{"id":17693,"date":"2015-11-13T00:00:00","date_gmt":"2015-11-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17693"},"modified":"2015-11-13T00:00:00","modified_gmt":"2015-11-12T23:00:00","slug":"la-tana-del-lupo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-tana-del-lupo\/","title":{"rendered":"La Tana del Lupo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Un tuffo silente nella foresta selvaggia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSono le 7.30 del mattino e la luce del sole tarda ad arrivare. Una foresta impenetrabile intrappola i miei pensieri. \u00c8 buio, il luogo tetro incute timore. Sembra uno scenario post-nucleare. Le tenebre aleggiano indisturbate, gli alberi tacciono vergogna e le fronde oscillano in modo asincrono creando ombre a terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa strada che esce da <strong>K\u0119trzyn <\/strong>in direzione est, nella Polonia orientale, quasi ai confini con la Russia, \u00e8 uno spettacolo innaturale, indescrivibile. Un luogo da cui \u00e8 difficile distogliere lo sguardo. Non si incrociano automobili, nessuna forma di vita. Non distante vi \u00e8 una vecchia linea ferroviaria; tuttavia la vegetazione ha preso il sopravvento, cos\u00ec anche i treni si celano nell\u2019intricata selva oscura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tProseguo, senza troppa attenzione, verso una meta che si mostrer\u00e0 in tutta la sua interezza angosciante. Il silenzio \u00e8 fitto e tutto parla. I suoni della Natura sono magniloquenti, tali da riempire ogni vuoto. Fruscii di rami, insoliti cinguettii di uccelli ed echi di frastuoni da crolli. Troppi misteri avvolgono la pace di questo luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tQui, <strong>Claus Philipp von Stauffenberg <\/strong>attent\u00f2 alla vita del F\u00fcher, nell\u2019operazione denominata \u201cValchiria\u201d, resa celebre dall\u2019omonimo fi lm del 2008 interpretato da Tom Cruise; ma soprattutto questo fu il quartier generale di <strong>Adolf Hitler<\/strong>, durante la Seconda guerra mondiale. Proprio qui, il gerarca nazista visse pi\u00f9 di 800 giorni: fra il 24 giugno del 1941 e il 20 novembre del 1944. Oggi, \u00e8 tutto in rovina, ma il luogo, circa 250 ettari, \u00e8 stato recentemente riaperto al pubblico su iniziativa del Ministero della Cultura polacca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tGiungo al cancello d\u2019ingresso. La sbarra \u00e8 ancora abbassata per il pagamento del pedaggio. Mi attende il bosco, un intricato groviglio di alberi, dove il cielo \u00e8 oscurato dalla vegetazione. Ad accogliermi, dei vecchi manufatti in cemento armato, prossimi alla distruzione, rievocano antichi fasti. All\u2019interno dei bunker ho l\u2019impressione di udire le note \u201cLili Marleen\u201d con la voce di <strong>Marlene Dietrich<\/strong>, la canzone tedesca, tradotta in svariate lingue, divenuta un ritornello dei soldati durante il conflitto. Canzone peraltro osteggiata dal regime nazista, tanto che il ministro della Propaganda, <strong>Joseph Goebbels<\/strong>, fece distruggere l\u2019incisione originale; tuttavia il motivo ebbe un successo mondiale e \u201cRadio Belgrad\u201d la trasmetteva ogni sera, alle 21.55, a chiusura dei programmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il tempo non cancella le tracce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019idea di creare il Quartiere Generale di Adolf Hitler, nei pressi di Ketrzyn, nacque alla met\u00e0 del 1940, quando il III Reich stabil\u00ec di invadere l\u2019Unione Sovietica. Per questo motivo, il Comando Supremo delle forze armate tedesche decise di realizzarlo nelle immediate vicinanze del fronte orientale. Della scelta del luogo venne incaricato l\u2019ingegnere <strong>Fritz Todt <\/strong>coadiuvato dal generale <strong>Rudolf Schmundt<\/strong>. Individu\u00f2 un bosco di latifoglie, di circa 850 ettari, nelle immediate vicinanze di <strong>Gierloz<\/strong>, luogo che forniva un ottimo riparo dalle incursioni aeree. Inoltre garantiva una protezione naturale, poich\u00e9 racchiuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tda vaste paludi e dai laghi <strong>Tuchel<\/strong>, <strong>Siercze<\/strong>, <strong>Kwiedzina <\/strong>e <strong>Moj<\/strong>. Come se non bastasse, la localit\u00e0 era attraversata da una linea ferroviaria, indispensabile per la costruzione della base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tI