{"id":20355,"date":"2016-09-09T00:00:00","date_gmt":"2016-09-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20355"},"modified":"2016-09-09T00:00:00","modified_gmt":"2016-09-08T23:00:00","slug":"consolidare-per-crescere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/consolidare-per-crescere\/","title":{"rendered":"Consolidare per crescere"},"content":{"rendered":"<p> \tCome i prodotti e le imprese, anche le economie territoriali hanno un loro ciclo di vita che si sviluppa secondo modalit\u00e0 circolari: da una prima fase imprenditoriale ad una seconda fase di consolidamento e specializzazione, per poi passare ad una terza fase imprenditoriale e quindi di maturit\u00e0. La grande maggioranza delle nostre PMI e agglomerati industriali si trovano in uno stadio di maturit\u00e0, tra il terzo e il quarto stadio del ciclo di vita, e questo \u00e8 un momento in cui una qualsiasi realt\u00e0 industriale necessita di accesso a nuove tecnologie per fertilizzare, integrare e rivitalizzare il <em>know how<\/em> gi\u00e0 esistente e per iniziare un nuovo ciclo di vita. Un numero minore di imprese sta invece affrontando le sfide della prima fase di sviluppo: queste sono le start up, che esplorano nuove tecnologie e i nuovi mercati con formule imprenditoriali innovative.<\/p>\n<p> \tLo sviluppo di nuove aree di vantaggio comparato o la rivitalizzazione degli agglomerati possono essere perseguiti incentivando integrazioni orizzontali, la condivisione di asset lungo la catena logistica, produttiva e commerciale ed il superamento di modalit\u00e0 di coordinamento interaziendale che ne limitano lo sviluppo e la crescita. Malgrado la crisi sia arrivata in un momento in cui le imprese stavano compiendo enormi sforzi per rilanciare i propri percorsi di crescita e abbia colpito in particolare le piccole imprese, le PMI rappresentano tuttora il corpo centrale dell\u2019economia italiana. Molte di queste sono sovrastate da un eccessivo peso del debito che si riflette in scarsa patrimonializzazione. Questo non \u00e8 solo un problema di struttura finanziaria, ma anche culturale e di responsabilit\u00e0 sociale. Rafforzare il capitale delle imprese \u00e8 fondamentale per permettere il rilancio di specifici investimenti, garantire la sostenibilit\u00e0 di piani di medio periodo e per la stabilit\u00e0 del sistema finanziario. Una nuova cultura e struttura della finanza d\u2019impresa sono anch\u2019esse centrali per impostare nuove politiche industriali.<\/p>\n<p> \tLa rinnovata centralit\u00e0 delle PMI ha bisogno di nuove visioni e di politiche di sviluppo industriale e territoriale che si servano di meccanismi organizzativi dotati di flessibilit\u00e0 ed elevata capacit\u00e0 progettuale, in grado di svolgere un ruolo di interfaccia tra sistemi ed imprese locali da un lato e centri di competenza ed ambienti esterni, sia pubblici che privati, dall\u2019altro.<\/p>\n<p> \tIn particolare risulta essenziale lo sviluppo di nuovi approcci collaborativi tra PMI, sistema degli intermediari finanziari nella sfera privata e pubblica, agenzie per lo sviluppo del territorio, corpi associativi, per ridurre le asimmetrie informative e le opacit\u00e0 che spesso caratterizzano la finanza delle aziende ed i criteri di valutazione e comportamenti delle banche e degli altri attori coinvolti.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>L\u2019indagine su un campione regionale di PMI<\/strong><\/p>\n<p> \tUna recente ricerca sul potenziale di innovazione delle PMI regionali \u00e8 stata condotta quale parte integrante di una tesi di Laurea in Economia Aziendale. La tesi<em>*\u00a0<\/em>di laurea ha analizzato le competenze e i fattori che possono abilitare un approccio all\u2019innovazione di tipo aperto: l\u2019 <em>Open<\/em> <em>Innovation approach<\/em>.