{"id":17636,"date":"2015-11-02T00:00:00","date_gmt":"2015-11-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17636"},"modified":"2015-11-02T00:00:00","modified_gmt":"2015-11-01T23:00:00","slug":"sassi-nello-stagno-della-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/sassi-nello-stagno-della-grande-guerra\/","title":{"rendered":"Sassi nello stagno della Grande Guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIn una guerra ci sono tanti soldati galantuomini, magari eroi, ma anche tantissimi mascalzoni, sicuramente vili. Le guerre spesso portano con s\u00e9 tutto quello che di male un popolo produce. Oltre a malattie, prigionia, fame, morte e malanni di ogni genere, una ignominia delle pi\u00f9 odiose, assommata alle altre, \u00e8 quella della violenza sulle donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLe conseguenze in moltissimi casi risultano facilmente immaginabili: la nascita di figli non voluti, frutto non di amore, ma di sopraffazione. La propaganda nella Prima guerra mondiale, sui vari fronti in lotta, assunse toni talmente aspri da legittimare l\u2019infanticidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa stessa cosa, ma con toni diversi, avvenne nel periodo dell\u2019occupazione italiana del 1915, \u201816 e \u201817 nei paesi di San Canzian, Pieris, Turriaco, Cassegliano, San Pier d\u2019Isonzo e, seppur in tono minore, a Fogliano, Sagrado, Ronchi, Monfalcone e Staranzano solo per il fatto che erano stati del tutto o in parte evacuati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tRisultarono pure casi in cui le donne furono consenzienti e seppero in seguito assumersi dignitosamente la propria responsabilit\u00e0 sia verso la famiglia sia verso i mariti lontani. Fu una specie di prezzo\/umiliazione che la popolazione civile bisiaca dovette pagare\/subire in quanto si era considerata occupata e non liberata dall\u2019Esercito italiano. Questo i soldati italiani lo capirono fi n dal primo giorno, quando videro che la popolazione locale non salut\u00f2 festosamente il loro arrivo. Ci\u00f2 avvenne in alcuni casi, che da storici di parte o in malafede, sono stati definiti come il naturale trasporto del \u201clasciarsi prendere\u201d. Le giovani bisiache non avrebbero aspettato altro che questo per donarsi con amore agli agognati liberatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tQuesta impietosa rappresentazione dei soldati italiani si \u00e8 venuta a formare in seguito a fatti poco conosciuti e ancora meno divulgati proprio per il timore di far nascere, a distanza di anni, il risentimento e la vergogna dei parenti, i quali li hanno sempre tenuti nascosti. Un signora di <strong>Turriaco<\/strong>, di cui omettiamo il nome, ha raccontato in un\u2019intervista che una notte durante la guerra, alcuni soldati italiani cercarono di forzare la porta della camera dove lei, la sorella e la madre dormivano da sole, perch\u00e9 il padre era lontano per il servizio militare austro-ungarico. Presero tanta paura che dovettero rifugiarsi presso la famiglia di un loro zio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa quante furono le porte forzate che invece cedettero? Difficile dirlo, anche perch\u00e9 non tutto ci\u00f2 che si sussurrava in giro giungeva agli orecchi otturati dalla vergogna e dalla paura. Era meglio non sapere e far finta di niente: il silenzio, alla fi ne, aiutava a nascondere la propria dignit\u00e0 perduta. Dopo la guerra fu costituita una <strong>Commissione d\u2019inchiesta <\/strong>dalla quale le violenze carnali in massima parte furono ignorate. Il motivo principale fu che il pudore della gente di campagna, come quella bisiaca, inib\u00ec le vittime dal denunciare i fatti. Non si conoscer\u00e0 mai il numero preciso delle donne ferite dal \u201cfenomeno\u201d, anche perch\u00e9 molte di esse si prostituirono per fame. Ci furono casi in cui alcune donne di Turriaco furono viste stazionare nelle vicinanze di osterie in dubbia attesa. Alcune di loro furono colte sul fatto dai proprietari e cacciate via con la scopa. A lenire gli orrori e placare le voglie che una guerra ingenera, a Turriaco funzionavano trenta osterie, una Casa del soldato e due bordelli legalizzati. Istituiti a scopo ricreativo, questi \u201ccasini di guerra\u201d risultavano spesso insufficienti a soddisfare l\u2019enorme richiesta (mediamente a Turriaco stazionavano dai cinque ai seimila soldati, pi\u00f9 quelli che venivano da fuori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDiverse volte la \u201c<strong>Villa delle vergini<\/strong>\u201d, cos\u00ec si chiamava il casino di Turriaco, fu presa d\u2019assalto dai soldati che, eccitati e stufi di aspettare il proprio turno, travolsero le guardie, sequestrarono le \u201csignorine\u201d e le portarono a spalla, nude, in giro per il paese, accompagnate da grida di sedizione contro il Governo, l\u2019Esercito e inneggiando alla fine della guerra. Come in tanti altri paesi anche a Turriaco esisteva una \u201c<strong>Casa del