirono a mettere insieme un treno composto da carri merci e fecero tutta la Transiberiana, lunga 9.280 km; in ventinove giorni raggiunsero la <strong>Cina<\/strong>. La Cina significava per tutti gli irredenti la Concessione Italiana di Tien Tsin, cio\u00e8 buone caserme, vitto abbondante, docce, biancheria, uniformi e soprattutto ambiente nostrano: una specie di Paradiso.<\/p>\n<p>Agli irredenti venne subito fatto \u201cgiurare fedelt\u00e0 al Re e all\u2019Italia\u201d. All\u2019Ambasciata chiesero ad Angelo cosa sapesse fare: \u201cIo \u2013 rispose \u2013 sono falegname e so suonare il clarino\u201d. Fu subito vestito con la divisa italiana e inquadrato nella banda musicale.<\/p>\n<p>Tutte le delegazioni straniere avevano la propria banda e cos\u00ec Angelo sfilava per le vie della citt\u00e0 durante le feste nazionali, politiche e ricorrenze varie. Fu trattato benissimo perch\u00e9 all\u2019Ambasciata c\u2019era da mangiare di tutto; dopo circa sei mesi di permanenza le Autorit\u00e0 italiane organizzarono via mare il rimpatrio. Finalmente il contingente degli irredenti fu imbarcato e piano piano incominci\u00f2 il lungo viaggio di ritorno.<\/p>\n<p>La navigazione via <strong>Suez <\/strong>durava dai trentacinque ai quaranta giorni e a bordo delle navi si faceva di tutto, compreso cantare per scacciare la malinconia. Gli irredenti cantavano le solite canzoni triestine quali <em>La bora<\/em>, <em>Caligo<\/em>, <em>Ciola, ciola Bepi<\/em>, <em>I stornei<\/em>&#8230; Poi furono \u201cinvitati\u201d a cantare anche canzoni patriottiche quali <em>O sole mio<\/em>, <em>Addio mia bella addio<\/em>, <em>Inno alla Guerra <\/em>o <em>Inno di Mameli<\/em>. Queste ultime erano meno sentite e venivano cantate pi\u00f9 per convenienza che per sentimento.<\/p>\n<p>Finalmente arrivarono in vista della <strong>Sicilia<\/strong>, ma mentre Angelo stava ammirando gli alberi di mandarini, un sommergibile tedesco lanci\u00f2 un siluro contro la loro imbarcazione. Il comandante, con una manovra velocissima, riusc\u00ec a mettere la nave di prua evitando cos\u00ec il siluro che pass\u00f2 a pochi metri. La guerra non era ancora terminata. Passato lo Stretto di Messina, finalmente sbarcarono a <strong>Napoli<\/strong>. Era l\u2019autunno del 1918. Portati in una caserma allestita apposta per i prigionieri, tutti volevano ritornare subito a casa, ma fu detto loro che non potevano farlo, perch\u00e9 la guerra non era ancora definitivamente conclusa e nelle loro terre tutto era distrutto. Angelo entr\u00f2 nello sconforto pi\u00f9 nero: ormai disperava di trovare la moglie\u00a0e le figlie ancora vive. Non aveva pi\u00f9 notizie di loro da quattro anni.<\/p>\n<p>I prigionieri furono caricati su un treno e trasportati a <strong>Torino<\/strong>, in un centro di \u201caccoglienza\u201d per prigionieri ex austriaci. Angelo fu costretto a restare in citt\u00e0 a \u201cpurgarsi\u201d politicamente. Gli irredenti, infatti, al ritorno dalla Russia venivano\u00a0trattenuti in campi appositamente allestiti perch\u00e9 fossero rieducati dal punto di vista politico. Fra le autorit\u00e0 di fede monarchica si era diffuso il timore che in loro fossero attecchite le \u201cidee bolsceviche\u201d per essere rimasti tanto a lungo in contatto con elementi rivoluzionari russi. Angelo dovette subire diversi interrogatori che le autorit\u00e0 politiche ritennero necessari rischiando, se trovato \u201cpositivo\u201d, di essere mandato nei campi di rieducazione nell\u2019isola di Lipari, in Sardegna, al Forte Procolo o a Trieste-Prosecco. Senza attendere che la Commissione d\u2019inchiesta gli desse l\u2019attestato formale di buona condotta, Angelo fugg\u00ec. Con mezzi di fortuna arriv\u00f2 a <strong>Turriaco <\/strong>a guerra ormai finita: era il febbraio del 1919.<\/p>\n<p>Arrivato a casa, trov\u00f2 la moglie Giovanna e le figlie Caterina e Maria, gi\u00e0 grandi e, soprattutto, \u00a0vive. Le bambine non conoscevano il loro padre, tanto che la sera Caterina disse a sua sorella: \u201c<em>Maria, chi xe quel\u2019omo che al va a durmir cu la mama?<\/em>\u201d (Maria, chi \u00e8 quell\u2019uomo che va a dormire con la mamma?).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Angelo Portelli (1888-1973)<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":22463,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-22462","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1-300x193.webp",300,193,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",640,411,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",300,193,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",500,321,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",474,305,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",391,251,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",300,193,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",750,482,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1.webp",250,161,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17605-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Angelo Portelli (1888-1973)","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22462","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22462"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22462\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22463"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}