{"id":20212,"date":"2016-08-02T00:00:00","date_gmt":"2016-08-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20212"},"modified":"2016-08-02T00:00:00","modified_gmt":"2016-08-01T23:00:00","slug":"un-giallo-rinascimentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/un-giallo-rinascimentale\/","title":{"rendered":"Un giallo rinascimentale"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>Gli anni giovanili<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00c8 il mistero a segnare la vita di Giovanni Francesco Fortunio, fin dalla sua nascita, contesa fra <strong>Pordenone <\/strong>e Zara in un anno collocabile <strong>fra 1460 e 1470<\/strong>: pi\u00f9 probabile la citt\u00e0 friulana, stando ai documenti che lo riguardano. Di certo \u00e8 proprio a Pordenone che Fortunio compare per la prima volta nelle cronache, legato a quel curioso circolo di intellettuali riuniti attorno al notaio Princivalle Mantica, il cui palazzo cittadino \u00e8 allora il salotto pi\u00f9 colto del Friuli: vi sono ospiti fissi gli Amaltei, il poeta Quinto Emiliano Cimbriaco e soprattutto <strong>Marcantonio Sabellico<\/strong>, umanista laziale che capisce subito il valore del giovane friulano, tanto da diventare suo maestro. In questo ambiente Fortunio si forma alla cultura e alla giurisprudenza, le due passioni che muoveranno tutta la sua vita. Ed ecco che nel <strong>1497 <\/strong>lo troviamo a <strong>Trieste <\/strong>in qualit\u00e0 di giudice civilista e, subito dopo, di penalista, attivit\u00e0 che lascia l\u2019anno successivo per mettersi in proprio: diventa cos\u00ec consulente giuridico e avvocato. La sua abilit\u00e0 gli vale incarichi prestigiosi: diventato cittadino giuliano, su richiesta del prefetto Erasmo Brasca ha il compito di risolvere alcune contese con <strong>Venezia<\/strong>, dove sbarca nell\u2019agosto del <strong>1500<\/strong>.<\/p>\n<p> \t<strong>Questioni fra eruditi<\/strong><\/p>\n<p> \tPer un pordenonese del Rinascimento, arrivare a Venezia all\u2019alba del XVI secolo ha l\u2019effetto di uno shock: pi\u00f9 di Firenze, pi\u00f9 di Roma, pi\u00f9 di qualsiasi citt\u00e0 del nord Europa, \u00e8 nel cuore della Serenissima che il mondo intero si d\u00e0 appuntamento per commerciare, cercare fortuna e soprattutto evolversi culturalmente. Simbolo di questo spirito avanguardista \u00e8 una tipografia in <strong>campo S. Agostino<\/strong>, diretta da una celebrit\u00e0: <strong>Aldo Manuzio<\/strong>. Laziale, compagno di studi di Pico della Mirandola, una volta approdato a Venezia fonda una casa editrice attorno alla qua le si riuniscono curatori eccelsi, tra cui <strong>Pietro Bembo <\/strong>per i classici in volgare, <strong>Giambattista Egnazio <\/strong>per gli autori latini e <strong>Marco Musuro <\/strong>per i greci, senza contare autentiche stelle come <strong>Erasmo da Rotterdam<\/strong>, che nel 1508 pubblicher\u00e0 grazie a Manuzio i suoi <em>Adagia<\/em>. Cataloghi promozionali, logo ben riconoscibile (un delfino attorcigliato attorno a un\u2019ancora) e motto <em>festina lente<\/em>, \u00abaffrettati con calma\u00bb: il senso del marketing di Aldo far\u00e0 scuola in tutta Europa. Spetta proprio alla sua tipografia una sequenza interminabile di <em>editiones principes<\/em>, ossia le prime stampe di autori fino a quel momento trasmessi unicamente attraverso la copia manoscritta, ma anche ristampe di opere gi\u00e0 ampiamente diffuse, proposte in modo nuovo: nel 1501 tocca a \u00abLe cose volgari di Messer <strong>Francesco Petrarca<\/strong>\u00bb, quello che oggi chiamiamo <em>Canzoniere<\/em>, e l\u2019anno successivo alle \u00abTerze Rime\u00bb di <strong>Dante<\/strong>, alias la <em>Divina Commedia<\/em>.<\/p>\n<p> \tEntrambe le edizioni sono curate da Bembo e presentano novit\u00e0 radicali, dal formato \u201cin ottavo\u201d (antenato del nostro A4), destinato a diventare <em>il <\/em>libro moderno, a ristrutturazioni grafiche che oggi consideriamo scontate: i numeri di pagina fronte e retro su ogni foglio, la definitiva sistemazione di punto, virgola, due punti, apostrofo e accento, l\u2019invenzione del punto e virgola e la creazione del carattere corsivo (che all\u2019estero \u00e8, non a caso, definito \u00abitalico\u00bb). Cambiamenti epocali, che fanno meditare Fortunio su quello che dovrebbe essere il passo successivo: dopo aver normalizzato la punteggiatura, \u00e8 arrivato il momento di ordinare una volta per tutte la lingua volgare, con regole universalmente riconosciute. Possibilmente prima che lo faccia il circolo aldino, dimostratosi arrogante con una pubblicazione di Egnazio, intrisa di insulti contro il lavoro filologico dell\u2019amico e maestro Sabellico.