{"id":19060,"date":"2016-01-20T00:00:00","date_gmt":"2016-01-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=19060"},"modified":"2016-01-20T00:00:00","modified_gmt":"2016-01-19T23:00:00","slug":"kurdistan-iracheno-ricercatori-udinesi-scoprono-le-prime-tracce-umane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/kurdistan-iracheno-ricercatori-udinesi-scoprono-le-prime-tracce-umane\/","title":{"rendered":"Kurdistan iracheno, ricercatori udinesi scoprono le prime tracce umane"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTracce delle prime occupazioni umane preistoriche del Kurdistan iracheno, risalenti ad almeno mezzo milione di anni fa (Paleolitico inferiore), sono state scoperte dagli archeologi delle universit\u00e0 di Udine e di Roma \u201cLa Sapienza\u201d nella regione settentrionale dell\u2019antica Mesopotamia. L\u2019ultima campagna di ricerche ha portato anche al ritrovamento di reperti che testimoniano la presenza dell\u2019uomo di Neanderthal e all\u2019individuazione di vaste necropoli di comunit\u00e0 nomadi databili fra la tarda preistoria (circa 6.000 a.C.) e l\u2019et\u00e0 del Bronzo (circa 1200 a.C.). Sono stati inoltre identificati i primi villaggi del 7000 a.C. (Neolitico ceramico), scoperte tre miniere per l\u2019estrazione e la lavorazione della selce e individuati circa 300 siti archeologici datati fra il 7000 a.C. e il 1900 d.C. Dal 2012 l\u2019ateneo friulano \u00e8 impegnato in campagne di scavo annuali nel Kurdistan iracheno\u00a0(<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/user\/UniversitaUdine\/videos\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vi<\/a><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/user\/UniversitaUdine\/videos\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">deo<\/a>) con il \u201cProgetto archeologico regionale Terra di Ninive\u201d (PARTeN), nell\u2019ambito della Missione archeologica italiana in Assiria (MAIA) diretta da <strong>Daniele Morandi Bonacossi<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I partner<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl progetto PARTeN si svolge in partnership con le autorit\u00e0 locali. In particolare, gli archeologi del Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale dell\u2019ateneo udinese collaborano con la Direzione delle Antichit\u00e0 di Dohuk, diretta dal dottor <strong>Hassan Ahmed Qasim<\/strong>, e con la Direzione generale delle Antichit\u00e0 del Kurdistan iracheno, guidata da <strong>Abubakr Osman Zaineddin<\/strong>. PARTeN \u00e8 finanziato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo e Direzione generale per la promozione del sistema Paese), dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dall\u2019Universit\u00e0 di Udine, dalla Fondazione Crup e dallo Studio Giorgiutti e Associati. Il progetto \u00e8 sostenuto inoltre dall\u2019Ambasciata italiana a Baghdad e dal Consolato italiano a Erbil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abGli ultimi risultati conseguiti dal \u201cProgetto Terra di Ninive\u201d sono lusinghieri \u2013 afferma l\u2019assessore regionale alla Cultura,<strong> Gianni Torrenti<\/strong>\u00a0\u2013 e la Regione \u00e8 orgogliosa di aver sostenuto il lavoro degli archeologi dell\u2019ateneo friulano che dall\u2019inizio della missione a oggi hanno individuato oltre 830 siti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>L\u2019occupazione preistorica pi\u00f9 antica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa spedizione udinese dell\u2019estate 2015, in collaborazione con le universit\u00e0 di Milano e di Roma \u201cLa Sapienza\u201d, ha concentrato le ricerche sull\u2019occupazione del territorio durante il periodo preistorico che nella regione \u00e8 compreso tra 1,8 milioni e 9 mila anni fa (dal Paleolitico inferiore al Neolitico). In particolare, spiega\u00a0<strong>Cecilia Conati Barbaro\u00a0<\/strong>de \u201cLa Sapienza\u201d, \u00abi pi\u00f9 antichi strumenti di pietra ritrovati potrebbero risalire a circa mezzo milione di anni fa, se non a un periodo pi\u00f9 antico\u00bb. Si tratta di ciottoli che venivano dotati di margini taglienti mediante l\u2019asportazione di schegge. Grazie anche a questi rinvenimenti di utensili di pietra di vario genere, dalle semplici schegge di lavorazione a manufatti veri e propri, come lame per falcetti e raschiatoi, gli archeologi hanno identificato grotte, ripari e aree di frequentazione delle popolazioni preistoriche. Sono stati anche rinvenuti strumenti di selce, carboni e resti di fauna conservati all\u2019interno di strati protetti dal crollo della volta di una grotta, tracce della presenza dell\u2019uomo di Neanderthal, che viveva nella regione