{"id":20056,"date":"2016-07-11T00:00:00","date_gmt":"2016-07-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=20056"},"modified":"2016-07-11T00:00:00","modified_gmt":"2016-07-10T23:00:00","slug":"sensibilita-ribelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/sensibilita-ribelle\/","title":{"rendered":"Sensibilit\u00e0 ribelle"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tVi \u00e8 un legame forte di passione creativa, narrazioni e suggestioni musicali fra <strong>Giovanni Sollima <\/strong>e il Friuli Venezia Giulia. Il violoncellista e compositore siciliano, musicista fra i pi\u00f9 apprezzati nel mondo, aprir\u00e0, su invito del direttore <strong>Claudio Mansutti<\/strong>, la prossima stagione della Fondazione \u201cLuigi Bon\u201d di Colugna di Tavagnacco, prestigiosa istituzione con la quale ha collaborato nella scrittura di \u201cCanti rocciosi\u201d, opera per orchestra d\u2019archi e coro virile dedicata alle Dolomiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSollima ha inoltre diretto la FVG Mitteleuropa Orchestra, eseguito repertori classici e contemporanei nei principali teatri e sale da concerto della regione. Nella sua vasta produzione anche \u201cFragments\u201d, lavoro dedicato a Pier Paolo Pasolini, e \u201cEllis Island\u201d, opera interpretata da Elisa. Dunque un rapporto con i luoghi e le persone, in un abbraccio di sensibilit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUn talento straordinario Giovanni Sollima, personalit\u00e0 in continua ricerca di nuovi linguaggi, sorprendente interprete di generi musicali, capace di improvvisare senza perdere coerenza di pensiero in uno stile sempre riconoscibile, legato alle suggestioni della natura, all\u2019essenzialit\u00e0 del suono, al valore della tradizione del canto popolare, alla grande cultura classica. Artista senza confini, n\u00e9 fisici n\u00e9 mentali; solare, dinamico e riflessivo, sempre curioso dell\u2019altro, capace di creare in solitudine e gestire la complessit\u00e0 di <em>100Cellos<\/em>. Un compositore classico nella contemporaneit\u00e0 di linguaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tRientrato dal Festival Piatigorsky di Los Angeles, dove la prestigiosa testata <em>The New Yorker <\/em>lo ha definito \u201cCompositore-violoncellista ribelle, capace di condurre l\u2019improvvisazione dal Barocco all\u2019avanguardia <em>noise-making<\/em>\u201d, ha partecipato al <em>Ravenna festival <\/em>con i <em>100Cellos<\/em>, dando vita, con Enrico Melozzi, al progetto \u201cCellolandia\u201d, maratona sonora di libert\u00e0 per un\u2019orchestra che viaggia nel tempo e nello spazio. Questa comprende infatti grandi maestri, componenti di orchestre e ensemble affermati, e giovani anche alle prime armi nello studio del violoncello. Tutti assieme suonano partiture a volte viste poco tempo prima di imbracciare l\u2019archetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Giovanni Sollima, che cosa l\u2019ha portata in Friuli?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abLa musica eseguita all\u2019alba sulle vostre montagne. Per me, uomo di mare, \u00e8 stata la scoperta delle affinit\u00e0 esistenti fra le Dolomiti e le Madonie. Ma anche la passione per i canti popolari, che ricerco, colleziono e scrivo. In Friuli ho trovato vivacit\u00e0 e grande ricchezza di testi trasmessi attraverso la memoria degli anziani. Credo che il canto popolare sia una lingua che andrebbe insegnata a scuola per leggerne l\u2019incrocio di culture. In questo modo ho realizzato una mia personale mappa di canti italiani e internazionali, dal Sud America ai Balcani. Questa mia attenzione ai linguaggi mi ha fatto scoprire un friulano che definisco \u201cfossile\u201d, mescolato al croato e parlato sull\u2019isola di Cherso. Friulani, inoltre, sono anche alcuni allievi di miei corsi all\u2019Accademia di Santa Cecilia a Roma\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>La sua ultima opera \u201cIl Caravaggio rubato\u201d, presentato a Palermo in primavera, \u00e8 un lavoro ispirato a un fatto di cronaca. Giusto definirlo un oratorio?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00ab\u00c8 una definizione corretta, in quanto \u00e8 un\u2019architettura composta da quattro stratificazioni e approcci percettivi diversi del fatto di cronaca: il furto del quadro della Nativit\u00e0 nel 1969 dall\u2019oratorio di San Lorenzo a Palermo. Sul palco ho suonato un violoncello antico e uno elettrico, ma anche la viola da gamba, con la presenza di un coro e di un\u2019orchestra. Immagini sonore per rappresentare le luci e le ombre di quanto accaduto, per raccontare il senso e l\u2019assenza di bellezza dopo il furto eseguito dalla mafia, avvolto dal mistero ed entrato nella leggenda\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Si tratta di un lavoro classico o contemporaneo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abCi sono delle citazioni a Guillaume de Machaut (1300-1377) in quanto ne sento la forza nell\u2019esprimere la gioia e la nascita con una melodia pi\u00f9 