{"id":20245,"date":"2016-08-17T00:00:00","date_gmt":"2016-08-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20245"},"modified":"2016-08-17T00:00:00","modified_gmt":"2016-08-16T23:00:00","slug":"il-costruttore-visionario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-costruttore-visionario\/","title":{"rendered":"Il costruttore visionario"},"content":{"rendered":"<p> \tLa <strong>Transalpina <\/strong>\u00e8 una linea ferroviaria ricca di storia ed \u00e8 costellata da opere ingegneristiche di notevole complessit\u00e0; anzitutto il <strong>ponte di Salcano<\/strong>, che sormonta il fiume Isonzo poco dopo il confine italiano, \u00e8 reputato un capolavoro architettonico, soprattutto per la sua arcata in pietra di 85 metri, particolare che lo eleva a ponte in pietra a campata unica ricurvo pi\u00f9 lungo del mondo. Poi, in direzione di Villaco, prima di arrivare a Jesenice, si trova il <strong>traforo delle Caravanche<\/strong>, una galleria della lunghezza di 7.975 metri che collega la Carinzia alla valle slovena di Zgornjesavska.<\/p>\n<p> \tDegna di nota anche la <strong>galleria del Woichen <\/strong>(Piedicolle), nei pressi di Tolmino, un traforo alpino della lunghezza di 6.327 metri sotto le Prealpi Giulie. Ma sono anche interessanti i fabbricati della <strong>stazione di Nova Gorica <\/strong>(<em>G\u00f6rz Staatsbahnhof<\/em>), in stile secessionista, e l\u2019adiacente deposito delle locomotive.<\/p>\n<p> \tLa Transalpina, considerata oggi uno dei percorsi ferroviari pi\u00f9 affascinanti d\u2019Europa, venne inaugurata il 19 luglio 1906, da sua altezza reale, erede al trono, l\u2019arciduca Francesco Ferdinando (pi\u00f9 tardi ucciso a Sarajevo nell\u2019episodio che sanc\u00ec l\u2019inizio della Prima guerra mondiale) e serviva a collegare Jesenice a Trieste, la parte mancante dei 717 chilometri dalle Ferrovie imperiali, tra Praga e il Litorale Adriatico. Alle origini fu denominata <em>Wocheinerbahn<\/em>, dal nome della valle del lago di Bohinj in Slovenia (che in tedesco si dice Woichen), raggiunta dal percorso. Tra i protagonisti indiscussi di questa ferrovia, iniziata nel 1901 e terminata solamente cinque anni dopo, troviamo il friulano <strong>Giacomo Ceconi<\/strong>, uomo di umili origini che seppe costruire con la fatica del lavoro un vero e proprio impero. In pochi anni riusc\u00ec a diventare uno dei massimi costruttori di ferrovie dell\u2019Impero Austroungarico, fino a disporre di 16.000 uomini, in gran parte provenienti dai monti del Friuli.<\/p>\n<p> \tCeconi nacque nel 1833 a <strong>Pielungo<\/strong>, piccolo borgo silenzioso della spettacolare <strong>Val d\u2019Arzino<\/strong>: qui le bellezze sono ancora oggi innumerevoli, in gran parte legate all\u2019acqua, tra laghi, sorgenti carsiche e torrenti ovunque, pozze dal colore smeraldo, carsismi e fenomeni di erosione.<\/p>\n<p> \tI genitori di Giacomo (Jacum, in friulano), Angelo Ceconi e Maddalena Guerra, possedevano una casa modesta; in particolare erano dediti alla coltivazione della terra, conducevano un\u2019esistenza semplice e tradizionale, sapendo come resistere al clima della vallata. La vita di montagna era dura, fatta di ritmi serrati e pesantemente condizionata dai rigidi inverni. Cos\u00ec, nella lotta per la sopravvivenza, la sua famiglia, come buona parte della popolazione, s\u2019ingegnava a costruire zoccoli (<em>t\u00e0lmines<\/em>), che poi vendeva nei mercati di Clauzetto e Spilimbergo. Jacum pass\u00f2 tutta l\u2019infanzia in questa vallata, portandosi addosso una gerla fino a che, appena diciottenne, tent\u00f2 la fortuna nella citt\u00e0 dei venti; assieme a suo cugino raggiunse <strong>Trieste <\/strong>e cominci\u00f2 a lavorare nell\u2019impresa Martina di Chiusaforte, allora appaltatrice dei lavori del parco ferroviario della Meridionale. A quel tempo Trieste era uno dei centri pi\u00f9 importanti dell\u2019Impero Austroungarico, dotata di un\u2019efficiente linea ferroviaria e di un porto tra i pi\u00f9 importanti d\u2019Europa.