{"id":20592,"date":"2016-10-08T00:00:00","date_gmt":"2016-10-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20592"},"modified":"2016-10-08T00:00:00","modified_gmt":"2016-10-07T23:00:00","slug":"la-a-tindi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-a-tindi\/","title":{"rendered":"L\u00e2 a tindi"},"content":{"rendered":"<p> \tNel 40esimo anniversario del Terremoto del Friuli vogliamo offrire una testimonianza della cultura friulana ante-sisma, legata alla miseria del passato e all\u2019<strong>aucupio<\/strong>. Con quest\u2019ultima denominazione s\u2019indica la tecnica per catturare vivi gli uccelli tramite l\u2019uso di trappole, reti, lacci, panie o vischio e, anche se oggi \u00e8 proibita per legge, \u00e8 stata un\u2019attivit\u00e0 molto diffusa nel secolo scorso, specialmente nella zona collinare e nella Bassa friulana.<\/p>\n<p> \tDopo il sisma del 1976, la spinta della ricostruzione fu tale che questa regione schizz\u00f2 in alto nelle classifiche dei consumi e del benessere. Lo slogan per la ricostruzione divent\u00f2 \u201cprima le fabbriche, poi le case e infine le chiese\u201d. Ma inevitabilmente molte cose cambiarono: il sisma spazz\u00f2 via buona parte del patrimonio artistico, delle architetture spontanee, oltre a quel piccolo mondo antico fatto di tradizioni e usanze legate alla terra e alla lotta per la sopravvivenza. Inizi\u00f2 il declino dell\u2019uccellagione e l\u2019abbandono dei principali impianti destinati all\u2019aucupio, tra cui le bressane e i roccoli. Ne parliamo ad Ara di Tricesimo con <strong>Alessandro Chittaro<\/strong>, ex amministratore del Comune di Pagnacco, e <strong>Valter Moretti<\/strong>, presidente regionale dell\u2019Associazione nazionale per le sagre e le fiere venatorie.<\/p>\n<p> \t<strong>Alessandro Chittaro, lei \u00e8 un ambasciatore di friulanit\u00e0 nel mondo, un divulgatore dei tesori del territorio: ha vissuto i tragici avvenimenti del \u201976, oltre ad aver combattuto tante battaglie, anche da amministratore, per la ricostruzione e il mantenimento del patrimonio esistente. Ci pu\u00f2 spiegare esattamente che cosa sono i roccoli e le bressane e perch\u00e9 \u00e8 importante parlarne?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abI roccoli e le bressane sono degli impianti arborei del nostro territorio (ma anche diffusi in altre regioni) destinati alla pratica dell\u2019aucupio. Dal 2003 non sono pi\u00f9 utilizzati e, quei pochi ancora esistenti, rappresentano una traccia del Friuli scomparso. Inoltre ricoprono un ruolo strategico per l\u2019osservazione dell\u2019avifauna. Il loro utilizzo \u00e8 andato gradualmente in disuso durante il passaggio dal mondo rurale alla civilt\u00e0 moderna. Fino al 1976 erano largamente diffusi, ma la furia del terremoto ha distrutto ogni cosa. I roccoli e le bressane, cos\u00ec come la semplice uccellagione, servivano a contribuire al sostentamento dei villaggi. Sono un esempio straordinario del lavoro dell\u2019uomo sulla natura e alcuni di essi hanno assunto l\u2019aspetto di veri monumenti del verde. Con questi apprestamenti i nostri avi hanno saputo rispettare il paesaggio senza violarlo, contribuendo a definire l\u2019identit\u00e0 di un luogo. Anche Pre Checo Placerean, il grande traduttore della Bibbia in friulano e meglio conosciuto come \u201cil Martin Lutero della piccola Patria\u201d, era un impenitente uccellatore\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Dalle testimonianze riaffiora un passato in cui l\u2019attenzione e la sensibilit\u00e0 nei confronti delle fasi della natura e delle sue risorse erano percepite come maggiori rispetto a oggi. Sembra un paradosso: davvero l\u2019uccellagione rispettava\u00a0<\/strong><strong>questi equilibri?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abI nostri antenati erano dei maestri a sfruttare gli equilibri della natura sapendo rispettare l\u2019avifauna. Ricordo, infatti, che il Friuli dell\u2019ante terremoto era a stretto contatto con la natura e che viveva la quotidianit\u00e0 senza quelle sofisticazioni ed enfatizzazioni di oggi. Quel mondo garantiva un equilibrio tra predatori e prede, oltre che il funzionamento degli ecosistemi. D\u2019altra parte c\u2019era una popolazione avifaunistica pi\u00f9 ricca e ogni anno migliaia di uccelli migravano nelle nostre terre. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec e gli uccelli sono spariti, anche se l\u2019aucupio non viene pi\u00f9 praticato dal 2003. Di chi \u00e8 la colpa? Sempre dell\u2019uccellagione? No, in realt\u00e0 sono i pesticidi, l\u2019inquinamento e tutti quei prodotti usati oggi in agricoltura ad aver allontanato i nostri amici uccelli\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Com\u2019\u00e8 nata la pratica dell\u2019uccellagione?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDifficile dirlo. Alle origini, nel medioevo, i popolani e i contadini non potevano praticare la caccia maggiore (cervi, cinghiali, caprioli\u2026) dacch\u00e9 era destinata esclusivamente ai nobili; di conseguenza per sfamarsi iniziarono a cacciare le prede pi\u00f9 piccole, come per esempio il merlo, il tordo, il fringuello e l\u2019usignolo. Cos\u00ec, i contadini e i boscaioli, che conoscevano i ritmi e i luoghi di frequentazioni dei volatili, cominciarono a costruire le trappole per catturarli. Nacque in questo modo l\u2019aucupio, l\u2019arte di catturare vivi gli uccelli. Poi, furono perfezionati i roccoli e le bressane. Questi ultimi venivano realizzati vicino alle rotte dei migratori. Ma si andava a caccia di uccelli (in friulano \u201c<em>l\u00e2 a tindi<\/em>\u201d) anche per mangiare un piatto di schidionata di uccelletti, accompagnati dalla polenta e dal buon refosco\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Si poteva uccellare nella Bassa friulana?