vicina alla musica popolare che alle sonorit\u00e0 di oggi. \u00c8 stato il mio modo di andare verso un dipinto ignoto, per evocarne la bellezza e l\u2019assenza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Un lavoro complesso di musica, parole e immagini, con testo di Attilio Bolzoni e fotografi e di Letizia Battaglia. Come ha lavorato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abIn modo autonomo; non ho scritto la musica n\u00e9 sul testo di Attilio Bolzoni n\u00e9 sulle fotografi e di Letizia Battaglia che, confesso, mi hanno pietrificato; visi immobili nel passato fermo, immagini liquide e statuarie. Ho seguito un\u2019evocazione, un fi lo rosso arcaico che mi colpisse umanamente senza pianificare un percorso compositivo. L\u2019opera segue binari paralleli ma anche sfalsati, mantenendo la forza, le suggestioni evocative e gli approcci percettivi dei singoli linguaggi. Nel testo le tracce della guerra di mafi a, il dolore per le tante vittime e la speranza per una citt\u00e0 viva, di bellezza struggente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Uno spettacolo che vedremo anche nei teatri del Friuli Venezia Giulia dove il pubblico ha gi\u00e0 dimostrato di apprezzarla e seguirla?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abAl momento non vi \u00e8 nulla di concreto, ma lo spero davvero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em><strong>Giovanni Sollima <\/strong>\u00e8 nato a Palermo il 24 ottobre 1962 da una famiglia di musicisti. Fin da giovanissimo collabora con artisti quali Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, J\u00f6rg Demus, Martha Argerich, Riccardo Muti, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Lab\u00e8que, Ruggero Raimondi, Bruno Canino, DJ Scanner, Victoria Mullova, Patti Smith, Philip Glass e Yo-Yo Ma. La sua attivit\u00e0 &#8211; in veste di solista con orchestra e con diversi ensemble (tra i quali la Giovanni Sollima Band, da lui fondata a New York nel 1997) &#8211; si dispiega fra sedi ufficiali e ambiti alternativi: Brooklyn Academy of Music, Alice Tully Hall, Knitting Factory e Carnegie Hall (New York), Wigmore Hall e Queen Elizabeth Hall (Londra), Salle Gaveau (Parigi), Accademia di Santa Cecilia a Roma, Teatro San Carlo (Napoli), Kunstfest (Weimar), Teatro Massimo di Palermo, Teatro alla Scala (Milano), International Music Festival di Istanbul, Cello Biennale (Amsterdam), Summer Festival di Tokyo, Biennale di Venezia, Ravenna Festival, \u201cI Suoni delle Dolomiti\u201d, Ravello Festival, Expo 2010 (Shanghai), Concertgebouw ad Amsterdam.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Per la danza collabora, tra gli altri, con Karole Armitage e Carolyn Carlson, per il teatro con Bob Wilson, Alessandro Baricco e Peter Stein e per il cinema con Marco Tullio Giordana, Peter Greenaway, John Turturro e Lasse Gjertsen (DayDream, 2007). Insieme al compositore-violoncellista Enrico Melozzi, ha dato vita al progetto dei 100 violoncelli (100Cellos), nato nel 2012 all\u2019interno del Teatro Valle Occupato a Roma, \u00a0con lo scopo di dimostrare che si possono abbattere anche barriere di carattere pratico, grazie alla bellezza. Musicisti di et\u00e0 e formazione diversa, interscambio tra culture e livelli differenti, laboratorio permanente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Tra i CD di Giovanni per SONY i CD \u201cWorks\u201d, \u201cWe Were Trees\u201d, per la Glossa \u201cNeapolitain Concertos\u201d in collaborazione con I Turchini di Antonio Florio, disco che raccoglie 3 concerti barocchi inediti del \u2018700 \u00a0napoletano e un nuovo brano di Giovanni \u201cFecit Neap\u201d e \u201cCaravaggio\u201d per l\u2019Egea.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Giovanni Sollima insegna presso l\u2019Accademia di Santa Cecilia a Roma dove \u00e8 anche accademico effettivo e alla Fondazione Romanini di Brescia. Suona un violoncello Francesco Ruggeri realizzato a Cremona nel 1679.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Sollima<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":20057,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-20056","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1-300x209.webp",300,209,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",640,446,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",300,209,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",500,349,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",465,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",373,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",300,209,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",750,523,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1.webp",250,174,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14982-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Giovanni Sollima","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20056"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20056\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20057"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}