{"id":20829,"date":"2016-11-14T00:00:00","date_gmt":"2016-11-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20829"},"modified":"2016-11-14T00:00:00","modified_gmt":"2016-11-13T23:00:00","slug":"rosso-o-verde-ecco-come-scegliamo-il-cibo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/rosso-o-verde-ecco-come-scegliamo-il-cibo\/","title":{"rendered":"Rosso o verde? Ecco come scegliamo il cibo"},"content":{"rendered":"<p>Se \u00e8 rosso allora \u201cvia libera, abbuffati\u201d, se \u00e8 verde \u201chmm, no, lascia stare\u201d: un semaforo \u201cal contrario\u201d nel nostro cervello ci guida quando dobbiamo decidere se mangiare o non mangiare qualcosa. Lo dice uno studio della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, appena pubblicato sulla rivista\u00a0<em>Scientific Reports<\/em>, secondo cui la visione, il senso principale che ci guida nelle scelte alimentari, per valutare l\u2019apporto calorico dei cibi si basa su un \u201ccodice colore\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSecondo alcune teorie il nostro sistema visivo si \u00e8 evoluto per identificare facilmente bacche, frutta e verdura particolarmente nutrienti nel mezzo del fogliame della giungla\u201d, spiega <strong>Raffaella Rumiati<\/strong>, neuroscienziata della SISSA e coordinatrice del nuovo studio. Il sistema visivo umano \u00e8 tricromatico: nella retina, l\u2019organo fotosensibile dell\u2019occhio, ci sono tre classi di fotorecettori (coni) sintonizzate preferenzialmente su tre diverse bande dello spettro visivo. Questo implica che possiamo vedere un gran numero di colori (pi\u00f9 degli animali monocromatici e dicromatici, meno di quelli che hanno 4 o addirittura 5, e pi\u00f9, tipi di fotorecettore). \u201cIn particolare siamo molto efficienti nel distinguere il rosso dal verde\u201d precisa Rumiati.\u00a0 La raffinatezza raggiunta da questo nostro senso testimonia il fatto che siamo \u201canimali visivi\u201d, a differenza di altri, come il cane, che\u00a0 per esempio dipendono principalmente dall\u2019olfatto. \u201c\u00c8 soprattutto il colore degli alimenti a guidarci e i nostri esperimenti finalmente mostrano come\u201d, spiega Rumiati. \u201cFinora infatti gli studi su questo argomento sono stati davvero pochi\u201d.<\/p>\n<p>Cosa cerchiamo in un cibo? Che sia nutriente, ovviamente, cio\u00e8 che abbia un alto contenuto calorico (e anche proteico). \u201cNei cibi naturali, non processati, il colore \u00e8 un buon predittore dell\u2019apporto calorico\u201d spiega <strong>Francesco Foroni<\/strong>, ricercatore della SISSA e primo autore della ricerca. \u201cPi\u00f9 un cibo non processato tende al rosso pi\u00f9 \u00e8 probabile che sia nutriente, mentre quelli verdi tendono a essere poco calorici\u201d. Il nostro sistema visivo si \u00e8 evidentemente adattato a questa regolarit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cI partecipanti ai nostri esperimenti valutano come pi\u00f9 \u2018stimolanti\u2019 e calorici i cibi il cui colore tende al rosso, mentre accade il contrario per quelli verdi\u201d, continua <strong>Giulio Pergola<\/strong>, ricercatore all\u2019Universit\u00e0 di Bari fra gli autori della ricerca. \u201cQuesto risulta vero anche per i cibi processati, cio\u00e8 quelli cotti, dove il colore perde la sua efficacia come indicatore delle calorie\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la letteratura scientifica mostra chiaramente che i cibi cotti vengono sempre preferiti a quelli naturali e l\u2019effetto si osserva anche in specie diverse da quella umana. \u201cI cibi cotti sono sempre preferiti perch\u00e9 rispetto a quelli naturali, a parit\u00e0 di quantit\u00e0, offrono pi\u00f9 nutrimento\u201d, spiega Rumiati. \u201cNel caso del cibo cotto per\u00f2 la dominanza rosso\/verde non offre pi\u00f9 un\u2019informazione affidabile, quindi si potrebbe pensare che il cervello non applichi questa regola ai cibi processati. Questo per\u00f2 non \u00e8 vero e dunque ci suggerisce la presenza di meccanismi evolutivi molto antichi, precedenti all\u2019introduzione della cottura\u201d.<br \/> Un ulteriore dato a favore di quest\u2019ipotesi \u00e8 che il codice colore, negli esperimenti di Rumiati e colleghi, non entra in funzione per oggetti diversi dal cibo: \u201cLa preferenza del rosso sul verde non si osserva con oggetti non commestibili\u201d, spiega Rumiati. \u201cQuesto significa che il codice colore del sistema visivo si attiva, correttamente, solo con gli stimoli alimentari\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019osservazione dell\u2019esistenza di questo effetto, oltre ad approfondire le conoscenze sul sistema visivo, offre prospettive interessanti su molti fronti, dal marketing del cibo al trattamento dei disturbi alimentari, quindi con una importante ricaduta sulla gestione della salute pubblica. \u201cMolto si sta facendo oggi per incentivare un\u2019alimentazione pi\u00f9 sana\u201d, commenta Rumiati, \u201cper esempio cercando di convincere il pubblico ad assumere meno cibi ipercalorici\u201d. In alcuni paesi si \u00e8 addirittura proposto di bandire certi tipi di alimenti, come le bibite gassate e altri cibi molto grassi. In alcuni casi si sono introdotti dei\u00a0<em>disclaimer<\/em>\u00a0sulle confezioni, come si \u00e8 gi\u00e0 fatto per le sigarette. Forse anche il colore dei cibi potrebbe essere usato in questo senso, magari con colorazioni artificiali\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuovo studio della SISSA<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":20830,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-20829","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16636-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Nuovo studio della SISSA","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20829","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20829"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20829\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20830"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20829"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20829"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20829"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}