{"id":19482,"date":"2016-04-01T00:00:00","date_gmt":"2016-03-31T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=19482"},"modified":"2016-04-01T00:00:00","modified_gmt":"2016-03-31T23:00:00","slug":"limmagine-tra-antico-e-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/limmagine-tra-antico-e-moderno\/","title":{"rendered":"L&#8217;immagine tra antico e moderno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPrima il corpo umano, con i suoi misteri, le sue potenzialit\u00e0 multiformi, il suo fascino. Poi la relazione, la metamorfosi, la contaminazione fra umano, animale e vegetale, in uno scambio di forme antiche e contemporanee. Senza possibilit\u00e0 di confusioni \u00e8 la fotografia di <strong>Roberto Kusterle<\/strong>, seppur meticcia nei linguaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl suo \u00e8 un viaggio iniziato da lontano e proseguito con coerenza fortemente riconoscibile di metodo e forma. I gelsi, le more, il corpo umano e infine il bozzolo e la mutazione del baco in farfalla, sono i soggetti del nuovo lavoro del fotografo goriziano dal titolo \u201c<strong>Morus nigra<\/strong>\u201d, sviluppato in un volume e una serie di fotografi e di grande formato, esposte in anteprima a Bologna lo scorso febbraio durante la <em>Fiera internazionale di arte contemporanea<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tScultura, pittura e fotografia si fondono nell\u2019opera di Kusterle, in una frantumazione dei confini fra le arti. La fotografia \u00e8 dunque solo la sintesi di un atto creativo complesso che, attraverso gli strumenti offerti dalla tecnologia digitale, gli permette di esprimersi con canoni classici di forme e contenuti contemporanei. Questo ciclo della sua produzione segna anche un ritorno al colore, dopo un lungo periodo nel quale ha prediletto il bianco e nero e le infinite gamme di grigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abQuando inizio un lavoro \u2013 spiega Kusterle \u2013 non so mai dove mi porter\u00e0. In questo caso ho iniziato a fotografare dei fi lari di gelsi in inverno. Un albero che da sempre mi interessa: forte, nodoso, affascinante, solitario. Se ne vedono lungo la strada fra Udine e Buttrio. Dentro alle cavit\u00e0 dei tronchi contorti, dalla corteccia gibbosa, ho immaginato e realizzato delle colate incandescenti e luminose che raffreddandosi diventano lava\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAttorno a questa materia naturale, calda e brillante, sorgente di potenza atavica, appaiono forme di animali fantastici, sopravvissuti ed emergenti da un\u2019ipotetica preistoria. \u00abLascio che la mia fantasia \u2013 precisa \u2013 plasmi liberamente componendo pietre, radici e legni raccolti lungo l\u2019Isonzo, dai quali nascono occhi, zampe, corpi di animali che si aggrappano al tronco del gelso. In altri casi, dalla composizione al computer di immagini diverse, emergono, dalle irregolarit\u00e0 della corteccia, parti organiche di corpi, vene e arterie\u00bb. Una commistione fra vegetale e animale e umano che crea altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa trasformazione della natura nelle opere di Kusterle non si allontana dalla natura stessa, sorprendente e diversa a seconda del punto di vista di chi guarda, in un personale esercizio di immaginazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abIndividuare, leggere e ricomporre tante forme di una bellezza non consueta \u2013 aggiunge Kusterle \u2013 sono i processi del mio lavoro. Lo scatto \u00e8 solo il gesto finale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa parte centrale del progetto \u201cMorus nigra\u201d \u00e8 dedicata al corpo umano femminile, morbido, plastico, pittorico, sbiancato dal colorito rosa della pelle, sostenuto o avvolto da panneggi, sul quale cola il rosso delle more. Sul candore marmoreo dei corpi perfetti, percorso dall\u2019azzurro delle vene, viene spremuto il rosso del frutto, in un\u2019apoteosi di piacere e desiderio. Non c\u2019\u00e8 ricerca di bellezza fisica fine a se stessa, ma di morbidezza dei corpi e di dettagli, che emergono dagli sfondi scuri, accentuando il senso di sospensione e leggerezza. Sculture vive di carne, colorate di succhi e umori fissate nella fotografi a. Uno scatto che, prima di essere stampato su carta e quindi incollato su supporti di materiali leggeri plastici in grandi formati, sar\u00e0 ulteriormente lavorato al computer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abLa tecnologia \u2013 confida \u2013 mi ha permesso una libert\u00e0 che prima non era possibile, quando costruivo nei minimi dettagli il soggetto della fotografia analogica, imponendomi limiti al pensiero e alla creativit\u00e0. Oggi con programmi come Photoshop posso costruire e dipingere. Non serve pi\u00f9 un bozzetto su carta, disegno con arnesi digitali, disponendo di una variet\u00e0 di possibilit\u00e0 e forme che rappresentano una sollecitazione straordinaria per raggiungere ci\u00f2 che cerco. Spesso io stesso sono sorpreso dal risultato finale che contiene tanto di tutto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPrima della stampa un ultimo passaggio al computer; quasi la nota di colore sull\u2019incisione che rende l\u2019opera seriale unica. Nella terza e ultima parte del raffinato volume, che contiene i testi critici di <strong>Sabrina Zannier <\/strong>e <strong>Gian Paolo Gri <\/strong>e apparati di <strong>Stefano Chiarandini<\/strong>, sui corpi umani maschili e femminili si adagiano le foglie dei gelsi, trasparenze intersecate con vene e capillari, il baco e la farfalla. \u00c8 la chiusura del percorso: dall\u2019albero al frutto, dall\u2019essere umano al mondo vegetale e animale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abTutto ci\u00f2 che \u00e8 natura \u2013 conclude Kusterle \u2013 \u00e8 materia creativa. Io mi sento scelto dalla natura che rispetto. Lei mi d\u00e0 le forme e i colori, affinch\u00e9 la possa ricostruire interpretandola. Ho fatto lavori con bacche, pietre, crete, conchiglie. Nel mio essere istintivo prendo materia grezza e la manipolo, trasformo, ricompongo e poi scatto. Cercando trovo la bellezza delle cose ignote che mi permettono di percorrere vie nuove, in piena libert\u00e0, trovando soluzioni diverse di temi e linguaggi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNei progetti a breve di Kusterle un\u2019antologia alla <em>Fondazione 107 <\/em>di Torino e un intervento ideato per il <em>Caff\u00e8 Florian <\/em>di Venezia. Nello storico luogo d\u2019incontro, in piazza San Marco, una sala sar\u00e0 riservata ai sui lavori inediti dedicati al mare.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em><strong>Roberto Kusterle <\/strong>(1948), fotografo goriziano, inizia la sua attivit\u00e0 espositiva alla fine degli anni \u201980. La fotografia \u00e8 una meta raggiunta e scelta dopo aver praticato la pittura e le arti visive. Le sue opere sono fisiche e concettuali, studia, elabora e trasforma il corpo umano, quello vegetale e minerale. Le sue fotografie, spesso in bianco e nero, sono sculture, a volte complesse ed enigmatiche, a volte semplici e dirette; passi consequenziali di un viaggio personale e artistico.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberto Kusterle<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":19483,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-19482","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1-300x182.webp",300,182,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",640,388,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",300,182,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",500,303,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",474,288,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",391,237,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",300,182,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",750,455,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1.webp",250,152,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/13562-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Roberto Kusterle","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19482","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19482"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19482\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19483"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19482"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19482"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19482"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}