<\/p>\n<p> \tDodici, quattordici ore al giorno: era questo il normale orario di lavoro di Jacum. Dapprincipio doveva sgobbare cos\u00ec tanto per portare a casa qualche fiorino, anche se tutto miglior\u00f2 quando ebbe la fortuna di apprendere il mestiere di muratore. D\u2019altra parte districarsi con pietre e mattoni era un\u2019arte per Jacum, oltre che permettergli di ottenere la fiducia dei capi. Incoraggiato dai risultati ottenuti, soprattutto attraverso gli studi scolastici, che frequent\u00f2 nel tempo libero, tra gli anni 1851 e il 1856, invest\u00ec il suo primo gruzzolo acquistando manuali di tecnologia costruttiva nei campi stradali, ferroviari e civili. Cosicch\u00e9 li assimil\u00f2 scrupolosamente anche imparando a rinunciare a ogni tipo di svago e risparmiare quanto pi\u00f9 denaro possibile. Tuttavia la strada verso il successo era alle porte\u2026 I cantieri triestini erano stati bloccati per un guasto tecnico che nessuno sapeva risolvere. Jacum si fece avanti e ovvi\u00f2 con astuzia al problema, ottenendo per premio la qualifica di muratore.<\/p>\n<p> \tMa, a vent\u2019anni, nel pieno della giovinezza e delle forze, lo colse impreparato la chiamata alle armi, un servizio allora obbligatorio della durata di otto anni, previsto per i sudditi del Regno Lombardo Veneto, di et\u00e0 compresa fra i venti e i venticinque anni. Cosicch\u00e9 Giacomo correva il rischio di essere sbattuto in Galizia, al confine dell\u2019impero austriaco. Tuttavia mamma Maddalena fu subito dell\u2019avviso di risparmiargli quella fatica, facendosi carico delle ingenti somme di denaro previste per l\u2019esonero. Cos\u00ec Jacum, sfumata la chiamata alle armi, decise di fondare un\u2019impresa, con l\u2019avvio di diversi lavori per la costruzione di ponti, stazioni e tronchi ferroviari.<\/p>\n<p> \tNel 1857, a ventiquattro anni, partecip\u00f2 alla costruzione della ferrovia Sudbahn: da Klagenfurt a Agram, in Croazia, e a Stuhlweissenberg, in Ungheria. Pi\u00f9 tardi venne designato alla sorveglianza di alcuni cantieri, quindi promosso capo squadra e, infine, incaricato di eseguire dei lavori a cottimo. Nel 1865, la sua impresa risulta aggiudicataria di alcuni appalti sulla linea del Brennero e di diverse opere in Ungheria sulla ferrovia \u00d6denburg-Sopron e Steinamanger-Szombathely. Tuttavia, a causa di alcuni concorrenti sleali non riusc\u00ec a collaudare alcune infrastrutture e, per questo motivo, gli fu sottratto l\u2019appalto. Non gli rest\u00f2 altro che promuovere un\u2019azione legale per ottenere legittimamente giustizia. Fu per forza vittoria, oltretutto con il giusto indennizzo.<\/p>\n<p> \tCosicch\u00e9 Giacomo Ceconi pot\u00e9 iniziare la sua carriera di grande costruttore. E siccome da cosa nasce cosa, seguendo un \u00a0cantiere in Ungheria Giacomo conobbe una ragazza, <strong>Caterina Racz<\/strong>, che ben presto divent\u00f2 sua sposa, oltre che consentirgli di avere due figli: Angelo (venturo ingegnere) e Rosa. Tuttavia la morte della moglie travolse ogni cosa e Ceconi, rimasto vedovo, decise di risposarsi con <strong>Giovanna Wuch<\/strong>, austriaca, da cui ebbe altri quattro figli: Vittorio, Jenny, Elvira e Umberto. Un passo avanti per ricordare che nel 1874, anche Giovanna mor\u00ec, cos\u00ec ebbe modo di risposarsi (seppure per un brevissimo periodo) con <em>Gertrude Maria Dittmar<\/em>. Intanto nel 1866, cinque anni dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, anche il Veneto e il Friuli Occidentale (e, conseguentemente, Pielungo e la Val d\u2019Arzino), furono annessi al Regno d\u2019Italia. Giacomo Ceconi, onde consentire la partecipazione della sua impresa alle gare d\u2019appalto del Regno di Austria e Ungheria, spost\u00f2 la residenza a Gorizia; in questo modo consegu\u00ec la cittadinanza austriaca. Fu un valido motivo per costruire la villa in stile \u201cneogreco\u201d di via del Monte Santo (oggi sede della Direzione Generale dell\u2019ERSA) e arricchita da un parco in stile romantico, su progetto dell\u2019architetto triestino Giovanni Andrea Berlam (1823-1892).