{"id":20853,"date":"2016-11-16T00:00:00","date_gmt":"2016-11-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20853"},"modified":"2016-11-16T00:00:00","modified_gmt":"2016-11-15T23:00:00","slug":"lapocalisse-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/lapocalisse-dimenticata\/","title":{"rendered":"L&#8217;Apocalisse dimenticata"},"content":{"rendered":"<p><strong>Negli anfratti della storia<\/strong><\/p>\n<p>Questa storia inizia fra le pagine del <strong><em>Chronographus anni 354<\/em><\/strong>, un curioso testo compilato nel 354 da <strong>Furio Dionisio Filocalo<\/strong>, calligrafo di papa Damaso I. L\u2019opera \u00e8 divisa in diciassette sezioni comprendenti testi e immagini, nonch\u00e9 una <em>Depositio Martyrum <\/em>in cui si legge una nota di grande interesse: <em>viii kal Ian natus Christus in Betleem Iudeae<\/em>, \u00ab8 giorni prima delle Kalendae di gennaio Cristo nacque a Betlemme, in Giudea\u00bb. Considerato che le Kalendae equivalgono al primo giorno del mese, da includere nella sottrazione prevista dal macchinoso sistema romano, il calcolo non lascia spazio a dubbi: siamo di fronte alla prima testimonianza assoluta della <strong>nascita di Cristo <\/strong>fissata al <strong>25 dicembre<\/strong>. Il valore di questa notizia \u00e8 accresciuto da un altro particolare registrato nello stesso <em>Chronographus<\/em>: nella sesta sezione dell\u2019opera, laddove \u00e8 riportato l\u2019intero calendario romano, il 25 dicembre presenta ancora la tradizionale dicitura <em>Natalis Invicti<\/em>, \u00abNascita del <strong>Sole Invitto<\/strong>\u00bb. Filocalo, dunque, fotografa perfettamente la transizione in atto nell\u2019Impero durante il IV secolo: la festa pagana sta cedendo il passo a quella cristiana, che ha gioco facile nel sostituire il\u00a0Sole, rinato dopo il solstizio d\u2019inverno, con la figura storica di Ges\u00f9, luce del mondo e futuro risorto.<\/p>\n<p>Un\u2019altra sezione del <em>Chronographus<\/em>, il <strong><em>Catalogus Liberianus<\/em><\/strong>, \u00e8 composta invece da brevi biografie\u00a0di tutti i papi, da Pietro a Liberio, in carica dal 352. Arrivati a Pio I (met\u00e0 del II sec.), il <em>Catalogus <\/em>scrive:<\/p>\n<p><em>\u00abPio fu papa per 20 anni, 4 mesi e 21 giorni. Fu papa negli anni di Antonino Pio, dal consolato di Claro e Severo [\u2026]. Sotto il suo episcopato <\/em><strong><em>suo fratello Erma scrisse un libro <\/em><\/strong><em>nel quale \u00e8 contenuto l\u2019incarico che a lui prescrisse l\u2019angelo del Signore, quando venne da lui sotto forma di pastore\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Qualcosa di pi\u00f9 emerge da un\u2019altra opera di eccezionale importanza per la storia della Chiesa: il <strong><em>Liber Pontificalis<\/em><\/strong>, il cui primo nucleo risale alla met\u00e0 del VI secolo ed \u00e8 un ideale ampliamento del <em>Catalogus Liberianus<\/em>. Destinato a una vita lunghissima, tanto da essere aggiornato di volta in volta con le vite di tutti i papi fino al 1464, alla voce \u2018Pio I\u2019 il <em>Liber <\/em>riporta un particolare inedito: il pontefice e il fratello Erma provenivano <em>de civitate Aquilegiae<\/em>. Ancora una volta una testimonianza\u00a0eccezionale: vera o meno che sia (non c\u2019\u00e8 accordo fra gli studiosi), \u00e8 la prima attestazione di una\u00a0<strong>presenza cristiana ad Aquileia<\/strong>, appena un secolo dopo la leggendaria predicazione di San Marco.<\/p>\n<p><strong>Fra scandalo e nuova morale<\/strong><\/p>\n<p>Difficile credere che l\u2019attualmente ignoto <strong><em>Pastore di Erma <\/em><\/strong>\u2013 il libro citato dal <em>Catalogus Liberianus\u00a0<\/em>\u2013 sia stato uno dei <em>best seller <\/em>del mondo antico, studiato e citato dai pi\u00f9 importanti Padri della Chiesa come Ireneo, Clemente Alessandrino e Origene. Al di l\u00e0 della sua origine aquileiese, di Erma conosciamo solamente le scarne notizie che ci riporta egli stesso, in <strong>apertura della sua ope<\/strong><strong>ra <\/strong>(scritta in <strong>greco<\/strong>, lingua ufficiale del Cristianesimo delle origini):<\/p>\n<p><em>Colui che mi aveva nutrito mi vendette come schiavo a una certa donna, Roda, nella citt\u00e0 di Roma. Dopo molti anni feci la sua conoscenza e iniziai a volerle bene come a una sorella. Trascorso del tempo, la vidi bagnarsi nel Tevere e le porsi la mano per aiutarla a uscire dal fiume. Avendo scorto la bellezza delle forme, presi a fantasticare in cuor mio, dicendo: \u201cCome sarei felice se avessi una moglie di tale bellezza e costume!