{"id":17908,"date":"2015-12-30T00:00:00","date_gmt":"2015-12-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17908"},"modified":"2015-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2015-12-29T23:00:00","slug":"libri-e-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/libri-e-propaganda\/","title":{"rendered":"Libri e propaganda"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCon lo scoppio della guerra contro la Serbia le scuole della Contea di Gorizia e Gradisca terminarono anzitempo l\u2019anno scolastico 1913-14. Uno dei motivi che spinse il Consiglio Distrettuale a prendere tale provvedimento fu il fatto che molti maestri furono chiamati sotto le armi gi\u00e0 alla fine di luglio.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPoi arriv\u00f2 lo sventurato 1915. La scuola non ebbe corso regolare, in quanto il 24 maggio l\u2019Italia dichiar\u00f2 guerra all\u2019Austria e pochi giorni dopo tutto il Cervignanese e il Monfalconese furono occupati dall\u2019Esercito italiano. Una volta stabilito il controllo militare, il Comando Supremo italiano provvide alla sostituzione dell\u2019amministrazione austriaca con la propria, appositamente creata per le zone di guerra. Nell\u2019ambito di questa struttura per la gestione degli affari civili fu istituita, con funzione autonoma dal suddetto Comando, una sezione denominata <strong>Segretariato generale per gli Affari Civili<\/strong>. Tale struttura politico-militare avrebbe dovuto seguire nell\u2019avanzata, dove possibile, l\u2019esercito con il compito di occuparsi della gestione dell\u2019amministrazione pubblica. L\u2019intenzione politica fu quella di ingenerare nelle popolazioni, una volta annesse all\u2019Italia, l\u2019idea che l\u2019esercito non fosse ritenuto occupante, ma liberatore. Tale organo, che godeva di amplissimi poteri, fu costituito il 29 maggio 1915 e sostituiva tutte le competenze che in tempo di pace sarebbero state attribuite agli organi preposti dallo Stato italiano.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tFurono pertanto aboliti tutti i Consigli scolastici distrettuali di concezione austriaca e sostituiti da Commissari civili italiani con la conseguente rimozione di tutti gli insegnanti.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tUn problema di non poco conto fu quello di adattare la scolaresca al cambiamento dei programmi, passando da quelli austriaci a quelli italiani. L\u2019inno austriaco \u201cSerbi Dio\u201d fu sostituito da quello nazionale italiano: la \u201cMarcia Reale\u201d. La storia fu incentrata su quella tipica della retorica risorgimentale, mentre la geografi a sub\u00ec delle modificazioni radicali e la capitale dello stato non fu pi\u00f9 Vienna, ma Roma. Furono introdotti programmi educativi con corsi invernali ed estivi aggiungendo la celebrazione di anniversari e ricorrenze della storia patria italiana d\u2019impronta nazional-irredentista.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tTutto questo apparato organizzativo non riusc\u00ec a trovare piena applicazione pratica nel territorio di Monfalcone. Infatti, lungo la fascia del fronte che costituiva la prima linea fu praticamente impossibile rendere stabile e sicura una qualunque forma di organizzazione scolastica e non solo. Pertanto tutti i paesi della Bisiacaria seguirono per proprio conto e in maniera saltuaria quella definita: \u201cScuola nel periodo di guerra in presenza del nemico\u201d.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl corpo insegnante fu scelto fra maestri militari volontari e non fra esponenti di quell\u2019irredentismo locale paventati all\u2019inizio dell\u2019occupazione. Questa scelta fu un bene per gli scolari bisiachi e friulani perch\u00e9 l\u2019irredentismo giuliano, fra le altre innovazioni da apportare ai programmi scolastici, intendeva, come prima cosa, negare ed eliminare il rispetto e la tutela delle tradizioni locali. Riassumendo, nel Distretto Politico di Monfalcone per l\u2019anno scolastico 1916-17 si ebbero in totale 22 scuole popolari con 81 classi e 75 insegnanti, per un totale di 5.715 alunni; 5 asili con 7 insegnanti, per un totale di 483 bambini; 24 ricreatori con 18 insegnanti per 859 alunni. Educatori estivi 24, con 61 insegnanti per 3.340 alunni. A questi dati vanno sommati quelli dei distretti di Gradisca (con 21 scuole, 45 classi, 34 insegnati e 2.605 alunni) e quelli del distretto di Gorizia (con 2 scuole, 7 classi e 253 alunni).<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel territorio di Monfalcone a causa dei pericoli derivanti dai continui bombardamenti non fu possibile praticare nessuna attivit\u00e0 scolastica a corso regolare. Gli unici paesi dove fu possibile una organizzazione scolastica di tipo saltuario, della quale ci \u00e8 giunta documentazione, furono <strong>Turriaco<\/strong>, <strong>Pieris <\/strong>e per brevi periodi anche <strong>San Pier d\u2019Isonzo<\/strong>.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDi pari passo si dette alla scuola nel suo indirizzo generale una fisionomia prettamente italiana, di quella italianit\u00e0 eroica, disciplinata senza coercizioni, assetata d\u2019ideali, che naturalmente vibrava, cos\u00ec pensavano le autorit\u00e0 italiane, oltre i vecchi confini delle terre conquistate. Quasi tutti gli edifici scolastici furono occupati dall\u2019esercito italiano e trasformati in sedi di comando, ospedali o ricoveri per ammalati. Molte scuole e molte aule furono sostituite con baraccamenti improvvisati o con adattamenti d\u2019altri locali come stalle, granai, rifugi e trincee. Non mancavano, con il bel tempo, le lezioni all\u2019aperto.