<\/p>\n<p> \tSempre realizzazioni di Giacomo Ceconi furono le linee ferroviarie da Zagabria a Sz\u00e9kesf\u00e8herv\u00e0r, a Unterdrauburg e a Villacco; alcuni collegamenti ferrati in Baviera e in Boemia, tra cui le ferrovie da Kreuzstatten a Mislitz e da Grussbach a Znjmo; oltre che le stazioni dell\u2019Austro Ungheria di Vipiteno, Colle Isarco, Brennero, Gries, Fiume, di San Pietro al Carso di Pontafel, (inglobata dopo la Grande Guerra a Pontebba) e di Tarvisio. Pi\u00f9 tardi, nel 1870, spostando alcuni suoi cantieri in Italia, realizz\u00f2 la linea tra Pontebba e Tarvisio, allora vivaci cittadine di frontiera divise dal Regno sabaudo e il Regno asburgico. Quest\u2019ultima ferrovia, che collegava Udine a Tarvisio, era allora un\u2019infrastruttura di notevole livello ingegneristico, oltre che paesaggistico, dotata di arditi viadotti e lunghe gallerie.<\/p>\n<p> \tMa le imprese ferroviarie pi\u00f9 importanti furono il <strong>traforo dell\u2019Arlberg<\/strong>, una galleria di 10.200 metri fra la Svizzera e l\u2019Austria, e la <strong>galleria del Woichen<\/strong>, sulla linea Transalpina e lunga 6.327 m. A proposito dell\u2019Arlberg, il 23 dicembre 1880 ebbe luogo la discussione delle offerte: migliori offerenti rimasero le imprese Giacomo Ceconi per la parte orientale e i fratelli Lapp per il tratto occidentale. Secondo il capitolato speciale d\u2019appalto il termine conclusivo per la fine dei lavori era previsto il 15 agosto 1885, la penale per ogni giorno di ritardo era di 800 fiorini. Dal giornale dei lavori si legge che il 25 giugno 1881 furono ultimati i primi mille metri del traforo; il 19 novembre 1883, il Ministro del Commercio accese la miccia che squarci\u00f2 l\u2019ultimo diaframma di galleria e il 14 maggio 1884 venne murata l\u2019ultima pietra del tunnel. Cosicch\u00e9 dopo le operazioni di collaudo, il 3 settembre 1884, fu inaugurata ufficialmente la tratta Landeck-Bludenz. Ruolino da record che testimonia la fine dei lavori anticipata di un anno.<\/p>\n<p> \tIn galleria si lavorava giorno e notte, e i turni si alternavano ogni otto ore; ma \u00e8 curioso sapere che Giacomo Ceconi era presente al cambio della squadra, cos\u00ec da poter impartire gli ordini e prevenire possibili infortuni. Per far fronte a questa colossale opera, Ceconi ricorse a innovazioni tecnologiche fuori dal comune, soprattutto nel campo della sicurezza. Cos\u00ec, grazie al coraggio di scelte rivoluzionarie si ritrov\u00f2 ricco sfondato. In breve tempo la sua impresa crebbe a dismisura, fino a contare 16.000 uomini, molti dei quali provenienti dalla Val d\u2019Arzino e dalla Val Tramontina. D\u2019altra parte anche \u00a0l\u2019imperatore Francesco Giuseppe si era accorto di lui e per questo motivo gli confer\u00ec il <strong>titolo di \u201cNobile di Montececon\u201d<\/strong>. Da l\u00ec a poco inizi\u00f2 un periodo di grande splendore per la famiglia Ceconi, tanto che la villa di Gorizia divenne ben presto salotto della nobilt\u00e0 friulana.<\/p>\n<p> \tA fine dell\u2019Ottocento la sua impresa era diventata un colosso dell\u2019edilizia con cantieri sparsi in tutta Europa. Sono di questo periodo i lavori di ristrutturazione del <strong>porto di Trieste <\/strong>e di <strong>alcune baie in Sardegna<\/strong>. In seguito, completata a tempi da record \u2013 otto mesi prima dei termini contrattuali \u2013 la galleria del Wochein, si stabil\u00ec definitivamente a Pielungo ove trasform\u00f2 la casa paterna in una dimora degna di un principe. Dall\u2019analisi architettonica emerge un\u2019imponente costruzione neo-gotica dallo stile eclettico, con venature di liberty e dai riflessi medioevali e rinascimentali, circondata da torri e merlature a immagine della sua