\u201d. Questo pensai, e nient\u2019altro. <\/em><\/p>\n<p>L\u2019ingresso immediato nel cuore dei fatti, l\u2019assenza di invocazioni a divinit\u00e0, l\u2019ambigua relazione fra un servo e la sua padrona, l\u2019accenno alla nudit\u00e0 della donna, la fantasia sessuale: un <em>incipit <\/em>come questo, nel mondo antico, non si era mai vi sto. Uno scandalo alla Pasolini con diciotto secoli di anticipo, che dimostra il carattere profondamente rivoluzionario del Cristianesimo originale, vero\u00a0e proprio schiaffo all\u2019ipocrisia della societ\u00e0 romana. Il racconto prosegue con le peripezie di Erma,\u00a0che nel frattempo viene liberato dalla sua vecchia padrona, morta poco dopo; affranto per il suo amore impossibile, Erma \u00e8 costretto a sposare una ragazza rozza e volgare, che gli dar\u00e0 dei figli perfidi al punto da denunciarlo in quanto cristiano. Allontanatosi dalla famiglia e privato di tutti i suoi beni, si rifugia in una stamberga sulla via Appia, dove assiste a <strong>cinque visioni divine<\/strong>, nelle quali la Chiesa appare come una matrona prima vecchissima e poi sempre pi\u00f9 giovane, fino a diventare una vergine vestita di bianco; in mezzo, l\u2019immagine della <strong>torre costruita sull\u2019acqua<\/strong>, simbolo di una comunit\u00e0 cristiana salda nei suoi mattoni (cio\u00e8 nei suoi principi), ma costretta ad affrontare i marosi delle persecuzioni; al termine, l\u2019Angelo della Penitenza che si presenta ad Erma sotto forma di pastore e lo invita a seguire la vera fede. Terminate le visioni, l\u2019opera si trasforma in una sorta di trattato morale, con dodici precetti e dieci parabole ricche di allegorie, fino alla provvidenziale riunione della famiglia di Erma nel nome del Signore. Ma sullo sfondo rimane il messaggio della prima apparizione: la <strong>fine del mondo<\/strong>, con il suo giudizio finale, \u00e8 vicina. Come nell\u2019<em>Apocalisse <\/em>di Giovanni.<\/p>\n<p><strong>Ascesa e caduta<\/strong><\/p>\n<p>La fortuna del <em>Pastore di Erma <\/em>\u00e8 da subito immensa: dapprima <strong>tradotta in latino<\/strong>, inizia a \u00a0percorrere le strade dell\u2019Impero, diventando punto di riferimento per i cristiani dell\u2019intero \u00a0Mediterraneo in un viaggio trionfale lungo due secoli. Finch\u00e9 nel 313 Costantino dichiara la libert\u00e0 di culto, dando il via a un repentino cambiamento di fronte che culmina nel 380 con l\u2019editto di Teodosio: il Cristianesimo diventa religione di stato. Arrivata al potere, la Chiesa ha ora la necessit\u00e0 di mantenerlo: occorre regolare la liturgia ed arrivare a una sola fede. Ed eccoci quindi al <strong>382<\/strong>, quando papa <strong>Damaso I <\/strong>chiude il Concilio di Roma con il <strong><em>De explanatione fidei<\/em><\/strong>, nel quale elenca le opere che, da quel momento, formeran no il <strong><em>Novum Testamentum<\/em><\/strong>, da affiancare al <strong><em>Vetus <\/em><\/strong>in comune con gli Ebrei: il <em>Pastore di Erma<\/em>, nonostante la sua enorme popolarit\u00e0, \u00e8 assente. Un secolo\u00a0dopo, il decreto di <strong>papa Gelasio <\/strong>lo definir\u00e0 con un termine destinato a diventare inequivocabile: <strong><em>apocryphus<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Il motivo \u00e8 di ordine squisitamente dottrinale: presentato ora come un angelo, ora come Spirito Santo, ora come figlio di Dio, il Cristo del <em>Pastore <\/em>resta comunque d istinto d alla figura di Ges\u00f9 <em>uomo<\/em>, secondo una tesi che la Chiesa ha da tempo bollato come <strong>eretica<\/strong>. L\u2019opera dello scrittore aquileiese \u00e8 dunque esclusa dal canone della Bibbia, ma la sua storia prosegue: fioriscono versioni in <strong>etiope<\/strong>, <strong>copto <\/strong>e <strong>pahlavi <\/strong>(con un frammento trovato addirittura in Cina), fino ad arrivare alle traduzioni medievali in <strong>arabo <\/strong>e <strong>georgiano<\/strong>. Un\u2019opera aperta a revisioni, riscritture e contaminazioni, che nonostante la censura continuer\u00e0 ad essere copiata, trasformandosi per\u00f2 in un testo per pochi eletti, fino a scomparire progressivamente dalla memoria collettiva. Almeno fino al <strong>1740<\/strong>, quando alla <strong>Biblioteca Ambrosiana di Milano <\/strong>accade l\u2019incredibile.