{"id":19161,"date":"2016-02-08T00:00:00","date_gmt":"2016-02-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=19161"},"modified":"2016-02-08T00:00:00","modified_gmt":"2016-02-07T23:00:00","slug":"lintraducibilita-del-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/lintraducibilita-del-reale\/","title":{"rendered":"L&#8217;intraducibilit\u00e0 del reale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>L\u2019esordio letterario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl <strong>15 gennaio 1885<\/strong>, al civico 272 di <strong>via Molino a Vento <\/strong>a <strong>Trieste<\/strong>, l\u2019italo-boemo Riccardo Sch\u00f6nbeck e la veneta Emilia Ghiotto festeggiano la nascita del loro primo figlio, di nome <strong>Virgilio<\/strong>. Sappiamo poco della sua infanzia: le prime notizie riguardano la sua insofferenza alla disciplina scolastica, compensata da un\u2019avida lettura dei grandi filosofi nei saloni della\u00a0<strong>Biblioteca Civica di piazza Hortis<\/strong>. Non \u00e8 il solo adolescente ad avere quell\u2019indole inquieta; una sera, seguito a distanza lungo <strong>viale XX settembre<\/strong>, viene fermato da un coetaneo che gli domanda \u00abScusi, lei \u00e8 un malinconico?\u00bb. In quel momento Virgilio non \u00e8 ancora Giotti (dal cognome della madre), cos\u00ec come quel giovane di nome <strong>Umberto <\/strong>non \u00e8 ancora <strong>Saba<\/strong>, ma solo Poli: tuttavia i due si capiscono al volo e sanno di essere destinati all\u2019attivit\u00e0 letteraria. Inizia cos\u00ec un sodalizio che si cementa al <strong>Caff\u00e8 Rossetti<\/strong>, di fronte al Politeama, e al <strong>Caff\u00e8 Garibaldi <\/strong>presso il Municipio, dove Giotti si ritrova con un gruppetto di futuri pittori, filosofi , musicisti, scultori; fra questi, <strong>Vito Timmel<\/strong>, <strong>Guido Marussig<\/strong>, <strong>Giulio Tagliapietra<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSi discute di letteratura francese, di filosofia tedesca, di Gustav Klimt, ma la rielaborazione interiore di tutto questo materiale conduce Virgilio a una scelta personalissima e in controtendenza: la poesia in dialetto. Per Giotti si tratta di una esigenza innanzitutto artistica: per essere originali non basta pi\u00f9 rielaborare il linguaggio; occorre, semplicemente, cambiarlo, puntando su un idioma del tutto vergine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa la sua \u00e8 anche una esigenza morale: non si pu\u00f2 essere aderenti alla verit\u00e0 se non chiamando le cose nella propria lingua madre. La potenza espressiva di Giotti, capace di plasmare il triestino in forme tutt\u2019altro che folkloristiche, \u00e8 un miracolo creativo che non a caso emerge a <strong>Firenze<\/strong>, dove si \u00e8 trasferito nel 1907 per fuggire dalla leva militare austriaca. Non \u00e8 nostalgia per la patria lontana: la Firenze in cui approda Giotti, assieme a tanti altri intellettuali giuliani come Scipio Slataper, Giani Stuparich e lo stesso Saba, \u00e8 la citt\u00e0 in cui l\u2019anno successivo esordisce <strong><em>La Voce<\/em><\/strong>, la rivista di Emilio Cecchi, Giuseppe Prezzolini, Ardengo Soffici e Giovanni Papini. Giotti si abbevera a questa fonte e il risultato \u00e8 la pubblicazione del <strong><em>Piccolo\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>canzoniere in dialetto<\/em><\/strong>. La silloge ospita poesie bellissime come <strong><em>I Zacinti<\/em><\/strong>, dedicata alla fresca sposa <strong>Nina Schekotoff<\/strong>, russa, trasferitasi in Italia nel 1911:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>I do rameti de zacinti \/ bianchi e lila li vardo, ch\u2019i xe come \/ el viso tuo de prima \/ che, d\u00e0ndomeli, un poco te ridevi,\u00a0<\/em><em>\/ tign\u00ecndomeli in man co\u2019 le tue fermi, \/ p\u00e0lida e i denti bianchi. \/ [\u2026] Come \u2018sto nostro amor, \/ che tuto lui no\u2019 \u2018l xe che un gnente l\u00e0, \/ un p\u00e0lido; ma un p\u00e0lido che lusi, \/ che ardi, e un bon odor, una speranza, \/ che me impinissi el cuor co me la sento: \/ \u2018na casa mia e tua, \/ m\u00e8ter insieme la tov\u00e0ia, \/ mi e ti, su la tola, \/ con qualchidun che se alza \/ su le ponte d\u2019i pie \/ pici e se sforza de rivar coi oci \/ su quel che parecemo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA ogni spostamento della coppia nasce un figlio: nel \u201813, a Pisa, la primogenita Natalia (ribattezzata Tanda); nel \u201915, a Firenze, Paolo; nel \u201919, a San Felice in val