vita. D\u2019altra parte ritornare alle origini per Giacomo Ceconi significava soprattutto godersi la quiete delle montagne e la bellezza della Val d\u2019Arzino Ma, dopo una vita dura di lavoro, piuttosto che godersi la pensione, scelse di ascoltare la voce dei suoi cittadini, costruendo una nuova strada, tra la Val d\u2019Arzino e Tolmezzo, valicando Sella Chianzutan, l\u00e0 dove a stento si inerpicavano solo le capre. La notizia del progetto dest\u00f2 stupore e incredulit\u00e0, dacch\u00e9 i residenti non ritenevano possibile che un imprenditore potesse erigere autonomamente una nuova carrozzabile e sostituirsi alle istituzioni.<\/p>\n<p> \tLo stesso Ceconi predispose il progetto e il 18 settembre 1889 esplose la prima mina che apr\u00ec il varco alla nuova strada. Gli undici chilometri del tracciato furono in buona parte scavati su roccia e consolidati da imponenti opere di sostegno costituite da muraglioni e scarpate in pietra.<\/p>\n<p> \tL\u2019inaugurazione ufficiale avvenne il 15 novembre 1891, alla presenza delle autorit\u00e0, tra cui il senatore Antonino di Prampero e un rappresentante del Governo. Fu allora che Giacomo Ceconi intitol\u00f2 la strada alla <strong>Regina Margherita<\/strong>, venendo insignito dal re Umberto I del titolo di <strong>Conte della Corona d\u2019Italia<\/strong>. Ancora oggi quella strada \u00e8 un itinerario ideale che ha mantenuto il nome e le sue bellezze.<\/p>\n<p> \tNegli ultimi anni di vita il Conte Ceconi si dedic\u00f2 all\u2019attivit\u00e0 politica di Pielungo, venendo eletto pi\u00f9 volte sindaco, nonch\u00e9 consigliere della Deputazione Provinciale di Udine. Grazie al suo impegno nelle istituzioni riusc\u00ec a vincere l\u2019isolamento della vallata, costruendo i primi acquedotti comunali, alcune aziende agricole, nuovi ponti e sette scuole; queste ultime realizzate solo grazie alla sua generosit\u00e0. In questi anni assunse una badante di origine slovene, <strong>Giuseppina Novak<\/strong>, che conquist\u00f2 l\u2019animo di Jacum. I due si innamorarono ed ebbero due figli: Mario (che diventer\u00e0 uno dei massimi scultori italiani del \u2018900) e Magda. Il conte, vecchio e ammalato, si spense definitivamente a Udine il 18 luglio 1910, per essere poi trasferito a Pielungo e seppellito nella Cappella di famiglia.<\/p>\n<p> \tAlla sua memoria sono state intitolate numerose vie e il nome dell\u2019Istituto Professionale di Stato di Udine. A centosei anni di distanza dalla scomparsa del Conte Giacomo Ceconi, il suo ricordo \u00e8 ancora vivo soprattutto nella Val d\u2019Arzino. Di recente la Graphic Studio di Arba, azienda leader nel mercato della fotografia matrimoniale, ha provveduto a restaurare il Castello Ceconi riportandolo agli antichi splendori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giacomo Ceconi<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":20246,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-20245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1-300x202.webp",300,202,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",640,431,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",300,202,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",500,337,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",474,319,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",386,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",300,202,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",750,505,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1.webp",250,168,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15383-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Giacomo Ceconi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20245","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20245"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20245\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20246"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}