<\/p>\n<p><strong>La riscoperta<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un tardo pomeriggio di un Settecento ormai illuminista quello in cui <strong>Ludovico Antonio Muratori<\/strong>, uno dei massimi intellettuali italiani del tempo, scopre <strong>tre fogli anomali <\/strong>inseriti fuori contesto in un manoscritto medievale. La scrittura latina \u00e8 di <strong>VII secolo<\/strong>, ma il contenuto risale alla <strong>fine del II<\/strong>: con enorme sorpresa, Muratori si ritrova di fronte alla prima fissazione assoluta di un <strong>canone biblico<\/strong>, duecento anni prima rispetto a papa Damaso e, soprattutto, a una o due generazioni di distanza dalla scrittura del <em>Pastore di Erma<\/em>. Che infatti \u00e8 puntualmente citato, ma con una precisazione:<\/p>\n<p><em>\u00abErma scrisse <\/em>Il Pastore <em>recentemente, ai nostri tempi, nella citt\u00e0 di Roma, mentre il vescovo Pio, suo fratello, occupava la sede episcopale della citt\u00e0. E perci\u00f2 conviene che sia letto, ma non pubblicamente al popolo in chiesa, come se fosse tra i Profeti, perch\u00e9 il loro numero \u00e8 completo, n\u00e9 fra gli Apostoli, perch\u00e9 \u00e8 successivo al loro tempo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che una prescrizione serve a risolvere un problema contingente, il Canone Muratoriano ci racconta qualcosa di straordinario: a pochi decenni dalla sua pubblicazione, il libro dello scrittore aquileiese era letto durante i <strong>riti cristiani <\/strong>esattamente come i testi dei Profeti e gli <em>Atti degli apostoli<\/em>, provocando l\u2019imbarazzo delle gerarchie ecclesiastiche, gi\u00e0 alle prese con la piaga delle eresie. Duecento anni pi\u00f9 tardi, papa Damaso lo eliminer\u00e0 definitivamente dal culto.<\/p>\n<p>Oggi per\u00f2 sappiamo che la sorte del <em>Pastore di Erma <\/em>avrebbe potuto essere diversa: in un altro elenco di libri per la liturgia cristiana, risalente al IV secolo e chiamato <strong><em>Catalogus Claromontanus<\/em><\/strong>,\u00a0il <em>Pastore <\/em>\u00e8 infatti registrato fra i <strong>libri canonici<\/strong>. Senza contare che il pi\u00f9 antico manoscritto al mondo comprendente Antico e Nuovo Testamento, ossia il venerando <strong><em>Codex Sinaiticus <\/em><\/strong>del 330-350, lo riporta nei suoi ultimi fascicoli: una scoperta ancora una volta eccezionale, avvenuta nella met\u00e0 dell\u2019Ottocento presso il <strong>Monastero di Santa Caterina del Sinai<\/strong>, fra ladri, falsari e monaci votati al silenzio. Ma questa \u00e8 davvero un\u2019altra storia. L\u2019ennesima scatola cinese contenuta nell\u2019affascinante vicenda dell\u2019<em>Apocalisse <\/em>dimenticata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8220;Pastore di Erma&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":20854,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-20853","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1-300x188.webp",300,188,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",640,400,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",300,188,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",500,313,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",474,296,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",391,245,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",300,188,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",750,469,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1.webp",250,156,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16694-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Il \"Pastore di Erma\"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20853","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20853"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20853\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20853"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20853"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20853"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}