<\/p>\n<p> \t<strong>Genesi di un capolavoro<\/strong><\/p>\n<p> \tEscludere il team manuziano, in un momento in cui a Venezia la concorrenza quasi non esiste, significa una cosa ben precisa: fondare una <strong>propria tipografia<\/strong>, chiedendo come da prassi il permesso alla Serenissima. La richiesta viene effettuata il <strong>28 novembre 1509<\/strong>: un privilegio per pubblicare \u00abversi in laude de questa Excellentissima Republica et\u2026 regule grammaticali de la vulgar lingua, cum le sue ellegantie et hortographia, et altre opere a niuno injuriose\u00bb. Se i versi in lode della Serenissima sembrano piazzati l\u00ec per pura ruffianeria \u2013 ingenua pi\u00f9 che colpevole \u2013, il riferimento alle opere \u00aba niuno injuriose\u00bb \u00e8 evidente: i suoi libri non offenderanno nessuno, a differenza di quelli aldini. Fra questi due estremi c\u2019\u00e8 appunto il progetto delle <em>Regule grammaticali<\/em>, ma nel frattempo la Trieste di cui Fortunio \u00e8 patrizio si trova di nuovo <strong>in rotta con Venezia<\/strong>: l\u2019autorizzazione sperata, inevitabilmente, non arriva. Giovanni Francesco torna dunque a casa, ma il conflitto ha ripercussioni gravissime sull\u2019economia della citt\u00e0 giuliana; pochi anni dopo, nel 1514, la moglie Pasuta ci informa che il marito \u00e8 ormai altrove. Ricompare infatti nell\u2019agosto <strong>1516 <\/strong>ad <strong>Ancona<\/strong>, in qualit\u00e0 di luogotenente.<\/p>\n<p> \tE proprio qui, per i tipi di Bernardino Guerralda, un mese dopo escono le tanto attese <strong><em>Regole grammaticali\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>della volgar lingua<\/em><\/strong>, in due libri: \u00e8 <strong>la prima grammatica della lingua italiana <\/strong>pubblicata a stampa. Un <strong>record <\/strong>assoluto che suscita l\u2019invidia dell\u2019avversario Pietro Bembo, dal quale piomba immediatamente l\u2019accusa di plagio: Fortunio, a suo dire, gli avrebbe soffiato l\u2019idea e la stessa impostazione metodologica, ma sta di fatto che la corrispondente opera bembiana, <em>Le prose della volgar lingua<\/em>, uscir\u00e0 appena nel 1525.<\/p>\n<p> \t<strong>La prima grammatica italiana<\/strong><\/p>\n<p> \tRileggere oggi, 500 anni dopo, le <em>Regole <\/em>dell\u2019umanista pordenonese \u00e8 un\u2019esperienza intellettualmente esaltante. L\u2019esigenza primaria \u00e8 porre delle regole per evitare confusione, come in questo passo emblematico riguardante l\u2019uso dei pronomi soggetto (<em>egli, ella<\/em>) e complemento (<em>lui, lei, loro <\/em>etc.): <em>\u00abDiremo che questi pronomi <\/em>lui, lei, loro, cui, altrui<em>, come persone agenti non si propongono a verbi operatione significanti, onde non si dir\u00e0 <\/em>lei mi vide, lui mi disse<em>, ma <\/em>ella mi vide, egli mi disse<em>\u00bb.<\/em><\/p>\n<p> \tInteressante anche il paragrafo sugli articoli determinativi \u00abdella prima\u00bb (\u2018categoria\u2019, ossia maschili) e \u00abdella seconda\u00bb (femminili), divisi in numero \u00abminore\u00bb (singolare) e \u00abmaggiore\u00bb (plurale): <em>\u00abGli articoli della prima nel minor numero \u00e8 <\/em>il <em>o vero <\/em>lo <em>e del maggiore <\/em>gli, li, i <em>[\u2026]; della seconda <\/em>la <em>nel numero del meno, <\/em>le <em>nel numero del pi\u00f9. Ma gli dui articoli ultimi si giongono regolarmente con adiettivi, pi\u00f9 che con sostantivi, e gli altri dui si giongono con gli uni e gli altri [\u2026]. E dirassi <\/em>gli huomeni, le donne<em>, [\u2026], <\/em>i cattivi, la tua virtude, le tue virtudi<em>. Ma degli articoli del minor<\/em><em> numero maschile \u00e8 da sapere, che non si pongono senza diferentia, perch\u00e9 dove la voce seguente comincia da vocale <\/em>lo <em>si dice, non <\/em>il<em>, come Petrarca: \u201cLo ardente nodo ov\u2019io fui d\u2019ora in hora\u201d; \u201cL\u2019oro e le perle e i fi or vermigli e bianchi\u201d; e cos\u00ec altrove. E dove la voce che\u00a0<\/em><em>segue ha principio da consonante, <\/em>il <em>si dice, come <\/em>il mio adversario, il successor di Carlo, il mal mi preme, il cantar nuoce <em>[\u2026]\u00bb.