d\u2019Ema, Franco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Alla ricerca di una nuova voce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTerminata la Prima Guerra Mondiale, anche Giotti si allinea al desiderio di restaurazione letteraria tipico di quegli anni. Ed ecco che si fa strada la poesia in italiano; nel 1920, un anno dopo il suo ritorno a Trieste (si stabilisce in <strong>via Lamarmora 34<\/strong>), l\u2019edizione de <strong><em>Il mio cuore e la mia casa <\/em><\/strong>segna un desiderio di pace e quiete domestica, espressa nel ritmo classico \u00a0dell\u2019endecasillabo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Ora rientrer\u00f2 in casa. Gi\u00f9 in cucina \/ ci sar\u00e0 lume. Sopra nelle stanze \/ un po\u2019 ancora di giorno; il cielo azzurro alle finestre. In una sola stanza, \/ del tutto chiusa, sar\u00e0 un tenue lume. \/ Paolo gi\u00e0 dormir\u00e0 nella sua culla, \/ supino il corpo, la testa per parte, \/ con le manine schiuse. Dar\u00f2 un bacio a \/ mia moglie, mentre la bambina dietro \/ mi chieder\u00e0, \u201cE cosa mi hai portato?\u201d \/\/ \u00c8 pure dolce e bello tutto questo. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa \u00e8 solo una parentesi; la nuova vita triestina di Virgilio, che apre una rivendita di libri e giornali in <strong>via San Sebastiano<\/strong>, gli restituisce ben presto il gusto del dialetto. Cos\u00ec, dopo gli esordi con <em>La Voce<\/em>, gli viene riservata una pubblicazione attraverso la migliore rivista di allora, ancora una volta fiorentina: <strong><em>Solaria<\/em><\/strong>. Nel 1928 l\u2019uscita di <strong><em>Caprizzi, Canzonete e St\u00f2rie <\/em><\/strong>viene salutata con una fiacca segnalazione di Silvio Benco sul <strong><em>Piccolo<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tE tocca ancora una volta a <strong>Eugenio Montale<\/strong>, che pochi anni prima aveva gi\u00e0 \u2018sdoganato\u2019 Italo Svevo, la recensione che consegna Giotti alle glorie nazionali. D\u2019improvviso l\u2019Italia si accorge di avere un cantore <em>puro<\/em>, che riesce a piegare il vernacolo alla creazione di un universo poetico raffi nato, assumendo i contorni di una biografi a in versi rigorosamente dominata dalla fedelt\u00e0 al vero. La stessa che anima la pittura di uno dei suoi amici pi\u00f9 cari: <strong>Vittorio Bolaffio<\/strong>. A lui dedica una poesia fra le pi\u00f9 celebri:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Bol\u00e0ffi o de \u2018na piazza \/ de Gorizia el me conta, ch\u2019el voria pitturarla: \/ \u2018na granda piazza sconta, \/ che nissun passa. \/\/ Do tre casete atorno \/ rosa, un fi atin de muro, \/ un pissador de fero \/ v\u00e8cio strav\u00e8cio, e el scuro de do alboroni [\u2026].<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDi questa idea di Bolaffio resta un disegno intitolato <strong><em>Vespasiano <\/em><\/strong>conservato al Museo Revoltella. \u00c8 uno dei tanti progetti rimasti incompiuti dal pittore, che muore nel 1931 lasciando il vuoto nel cuore di Virgilio, nel frattempo protagonista di una stagione molto creativa. La collaborazione con <em>Solaria<\/em>, tuttavia, si interrompe nel 1933: la rivista \u00e8 costretta a chiudere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tGiotti la saluta con parole scarne, ma significative: \u00ab<em>Solaria <\/em>per la letteratura di Trieste \u00e8 stata pi\u00f9 importante che non avrebbe potuto esserlo una rivista fatta qui [\u2026]. Per me poi \u00e8 stata la scialuppa di salvataggio della mia poesia dialettale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Gli anni del dolore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFallita la rivendita, Virgilio viene assunto dalla <strong>Lega Nazionale<\/strong>, la benemerita istituzione per la difesa dell\u2019identit\u00e0 italiana di Trieste negli anni della dominazione asburgica. Un ente che, nell\u2019Italia ormai fascista, non ha pi\u00f9 motivo di esistere: il regime lo chiude nel 1928 e Giotti si ritrova di nuovo senza lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel 1930 entra nel Comune di Trieste con varie mansioni, per poi essere trasferito negli uffici dell\u2019<strong>Ospedale Maggiore<\/strong>, dove rimarr\u00e0 fi no alla morte. La stabilit\u00e0 familiare, tuttavia, inizia a venire meno: nel 1937 Paolo, da poco partito per la leva, viene condannato come antifascista a scontare un anno di confino alle isole Tremiti. Per Giotti \u00e8 un colpo durissimo, ma la buona condotta del figlio permette che i due si riabbraccino nel 1938. La scena \u00e8 cantata con versi struggenti in <strong><em>El fio torn\u00e0 a casa<\/em><\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Putel mio caro, te son qua de novo \/ con noi, scamp\u00e0 de le boche d\u2019i lupi. \/ Visi te ga ridesto tra le l\u00e0grime. \/ El sol de \u2018sta giornada par \u2019sai tempo \/ se lo ricordaremo. \/ Su la tola \/ la tov\u00e0ia la splendi, che la iera \/ z\u00e8nere diventada; e el vin bevudo \/ con ti insieme ga el bon savor de prima. \/ Coi grandi oci ciari ti te vardi \/ la casa in giro; te pozi la man \/ de omo su le spale de tu\u2019 mama.