{"id":17571,"date":"2015-10-16T00:00:00","date_gmt":"2015-10-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17571"},"modified":"2015-10-16T00:00:00","modified_gmt":"2015-10-15T23:00:00","slug":"il-detective-senza-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-detective-senza-paura\/","title":{"rendered":"Il detective senza paura"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u201cEducare alla legalit\u00e0 significa anche conoscere la storia di personaggi che hanno dedicato la propria vita per combattere le organizzazioni criminali\u201d. Questo il messaggio che l\u2019Associazione internazionale \u201cJoe Petrosino\u201d di Padula (SA) ha voluto lanciare aprendo la <strong>casa museo Joe Petrosino<\/strong>, l\u2019unica in Italia dedicata a un rappresentante delle forze dell\u2019ordine, con l\u2019obiettivo di far conoscere la cultura e la dedizione di Joe Petrosino contro la criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tFu, infatti, il primo poliziotto a essere vittima della mafia, avendo scoperto i legami tra la mafia italo-americana e quella siciliana, ideato la tecnica dei travestimenti, formato la 1\u00b0 squadra di artificieri (Bomb Squad) e contribuito all\u2019arresto di 20.000 criminali. Far conoscere la sua vita significa ripercorrere la storia passata dei nostri emigranti e raccontare tramite una rivisitazione storica il fenomeno mafioso, che, gi\u00e0 presente dal XIX secolo in Sicilia, era riuscito ad arrivare oltre Oceano, grazie al legame con la mafia americana e alle sue ramificazioni. Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario divulgare l\u2019opera di Joe Petrosino, affinch\u00e9 il suo impegno non rimanga vano e possa contribuire, nell\u2019attuale contesto, a sensibilizzare l\u2019opinione pubblica e a combattere la criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl Museo ripercorre, tra le sue <strong>24 sezioni<\/strong>, la vicenda e l\u2019eredit\u00e0 investigativa del detective Joe Petrosino dal 1860 (suo anno di nascita) fino ai giorni nostri, proponendo un interessante spaccato d\u2019epoca: il tutto sotto la \u00a0supervisione esperta di <strong>Nino Melito Petrosino<\/strong>, figlio della signora Gilda e orgoglioso pronipote di Joe, attento custode della vita del grande poliziotto. \u00c8 stato lui, agli albori, circa trent\u2019anni fa, a comprendere l\u2019importanza di questa Casa, del 1768, poi ampliata nel 1834, progettando questo formidabile tragitto storico. Successivamente il Comune di Padula, la Regione Campania e la Provincia di Salerno hanno contribuito alla sua realizzazione.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tQui rivive il dramma della grande emigrazione meridionale che si dipana dall\u2019ultimo \u2018800 fino ai primi del \u2018900.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNonno Michele, infatti, ultimo fratello di Joe, appena rientrato dall\u2019America, elevato a una nuova condizione sociale, spese il suo gruzzolo per ammodernare questa casa. A comprova: il rudimentale impianto elettrico e gli arredi liberty della sala da pranzo, che possiamo ancora vedere e che rappresentavano la reificazione del nuovo benessere con il qua le l\u2019emigrante, di ritorno al Paesello, dimostrava di non essere partito invano.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAltres\u00ec, l\u2019uso di oggetti d\u2019oro, come la \u201ccipolla\u201d e il modo di vestire alla <em>Bella Epoque <\/em>illustravano la condizione del successo. Ecco perch\u00e9 questa casa pu\u00f2 essere considerata una significativa e forse unica testimonianza della tipica abitazione degli emigranti rientrati di fine Ottocento, grazie soprattutto al repertorio fotografico e agli oggetti del tempo che la signora Gilda Petrosino, nipote di Joe, ha gelosamente custodito fino al 1997, anno della sua morte.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tE ancora, girovagando fra le quattro stanzette della casa, si notano foto sbiadite, articoli di giornale e onorificenze: cosicch\u00e9 par di rivivere le atmosfere del passato. All\u2019interno il letto di ferro battuto, la culla, la valigia di cartone, il camino in pietra, il violino e la vetrina a balaustra rappresentano i pezzi pregiati di quel modo di vivere. In questa casa Joe visse fi no a tredici anni: poi, nel 1873, insieme al padre Prospero e a tutta la famiglia, part\u00ec per l\u2019America, attirato da allettanti promesse e sognando un futuro migliore. L\u2019America era considerata una terra dalle infinite possibilit\u00e0, che apriva la strada della ricchezza, ma, al contrario, una volta arrivati, si rivelava una fabbrica di illusioni, una carneficina di speranze che richiedeva spirito di adattamento. Si poteva anche diventare ricchi ma bisognava lavorare sodo e avere un po\u2019 di fortuna.