Grandi Laghi della Masuria che circondavano Gierloz erano protetti dall\u2019imponente <strong>Fortezza di Boyen<\/strong>. Si trattava di una fortificazione prussiana costruita attorno alla met\u00e0 del XIX secolo, che offriva un punto di osservazione e di pronto intervento sulla frontiera sovietica. Hitler e il Comando Supremo accettarono la scelta strategica di Todt. Nel frattempo questi venne nominato responsabile dell\u2019edilizia e Ispettore Generale del III Reich per la costruzione di strade, ponti e altre tipologie d\u2019infrastrutture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tI lavori ebbero inizio nell\u2019autunno del 1940 e furono affidati all\u2019Organizzazione Todt, impresa che costruiva le fortificazioni militari per il Reich. Il progetto venne realizzato dall\u2019ingegnere <strong>P. Behrens<\/strong>, mentre la direzione lavori fu affidata all\u2019ingegner Todt. Tuttavia, alla morte di Todt, avvenuta nel 1942, fu incaricato come supervisore dei lavori il Ministro degli Armamenti e della Produzione Bellica <strong>Albert Speer<\/strong>. Per mantenere la segretezza, furono assunti unicamente lavoratori tedeschi, provenienti dalla Prussia Orientale. A fine lavori, il complesso era costituito da oltre 80 edifici, di cui 7 irrobustiti da un sistema a prova di bomba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTuttavia i piani prestabiliti prevedevano l\u2019utilizzo della struttura per un tempo determinato, dacch\u00e9 si riteneva l\u2019Unione Sovietica prossima alla capitolazione. Non fu cos\u00ec, come sappiamo dagli eventi storici, perch\u00e9 l\u2019invasione tedesca della Russia si tramut\u00f2 in una lunga ed estenuante guerra di logoramento, una delle peggiori carneficine della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDurante le operazioni d\u2019invasione dell\u2019Unione Sovietica, Hitler vi stabil\u00ec la sua residenza. Dal suo arrivo, il quartiere generale venne nominato \u201cWolfsschanze\u201d (La Tana del Lupo)\u201d. Appellativo collegato al nome in codice \u201cHerr Wolf\u201d \u201csignor Lupo\u201d, usato da Hitler nel Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Caratteristiche tecniche dell\u2019ex quartiere generale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNella prima fase, dall\u2019autunno del 1940 al giugno del 1941, furono realizzate diverse tipologie di fabbricati che annoveravano baracche in legno, edifici in mattoni e rifugi in cemento armato. Questi ultimi avevano muri esterni di larghezza pari a 2 metri e solai di altezza variabile compresi fra 2 e 3 metri. A seguito del prolungamento delle operazioni belliche, si decise di rinforzare i siti esistenti con uno speciale involucro di cemento armato. Inoltre si edificarono nuovi bunker con pareti larghe 6 metri e solai di altezza variabile compresi fra 6 e 9 metri. Per l\u2019impasto del calcestruzzo si utilizzarono sabbia e ghiaia dei dintorni di Goldap, (comune urbano rurale polacco), il cemento Portland tipo 600 di provenienza italiana e ferri d\u2019armatura della ditta tedesca Krupp.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUno degli aspetti tecnici prevedeva la mimetizzazione delle strutture. L\u2019intento era quello di assicurare una perfetta omocromia con l\u2019ambiente circostante. Per questo motivo furono applicati degli speciali intonaci ad alghe marine e a trucioli. In aggiunta, le coperture degli edifici furono ricoperte da erba, cespugli e alberi; come se non bastasse, vennero applicate delle reti mimetizzanti per coprire le pareti dei bunker, queste ultime appese anche sopra i passaggi. Il livello di mimetizzazione era garantito da foto aeree; nel caso venissero svelate parti visibili, si interveniva immediatamente con azioni di mascheramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTutto il complesso era circondato da campi minati larghi dai 50 ai 150 metri, a seconda della configurazione del terreno. Le mine erano disposte asimmetricamente su vari livelli. Esternamente, era stato collocato del fi lo spinato, del tipo cavallo di Frisia, ed erano state disposte anche torri d\u2019osservazione e postazioni di artiglieria contraerea. La Tana del Lupo era munita di due aeroporti, una stazione ferroviaria, la posta, le linee telefoniche, il telegrafo, la mensa ufficiali, una sauna, un cinema e un\u2019area ricreativa. Era una citt\u00e0 perfettamente efficiente in grado di funzionare autonomamente