{"id":22456,"date":"2017-01-20T00:00:00","date_gmt":"2017-01-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=22456"},"modified":"2017-01-20T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-19T23:00:00","slug":"le-conseguenze-dellamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/le-conseguenze-dellamore\/","title":{"rendered":"Le conseguenze dell&#8217;amore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ambizioni e tentazioni<\/strong><\/p>\n<p>Un imprecisato inizio del Quattrocento (forse il 1410), a <strong>Portogruaro <\/strong>o a <strong>Zoppola<\/strong>: \u00e8 avvolta nell\u2019oscurit\u00e0 la nascita di\u00a0<strong>Guarnerio<\/strong>, che non a caso si prodigher\u00e0 per ripristinare il titolo di conte d\u2019Artegna, assegnato dal Patriarcato di Aquileia alcuni secoli prima ed evidentemente perduto dalla sua famiglia. Assicurarsi un albero genealogico di elevata schiatta, all\u2019epoca, \u00e8 fondamentale per avanzare nella societ\u00e0, tanto pi\u00f9 che le ambizioni del giovane Guarnerio sono evidenti sin dalle prime testimonianze sul suo conto: l\u2019immancabile laurea in legge all\u2019Universit\u00e0 di <strong>Padova <\/strong>e, soprattutto, la sua presenza a\u00a0<strong>Roma <\/strong>a partire dal 1428, alle dipendenze del cardinale <strong>Antonio Panciera<\/strong>, nella sua residenza presso <strong>San Biagio degli \u00a0Armeni<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019ambiente dell\u2019Urbe \u00e8 quanto di meglio possa offrire la cultura italiana dell\u2019epoca: proprio qui, a contatto con umanisti e intellettuali, Guarnerio matura il gusto per la letteratura latina, una delle poche certezze a cui appigliarsi in tempi travagliatissimi. Le prime avvisaglie della crisi si manifestano nel <strong>marzo del 1431<\/strong>, quando <strong>papa Martino V <\/strong>muore subito dopo aver convocato un concilio a <strong>Basilea<\/strong>. Il successore, <strong>Eugenio IV<\/strong>, \u00e8 un tipico cittadino della Repubblica di Venezia, erede di un casato borghese arricchitosi con il commercio; facile, con un simile retroterra, spiegare la sua insofferenza nei confronti di un concilio piombatogli addosso contro la sua volont\u00e0, nonch\u00e9 il suo astio verso l\u2019ambiente romano, che ha un emblema perfetto nel motto della famiglia Colonna: <em>mole sua stat<\/em>, \u00absta ferma sul suo peso\u00bb.<\/p>\n<p>Lo scontro non tarda ad arrivare;\u00a0sul fronte conciliare, i cardinali riuniti a Basilea conducono un\u2019opposizione serrata, che culminer\u00e0 nell\u2019elezione di un <strong>antipapa <\/strong>(1439); sul fronte romano, proprio i Colonna danno vita a un governo autonomo della citt\u00e0. Messo spalle al muro,\u00a0nel maggio 1434 il pontefice \u00e8 costretto a una rocambolesca fuga sul Tevere, a bordo di una barca a remi. Sei mesi dopo \u00a0Roma \u00e8 ricondotta all\u2019ordine, ma Eugenio ne rimarr\u00e0 lontano fino al 1443, preferendo risiedere fra Bologna e Firenze. \u00c8 in\u00a0questo clima infuocato che Guarnerio sceglie di riparare in <strong>Friuli <\/strong>e prendere i voti, unico trampolino possibile per un nobile decaduto come lui. La fede in Dio \u00e8 forte, non altrettanto la vocazione: a testimoniarlo \u00e8 la nascita di sua <strong>figlia Pasqua<\/strong>, negli\u00a0stessi mesi in cui egli avvia la carriera ecclesiastica (1435). Il neo chierico non pu\u00f2 riconoscerla, ma non viene meno ai suoi doveri di padre: inizia cos\u00ec un sostegno clandestino alla figlia che durer\u00e0 per oltre vent\u2019anni.<\/p>\n<p><strong>Tra sacro e profano<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>16 settembre 1438<\/strong>, nel duomo di <strong>Udine<\/strong>, Guarnerio viene consacrato ufficialmente sacerdote, ma i suoi veri interessi sono orientati altrove. Ereditata una parte della collezione libraria del cardinal Panciera e acquistati altri codici sul mercato, l\u2019umanista friulano si ritrova fra le mani una serie di manoscritti religiosi di straordinario valore, fra cui la leggendaria <strong>Bibbia \u2018Bizantina<\/strong>\u2019. Il manoscritto, che si apre con il libro del profeta Daniele e dunque presuppone un primo volume perduto, parla gi\u00e0 con i suoi numeri sbalorditivi: 34,8 cm di base e 52,8 cm d\u2019altezza, 21 grandi iniziali figurate o istoriate, 1.144 piccole iniziali con decorazioni altrettanto raffinate e 175 testate miniate. Sull\u2019origine di questo capolavoro assoluto dell\u2019arte libraria\u00a0gli studiosi dibattono da decenni: alcuni lo riconducono allo <em>scriptorium <\/em>del Santo Sepolcro di Gerusalemme e pensano a un arrivo in Italia attraverso i Crociati; altri lo collocano in Italia Meridionale, in un\u2019area influenzata dalla cultura bizantina.