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAndando oltre a queste considerazioni, diremo che i maestri militari italiani, tutto sommato, si comportarono ottimamente con i nostri bambini e i loro genitori. Questi insegnanti dopo un breve corso di adattamento-aggiornamento furono separati dalle loro unit\u00e0 militari e assegnati alle Autorit\u00e0 scolastiche del luogo.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl primo incontro di un maestro italiano con una classe di alunni turriachesi per verificarne il grado d\u2019istruzione si svolse nella maniera che qui riportiamo: <em>\u201cErisi stadi messi in riga ta\u2019l curtio de le scole un tac\u00e0 de quel\u2019altro e al mestro Perazzotti Torquato, un meridional, al ne dise a vose alta <\/em>(Eravamo stati messi in riga nel cortile delle scuole, uno attaccato all\u2019altro, e il maestro Perazzotti Torquato ci dice a voce alta)<em>: \u201cI bambini che sanno leggere e scrivere facciano un passo avanti!\u201d Lu l\u2019era cunvint che a lezar e scrivar fusse stadi solche un do, tre putei. Lora noi tuti vemo fat un pas in avanti e lui, alzando la vose ancora de pi\u00f9 al ne zig\u00e0 <\/em>(Lui era convinto che a saper leggere e scrivere saremmo stati un paio di bambini. Allora tutti facemmo un passo in avanti e lui, alzando ancora di pi\u00f9 la voce, grid\u00f2)<em>: \u201cCapoccioni che non siete altro, io ho detto di fare un passo avanti a quelli che sanno leggere e scrivere e non a quelli che non sanno leggere e scrivere, avete capito? Riproviamo!\u201d E lora noi al so segnal vemo fat de nou tuti insieme un pas avanti. Al mestro al xe rest\u00e0 de stuc quasi mal e sorpreso a bassa vose al ne dise a pian <\/em>(Allora al suo segnale facemmo di nuovo tutti un passo avanti. Il maestro rest\u00f2 di stucco e, sorpreso, sussurr\u00f2 a bassa voce)<em>: \u201cNon mi direte che sapete tutti leggere e scrivere?\u201d \u201cSi signor maestro!\u201d xe stada la nostra risposta in coro <\/em>(fu la nostra risposta in coro)<em>. <\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tInchiostro, penne, matite e quaderni venivano forniti dalla sussistenza militare alla scuola. Non di secondaria importanza, oltre alle modifiche sostanziali dei programmi scolastici, fu la strategia di propaganda politica adottata per la diffusione dello \u00a0\u201cspirito nazionale\u201d, riferito a quello italiano, ben s\u2019intende.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPer questi fini fu prestata particolare cura nella scelta e nella diffusione di libri scolastici provenienti dalla scuola italiana. Per far s\u00ec che tutto ci\u00f2 potesse venir accettato anche dalle famiglie degli allievi, l\u2019impegno del Segretariato fu quello di istituire, inteso come veicolo primario di persuasione, una refezione scolastica gratuita. Ai ragazzi infatti, fin dall\u2019inizio venne distribuita ogni giorno una merendina di pane e formaggio e, all\u2019ora di pranzo, venivano distribuiti gli avanzi del \u201crancio\u201d.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl successo della propaganda di redenzione filoitaliana nei confronti delle scolaresche lo si pu\u00f2 riscontrare in due scenette scolastiche molto significative, che dimostrano il livello di \u201cpersuasione\u201d raggiunto dopo quasi due anni di scuola. La prima scenetta evidenzia che l\u2019antipatia verso l\u2019esercito italiano non era scemata, anzi, e che le lezioni incentrate sulla storia patria altro non fecero che inasprire i sentimenti di avversione verso l\u2019Italia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tQuella che segue \u00e8 tratta dal diario di guerra di <strong>Benito Mussolini<\/strong>, una scenetta avvenuta tra lui e una orgogliosa e sprezzante bambina pierissina: <em>19 gennaio (1917) (\u2026) ripasso l\u2019Isonzo. Emozione. Grande fiume ceruleo. Sulle rive del Tevere \u00e8 nata l\u2019Italia, sulle vie dell\u2019Isonzo \u00e8 rinata. Pieris. Ancora popolata da donne e bambini. Nella piazzetta c\u2019\u00e8 una statua rappresentante una donna in piedi con un libro in mano. La legenda dice: <\/em>All\u2019Imperatrice Elisabetta. Il popolo di Pieris<em>. Il paese \u00e8 intatto. Soltanto qua e l\u00e0, nei muri delle case abbandonate, l\u2019occhio di una granata. Nel cortile del nostro accantonamento alcuni soldati di sanit\u00e0 hanno impiantato una scuola, frequentata da un centinaio fra maschi e femmine. Domando a una bambina:<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>&#8211; \u201cChe cosa hai imparato oggi a scuola?\u201d<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>&#8211; \u201cGnente\u201d. <\/em>(Niente)<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>&#8211; \u201cVuoi un poco di pagnotta?\u201d<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>&#8211; \u201cM\u00e0gnetela\u201d. <\/em>(Mangiatela)<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa seconda scenetta ci porta nelle vicinanze di una cucina militare dove un carabiniere sta distribuendo avanzi di rancio a un gruppo di fanciulli in fila che attendono il proprio turno, con un recipiente in mano. Quando tocca a uno, l\u2019altro dietro, rivolto al carabiniere con un fare da spia, dice:<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>\u201cNo la ghe staghe dar a lui che\u2019l xe austriacante!