<\/p>\n<p> \tIl termine \u201cOpen Innovation\u201d \u00e8 stato coniato da <strong>Henry Chesbrough<\/strong>, che nel suo libro \u201cOpen Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology\u201d (2003) afferma \u201cL\u2019Open Innovation \u00e8 l\u2019utilizzo di appropriati flussi di conoscenza dall\u2019interno verso l\u2019esterno, e viceversa, per accelerare l\u2019innovazione interna ed espandere il mercato attraverso l\u2019uso esterno di innovazione sviluppata dentro l\u2019azienda\u201d. I pionieri dell\u2019<em>Open<\/em> <em>Innovation<\/em> sono state le grandi multinazionali come IBM, Philips e Procter&#038;Gamble ma negli ultimi anni anche le PMI hanno cominciato ad aprire il proprio processo innovativo e, anzi, alcuni studiosi sostengono che quest\u2019ultime possano ottenere dal fenomeno maggiori benefici rispetto alle grandi imprese.<\/p>\n<p> \tL\u2019<em>Open<\/em> <em>Innovation<\/em> \u00e8 una risorsa concreta per l\u2019Italia: pu\u00f2 valere 35 miliardi di Euro, l\u20191,9% del PIL in pi\u00f9. Inoltre se tutti gli imprenditori e le societ\u00e0 arrivassero allo stesso livello di collaborazione il fatturato delle aziende italiane potrebbe aumentare dal 3% al 14% per PMI e startup e dal 5% al 10% per le grandi aziende.<\/p>\n<p> \tL\u2019indagine \u00e8 stata eseguita tramite una <em>survey<\/em> e delle interviste ad alcuni attori dell\u2019ecosistema. L\u2019obiettivo generale del questionario \u00e8 stato quello di valutare come incrementare le capacit\u00e0 di innovazione, focalizzandosi su due aspetti:<\/p>\n<p> \t&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 stato dell\u2019arte dell\u2019innovazione in azienda;<\/p>\n<p> \t&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 bisogni in termini di servizi per l\u2019innovazione, accessibilit\u00e0 e disponibilit\u00e0 di risorse.<\/p>\n<p> \tIl questionario \u00e8 stato sottoposto ad un campione di imprese del Friuli Venezia Giulia ed alle PMI innovative del Triveneto (13), per un totale di 69 aziende.<\/p>\n<p> \tIl campione di imprese contattate, pur non essendo statisticamente rappresentativo, comprende aziende di un ampio spettro di settori (alimentare, cartario, costruzioni, meccatronica, ICT, arredo\/legno, trasporti, energia, elettronica). Oltre il 60% delle imprese del campione, escludendo le PMI innovative iscritte allo speciale registro MISE\/Camera di Commercio, possiedono tutti e tre i requisiti richiesti per l\u2019iscrizione al registro stesso e quindi potrebbero beneficiare dello status di PMI Innovativa.<\/p>\n<p> \tOltre i due terzi delle aziende hanno partecipato all\u2019indagine rispondendo al questionario. Tra queste circa il 50% ha dipendenti e fatturato superiori rispettivamente a 50 persone e 10 mil. Euro. Nel 70% dei casi le aziende servono un mercato intermedio (B2B) e hanno un buon orientamento all\u2019export: circa il 40% del campione esporta oltre il 50% del fatturato.<\/p>\n<p> \tDall\u2019 indagine \u00e8 emerso che oltre il 95% delle imprese del campione ha effettuato progetti di innovazione negli ultimi tre anni: di queste il 40% ha adottato forme di protezione della propriet\u00e0 intellettuale e pi\u00f9 dell\u201985% ha in corso progetti di R&#038;S.<\/p>\n<p> \tGli obiettivi perseguiti riguardano prevalentemente il miglioramento della qualit\u00e0 dei prodotti\/servizi (40%) e l\u2019anticipazione dei cambiamenti di mercato, l\u2019aumento della produttivit\u00e0 e la creazione di nuovi prodotti\/servizi (37%). L\u2019oggetto dell\u2019innovazione riguarda prevalentemente l\u2019innovazione di prodotto\/servizio (54%), l\u2019ICT (37%) ed i processi produttivi (28%).<\/p>\n<p> \tLa quasi totalit\u00e0 dei progetti di R&#038;S degli ultimi tre anni \u00e8 stata realizzata tramite risorse interne e i contributi interni pi\u00f9 importanti sono generati dall\u2019imprenditore stesso (62%), che risulta essere il motore dell\u2019innovazione. Per quanto riguarda invece i contributi esterni, questi derivano principalmente da consulenti ed esperti, in secondo luogo da universit\u00e0 e poli di innovazione e subito dopo da clienti e fornitori. I partner privilegiati risultano essere quelli istituzionali e quindi le universit\u00e0, i centri di ricerca e i Poli tecnologici, ma ci sono rapporti strategici anche con le imprese del settore e di altri settori.