<\/p>\n<p>Il manoscritto, di contenuto sacro, si affiancher\u00e0 ben presto a quelli di contenuto profano: <em>Philippicae<\/em>, <em>Paradoxa <\/em>e <em>De amicitia <\/em>di <strong>Cicerone<\/strong>, copiati per Guarnerio a <strong>Lavariano <\/strong>dal canonico <strong>Nicol\u00f2 di San Vito al Tagliamento<\/strong>; il <em>De officiis\u00a0<\/em>sempre di Cicerone, copiato <em>raptissime <\/em>(\u00abrapidissimamente \u00bb) dallo stesso Guarnerio; i riassunti dell\u2019opera di <strong>Tito Livio<\/strong>, anch\u2019essi trascritti <em>raptim<\/em>. Tra una lettura e l\u2019altra, tuttavia, il chierico \u00e8 costretto a fare il suo dovere ecclesiastico: lo troviamo quindi al concilio, nel frattempo spostato a <strong>Ferrara <\/strong>(1438) e poi a <strong>Firenze <\/strong>(1439). Le ambizioni dei porporati sono altissime: di fronte alla minaccia degli Ottomani, ormai da anni alle porte di <strong>Bisanzio<\/strong>, le chiese ortodossa e cattolica dovranno riunirsi per affrontare il nemico comune.<\/p>\n<p>La delegazione bizantina \u00e8 un concentrato di giganti: al seguito dell\u2019imperatore Giovanni VIII Paleologo, infatti, arrivano il cardinale <strong>Bessarione<\/strong>, il filosofo <strong>Giorgio Gemisto Pletone <\/strong>e lo scrittore\u00a0<strong>Giovanni Argiropulo<\/strong>. Nomi che oggi parla no solo agli studiosi di filologia, eppure di importanza capitale nella storia dell\u2019Europa, poich\u00e9 assieme a loro giunge un vero e proprio fiume di manoscritti greci. Cos\u00ec, dopo secoli di oblio, in Occidente ricompaiono i \u2018classici\u2019: un flusso librario che aumenter\u00e0 esponenzialmente dopo il 1453, quando Bisanzio cadr\u00e0 definitivamente in mano turca \u2013 sancendo la velleit\u00e0 delle ambizioni conciliari \u2013 e gli ultimi intellettuali fuggiranno proprio\u00a0in Italia. Guarnerio non riuscir\u00e0 mai ad imparare il greco, ma il contatto con queste figure straordinarie avr\u00e0 un influsso determinante, tanto da indurre Guarnerio a raccogliere e commissionare traduzioni latine di autori come <strong>Basilio di Cesarea<\/strong>,\u00a0<strong>Tucidide<\/strong>, <strong>Luciano<\/strong>, <strong>Plutarco<\/strong>, <strong>Eschine<\/strong>, <strong>Senofonte <\/strong>e <strong>Demostene<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ascesa, declino e nuove sfide<\/strong><\/p>\n<p>Questa seconda fase nella costruzione della sua biblioteca, databile a partire dal 1444, \u00e8 anche la pi\u00f9 feconda: Guarnerio, divenuto vicario del Patriarca di Aquileia (carica che gli consentir\u00e0, nel 1445, di essere il vero protagonista delle trattative\u00a0fra la Serenissima e il Patriarcato dopo la conquista veneziana), cementa i suoi rapporti intellettuali legandosi a <strong>Giovanni da Spilimbergo <\/strong>e <strong>Francesco Diana<\/strong>, rettori della scuola di Udine, che gli mettono a disposizione i migliori studenti per la copiatura dei classici latini e greci. Accanto al gi\u00e0 ricordato Nicol\u00f2 da San Vito, dunque, compaiono <strong>Giovanni Belgrado<\/strong>, <strong>Nicol\u00f2 de Collibus<\/strong>, <strong>Marco di Giovanni da Spilimbergo<\/strong>, <strong>Michele Salvatico<\/strong>; copisti provetti, ma comunque inferiori alla vera stella dello <em>scriptorium <\/em>di Guarnerio: <strong>Battista da Cingoli<\/strong>, un analfabeta. Paradossalmente, l\u2019incapacit\u00e0 di comprendere il senso delle parole \u00e8 il suo punto di forza: non potendo fraintendere alcunch\u00e9, Cingoli riproduce i testi che deve copiare esattamente come li vede, creando una grafia che sconfina nel disegno artistico, cos\u00ec bella da fare invidia a qualsiasi stampatore.