\u201d <\/em>(Non dia a lui perch\u00e9 \u00e8 austriacante)<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>\u201cAh, \u00e8 austriacante &#8211; dice il carabiniere &#8211; ora vediamo\u201d, e al ragazzo in attesa, intima: \u201cSe vuoi il rancio devi gridare: Viva l\u2019Italia!\u201d<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>Il bambino si mette sull\u2019attenti e facendo il saluto grida: \u201cViva l\u2019Austria!\u201d E scappa via.<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>Un ufficiale italiano che aveva assistito al fatto, riprendendo il carabiniere gli dice: \u201cRincorrilo e dagli la sua razione di rancio e impara da lui come si ama la propria patria!\u201d<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPer ingenerare nella mente degli scolari un senso di avversione e odio verso l\u2019Impero e il suo esercito veniva praticato il cosiddetto \u201clavaggio del cervello\u201d. Nulla veniva tralasciato e perfino il sacerdote Mattia Michelizza, durante la Messa, invitava i presenti a pregare solo per l\u2019Esercito italiano. Il maestro a ogni inizio lezione invitava tutti a stare in piedi e a dire una preghiera per i sovrani (Vittorio Emanuele III e la Regina Elena), per la patria (l\u2019Italia) e per i soldati che combattevano sul fronte (quelli italiani) e a cantare un qualche inno patriottico italiano.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tTutti i ragazzi ci tenevano a precisare che loro pregavano solo per l\u2019imperatore e per i propri fratelli austriaci al fronte e non per quelli italiani. Lo dicevano apertamente pure ai carabinieri. Per rafforzare il sentimento antiaustriaco non mancavano le visite quotidiane al cimitero militare, dove erano sepolti solo i caduti italiani, sulle tombe dei quali i bambini dovevano porre dei fiori e dire una preghiera. Inoltre il maestro diceva che quei caduti erano stati uccisi dai cattivi soldati austriaci, mentre loro erano morti da eroi. Il discorso continuava poi con gli orfani, le povere donne rimaste vedove e le madri che avevano perso il proprio figlio.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tI bambini di Turriaco si erano dati una grande meraviglia nel constatare che la met\u00e0 dei soldati italiani non sapeva n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere. Molti di loro venivano sorpresi con il giornale sotto sopra. Le nonne avevano un bel daffare a scrivere lettere per loro e non di rado si vedeva un militare accanto a un bambino che gli stava leggendo il giornale o una lettera.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl 26 ottobre 1917 l\u2019impianto scolastico militare italiano cess\u00f2 bruscamente la propria attivit\u00e0 e i maestri militari italiani dovettero fuggire precipitosamente all\u2019interno del Regno, seguendo l\u2019esercito nella ritirata di Caporetto. Le immagini del re Vittorio e della regina Elena furono immediatamente sostituite da quelle della casa reale d\u2019Austria. L\u2019anno scolastico 1918-19 non prosegu\u00ec il suo corso regolarmente, causa l\u2019impoverimento delle condizioni esistenziali, la mancanza di insegnanti e l\u2019estrema carenza alimentare: fattori di degrado che si rifletterono direttamente sulla salute della popolazione.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCrebbero infatti le malattie infettive come la micidiale influenza \u201cspagnola\u201d, scoppiata nell\u2019autunno del \u201918 e la mortalit\u00e0 infantile ebbe picchi preoccupanti per \u201cdebolezza congenita, consunzione, anemia, catarro, spasmo\u201d.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel novembre dello stesso anno l\u2019Impero asburgico si disciolse come neve al sole e con lui la scuola popolare austriaca che, in poco pi\u00f9 di cento anni, era riuscita a portare l\u2019alfabetizzazione delle classi rurali al 99%, percentuale che l\u2019Italia repubblicana oggi, nei primi decenni del terzo millennio deve ancora raggiungere. I protagonisti della \u201cscuola elementare in tempo di guerra\u201d sono ormai tutti deceduti e di loro sono rimaste soltanto alcune foto e un paio di interviste fatte negli anni Ottanta e Novanta dal sottoscritto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola e la guerra<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":17909,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-17908","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1-300x223.webp",300,223,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",300,223,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",349,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",300,223,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",403,300,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1.webp",250,186,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/12365-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"La scuola e la guerra","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17908","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17908"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17908\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17909"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17908"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17908"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17908"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}