{"id":22432,"date":"2017-01-18T00:00:00","date_gmt":"2017-01-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=22432"},"modified":"2017-01-18T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-17T23:00:00","slug":"una-guerra-combattuta-con-parole-e-immagini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/una-guerra-combattuta-con-parole-e-immagini\/","title":{"rendered":"Una guerra combattuta con parole e immagini"},"content":{"rendered":"<p>Accanto alla guerra drammaticamente impastata a fango e sangue, dal 1914 al \u201818 ne venne combattuta una parallela, non meno decisiva, fatta di parole e soprattutto di immagini.<\/p>\n<p>Al Castello di Udine, per la prima volta, la mostra \u201cL\u2019offensiva di carta\u201d ne da conto in modo organico, attingendo a un patrimonio unico al mondo: la Collezione Luxardo, dal nome del medico di San Daniele del Friuli che negli anni dell\u2019immediato dopo guerra raccolse oltre 5.600 fascicoli di riviste e monografie d\u2019epoca, grazie a una fitta rete di scambi con altri collezionisti d\u2019Europa.<\/p>\n<p>La Collezione, patrimonio dei Civici Musei Udinesi, rappresenta molto di quanto si produsse negli anni del conflitto su tutti i fronti e in tutte le lingue. Vi compaiono le pubblicazioni ufficiali, strumenti di propaganda dei vari Governi e Comandi; ma anche e soprattutto ci\u00f2 che nelle trincee, con l\u2019uso del ciclostile (all\u2019epoca si chiamava velocigrafo), producevano \u2013 in presa diretta \u2013 coloro che quel conflitto lo vivevano e subivano in prima linea.\u00a0<\/p>\n<p>Su fronte italiano (analogamente a quanto accadeva per tutte le parti coinvolte nel conflitto) dietro a questi strumenti all\u2019apparenza spontanei, si muoveva il potente \u201cServizio Propaganda\u201d (detto \u201cServizio P\u201d), voluto dallo Stato Maggiore dopo la sconfitta di Caporetto. A partire dal gennaio 1918 infatti, si decise che ciascuna Armata, e a scendere ciascun Corpo sino al singolo Battaglione, venisse affiancato da un \u201cUfficio P\u201d, con il compito di occuparsi del morale delle truppe, di assicurare loro assistenza, ristoro e svago nel tempo libero, infondendo negli animi fiducia e, se possibile, buon umore.<\/p>\n<p>Le riviste di trincea sono il frutto pi\u00f9 evidente di questo titanico sforzo propagandistico. Alla fine della guerra, solo in Italia, se ne conteranno quasi un centinaio, e nei soli ultimi mesi del conflitto il numero dei materiali cartacei scambiati al fronte, sganciati sulle linee nemiche o diffusi all\u2019interno del Paese raggiunse l\u2019iperbolica cifra di 62 milioni di pezzi fra riviste, cartoline, manifesti, bollettini.<\/p>\n<p>Una vera e propria offensiva di carta realizzata a suon di proclami, di messaggi ripetuti con ritmo martellante, di incitamenti, di richieste imperiose o suadenti di arguzie\u2026 di tutto quanto possa ristabilire la fiducia nelle proprie forze e la fede nella vittoria. A essere veicolati sono concetti semplici, immediati, in ossequio alle direttive dello Stato Maggiore, che prescrivono \u201cespressioni piane e accessibili, che senza parere convincano dei temi trattati\u201d. Per il Servizio P infatti le truppe e il popolo sono quasi fanciulli dall\u2019animo semplice e bonario, che va conquistato con il ricorso alla fantasia, all\u2019immaginario, al gioco e talvolta a qualche ammiccamento goliardico. Anche rebus, sciarade, concorsi a premi sono infatti piegati allo scopo. Con questi nuovi strumenti, ad essere attuata \u00e8 una nuova chiamata alle armi, che coinvolge dietro alle linee del Piave tutte le componenti sociali e culturali del Paese, giovani intellettuali socialisti e cattolici, chiamati a militare nelle file del Servizio P e destinati, solo qualche anno dopo, a percorrere destini molto diversi. Sulle pagine delle riviste di trincea si cimentano cos\u00ec scrittori, giornalisti, editorialisti e \u201cmatite\u201d pi\u00f9 o meno famose (molti gli illustratori arruolati come ufficiali o sottoufficiali) come Umberto Bunelleschi, Antonio Rubino, Aldo Mazza, Filiberto Scarpelli, Eugenio Colmo (noto come Golia), Bruno Angoletta, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Carlo Carr\u00e0, il giovane \u201ccaporale\u201d Giorgio de Chirico, Enrico Sacchetti, Mario Buzzi, che negli anni successivi diverranno protagonisti nel mondo dell\u2019illustrazione di libri o riviste, del manifesto o dell\u2019arte e della pittura.<\/p>\n<p>Nel racconto e nella creazione dell\u2019immaginario irrompe anche un mezzo nuovo: il cinema, documentato in\u00a0 mostra da esempi dell\u2019animazione americana. Soli pochi anni dopo i celebri esperimenti pionieristici di Windsor McCay, le truppe americane, che hanno fatto della potenza e dell\u2019innovazione tecnologica il proprio biglietto da visita sui campi di battaglia europei, si cimentano infatti in vignette satiriche animate. \u00c8 l\u2019inizio dell\u2019epoca dei cartoons, che tanta parte avranno poi nella Seconda Guerra mondiale, e che ora ha per protagonisti ridicoli e imbranati soldati degli Imperi centrali.