<\/p>\n<p> \tLe modalit\u00e0 realizzative pi\u00f9 importanti sono quelle della riorganizzazione del processo produttivo e le metriche pi\u00f9 diffuse per valutare gli impatti dell\u2019innovazione risultano coerenti con i principali obiettivi perseguiti, cio\u00e8 con l\u2019incremento di fatturato e le quote di mercato.<\/p>\n<p> \tNel 2013 il 44% delle imprese investivano in misura marginale nella R&#038;S (meno del 2% del fatturato) mentre nel 2015 solo un terzo delle imprese investiva marginalmente. Sempre nel 2015 circa un quarto delle imprese hanno investito in R&#038;S pi\u00f9 del 7,5% del fatturato.<\/p>\n<p> \tPer quanto concerne le fonti di finanziamento dell\u2019innovazione quasi tutte le imprese si autofinanziano e meno della met\u00e0 ricorrono ad altre fonti.<\/p>\n<p> \tCon riferimento alle risorse umane si rilevano buone incidenze, superiori al 20%, per quello che \u00e8 il peso del personale laureato, anche se non si rileva la presenza significativa di personale con titoli superiori (Master, Dottorati, ecc.). Marginali risultano le iniziative di formazione esterna.<\/p>\n<p> \tPi\u00f9 del 30% delle imprese ritiene rilevante\/molto rilevante l\u2019impatto che il lancio di nuovi prodotti\/servizi dell\u2019ultimo triennio ha avuto sul fatturato 2015 e oltre un quinto delle imprese del campione rileva che i progetti di R&#038;S dell\u2019ultimo triennio hanno portato nel 2015 ad un aumento del fatturato superiore al 10%.<\/p>\n<p> \tI pi\u00f9 rilevanti benefici dell\u2019innovazione risultano essere un impatto positivo sui mercati e sul risultato economico. Secondo le imprese del campione i vantaggi della brevettazione dell\u2019innovazione non afferiscono alla protezione legale della stessa, ma piuttosto alla migliore reputazione e visibilit\u00e0, al vantaggio competitivo e alle maggiori opportunit\u00e0 di sviluppo di collaborazioni commerciali.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>Le PMI nell\u2019ecosistema dell\u2019innovazione<\/strong><\/p>\n<p> \tIn generale l\u2019indagine ha offerto punti di vista convergenti tra le imprese del campione e le opinioni di alcuni importanti attori dell\u2019ecosistema dell\u2019 innovazione regionale.<\/p>\n<p> \tIn generale si pu\u00f2 dire che le imprese intervistate, pongono maggiore enfasi sul mercato come motore dell\u2019innovazione. C\u2019\u00e8 bisogno di luoghi innovativi per la nascita di aziende innovative in cui il ruolo dello Stato sia complementare.<\/p>\n<p> \tSemplificare l\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa, deregolamentare, limitare l\u2019intervento del pubblico nella sfera dell\u2019operativit\u00e0 imprenditoriale, ridurre l\u2019imposizione fiscale, incentivando cos\u00ec la propensione al rischio &#8211; e il relativo profitto &#8211; degli imprenditori.<\/p>\n<p> \tViene sottolineato che il problema non \u00e8 la PMI in quanto tale, ma piuttosto il rapporto non virtuoso tra Grande Impresa e PMI. Ci vogliono dei programmi ad hoc e bisogna creare un circuito pi\u00f9 virtuoso tra \u00a0poli dell\u2019innovazione-startup-PMI e grandi imprese.<\/p>\n<p> \tLe invenzioni che danno luogo alle grandi innovazioni vengono dalle piccole imprese, cos\u00ec come i migliori brevetti. Il problema \u00e8 che la ricerca universitaria italiana si basa pi\u00f9 sulla ricerca di base ed \u00e8 rivolta in gran parte a soddisfare le problematiche delle grandi imprese. Alcuni autorevoli attori dell\u2019ecosistema sottolineano, in consonanza con le imprese intervistate, che per accrescere le capacit\u00e0 di innovazione delle imprese \u00e8 necessaria una maggiore apertura ai contributi esterni, cercando di trasformare il proprio approccio da locale ad internazionale. A fronte di tale maggior apertura si tratta per\u00f2 di attivare circuiti formativi, workshop e tavoli collaborativi dove si possa condividere idee, co-creare e co-lavorare coinvolgendo tutto il personale. \u00a0Sono necessari dei programmi di \u201ceducazione industriale\u201d a lungo termine e \u201c<em>technology intelligence<\/em>\u201d che creino un <em>matching<\/em> tra domanda e offerta di tecnologia, in modo che questa diventi innovazione.