{"id":20128,"date":"2016-07-21T00:00:00","date_gmt":"2016-07-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20128"},"modified":"2016-07-21T00:00:00","modified_gmt":"2016-07-20T23:00:00","slug":"un-ponte-di-carbonio-fra-tessuti-nervosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/un-ponte-di-carbonio-fra-tessuti-nervosi\/","title":{"rendered":"Un \u201cponte\u201d di carbonio fra tessuti nervosi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"> \tUno studio complesso, durato anni e che ha visto collaborare gruppi con esperienze diverse provenienti anche da campi molto lontani, ha dimostrato che un nuovo materiale (una spugna tridimensionale fatta di nanotubi di carbonio) riesce a fare da sostegno alla crescita di fibre nervose, collegando porzioni staccate di tessuto. La connessione osservata non \u00e8 soltanto fisica ma anche funzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tLa ricerca, coordinata dalla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste con la collaborazione dell\u2019Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata e dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste, ha inoltre verificato la biocompatibilit\u00e0 del materiale in vivo dimostrando che il suo impianto nel tessuto nervoso di roditori non provoca la formazione di cicatrici evidenti o l\u2019emergere di una risposta immunitaria marcata. Lo studio pubblicato su <em>Science Advances<\/em> (una \u201ccostola\u201d della prestigiosa rivista Science) dimostra che questo materiale \u00e8 molto promettente nelle applicazioni biomediche e potrebbe essere valutato il suo utilizzo negli impianti nervosi permanenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \t\u201cAl microscopio ha l\u2019aspetto di un groviglio di tubi. Pensate che inizialmente era stato studiato, dal gruppo di Maurizio De Crescenzi all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata, per ripulire il mare dagli idrocarburi sversati\u201d, spiega <strong>Laura Ballerini<\/strong>, professoressa della SISSA e coordinatrice dello studio appena pubblicato. \u00c8 stata l\u2019intuizione di <strong>Maurizio Prato<\/strong> spiega ancora Ballerini, a spingerli a indagare la possibilit\u00e0 di utilizzare questo materiale nei tessuti nervosi. L\u2019idea di sviluppare degli ibridi tra neuroni e nano-materiali nasce da un progetto di lunga data e dalla collaborazione tra i gruppi di Prato (Universit\u00e0 di Trieste) e Ballerini alla SISSA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tNella ricerca attuale Ballerini e il suo team, come prima cosa, hanno indagato la reazione del materiale con i tessuti nervosi in vitro. \u201cAbbiamo usato due fettine di midollo spinale in coltura, separate da 300 micron di distanza\u201d, spiega <strong>Sadaf Usmani<\/strong>, studentessa di PhD della SISSA e prima autrice della ricerca. \u201cIn queste condizioni, senza nulla che si frapponga fra i due campioni oltre alla soluzione di coltura, si osserva una crescita di fibre nervose che si estendono in linea retta in ogni direzione, non necessariamente verso l\u2019altro tessuto. Se nello spazio fra i due inseriamo un pezzetto di questa spugna al carbonio invece vediamo una fittissima crescita di fibre nervose che vanno a riempire il supporto e si incontrano e intrecciano con quelle dell\u2019altro campione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tNon basta per\u00f2 che ci sia un incontro fisico fra le fibre, puntualizza <strong>Denis Scaini<\/strong>, ricercatore dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste, e fra gli autori della ricerca: \u201cBisogna dimostrare che esiste anche una connessione funzionale fra le due popolazioni di neuroni\u201d. In questa parte del lavoro \u00e8 stato fondamentale l\u2019apporto di <strong>Davide Zoccolan<\/strong>, professore della SISSA, e del suo gruppo. \u201cCon tecniche di analisi del segnale da loro gi\u00e0 sviluppate siamo riusciti a dimostrare due cose: che l\u2019attivit\u00e0 nervosa spontanea nei due campioni connessi era realmente correlata (mentre non lo era quando la spugna era assente), e che applicando un segnale elettrico a uno dei due campioni, solo quando erano presenti i nanotubi il segnale veniva registrato anche nell\u2019altro campione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Prove di biocompatibilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tIl risultato in vitro dunque \u00e8 stato estremamente positivo. Ma a Ballerini e colleghi questo non bastava: \u201cPer poter investire ulteriori energie e risorse su queste ricerche e le possibili applicazioni sull\u2019essere umano \u00e8 necessario testare se questo materiale viene accettato da un organismo vivente senza conseguenze negative\u201d, spiega Ballerini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tPer eseguire queste prove, il team di Ballerini ha lavorato in\u00a0stretto contatto con <strong>Federica Rosselli<\/strong>, ricercatrice postdoc della SISSA nel\u00a0gruppo di Zoccolan. \u201cAbbiamo impiantato piccole porzioni del materiale nel tessuto nervoso di roditori sani. A distanza di 4 settimane le osservazioni mostravano che il materiale era ben tollerato, non si sono formate cicatrici evidenti, la risposta immunitaria \u00e8 stata contenuta (e alcuni indicatori biologici mostrano che potrebbe avere risvolti di tipo positivo). C\u2019\u00e8 stata inoltre una progressiva invasione di neuroni all\u2019interno della spugna e i ratti durante tutte le 4 settimane di test sono rimasti vitali e\u00a0 sani\u201d, racconta Usmani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \t\u201cIn conclusione &#8211; commenta Ballerini &#8211; gli ottimi risultati a livello strutturale e funzionale in vitro e le evidenti prove di biocompatibilit\u00e0 in vivo ci spingono a continuare su questa linea di ricerca. Questi materiali potrebbero essere molto utili per esempio per rivestire gli elettrodi che si usano nel trattamento di disordini motori, come tremore essenziale o Parkinson, perch\u00e9 ben accettati dai tessuti gli impianti di oggi mostrano infatti un decadimento nella loro efficacia nel tempo per via della cicatrice che si forma. Speriamo inoltre di stimolare altri gruppi di ricerca, con competenze multidisciplinari, ad ampliare questo tipo di studi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studio tra Trieste e Roma<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":20129,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-20128","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1-300x191.webp",300,191,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",640,408,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",300,191,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",500,318,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",474,302,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",391,249,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",300,191,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",749,477,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1.webp",250,159,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15113-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Studio tra Trieste e Roma","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20128","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20128"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20128\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20129"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20128"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20128"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20128"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}