{"id":20082,"date":"2016-07-14T00:00:00","date_gmt":"2016-07-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20082"},"modified":"2016-07-14T00:00:00","modified_gmt":"2016-07-13T23:00:00","slug":"il-narratore-senza-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-narratore-senza-tempo\/","title":{"rendered":"Il narratore senza tempo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Maurizio Mattiuzza e la poesia: come si \u00e8 sviluppato questo rapporto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00ab\u00c8 qualcosa che mi accompagna ormai da oltre 30 anni. Ho sempre amato la lettura. I libri e la musica mi circondano praticamente da sempre. Come autore ho iniziato a met\u00e0 degli anni \u201980, scrivendo testi per la mia band, un gruppo al confine tra il punk e la poesia. Da l\u00ec ho proseguito come poeta, prima dentro alla grande officina creativa e politica della rivista <em>Usmis <\/em>e poi in quel movimento culturale che ne \u00e8 stato in qualche modo conseguenza. Credo sia stata una primogenitura che ha segnato tutto, dandomi la fortuna di una dimensione condivisa. Molte delle cose che ho pubblicato, infatti, in qualche modo spesso si sono messe in cammino da s\u00e9. Altri autori ne hanno fatto video art o canzoni, chiudendo quel cerchio che \u00e8 anche il mio inizio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il suo lavoro unisce spesso poesia e musica: nell\u2019era delle nuove tecnologie, qual \u00e8 lo stato di salute del rapporto tra queste due arti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abDal mio osservatorio posso dire che il rapporto \u00e8 molto buono fino a quando si \u00e8 in grado di fonderle in una possibilit\u00e0 espressiva entro la quale niente \u00e8 come prima. Se poesia e musica diventano una nuova pozione magica, allora ecco che nasce un\u2019altra emozione, una visione delle cose diversa da quella che ciascuna di queste due arti aprirebbe magari da sola\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Agli artisti che interpretano e suonano le sue opere lei cosa chiede in particolare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abPi\u00f9 che chiedere ho un grazie da dare, da dire. Essere scelti per un progetto che nasce altrove, ha una magia tutta sua. Una magia che, per funzionare, ha bisogno di sincerit\u00e0 e attenzione reciproca. Insomma c\u2019\u00e8 da \u201cvolersi bene\u201d a vicenda, come capita da anni, ad esempio, con Lino Straulino, con Renzo Stefanutti e, recentemente, con la band dei <em>Luna e un Quarto<\/em>. Sono stato fortunato perch\u00e9 tutti gli attori, i musicisti con cui ho collaborato o che mi hanno sottoposto un brano gi\u00e0 finito, sono artisti di grande levatura e sensibilit\u00e0. Gente che recita e scrive canzoni in un modo che io ammiro profondamente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Attraverso questa miscellanea di musica e poesia \u00e8 nato un quartetto che porta in scena <\/strong><strong><em>Cantata per la donna del chiosco sul Po<\/em><\/strong><strong>: qual \u00e8 il significato di questo recital?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abAl centro di questo progetto, che vede insieme a me il cantautore Renzo Stefanutti, l\u2019attrice Stefania Carlotta Del Bianco e Susan Franzil al violoncello, c\u2019\u00e8 un desiderio condiviso. La voglia, che abbiamo tutti e quattro, di dare ancora al verbo cantare quel senso civile e poetico che fa di tante canzoni popolari dei veri capolavori. \u00c8 un omaggio alla terra, alle cose che sa dire con la nebbia, l\u2019afa, l\u2019inverno. Cos\u00ec, tutti assieme, abbiamo deciso di mettere sul palco un piccolo canzoniere contemporaneo dedicato a quell\u2019Italia operaia e contadina che sta giusto mezzo passo dietro a noi. Un recital che mescola melodie friulane e storie della pianura, emigrazione di ieri e di oggi. Che inquadra case di ringhiera e parti di periferia fino ad arrivare alla figura che d\u00e0 il titolo a tutto. Quella donna, che dal suo chiosco sul Po, sognava la certezza della fabbrica. Una certezza rivelatasi troppo spesso effimera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>La sua opera narra le reazioni di uomini e donne di fronte al tempo che prelude un mutamento sociale. All\u2019epoca, il passaggio dal mondo agricolo a quello industriale. Oggi giorno siamo di fronte a un nuovo cambiamento?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abOgni cambiamento, per essere compreso, diventare materia narrativa, necessita di tempo. Di un tratto di vita capace di farci percepire la distanza che separa il vissuto dal presente. Se ora \u00e8 pi\u00f9 facile comprendere il passaggio dal mondo agricolo a quello industriale, non \u00e8 quindi altrettanto agile focalizzare quanto ci accade nel quotidiano. Inoltre noi ora viviamo forse un processo peculiare, tipico della nostra era. Una sorta di disabitudine a pensarci Storia che di certo non aiuta a comprendere il presente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Nel recital emerge che negli anni \u201970 le persone sognavano le tappe di un avvenire migliore; nel 2016 secondo lei si guarda ancora al futuro sognando o prevale la paura?