soldato<\/strong>\u201d, istituzione fondata a scopo ricreativo per i soldati al fronte. In queste \u201ccase\u201d si organizzavano delle manifestazioni al chiuso come serate teatrali, cinematografiche e numeri di variet\u00e0. All\u2019aperto, l\u2019albero della \u201ccuccagna\u201d, gare sportive, il gioco del calcio e quello della tombola. I premi andavano dal materiale per scrivere ai fiaschi di vino agli alcolici vari e al tabacco. Quelli pi\u00f9 ambiti erano le marchette per il \u201ccasino\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA Turriaco le manifestazioni al chiuso si tenevano nel complesso agricolo del Giudice Snidero, oggi propriet\u00e0 del signor Livio Tonca, ma anche in chiesa. Quelle all\u2019aperto nella zona Sud del complesso Priuli. Turriaco allora contava 1.500 abitanti circa, di cui 750 femmine e, di esse, almeno 300-350 erano in \u201cet\u00e0\u201d. Se i nati registrati furono 33, di sicuro un\u2019altra decina, e forse pi\u00f9, furono gli aborti e almeno un\u2019altra cinquantina di donne furono violate, anche se la conseguenza non fu quella interessata all\u2019odioso fenomeno dei figli di guerra non voluti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDa aggiungere a questo gli abusi verso i bambini per un pezzo di cioccolato o un po\u2019 di zucchero. Madri che, all\u2019avvicinarsi di militari, mandavano le proprie figlie, <em>z\u00e0 regazete <\/em>(gi\u00e0 ragazzette, ndr), ai piani superiori e a chiudersi nelle camere per paura che facessero loro del male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tProvate a pensare all\u2019umiliazione del militare austriaco che ritorna a casa dopo quattro anni di guerra e trova la moglie che ha avuto un figlio dal nemico contro il quale lui aveva combattuto. Alcuni la presero male, anzi malissimo, come un soldato di Turriaco che, per la disperazione, ritorn\u00f2 in prima linea da dove non fece pi\u00f9 ritorno. Oppure un altro, sempre di Turriaco che, dato per morto, trov\u00f2 poi la moglie con un figlio non suo e maritata con un soldato italiano. Ci furono anche situazioni tragicomiche come quelle di una certa Maria che, alle contumelie del marito offeso, rispose \u201c<em>Se capisse lori, i taliani i era zovini e sprafumadi, miga ti che te xe vec\u2019 e che te sa noma de pet!<\/em>\u201d (traduzione dal bisiaco: \u201cgli italiani erano giovani e profumati, mica come te che sei vecchio e che sai solo di scoreggia\u201d). Un altro tenne la moglie in casa, ma senza mai rivolgerle la parola. Qualcuno ebbe dalla moglie addirittura un altro figlio, ma senza parlare mai con lei. Ci fu chi, ritornato a casa ed espressa la sua rabbia, si prese un sacco di legnate dalla moglie e dai fratelli di lei e fu cacciato da casa. Ma la cosa pi\u00f9 triste fu che oltre la met\u00e0 dei bambini nati da relazioni pi\u00f9 o meno consenzienti non superarono l\u2019anno di et\u00e0. Infatti a Turriaco su 33 \u201cfi gli di guerra\u201d ben 17 morirono di morte \u201cnaturale\u201d pochi mesi dopo la nascita. Nel \u201cLiber Defunctorum\u201d della parrocchia di Turriaco, \u00a0relativo agli anni 1917 e \u201918, le cause di morte dei nati illegittimi, definiti <em>figli della guerra<\/em>, sono gastroenterite acuta, polmonite e debolezza. Correva voce che i figli delle violenze non potessero che nascere \u201ctarati e pericolosi\u201d per la societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDa testimonianze raccolte negli anni Ottanta del 1900, si ricordava ancora, senza fare i nomi, che i figli degli italiani venivano lasciati scoperti durante l\u2019inverno, nutriti con pastasciutta anzi tempo o semplicemente denutriti. Insomma non bisognava accettare i figli del nemico: erano solo \u201c<em>roba di talians laris, bausars e sporcaci\u00f2ns<\/em>\u201d (traduzione dal friulano \u201croba di italiani ladri, bugiardi e sporcaccioni\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDue casi ebbero un \u201clieto fine\u201d: il padre ritornato dalla guerra dette il proprio cognome al figlio della sola moglie, togliendogli l\u2019aggettivo di illegittimo. I nomi di quei nati sono inusuali nel nostro paese e riflettono la situazione del momento, come Italia, Innocente, Italia Maria, Redenta Italia, Cirino, Italo, Concetta o semplicemente \u201ctalian\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPoi c\u2019erano delle donne che, per non lasciar traccia della nascita nel registro parrocchiale di Turriaco, andarono a partorire in paesi dell\u2019interno. Una and\u00f2 addirittura a partorire a Udine, dove lasci\u00f2 le due gemelle avute in un orfanotrofio, quelli con la \u201cruota della carit\u00e0\u201d, e fece ritorno senza niente, <em>a man spacolando <\/em>(traduzione dal bisiaco: a mani vuote). Nella <strong>villa Mangilli <\/strong>di Turriaco, sede del Comando del XIII Corpo d\u2019Armata, funzionava ottimamente un salotto dove si teneva la conta delle donne turriachesi ingravidate dai soldati italiani. A tener aggiornati i tempi di gestazione, del parto e dei nomi degli illegittimi, ci pensavano le donne addette al lavaggio della biancheria e alla mensa ufficiali, che quotidianamente si aggiravano nei paraggi. Alla nascita di ogni figlio \u201citaliano\u201d, i militari gridavano: \u201dEvviva!