intorno a 60 mila anni fa. Ritrovate anche tre miniere per l\u2019estrazione e la lavorazione della selce utilizzata per produrre strumenti, una scoperta unica per lo studio dello sfruttamento delle risorse del territorio e della relazione uomo-ambiente nella Mesopotamia settentrionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Le necropoli megalitiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLungo i pendii della catena dei monti Zagros, che si estende dall\u2019Iraq all\u2019Iran per 1500 chilometri, sono state scoperte decine di vaste necropoli a tumulo, databili fra la tarda preistoria e la fine dell\u2019et\u00e0 del Bronzo (6000-1200 a.C.). Queste tipologie di sepolture, caratterizzate dalla presenza di sepolture in tombe coperte da cumuli di pietre, sono probabilmente da attribuirsi a comunit\u00e0 di tipo pastorale e non erano finora mai state attestate nel nord della Mesopotamia. Gli archeologi dell\u2019ateneo friulano hanno gi\u00e0 provveduto a schedare le necropoli inserendole in un database georeferenziato (Gis). \u00abSi tratta di una scoperta unica e di incredibile importanza perch\u00e9 \u2013 spiega\u00a0<strong>Morandi Bonacossi<\/strong>\u00a0\u2013 documenta un\u2019occupazione della regione da parte di comunit\u00e0 di pastori transumanti nota per ora solo attraverso i testi cuneiformi, ma totalmente sconosciuta dal punto di vista archeologico. Ora sar\u00e0 possibile studiare la presenza di popolazioni semi-nomadi e la loro integrazione con l\u2019occupazione sedentaria basata su villaggi abitati da coltivatori di cereali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I siti scoperti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCon i circa 300 siti archeologici individuati l\u2019anno scorso sono complessivamente pi\u00f9 di 830 i siti scoperti dalla missione dell\u2019Universit\u00e0 di Udine in quattro anni di ricerche nel Kurdistan iracheno. L\u2019ultima campagna si \u00e8 concentrata sulla ricognizione di insediamenti di epoca preistorica e protostorica risalenti al 7.000-4.000 a.C. Di particolare rilievo \u00e8 il ritrovamento di una occupazione risalente al VII e VI millennio a.C. (Neolitico ceramico), costituita da una rete di piccoli villaggi che testimoniano le primissime fasi di sfruttamento produttivo del territorio. \u00abUna scoperta fondamentale nello studio delle pi\u00f9 antiche comunit\u00e0 agricole dell\u2019Iraq del nord \u2013 sottolinea il direttore della missione,\u00a0<strong>Morandi Bonacossi<\/strong>\u00a0\u2013 colte nel momento in cui una stabile economia agricola stava prendendo piede\u00bb. Le ricerche hanno anche approfondito l\u2019occupazione della regione nell\u2019epoca in cui essa era parte dell\u2019impero persiano dei Sasanidi (224-651 d.C.) e, soprattutto, nella successiva et\u00e0 islamica (651-1900 d.C.). \u00abUna serie di insediamenti fortificati situati in posizioni strategiche sulla sommit\u00e0 dei primi contrafforti dello Zagros \u2013 spiega\u00a0<strong>Morandi Bonacossi<\/strong>\u00a0\u2013, e risalenti al periodo tardo islamico (1500-1900), ha permesso di ipotizzare un controllo del territorio molto pi\u00f9 articolato di quanto si potesse supporre da parte degli Emirati curdi che dominavano la regione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il sistema di canalizzazione neo-assiro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 proseguita poi l\u2019indagine dei canali assiri che costituisce una delle attivit\u00e0 principali dell\u2019Universit\u00e0 di Udine nella regione. Lungo il sistema orientale di canali, esteso per oltre 200 chilometri, \u00e8 stato effettuato un sondaggio di scavo. L\u2019operazione ha consentito di ricostruire forma e portata di questi monumentali canali costruiti a cavallo fra VIII e VII sec. a.C. dal sovrano assiro Sennacherib per irrigare l\u2019entroterra della capitale Ninive e portare l\u2019acqua alla citt\u00e0. I dati raccolti serviranno anche ad elaborare un modello 3D digitale del sistema idraulico costruito dagli Assiri, che arricchir\u00e0 il percorso espositivo del parco archeologico che l\u2019Ateneo friulano sta preparando in collaborazione con l\u2019Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Bilancio della campagna 2015<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abGli ultimi risultati conseguiti \u2013 evidenzia\u00a0<strong>Morandi Bonacossi<\/strong>\u00a0\u2013 arricchiscono le conoscenze del periodo preistorico e protostorico di un territorio divenuto di primissima importanza per la ricerca archeologica nel Vicino Oriente e ora minacciato dall\u2019espansione del sedicente Stato islamico. L\u2019antico paesaggio culturale studiato dagli archeologi