<\/p>\n<p> \tCon riguardo al finanziamento dell\u2019innovazione c\u2019\u00e8 convergenza sul fatto che il mercato italiano del Venture Capital \u00e8 il meno sviluppato in Europa e non \u00e8 in grado di accelerare la crescita delle realt\u00e0 innovative. Spesso accade che vengano finanziate imprese meno meritevoli di altre e per questo sarebbero necessari nuovi e pi\u00f9 efficaci criteri per individuare le imprese pi\u00f9 innovative e per valutare quali siano meritevoli di aiuti e finanziamenti. Un\u2019idea emersa potrebbe consistere nel creare una <em>scorecard<\/em> dell\u2019innovazione per differenziare le modalit\u00e0 e forme di finanziamento. Interventi legislativi e normativi spinti in particolare dal MISE e dal MAE cercano di compensare il gap esistente facilitando il finanziamento in debito da parte delle Banche delle Startup Innovative (iscritte all\u2019Albo speciale) e delle PMI Innovative, offrendo modalit\u00e0 semplificate ed accelerate di accesso alle garanzie pubbliche offerte dal Fondo Centrale.<\/p>\n<p> \tMa non sono sufficienti, c\u2019\u00e8 bisogno di un\u2019azione \u201csistemica\u201d tra i vari attori attivata dalla consapevolezza che, senza investimenti in innovazione, un\u2019azienda non pu\u00f2 crescere, anzi, \u00e8 a rischio la competitivit\u00e0 nel medio termine. La costruzione di un ecosistema sociale-industriale capace di attirare investimenti esteri \u00e8 visto come cruciale.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>Consolidare per crescere<\/strong><\/p>\n<p> \tDall\u2019indagine emerge il significativo sforzo messo in atto da parte del campione di imprese regionali per cogliere\u00a0 opportunit\u00e0 di rilancio e crescita attraverso la leva dell\u2019innovazione.<\/p>\n<p> \tTale sforzo sembra tuttavia richiedere interventi di supporto che rimuovano i punti di debolezza che sono tutt\u2019ora presenti e che impediscono, di fatto, la realizzazione di una azione corale a livello di ecosistema dell\u2019innovazione regionale per il rafforzamento delle attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo, di innovazione e di trasferimento tecnologico, nonch\u00e9 di rivisitazione e riorientamento delle modalit\u00e0 di incentivazione e finanziamento delle stesse.<\/p>\n<p> \tInterventi che vadano nella direzione del superamento della frammentazione degli attori delI\u2019 ecosistema dell\u2019innovazione e della frammentazione del tessuto economico regionale.<\/p>\n<p> \tUn consolidamento che favorisca la valorizzazione delle competenze e l\u2019 agilit\u00e0 operativa sia dal lato delle imprese che dei cosiddetti <em>innovation enablers<\/em> (Universit\u00e0, centri di ricerca, poli tecnologici, ecc.) che acceleri e diffonda le migliori pratiche di <em>innovation management<\/em>, dalla generazione dell\u2019idea imprenditoriale fino alla sua utilizzazione sul mercato.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00a0<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<em>* Luca Benvenuti, autore dell\u2019articolo, si \u00e8 recentemente laureato in Economia Aziendale all\u2019Universit\u00e0 di Trieste con una tesi sull\u2019 Innovazione nelle PMI, relatore Paolo Marizza, consueto redattore di questa rubrica.\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Open Innovation<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-20355","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":null,"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Open Innovation","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20355","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20355"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20355\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}