{"id":20208,"date":"2016-08-02T00:00:00","date_gmt":"2016-08-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20208"},"modified":"2016-08-02T00:00:00","modified_gmt":"2016-08-01T23:00:00","slug":"a-trieste-larte-cipriota-magnogreca-e-tarantina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/a-trieste-larte-cipriota-magnogreca-e-tarantina\/","title":{"rendered":"A Trieste l&#8217;arte Cipriota, Magnogreca e Tarantina"},"content":{"rendered":"<p> \tIl Civico Museo di Storia ed Arte &#8211; Orto Lapidario ha inaugurato, presso la sua sede in via della Cattedrale 15, il nuovo allestimento delle sale dedicate alle Collezioni Cipriota, Magnogreca e Tarantina.<\/p>\n<p> \tLe collezioni formatesi nell\u2019Ottocento e nei primi anni del Novecento hanno trovato sistemazione nelle vetrine ottocentesche che sono state recuperate dalle sale dismesse del Museo di Storia Naturale di Palazzo Biserini in piazza Attilio Hortis. Ripulite, restaurate e con una moderna illuminazione interna, ora ospitano in un percorso ragionato, ma dall\u2019aspetto ottocentesco, 1.100 pezzi (mentre prima ne erano visibili solo 180, esclusi del tutto i vasi ciprioti e le terrecotte tarantine).<\/p>\n<p> \tIl Conservatore delle collezioni archeologiche dei Civici Musei, <strong>Marzia Vidulli<\/strong>, tra gli intervenuti, ha accompagnato i presenti in una breve visita alle collezioni.<\/p>\n<p> \tIl Civico Museo di Storia ed Arte riunisce nella sua sede quattro anime principali che da sole potrebbero formare un museo: la collezione egizia; le raccolte romane con il lapidario; i materiali della preistoria e protostoria locale, scavati da Carlo Marchesetti nelle grotte e sui castellieri; le collezioni classiche, infine, che ora hanno trovato spazio espositivo al secondo piano del palazzo, interamente recuperato a uso museale.<\/p>\n<p> \tLe collezioni classiche si compongono a loro volta di tre nuclei: la <strong>collezione cipriota<\/strong>, ricca di 475 tra vasi e piccola scultura, dei quali sono ora esposti 177 pezzi, venne riunita da una serie di triestini accomunati dalla passione per la peculiare cultura dell\u2019isola di Cipro, che vollero rappresentata in un quadro pi\u00f9 ampio possibile nel museo civico. L\u2019isola, centro di commerci e arte, assorb\u00ec e rielabor\u00f2 con grande creativit\u00e0 e originalit\u00e0 le influenze stilistiche e tecniche che le venivano dai contatti mercantili con il mondo miceneo, egizio e fenicio.<\/p>\n<p> \tSegue la <strong>collezione<\/strong> dei <strong>vasi greci<\/strong>, che sotto questa denominazione riunisce i vasi da Corinto, da Atene (i vasi attici a figure nere e a figure rosse) e la produzione italiana: magnogreca dalla Campania, dalla Lucania e dalla Puglia, insieme a una piccola serie, ma con pezzi di ottima qualit\u00e0, dall\u2019Etruria.<\/p>\n<p> \tLa collezione triestina si compone di 1.100 vasi a figure nere, figure rosse e vernice nera, dei quali sono ora esposti 380 esemplari tra i pi\u00f9 significativi.<\/p>\n<p> \tLe collezioni formatesi nell\u2019Ottocento e nei primi del Novecento, come quella del Museo di Trieste, sono composte da pezzi integri e di ottima qualit\u00e0, notevoli tanto per dimensioni che per stato di conservazione. Sono il risultato della caccia al tesoro dei tombaroli che nelle sepolture a camera di Etruria e Italia Meridionale recuperarono i loro ingenti bottini da vendere ai collezionisti, che se li contendevano a suon di fiorini d\u2019oro. Si tratta di grandi e piccoli capolavori di un sapiente artigianato che raggiunse virtuosismi tanto nel realizzare forme complesse quanto nel dipingere scene dal sapore narrativo, ricche di particolari che ci raccontano la vita delle popolazioni della Grecia e dell\u2019Italia tra VIII e III secolo a.C.<\/p>\n<p> \tJohan Joachim Winckelmann nella sua <em>Storia dell\u2019arte presso gli Antichi<\/em> alla met\u00e0 del Settecento affermava che \u00abUna collezione di vasi greci \u00e8 un tesoro di disegni\u00bb, infatti \u00ab\u2026 i vasi dipinti son veri disegni e sono i soli che rimasti ci sieno degli antichi\u00bb ed in essi \u00abscorgesi la franchezza e il sapere degli antichi artisti\u00bb e pertanto \u00absono pi\u00f9 degno oggetto da proporsi allo studio e alla imitazione de\u2019 nostri professori\u00bb.<\/p>\n<p> \tQuesta fu poi la \u201cmissione\u201d dei direttori del museo, che nella scelta dei reperti e nella loro esposizione intendevano \u201cagevolarne lo studio diffondendone la conoscenza \u2026 destare ad un tempo negli abitanti l\u2019amore dell\u2019arte per far divenire la citt\u00e0 stessa un centro importante di studio\u201d.<\/p>\n<p> \t<em>Il terzo nucleo<\/em> \u00e8 composto dalla <strong>Collezione Tarantina<\/strong>, pi\u00f9 di 2.000 pezzi (ora esposti 550) che il museo ha acquistato alla fine dell\u2019Ottocento da un mercante di antichit\u00e0 della citt\u00e0 pugliese. Si tratta per la maggior parte di figure in terracotta raffiguranti divinit\u00e0, offerenti e defunti che a uso votivo erano dedicate in zone sacre al culto dei defunti nella vasta necropoli tarantina.<\/p>\n<p> \tUna sala \u00e8 riservata al capolavoro della collezione tarantina, il favoloso <em>rhyton<\/em> configurato a testa di cerbiatto, bicchiere rituale in argento sbalzato e dorato prodotto in una colonia greca sul Mar Nero nel 400 a.C.<\/p>\n<p> \tOgni sala \u00e8 presentata da un tabellone in italiano e inglese e ospita accanto alle vetrine una postazione informatica in cui il materiale non esposto \u00e8 visibile riunito in percorsi ragionati, che permettono di consultare integralmente le collezioni. Una serie di approfondimenti comodamente leggibili su fogli plastificati a disposizione dei visitatori guidano alla visita dei reperti esposti di vetrina in vetrina (questo materiale verr\u00e0 riversato prossimamente anche nel sito ufficiale del museo presente nella Rete civica di Trieste, <a href=\"http:\/\/www.museostoriaeartetrieste.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.museostoriaeartetrieste.it<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Civico Museo di Storia ed Arte<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":20209,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-20208","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1-300x169.webp",300,169,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",640,360,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",300,169,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",500,281,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",474,267,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",391,220,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",300,169,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",750,422,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1.webp",250,141,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15273-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Al Civico Museo di Storia ed Arte","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20208"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20208\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20209"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}