<\/em><\/p>\n<p> \tChiarezza, essenzialit\u00e0, esaustivit\u00e0: a ogni definizione segue un esempio, quasi sempre tratto da Dante, Petrarca e Boccaccio, secondo lo schema delle \u201cTre Corone\u201d ancora oggi seguito a scuola. L\u2019idea \u00e8 semplice: il volgare dovr\u00e0 seguire questi modelli di scrittura, con uno sforzo ulteriore per appianare le divergenze e gli usi ormai superati o contraddittori. Come Dante, che alterna <em>il maestro <\/em>(uso moderno) a <em>lo maestro <\/em>(uso arcaico): un esempio citato non per criticare il sommo poeta, bens\u00ec per dimostrare che \u2018il\u2019 \u00e8 gi\u00e0 attestato nella <em>Divina Commedia <\/em>e dunque \u00e8 ancora pi\u00f9 legittimato a sostituire definitivamente \u2018lo\u2019 davanti a consonante. Siamo dunque all\u2019origine della lingua italiana cos\u00ec come la parliamo oggi: un vero e proprio atto di fondazione, un momento cruciale nella nostra storia.<\/p>\n<p> \t<strong>Ombre sul giallo<\/strong><\/p>\n<p> \tIl progetto di Fortunio \u00e8 quello di arrivare a cinque libri; dopo i primi due dedicati a morfologia e ortografia, Giovanni Francesco mette in cantiere sintassi, lessico e metrica. Il lavoro, per\u00f2, si interrompe bruscamente la mattina del <strong>12 gennaio 1517<\/strong>, quando il grammatico pordenonese viene trovato in una pozza di sangue <strong>ai piedi del Palazzo Pretorio di Ancona<\/strong>. Il Consiglio, riunitosi in seduta straordinaria, respinge la richiesta del figlio di ottenere 20 fi orini per seppellire il padre, decretando \u00abche li magnifici signori anziani e regolatori abbino autorit\u00e0 di fare sepelire lo corpo di messer Jo. Francesco Fortunio [\u2026] defunto, cum conseglio del vicario del vescovo et delli maestri di sacra teologia, <strong>per esserse ammazzato lui medesimo da desperato<\/strong>: ma non possano spendere ultra decem fiorini\u00bb. Poca cosa per un servitore della citt\u00e0 apprezzato da tutti, come testimonia <strong>Pierio Valeriano <\/strong>nel suo libro dall\u2019eloquente titolo: <strong><em>De litteratorum infelicitate<\/em><\/strong>, \u00abSull\u2019infelicit\u00e0 dei letterati\u00bb (1620). Rispetto alla tesi del suicidio, che pure \u00e8 riportata come probabile, Valeriano aggiunge una nota inquietante: <em>est in Praetoria platea de palatii fenestris lapsus, ignorato auctore<\/em>, \u00abcadde nella piazza del Pretorio dalle finestre del palazzo, ma se ne ignora il responsabile\u00bb, aggiungendo poi \u00abforse se stesso\u00bb. L\u2019appunto \u00e8 tutt\u2019altro che peregrino: il semplice fatto che sia contrapposto alla versione ufficiale getta ombre inquietanti su una morte comunque inspiegabile per un avvocato e filologo all\u2019apice della carriera. La cui opera, tuttavia, conquister\u00e0 l\u2019Italia, come testimoniato dalle innumerevoli ristampe in tutto il Cinquecento. Rendendo giustizia a una vita troncata troppo presto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Francesco Fortunio<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":20213,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-20212","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1-300x222.webp",300,222,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",640,473,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",300,222,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",500,369,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",439,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",352,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",300,222,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",750,554,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1.webp",250,185,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15285-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Giovanni Francesco Fortunio","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20212","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20212"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20212\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20213"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20212"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20212"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}