dell\u2019Ateneo udinese evidenzia come la regione disponga di un potenziale enorme per lo studio della nascita dei primi insediamenti e la loro successiva trasformazione in siti urbani\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Ricerche e sviluppi futuri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa missione dell\u2019universit\u00e0 friulana nel Kurdistan iracheno prevede\u00a0<strong>l\u2019avvio nel 2016 di due nuovi scavi<\/strong>\u00a0archeologici nei siti di Asingrian e Tell Gomel. L\u2019obiettivo \u00e8 indagare in dettaglio l\u2019occupazione e la cultura materiale dei periodi preistorici e storici pi\u00f9 antichi. Grazie a queste ricerche sar\u00e0 possibile restituire un quadro ancora pi\u00f9 completo dell\u2019occupazione della regione dell\u2019Alto Tigri iracheno e delle dinamiche sociali, economiche e culturali che l\u2019hanno caratterizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il nuovo scavo nel sito di Asingrian\u00a0<\/strong>mira a studiare la nascita dell\u2019urbanizzazione e l\u2019interazione uomo-ambiente. Le prime indagini del 2015 hanno gi\u00e0 individuato l\u2019enorme potenziale archeologico della \u201cCollina di ferro\u201d (questo il significato del nome del sito in curdo) per la storia pi\u00f9 antica della regione. Asingrian mostra considerevoli evidenze di insediamento risalenti al XIII-XI sec. a.C. (periodo medio-assiro) e soprattutto al periodo del VI-IV millennio a.C., con probabili tracce di occupazione risalenti anche ai millenni precedenti. L\u2019arco cronologico attestato \u00e8 quindi estesissimo e copre almeno 3000 anni di occupazione preistorica. E\u2019 tuttavia soprattutto nel IV millennio a.C. che Asingrian emerge come sito chiave per le notevoli dimensioni raggiunte. Ci\u00f2 fa pensare che l\u2019insediamento potrebbe conservare informazioni chiave per studiare la nascita delle prime citt\u00e0 e la complessit\u00e0 sociale ed economica nell\u2019organizzazione delle comunit\u00e0 umane del territorio. Gli scavi saranno diretti da Marco Iamoni, ricercatore di archeologia e storia dell&#8217;arte del Vicino Oriente antico dell\u2019ateneo friulano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il secondo nuovo scavo, quello di Tell Gomel,\u00a0<\/strong>interessa uno dei siti pi\u00f9 grandi identificati dalla missione udinese, sia per estensione (20 ettari) sia per spessore della sequenza insediativa (40 metri di deposito archeologico). Riguarder\u00e0 le ricerche sull\u2019antico impero assiro (IX-VII secolo a.C.) fino, a ritroso nel tempo, all\u2019occupazione umana nel Calcolitico (5000-3000 a.C.), nell\u2019et\u00e0 del Bronzo (3.000-1200 a.C.), del Ferro (1200-600 a.C.) e in et\u00e0 ellenistica (323-31 a.C.). Tell Gomel, infatti, si trova nella pianura dove, nel 331 a.C., Alessandro Magno sconfisse il re persiano Dario III, aprendosi cos\u00ec la strada per la conquista di Babilonia, Susa, Persepoli ed Ecbatana, capitali dell\u2019impero della dinastia achemenide (550-331 a.C.). I risultati delle indagini preliminari hanno identificato importanti fasi di occupazione nelle et\u00e0 del Bronzo e del Ferro, seguite da un intenso insediamento durante il periodo ellenistico e partico (247 a.C.-224 d.C.). Si tratta di un sito guida per lo studio delle dinamiche insediative regionali e dei tratti marcanti la cultura materiale locale a cavallo fra III millennio a.C. e I millennio d.C. Lo scavo sar\u00e0 volto a studiare e ricostruire le diverse fasi di vita del sito e a porre le basi per un\u2019indagine approfondita dei livelli riguardanti l\u2019et\u00e0 del Bronzo e del Ferro.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Risalenti a 500 mila anni fa<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":19061,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-19060","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1-300x199.webp",300,199,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",300,199,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",300,199,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",452,300,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12589-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Risalenti a 500 mila anni fa","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19060","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19060"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19060\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19061"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19060"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19060"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19060"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}