in quanto dotata di una centrale elettrica e di una rete idrica. Una sala caldaia provvedeva a rifornire gli edifici di acqua calda. Per ragioni di sicurezza si accedeva solo muniti di speciali permessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa linea ferroviaria e le strade di accesso erano utilizzate esclusivamente per scopi militari. Il territorio del quartiere era diviso in tre zone. Nella prima si trovavano i rifugi degli ufficiali generali: Martin Bormann, segretario generale del partito NSDAP; il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, generale maggiore delle forze armate tedesche e Alfred Jodl, capo di Stato maggiore. Nell\u2019autunno del 1944 si aggiunse anche quello del maresciallo Hermann G\u00f6ring. Lo stesso Adolf Hitler dimorava nella prima zona: il suo bunker, largo 36 metri e lungo 60, aveva una corazza protettiva di 8 metri. Sempre nella prima zona erano stati inseriti gli alloggi degli ufficiali aiutanti, quelli della Wehrmacht, e due casini. Si \u00a0trovavano i locali dello stenografo, delle segretarie, della centrale telescrivente e della sanit\u00e0. Era stata realizzata inoltre un\u2019area speciale dei pi\u00f9 stretti collaboratori fra i quali, oltre a Martin Bormann, Wilhelm Keitel, Alfred Jodl, Herman Goring, anche Walter Warlimont, Alfred Speer, Johann Rattenhuber e il medico Theodor Morell.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl servizio di vigilanza del campo era garantito dal <em>Reichssicherheitsdienst <\/em>(RSD), un corpo delle SS e guardia particolare di Hitler e dal <em>F\u00fchrer Begleit Bataillon <\/em>(FBB), una divisione tedesca. Hitler si allontan\u00f2 dal quartiere generale solo alcune volte, una delle quali per un lungo periodo. Il 20 luglio 1944, pochi giorni dopo il suo rientro, il colonnello von Stauffenberg attu\u00f2 l\u2019operazione \u201cValchiria\u201d nel complotto contro la vita del F\u00fchrer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNella seconda zona si trovavano la stazione ferroviaria e gli alloggi del Ministro degli Armamenti e degli \u00a0approvvigionamenti. Altres\u00ec vi erano collocati un hotel, un centro ricreativo, un rifugio antiaereo con cannoni e mitragliatrici antiaeree, e l\u2019abitazione del comandante del campo, Otto Remer. Infine la terza zona: alle sue estremit\u00e0 si trovavano i campi minati sorvegliati dalle pattuglie del FBB. La popolazione dei dintorni conosceva l\u2019esistenza del campo, ma non immaginava che fosse la dimora del F\u00fchrer. Su ordine del feldmaresciallo <strong>Wilhelm Keitel <\/strong>il quartiere generale salt\u00f2 in aria il 24 gennaio del 1945. Ogni detonazione richiese dalle 8 alle 11 tonnellate di esplosivo. Gli scoppi furono cos\u00ec forti che causarono la rottura dello strato superficiale di ghiaccio del vicino lago. Due giorni dopo i Russi trovarono la base completamente distrutta. L\u2019opera di bonifica dei campi minati dur\u00f2 dal 1945 al 1955. Gli sminatori recuperarono oltre 54.000 mine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bunker di Hitler<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":17694,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-17693","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1-300x169.webp",300,169,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",640,360,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",300,169,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",500,281,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",474,267,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",391,220,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",300,169,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",711,400,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1-711x380.webp",711,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1.webp",250,141,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11850-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Il bunker di Hitler","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17693","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17693"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17693\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17694"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17693"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17693"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17693"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}