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abS\u00ec, usando le prodine, una tipologia particolare di rete; era invece raro trovare roccoli e bressane. Il libro \u201cUccellagione, memorie di un costume perduto\u201d di Doimo Frangipane riporta come luoghi per uccellare i villaggi di Joannis e Castello di Porpetto, rispettivamente possedimenti dei nobili Strassoldo-Soffumbergo e Frangipane. L\u2019avifauna comprendeva soprattutto fringuelli, lugheri, zigali, dordine e orbi. Nell\u2019area di Joannis, il clou delle catture si ebbe nel 1821 con 3.625 uccelli\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Cavaliere Valter Moretti, da presidente regionale del sodalizio per le Sagre e le Fiere Venatorie \u00e8 impegnato a riqualificare la figura dell\u2019uccellatore, oltre che intrattenere i rapporti di protocollo con la Regione. Lei \u00e8 inoltre proprietario della <\/strong><strong><em>Bressana Pasc Armeline <\/em><\/strong><strong>di Ara di Tricesimo, la pi\u00f9 grande in Friuli\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00ab\u00c8 una delle pi\u00f9 belle \u201carchitetture verdi\u201d della regione. \u00c8 un impianto arboreo che ha funzionato fino al 2003, quando \u00e8 stato proibito l\u2019aucupio, ed \u00e8 frutto dell\u2019ingegno dei nostri antenati; appartiene alla nostra famiglia da generazioni, esattamente dal 1940, e viene mantenuto attraverso due potature all\u2019anno. Il perimetro \u00e8 rilevante e ha dimensioni 63 x 20 metri, oltretutto \u00e8 composto da un doppio filare di carpini bianchi. Lungo il corridoio, formato dai due filari (detti spalliere), veniva tirata la rete che, dopo il richiamo, garantiva la cattura degli uccelli. Mentre lo spazio chiuso dalle spalliere rappresenta la \u201cpiazza\u201d che, nel lato a nord, fuori dal fianco, contiene il capanno. L\u00ec l\u2019uccellatore, ben nascosto, osservava gli uccelli e azionava la rete. Il fabbricato \u00e8 piccolo ma ha ospitato una famiglia di terremotati\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Che differenza c\u2019\u00e8 tra un roccolo e una bressana?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSi diversificano tra loro principalmente per la forma. I primi sono a pianta circolare ellissoidale, le seconde a pianta rettangolare\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quanti apprestamenti arborei si possono ancora trovare in regione?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNegli anni Ottanta esistevano grossomodo 1.200 impianti, tra roccoli e bressane. Oggi se ne contano solo 400. A Tricesimo ne esistevano 30 fino al \u201990, mentre a Montenars 17. Proprio in questo luogo \u00e8 ancora ben conservato il \u201cleggendario\u201d roccolo di Pre Checo Placerean, che \u00e8 ritenuto uno dei migliori del Friuli, dacch\u00e9 la sua posizione consente d\u2019intercettare pi\u00f9 rotte migratorie\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Sono previste forme di salvaguardia dagli strumenti urbanistici?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abTutti gli apprestamenti arborei esistenti sono tutelati dal Piano Paesaggistico Regionale; il riconoscimento ufficiale \u00e8 confermato dal Decreto del Presidente della Giunta Regionale FVG 5 giugno 2000, n. 0182 e dalla Legge Regionale FVG 22 febbraio 2000, n. 2. La Regione concede sovvenzioni ad hoc per la manutenzione degli impianti. Tutte le strutture che ottengono il contributo vengono considerate d\u2019interesse storico-culturale\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Attualmente la leggi in vigore, a differenza di quanto avviene in altri Stati dell\u2019Unione Europea, non permettono di praticare l\u2019aucupio: come mai?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIl problema \u00e8 che dopo tanti anni di impegno non \u00e8 ancora stato possibile promuovere per tutti gli Stati membri una normativa rispondente alle direttive comunitarie in vigore\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Siamo arrivati alla conclusione. Qual \u00e8 il futuro per l\u2019uccellagione in Friuli?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abRecentemente grazie all\u2019amico Alessandro Chittaro, a mio figlio Manuel, a Renato Zampa e altri diversi conoscenti, \u00e8 stata organizzata una serata amicale presso l\u2019Osteria \u201cSul Ronc\u201d di Tarcento, avente tema \u201cUccellagione e verso degli uccelli canori\u201d; l\u00ec, abbiamo riflettuto affinch\u00e9 questo patrimonio non venga perduto e possa essere giustamente valorizzato, anche grazie al supporto del Fondo Ambiente Italia (FAI) e del Touring Club Italiano (T.C.I.), senz\u2019altro validi strumenti per la visibilit\u00e0 turistica. Inoltre gi\u00e0 da tempo abbiamo avviato dei progetti con le scuole elementari di Tricesimo, Reana del Rojale e Cassacco, e con il F.A.I di Udine. Noi ci crediamo!\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alessandro Chittaro e Valter Moretti<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":20593,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-20592","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1-300x216.webp",300,216,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",640,461,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",300,216,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",500,360,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",450,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",361,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",300,216,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",750,540,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1.webp",250,180,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/16089-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Alessandro Chittaro e Valter Moretti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20592"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20592\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20593"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}