<\/p>\n<p>Originale e coinvolgente la scelta di affiancare a questa analisi storica una sezione dedicata alla memoria della Grande Guerra attraverso l\u2019occhio e la sensibilit\u00e0 di illustratori contemporanei. Quasi un percorso parallelo che coinvolge il visitatore gi\u00e0 a partire dal Salone del Parlamento, all\u2019inizio della mostra. Qui tra gli affreschi che ricordano la Battaglia di Lepanto, scorrono le immagini di \u201c1916: the First Day of the Battle of the Somme\u201d di Joe Sacco, proiettate in grande formato sulle antiche pareti, in un gioco di richiami e rimandi tra le guerre del passato e la modernit\u00e0, allora sconvolgente, della prima guerra mondiale. Il ricorso a proiezioni video, touch screen e repertori di materiali di consultazione digitalizzati, accompagna in realt\u00e0 tutto il percorso di visita, che si snoda attraverso alcune sezioni tematiche: una prima, \u201cNoi e Loro\u201d, mette a confronto proprio attraverso due schermi e proiezioni, accompagnate da effetti sonori, la costruzione dell\u2019immaginario del nemico, di volta in volta grottesco, ridicolo, mostruoso. Una sala \u2013 e sar\u00e0 come entrare nella \u201ccentralina di comando\u201d del Servizio P \u2013 \u00e8 dedicata alle direttive ufficiali dello Stato Maggiore, recuperate attingendo direttamente alle fonti originali dell\u2019Esercito. Uno spazio specifico \u00e8 dedicato ai giornali austriaci che falsificavano, per motivi di contro propaganda, giornali italiani, messi a confronto con gli originali. Due sale sono riservate l\u2019una alla presentazione di un gran numero di riviste di corpo, e l\u2019altra a una importante selezione di opere degli illustratori di maggiore qualit\u00e0 e interesse grafico e artistico. Seguono uno spazio monocromatico che ospita riviste provenienti da altri paesi e schieramenti, in diverse lingue e &#8211; in un suggestivo allestimento che riprende il colore lilla dei fogli originali &#8211; una sala dedicata ai ciclostili e a rari fogli spontanei, usciti spesso in singole copie, talvolta frutto della attivit\u00e0 dei soldati internati in campi di prigionia. In questa sezione si avr\u00e0 modo di notare quanto comune possa diventare il linguaggio quando si verificano medesime condizioni di vita: infatti nonostante questi fogli siano opera di soldati francesi, tedeschi o italiani, sembrano disegnati dalla stessa mano. L\u2019esposizione si chiude con le tavole originali dei contemporanei, narratori per immagini che hanno illustrato e continuano a illustrare frammenti della Grande Guerra. Gipi, Manuele Fior, Jacques Tardi \u2013 scrittore e fumettista, di scuola francese come lo stesso Joe Sacco \u2013 o un illustratore conosciuto in tutto il mondo e ormai considerato un maestro storico, Hugo Pratt, di cui si espongono, oltre alle chine, una significativa e inedita selezione dei preziosi rodovetri originali dipinti a mano e realizzati nel 1977 per la trasmissione \u201cSupergulp\u201d, di Rai Due.<\/p>\n<p>La mostra, accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, \u00e8 promossa dal Comune di Udine &#8211; Civici Musei,\u00a0con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione FVG e\u00a0con il contributo della\u00a0Fondazione Friuli. A cura di <strong>Giovanna Dur\u00ec<\/strong>, <strong>Luca Giuliani<\/strong>, <strong>Anna Villari<\/strong>, con la collaborazione di <strong>Sara Codutti<\/strong> e <strong>Fernando Orlandi<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cCon questa mostra \u2013 ha dichiarato il sindaco <strong>Furio Honsell<\/strong> \u2013 la Udine del XXI\u00b0 secolo vuole dare un suo contributo importante alla comprensione delle ragioni della follia collettiva che \u00e8 stata la Grande Guerra, illustrando la sterminata produzione di pubblicazioni, sia propagandistiche sia di intrattenimento, finalizzate a perpetuare la guerra. La mostra mette il dito su come la stampa di massa e popolare, invece di costituire strumento di emancipazione collettiva, fosse asservita alla logica della guerra perpetuando l\u2019oscurantismo dell\u2019interventismo nazionalista e allontanando qualsiasi presa di coscienza della tragedia che si andava compiendo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSiamo figli della Prima guerra mondiale, una tragedia immane che \u2013 gli ha fatto eco l\u2019assessore comunale alla Cultura, <strong>Federico Pirone<\/strong> coincise \u2013 con l&#39;ingresso prepotente nella modernit\u00e0 delle immagini, utilizzate come strumento collettivo di mobilitazione e di propaganda. La nostra societ\u00e0 della globalizzazione, cos\u00ec pervasa e condizionata dal potere della rappresentazione, non pu\u00f2 non conoscere cosa successe, da questo punto di vista, cento anni fa: questa \u00e8 la mostra con cui Udine, a livello italiano, ne d\u00e0 conto in maniera completa e organica, restituendo la complessit\u00e0 di quel momento, con un linguaggio alla portata di tutti impreziosito dallo sguardo critico dei migliori illustratori europei della nostra epoca. Un progetto che, dal nostro passato, ci proietta nelle sfide pi\u00f9 eloquenti della nostra contemporaneit\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentata la mostra &#8220;L&#8217;offensiva di carta&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":22433,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-22432","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1-300x195.webp",300,195,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",640,416,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",300,195,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",500,325,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",474,308,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",391,254,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",300,195,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",750,487,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1.webp",250,162,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/17518-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Presentata la mostra \"L'offensiva di carta\"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22432","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22432"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22432\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22433"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22432"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22432"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22432"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}