<\/p>\n<p>Questo stuolo di professionisti confezioner\u00e0 manoscritti preziosissimi, con opere di <strong>Aulo Gellio<\/strong>, <strong>Valerio Massimo<\/strong>, <strong>Curzio Rufo<\/strong>, <strong>Cornelio Nepote<\/strong>, <strong>Svetonio<\/strong>, <strong>Nonio Marcello, S. Agostino<\/strong>, <strong>S. Girolamo<\/strong>, l\u2019immancabile Cicerone, svariati <strong>autori greci <\/strong>(tradotti in latino), ma anche <strong>umanisti <\/strong>precedenti o contemporanei a Guarnerio. Ma ci sono anche presenze inattese, apparentemente incompatibili con la biblioteca di un serio vicario patriarcale, eppure tipiche di un animo mosso da una curiosit\u00e0 senza limiti: il poeta <strong>Marziale<\/strong>, autore di epigrammi in cui non mancano volgarit\u00e0 ed erotismo, e il commediografo <strong>Plauto<\/strong>, le cui opere sono infarcite di gustose scurrilit\u00e0 e situazioni imbarazzanti. Nel frattempo la figlia Pasqua \u00e8 diventata maggiorenne.<\/p>\n<p>Ormai in et\u00e0 da marito, la sua scelta cade su <strong>Giovanni Baldana<\/strong>, figlio di <strong>Bartolomeo<\/strong>, amico di Guarnerio fin dagli anni romani. Perch\u00e9 il matrimonio sia valido, tuttavia, occorre avere il riconoscimento ufficiale della paternit\u00e0 di Pasqua, sicch\u00e9 Guarnerio \u00e8 posto di fronte a un bivio: ignorare le aspirazioni della figlia, mantenendo una posizione privilegiata all\u2019interno della curia, oppure riconoscerla una volta per tutte, assicurandole un avvenire a scapito della propria carriera. Guarnerio non ha dubbi: sceglie la seconda strada. Il riconoscimento di <strong>Pasqua <\/strong>suscita scandalo nel Friuli dell\u2019epoca: privato del titolo di vicario, ridimensionato a semplice pievano di <strong>San Daniele del Friuli<\/strong>, dal 1454 Guanerio si ritrova senza copisti qualificati. Si affida cos\u00ec a maestri di provincia, i cui scritti presentano tanti e tali errori da suggerire all\u2019umanista friulano una nuova, eccitante sfida: la creazione di una scuola di grammatica, nella quale mettere a disposizione i libri della propria raccolta. Quella che era nata come semplice collezione privata, gelosamente custodita dal suo coltissimo proprietario, diventa cos\u00ec\u00a0uno strumento didattico formidabile.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultimo atto<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019appressarsi della morte, dopo aver riconosciuto sua figlia, il 7 ottobre 1466 Guarnerio compie il secondo gesto pi\u00f9 importante della sua vita: nel dettare le sue ultime volont\u00e0 testamentarie, lascia alla <strong>chiesa di San Daniele <\/strong>\u00abtutti li suoi libri che si ritrovava havere con obligo alla Chiesa di far fabricare in loco honesto et condecente una libraria et in quella tutti l\u2019istessi libri ponere, con sue catene ligati, et ivi conservarli per uso dell\u2019istessa Chiesa et che non siano mai levati di detta libraria per accomodar altri. Et se alcuno volesse sopra detti libri legere o studiare et al Consilio et Comunit\u00e0 piacesse, possa sopra detti libri e nell\u2019istessa libraria e non altrove legere et studiare con licenza del Consiglio et Comunit\u00e0 di San Daniele\u00bb. \u00c8 l\u2019atto di nascita di una delle prime biblioteche pubbliche del mondo: la <strong>Guarneriana<\/strong>, appunto, dove ancora oggi possiamo ammirare la collezione del suo fondatore, arricchita dai lasciti dei secoli successivi. Uno scrigno di tesori che continua a tramandare il ricordo di un umanista, ma soprattutto di un vero <em>uomo<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guarnerio d&#8217;Artegna<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":22457,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-22456","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1-300x204.webp",300,204,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",640,436,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",300,204,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",500,341,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",474,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",382,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",300,204,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",750,511,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1.webp",250,170,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17584-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Guarnerio d'Artegna","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22456"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22456\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22457"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}