\u201d, come se fosse stata conquistata un\u2019importante \u201cquota\u201d carsica. Le donne che avevano partorito figli legittimi si diceva che <em>le v\u00e9a v\u00f9 <\/em>mentre quelle che avevano partorito figli illegittimi si diceva che <em>le v\u00e9a b\u00f9<\/em>. Tra il v\u00f9 e il b\u00f9, spesso, si celava la differenza che c\u2019\u00e8 fra il sentimento della gioia e quello del dramma familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPoi con l\u2019arrivo dell\u2019Italia tutto ci\u00f2 fu messo a tacere e fu coperto da un muro di omert\u00e0, attuato dalle autorit\u00e0 con la propaganda dei vincitori. Va da s\u00e9 che la storiografia, quella degli studiosi di comodo, accentu\u00f2 solo gli esecrabili misfatti e aberrazioni del sesso compiute dalle truppe tedesche, austriache, ungheresi, croate, bosniache e boeme quando occuparono una buona porzione di territorio italiano a seguito della rotta di Caporetto del 1917.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDi ci\u00f2 che fecero i soldati italiani non troverete nessuna traccia. La memoria diretta non esiste pi\u00f9 perch\u00e9 i figli della guerra sono ormai tutti morti. Sono rimasti soltanto i registri parrocchiali dei battezzati e dei defunti a testimoniare l\u2019umiliazione che tante madri bisiache e \u201cfurlane\u201d dovettero subire cent\u2019anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa cosa vista dalla parte degli occupanti naturalmente prende una connotazione del tutto diversa: <strong>Ugo Ojetti<\/strong>, giornalista incaricato di rastrellare i tesori artistici nel territorio del Friuli austriaco conquistato, in alcune lettere alla moglie vantava il fatto che nel Monfalconese e nel Cervignanese un congruo numero di mogli di combattenti austro-ungarici fossero state ingravidate dai suoi \u201cbaldi soldati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTerminata la guerra, sappiamo tutti come \u00e8 andata a finire: le province del Friuli austriaco passarono all\u2019Italia. Nel luglio del 1919, quel buon uomo che fu monsignor <strong>Celso Costantini <\/strong>pens\u00f2 bene di istituire a Portogruaro un Ospizio per i figli della guerra, per ricoverare, mantenere ed educare i bambini nati da donne maritate, mentre il loro marito, per le vicende del conflitto, era stato assente. Monsignor Costantini aveva preso gli opportuni accordi con le superiori autorit\u00e0 civili ed ecclesiastiche con l\u2019intenzione di accogliere nello stesso Istituto anche i figli della guerra esistenti nel territorio di Monfalcone. Egli chiese a tutti i sacerdoti della Bisiacaria e della Bassa friulana di preparare un elenco per facilitare la ricomposizione e la pace delle famiglie. Monsignor Costantini ebbe poi l\u2019intenzione di trasportare l\u2019Istituto, o una filiale di esso, in uno dei nostri paesi, insediandolo in una villa, meglio se con campagna adiacente. Probabilmente pensava a <strong>villa Fabris di Begliano<\/strong>, che si prestava benissimo allo scopo. Pertanto invit\u00f2 tutti i sacerdoti a inviare al pi\u00f9 presto i dati dei figli in questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNon sappiamo che fine abbia fatto questa idea e se i nostri sacerdoti si premurarono d\u2019inviare la lista dei figli dei \u201ctaliani\u201d della loro parrocchia. Personalmente dalle ricerche fatte e soprattutto dalla memoria orale tramandata da alcune persone interessate ai fatti, penso di no.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Donne in prima linea<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":17637,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-17636","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1-300x190.webp",300,190,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",300,190,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",500,316,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",474,300,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",391,247,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",300,190,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",539,341,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1.webp",250,158,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11716-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Donne in prima linea","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17636","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17636"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17636\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17637"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17636"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17636"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17636"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}