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abDi motivi per avere paura, io credo e un po\u2019 ricordo, ce n\u2019erano anche allora. La guerra fredda, il nucleare, tanto per dirne alcuni di globali; per noi in Italia, ne ho memoria diretta, spesso anche il timore a salire su un treno, perch\u00e9 quelli erano tempi in cui si poteva saltare in aria per le bombe anche in una piccola stazione dell\u2019Appennino, oppure a Bologna, a Brescia. Se si sognava, penso lo si facesse sulla base di una speranza, di una narrazione capace di evocare futuro. La paura, quando prevale, si nutre di vuoto. Cresce in quella solitudine che pu\u00f2 coglierci anche in mezzo a una moltitudine\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>In passato, di fronte alle grandi crisi, l\u2019uomo ha riscoperto il valore dell\u2019arte e della cultura come caposaldo cui attraccare i propri ideali. Vale ancora cos\u00ec in questi tempi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abCrisi e arte stanno spesso insieme. Si confrontano, si intersecano, si fronteggiano. Si sfidano in un rapporto che ruota attorno a un etimo. Perch\u00e9 se crisi deriva da cambiamento, l\u2019arte, di quel cambiamento, pu\u00f2 essere sia conseguenza che anticipo, destino dato prima. Un destino narrato. Intravisto, sublimato. Oggi, guardando a questo rapporto, a quanto pu\u00f2 significare in termini di valori o idealit\u00e0, c\u2019\u00e8 per\u00f2 da fare parecchia attenzione alla lente del mercato, a quanto va formando e deformando la cultura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Qualsiasi opera ha un destinatario a cui desidera trasmettere un messaggio, un\u2019emozione: com\u2019\u00e8 il rapporto di Maurizio Mattiuzza con il pubblico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abUn rapporto di profondo rispetto. Il pubblico \u00e8 il principio di ogni cosa, la prova che si sta insieme su una base comune. Molte delle cose che scrivo e racconto sono materia di tutti. Io, pur facendo il poeta e lo scrittore, spesso mi sento un cantastorie. Uno che impara dalla vita e racconta con la scrittura ci\u00f2 che vede o che non vede pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I suoi testi sono tradotti in diverse lingue europee e lei stesso scrive in italiano, friulano e nel dialetto della Valsugana: nell\u2019epoca dei messaggi abbreviati e degli emoticons, qual \u00e8 lo stato di salute della \u201clingua\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abLa lingua friulana, per molti aspetti, sta meglio di trent\u2019anni fa. Peggio sta, forse, l\u2019italiano, quanto meno in termini di qualit\u00e0 media, soprattutto in tv, alla radio. Sul friulano, poi, ci sarebbe molto da dire, anche perch\u00e9, pur stando in salute, rimane sempre una lingua che ha davvero bisogno dell\u2019affetto di chi la parla. Un affetto mai venuto meno e che va trasmesso alle nuove generazioni attraverso dei percorsi didattici ma pure comunicativi, artistici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Fare arte in Friuli Venezia Giulia \u00e8 pi\u00f9 semplice o pi\u00f9 complicato rispetto che in altri luoghi d\u2019Italia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abEntrambe le cose. La nostra posizione geografica, la nostra storia plurilingue, questo essere mare e terra che siamo, sono una materia potentissima. Per certi aspetti unica. Una materia che d\u00e0 grandi risultati. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019altro aspetto, quel venir visti, soprattutto nelle grandi capitali della cultura italiana, come gente che sta in un posto freddo dove non capita mai nulla. Una percezione errata e che di certo non ci giova\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Finale con sguardo al futuro: quali sono i prossimi progetti in cantiere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abNell\u2019attesa che esca un album di canzoni firmate assieme a Renzo Stefanutti, sto lavorando a diverse cose, soprattutto di narrativa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em><strong>Maurizio Mattiuzza<\/strong>, vincitore, con \u201cLa donna del chiosco sul Po\u201d (La Vita Felice, 2015), della sezione Poesia XIII edizione \u00abInediTO \u2013 Premio Colline di Torino\u00bb 2014, \u00e8 una delle voce pi\u00f9 significative della letteratura friulana contemporanea. Attivo gi\u00e0 dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201980 con la rivista Usmis, ha pubblicato diverse raccolte di poesia con note critiche di Gabriela Fantato, Luciano Morandini e del cantautore Claudio Lolli. Premio nazionale \u00abLaurentum\u00bb 2009 per la poesia, lavora da diversi anni come spoken poet e paroliere accanto a Lino Straulino, col quale ha realizzato l\u2019album Tiere nere e diversi altri brani. \u00c8 autore, assieme a Renzo Stefanutti, di una delle canzoni finaliste del Festival di Poesia di Genova.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Ha da poco firmato con Jacopo Casadio e la band dei Luna e un Quarto \u201cOggi \u00e8 Sabato sera &#8211; Ballata per Primo Carnera\u201d disco da cui \u00e8 stato tratto il concerto recital omonimo con regia di Stefania Carlotta Del Bianco e gli interventi di sand art di Massimo Racozzi e Fabio Babich. \u00c8 il direttore artistico della sezione letteratura del festival Suns Europe. Conta traduzioni in inglese, sloveno, greco e altre lingue europee con partecipazioni a numerosi festival internazionali di letteratura. Scrive in lingua italiana, friulana e nel dialetto della Valsugana. \u00c8 uno degli autori de \u201c La notte che il Friuli and\u00f2 gi\u00f9\u201d, libro di narrativa dedicato ai giorni del maggio \u201976. Nelle scorse settimane ha conquistato il \u201cPremio Carlo Levi 2016 &#8211; Sezione Poesia, con la lirica Qualcosa di Sud.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurizio Mattiuzza<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":20083,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-20082","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1-300x222.webp",300,222,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",640,473,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",300,222,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",500,369,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",439,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",352,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",300,222,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",750,554,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1.webp",250,185,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/15025-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Maurizio Mattiuzza","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20082","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20082"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20082\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20082"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}