{"id":19761,"date":"2016-05-16T00:00:00","date_gmt":"2016-05-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=19761"},"modified":"2016-05-16T00:00:00","modified_gmt":"2016-05-15T23:00:00","slug":"dalla-genetica-le-cure-contro-il-cancro-al-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/dalla-genetica-le-cure-contro-il-cancro-al-cervello\/","title":{"rendered":"Dalla genetica le cure contro il cancro al cervello"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSolo pochi giorni fa la stampa (specialmente quella anglosassone) ha annunciato con enorme entusiasmo la pubblicazione di uno studio che descrive in grande dettaglio la genetica del cancro al seno, una scoperta che secondo molti segna un punto di svolta nella lotta a questo tipo di tumore. Notizie come questa confermano l\u2019impressione che la guerra contro il cancro nel prossimo futuro verr\u00e0 combattuta sul campo di battaglia della genetica. Anche in Italia si lavora su questo fronte.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAlla SISSA per esempio, dove <strong>Antonello Mallamaci<\/strong> e il suo gruppo hanno appena pubblicato dei risultati molto promettenti nell\u2019applicazione della terapia genica contro il glioblastoma, una famiglia di tumori al cervello fra i pi\u00f9 comuni e aggressivi. Una diagnosi di questo tipo \u00e8 letteralmente una condanna a morte, in tempi molto brevi: \u201cLa chirurgia con questo tipo di tumori \u00e8 difficilmente risolutiva, perch\u00e9 si insinuano nei tessuti sani, e anche la chemio e radioterapia sono poco efficaci. In breve tempo si presentano recidive molto aggressive ed \u00e8 la fine\u201d, spiega Mallamaci, professore della SISSA che collabora anche con Fondazione Telethon. \u201cIl nostro approccio \u00e8 radicalmente diverso: introduciamo nelle cellule tumorali una copia aggiuntiva di un particolare gene, in modo da comprometterne le capacit\u00e0 replicative e portarle al suicidio\u201d.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tL\u2019idea per questo studio \u00e8 venuta a Mallamaci \u2013 che non \u00e8 un oncologo \u2013 dopo anni di approfondimenti su un particolare gene chiamato Emx2. Questo gene, spiega lo scienziato, fra le altre cose, in fase di crescita embrionale controlla la proliferazione dell\u2019astroglia. Le cellule della glia, fra cui gli astrociti, fanno parte del sistema nervoso, dove nutrono e proteggono in neuroni e ne regolano finemente il funzionamento.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u201cSappiamo che durante le prima fasi delle sviluppo del sistema nervoso crescono solo neuroni, mentre la glia inizia\u00a0 a proliferare solo quando la crescita neuronale \u00e8 praticamente finita\u201d, spiega <strong>Carmen Falcone<\/strong>, ricercatrice SISSA e prima autrice dello studio. \u201cNei nostri studi precedenti abbiamo scoperto che Emx2 si esprime a livelli molto alti nella fase di generazione dei neuroni, mentre quando inizia la crescita della glia la sua azione si riduce drasticamente. In questo modo, il gene fino a un certo punto mantiene ferma la crescita degli astrociti\u201d.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSe pu\u00f2 bloccare gli astrociti, perch\u00e9 non provare a usarlo per tenere a bada i glioblastomi? \u201cQuesti tumori hanno molte caratteristiche in comune con l\u2019astroglia \u2013 commenta Mallamaci \u2013 da qui l\u2019idea di usarli a nostro vantaggio. Con il contributo dell\u2019IST di Genova, che ci ha fornito alcune colture di vari tipi di glioblastoma, abbiamo iniziato a fare dei test in vitro\u201d. E questi test sono andati \u201coltre le pi\u00f9 rosee aspettative\u201d, spiegano Falcone e Mallamaci: \u201cper quasi tutti i campioni, in meno di una settimana , il tessuto tumorale \u00e8 letteralmente collassato\u201d.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tA questo punto lo studio \u00e8 proseguito in due direzioni. Il team ha prima modellato in vitro i meccanismi molecolari che intercorrono fra l\u2019\u201caccensione\u201d del gene terapeutico e l\u2019effetto finale, determinando che il gene attacca il metabolismo del tumore in ben sei punti, un risultato definito \u201cmolto robusto\u201d dai ricercatori.<br \/> \t\u00a0<br \/> \t<em><strong>Un cavallo di Troia dentro al tumore<\/strong><\/em><br \/> \tDopo gli studi in vitro, il gruppo ha iniziato i primi esperimenti in vivo, sui topi, adottando le dovute cautele per prevenire sofferenze inaccettabili a carico degli animali. \u201cQuindi, per prevenire danni alle cellule sane, neuroni e astrociti, abbiamo selezionato un \u2018promotore\u2019 specifico, un pezzetto di DNA che fa s\u00ec che il gene terapeutico si attivi soltanto nelle cellule tumorali, senza attaccare le altre, e abbiamo replicato con esso lo stesso risultato ottenuto nei primi test in vitro\u201d.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa terapia genica si basa sull\u2019inserimento di geni\u00a0<em>ad hoc<\/em>\u00a0nel genoma di una cellula ospite in modo che questi possano funzionare al suo interno, prendendo in prestito il suo macchinario genetico.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCome si fa ad aggiungere un pezzetto di codice genetico in una cellula vivente? Gli scienziati sfruttano i meccanismi naturalmente messi in atto dai virus. I virus sono strane entit\u00e0: pur avendo un proprio genoma non sono in grado di duplicarsi, e cio\u00e8 riprodursi, da soli. Per questo motivo si insinuano all\u2019interno di altre cellule, e inseriscono il proprio DNA in quello ospite, cos\u00ec che la cellula lavori per loro, duplicando anche loro geni e andando cos\u00ec a formare nuovi virus. \u201cRendendo innocuo il virus, svuotando cio\u00e8 l\u2019involucro del suo genoma e riempiendolo con i geni terapeutici, possiamo aggiungere alla cellula ospite nuovi geni, ovvero versioni potenziate di quelli endogeni\u201d, spiega Falcone.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCos\u00ec hanno fatto Mallamaci e colleghi, introducendo una versione particolarmente attiva di Emx2 nelle cellule tumorali. I risultati finora sono stati netti e hanno dimostrato che Emx2 \u00e8 in grado di uccidere le cellule di almeno quattro tipi diversi di glioblastoma, anche in vivo nei roditori, senza danneggiare le cellule sane del sistema nervoso. Avendo inoltre osservato che il trattamento colpisce il processo tumorale in molti punti, ci sono buone speranze di contrastare efficacemente la comparsa di recidive aggressive. \u201cPerch\u00e9 queste si formino, si deve instaurare un processo di selezione delle cellule tumorali pi\u00f9 forti. Colpendole in una variet\u00e0 di punti differenti, alziamo di molto l&#39;asticella per questo processo selettivo e &#8211; sperabilmente &#8211; preveniamo le recidive\u201d, conclude Mallamaci. \u201cOra continueremo ampliando i test in vivo con altri glioblastomi. Lavorando molto sodo e con un pizzico di fortuna speriamo che in pochi anni ci\u00f2 possa tradursi in un beneficio tangibile per gli sfortunati pazienti colpiti da questa patologia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trattamenti \u201cmirati\u201d contro il glioblastoma<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":19762,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-19761","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1-300x194.webp",300,194,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",640,413,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",300,194,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",500,323,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",474,306,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",391,252,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",300,194,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",750,484,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1.webp",250,161,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/14387-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Trattamenti \u201cmirati\u201d contro il glioblastoma","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19761","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19761"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19761\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19762"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19761"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19761"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19761"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}