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa la valanga \u00e8 solo cominciata. Nel 1939 la figlia Tanda raggiunge il marito in Lucania, al confino per antifascismo; nel 1940 la Seconda Guerra Mondiale chiama al servizio militare i fi gli Paolo e Franco; nel 1941 muore la madre Emilia. Nello stesso anno esce la raccolta <strong><em>Colori<\/em><\/strong>, che d\u2019ora in poi sar\u00e0 il nome definitivo sotto cui finiranno tutte le successive poesie dialettali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTuttavia \u00e8 una gioia che dura poco: il conflitto porta Paolo e Franco sul fronte russo. Fino al 1943 le lettere dalle steppe si susseguono ininterrotte: poi, improvvisamente, silenzio. La verit\u00e0 emerge solo all\u2019inizio del 1946: \u00abMarted\u00ec 29 gennaio, per la lettera d\u2019un soldato che gli fu compagno di prigionia, ho saputo che Paolo \u00e8 morto. Mor\u00ec di malattia e ci\u00f2 dovrebbe essere avvenuto subito dopo in uno dei primi mesi del 1943. E cos\u00ec \u00e8 finito questo mio tanto caro figliolo, all\u2019et\u00e0 di 28 anni, stritolato tra le due patrie. Era fuggito dalla patria italiana, che lo aveva tartassato dai 18 anni in l\u00e0, e la patria russa materna lo respinse, non seppe che dargli la terra per la sepoltura\u00bb. Iniziano cos\u00ec i suoi <strong><em>Appunti inutili<\/em><\/strong>, diario minimo che Giotti terr\u00e0 a fasi alterne fi no al 1955. Quanto a Franco, non se ne sapr\u00e0 mai nulla. Questa devastazione si rispecchia nella poesia degli ultimi anni: amara, dolente, eppure mai cos\u00ec bella. Ed \u00e8 proprio nell\u2019immediato dopoguerra che Giotti ottiene i meritati, anche se tardivi, riconoscimenti: fioccano le collaborazioni con giornali e riviste (su tutte <strong><em>Il ponte <\/em><\/strong>diretta da Pietro Calamandrei), ottiene recensioni di giganti come Pier Paolo Pasolini e Biagio Marin, gli viene conferito il Premio dell\u2019Accademia dei Lincei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tInfine, il 21 settembre 1957, muore nell\u2019Ospedale Maggiore dove ha lavorato per decenni. La sua ultima poesia, quasi un testamento, \u00e8 dedicata alla figlia Tanda:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Penso alle tue mani, fi a, che se le movi \/ pianin; a la tua boca, che un fi \u00e0 ridi. \/ Oh, se podessi averle! Chi saria \/ pi\u00f9 felize de mi? Come la luna \/ te son ti, fi a, che un n\u00f9volo la scondi, \/ e la vien fora, \u00e8cola, slusente; \/ e el su\u2019 ciaro el vien zo fina de mi, \/ el me toca e carezza, cuss\u00ec bianco. \/ Ma ela la xe l\u00e0 in alto lontan; \/ sola la va pal ziel.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Virgilio Giotti<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":19162,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-19161","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1-300x175.webp",300,175,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",300,175,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",500,292,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",474,277,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",391,229,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",300,175,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",537,314,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1.webp",250,146,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12851-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Virgilio Giotti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19161","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19161"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19161\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19161"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19161"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19161"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}