{"id":20624,"date":"2016-10-12T00:00:00","date_gmt":"2016-10-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20624"},"modified":"2016-10-12T00:00:00","modified_gmt":"2016-10-11T23:00:00","slug":"le-forme-delle-emozioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/le-forme-delle-emozioni\/","title":{"rendered":"Le forme delle emozioni"},"content":{"rendered":"<p> \tChi di noi non le ha utilizzate scrivendo un sms, una e-mail o qualsiasi altro tipo di messaggio via web? Da sempre mi tengo lontano dai luoghi comuni, ma in questo caso credo si possa affermare che, a parte rare mosche bianche, tutti coloro che utilizzano i telefoni di ultima generazione o altri strumenti di comunicazione on line abbiano utilizzato le <strong><em>emoticon <\/em><\/strong>per descrivere o sintetizzare un\u2019emozione, uno stato d\u2019animo, un giudizio.<\/p>\n<p> \tPerch\u00e9 proprio grazie alla diffusione planetaria dei nuovi mezzi comunicativi, le faccine gialle (che nel mondo del <em>politically correct <\/em>diversi programmi stanno adattando ai colori di tutte le razze umane) in grado di sintetizzare con un\u2019espressione codificata sentimenti personali talvolta difficili da descrivere a parole stanno diventando giorno dopo giorno parte integrante del nostro linguaggio.<\/p>\n<p> \t<strong>Parola d\u2019ordine: ottimizzare<\/strong><\/p>\n<p> \t160 caratteri. Per comprendere l\u2019evoluzione che stiamo vivendo bisogna partire da questo dato: la lunghezza di un singolo sms da inviare tramite cellulare. L\u2019esigenza di trascrivere con poche parole concetti altrimenti pi\u00f9 articolati ha sdoganato le emoticon da frivolo abbellimento di un testo a parte fondamentale nell\u2019espressione di \u00a0un\u2019emozione. Di fatto, una rivoluzione epocale.<\/p>\n<p> \t<strong>Comunicazione universale<\/strong><\/p>\n<p> \tPer comprendere la portata di questa rivoluzione epocale \u00e8 sufficiente soffermarsi su un aspetto: in tutte le culture del mondo, il significato delle emoticon \u00e8 unanimemente riconosciuto. E cos\u00ec quelle semplici \u201cfaccine\u201d riescono a giungere l\u00e0 dove nessuno era mai arrivato prima: diventano cio\u00e8 linguaggio universale, modello reale di globalizzazione.<\/p>\n<p> \tUna forma di linguaggio \u2013 come peraltro indica il nome stesso \u2013 incentrata principalmente sulle emozioni piuttosto che su altri concetti, anche se proprio dalle emoticon hanno preso piede altre icone raffiguranti oggetti, strumenti, attivit\u00e0, cibi o bevande in grado a loro volta di sintetizzare attraverso un\u2019immagine universalmente riconosciuta ci\u00f2 che scritto in diverse lingue non sarebbe comprensibile da tutti.<\/p>\n<p> \t<strong>Semplificare non significa migliorare<\/strong><\/p>\n<p> \tTutto bello e perfetto, quindi? Come per ogni fenomeno innovativo, anche in questo caso esiste il rovescio della medaglia. Che a differenza dell\u2019immediatezza delle emoticon apre uno scenario pi\u00f9 complesso. Perch\u00e9 la semplificazione in immagine dell\u2019espressione di un\u2019emozione o di un sentimento (sorta di evoluzione del \u201ctvb\u201d, \u201cti voglio bene\u201d usato in codice anni addietro dagli adolescenti) diviene indicatore di una povert\u00e0 di linguaggio. Contesto suffragato anche dalle ricerche effettuate in tutte le culture del mondo: la quantit\u00e0 dei vocaboli che i giovani utilizzano per esprimersi \u00e8 in costante diminuzione. In pratica un linguaggio sempre pi\u00f9 universale e al tempo stesso sempre pi\u00f9 povero.<\/p>\n<p> \t<strong>Dal linguaggio al cervello<\/strong><\/p>\n<p> \tPrecisando che l\u2019utilizzo delle emoticon \u00e8 un fenomeno che non riguarda solo i giovani ma che sta interessando l\u2019intera popolazione, \u00e8 tuttavia sulle nuove generazioni native digitali che diventa interessante avviare un discorso in termini di prospettiva. A differenza delle persone pi\u00f9 adulte che hanno sviluppato in modo \u201ctradizionale\u201d le proprie competenze linguistiche e di pensiero, trovandosi successivamente a disposizione uno strumento di semplificazione come le emoticon, la situazione cambia tra i giovani d\u2019oggi. Possedere un ampio vocabolario da utilizzare nella propria espressione comunicativa, infatti, garantisce un\u2019apertura mentale indispensabile per potenziare le capacit\u00e0 cognitive. E siccome i meccanismi con cui comunichiamo modificano la nostra struttura cerebrale, diventa realistico il rischio di una ridefinizione biologica del cervello nelle persone del futuro.<\/p>\n<p> \tCon un pericoloso paradosso: avremo strumenti di comunicazione sempre pi\u00f9 efficienti e immediati, ma sempre meno concetti da esprimere\u2026<\/p>\n<p> \t<strong>Emoticon e\u2026 droga<\/strong><\/p>\n<p> \tPer concludere un tuffo nel passato, dove tutto ha avuto inizio. Le emoticon di oggi, infatti, sono l\u2019evoluzione di <em>Pac-Man<\/em>, il protagonista di un celebre videogioco degli anni \u201980, il cui scopo era mangiare pi\u00f9 palline possibili. Gli ideatori di quel gioco lo realizzarono prendendo spunto dalla propria esperienza con l\u2019assunzione di ecstasy: quelle palline erano in realt\u00e0 nella loro immaginazione delle pastiglie di droga, mentre i fantasmi che apparivano erano il risultato delle allucinazioni conseguenti all\u2019ingerimento\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuovi linguaggi<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":20625,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-20624","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1-300x213.webp",300,213,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",640,455,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",300,213,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",500,355,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",456,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",366,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",300,213,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",750,533,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1.webp",250,178,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16221-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Andrea Fiore","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/fiore\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Nuovi linguaggi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20624","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20624"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20624\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20625"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20624"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20624"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20624"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}