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tC\u2019\u00e8 da dire che la convinzione di partire matur\u00f2 solamente quando l\u2019amico Pietro Iorio, di Avellino, sped\u00ec questa lettera, illustrando la sua esperienza nel \u201c Nuovo Mondo\u201d: \u201c<em>Carissimo Giuseppe, vengo con questa mia a farti sapere che io sono felicemente arrivato quaggi\u00f9, che lavoro molto e guadagno due pezze al giorno. Nel lavoro ove sono potresti venire anche tu, i Bossi sono contenti di avere operai italiani. Ti aspetto dunque presto. Tuo affezionato Pietro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCos\u00ec, con un biglietto di terza classe e un fagotto di sogni e speranze, part\u00ec con un transatlantico. A <strong>Ellis Island<\/strong>, punto d\u2019ingresso alla <strong>baia di New York<\/strong>, gli immigranti venivano raccolti come in un lazzaretto, in edifici fatiscenti e sovraffollati. Fortunosamente Joe trov\u00f2 alloggio a Mulberry Street, nella <strong><em>Little Italy<\/em><\/strong>, ove risiedeva una comunit\u00e0 italiana che contava pi\u00f9 abitanti di Milano e Napoli, anche se relegata a un ghetto malsano, fetido e superaffollato.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl padre di Joe riprese a lavorare come sarto, mestiere che gli aveva dato sempre da vivere; mentre il figlio, grazie alle sue conoscenze scolastiche \u2013 aveva frequentato la sesta elementare e sapeva suonare il violino \u2013 impar\u00f2 subito l\u2019inglese e si dedic\u00f2 a molteplici attivit\u00e0. Nel 1877 gli venne conferita la cittadinanza americana. A detta di molti, aveva le capacit\u00e0 di un cattedratico anche se frenato dalla condizione di emigrato, quasi al limite dell\u2019emarginazione. Nonostante le difficolt\u00e0, apr\u00ec, con l\u2019amico Pietro Iorio, un chiosco ove si vendevano i giornali e si lucidavano le scarpe. Perci\u00f2 gli venne attribuito il nome di <em>sciusci\u00e0 <\/em>(lustrascarpe).<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMa la vita di Joe stava per cambiare: quel chiosco si trovava di fronte alla centrale di Polizia e molti agenti frequentavano la sua bottega. Allora la Polizia si trovava in grosse difficolt\u00e0 perch\u00e9 la criminalit\u00e0 organizzata stava dilagando, specie quella italo-americana, e nessun poliziotto capiva bene la lingua italiana. Cos\u00ec Joe capit\u00f2 a fagiolo: sapendo parlare molto bene l\u2019italiano e l\u2019inglese, si rivel\u00f2 un preziosissimo informatore del Dipartimento di Polizia. Joe svolgeva il compito senza volere nulla in cambio, anche se la Polizia avrebbe voluto ricompensarlo. Il premio comunque arriv\u00f2 quando gli fu proposto un posto fisso da netturbino.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tJoe accett\u00f2 il nuovo lavoro e, senza perdersi d\u2019animo, da ussaro bianco (dal nome del camice bianco che indossava) divenne ben presto capo-squadra, continuando a fare l\u2019informatore della Polizia, fino a quando un giorno, lavorando, ud\u00ec un gruppo di italiani che volevano colpire il Capo della Polizia durante una cerimonia a Broadway. Secondo il losco piano gli attentatori avrebbero dovuto infiltrarsi tra la folla e colpire il commissario con coltelli e pugnali. C\u2019\u00e8 da dire che, allora, gli spazzini erano quasi tutti irlandesi e i criminali non riconobbero la nazionalit\u00e0 di Joe. Di conseguenza parlarono a ruota libera, senza preoccuparsi di essere scoperti. Cos\u00ec, nel giorno prestabilito, Petrosino si fece \u201ccomandare di ramazza\u201d e quando avvert\u00ec i primi tafferugli, si avvent\u00f2 in mezzo alla folla armato della sola scopa, impedendo l\u2019attentato. Cos\u00ec salv\u00f2 il capo della polizia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tI dettagli di questa brillante operazione li forn\u00ec il giornalista <strong>Luigi Barzini<\/strong>, inviato speciale del <em>Corriere della Sera<\/em>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tQuesto gesto eroico, il 19 ottobre 1883, gli permise di essere assunto nella Polizia di New York. Due anni dopo entr\u00f2 a far parte del <em>Bureau<\/em>, il prestigioso ufficio investigativo di New York, di cui facevano parte i cinque pi\u00f9 abili detective del Dipartimento. Da quel momento Joe cominci\u00f2 la sua battaglia nel nome della giustizia, da uomo onesto, appassionato del proprio lavoro, incorruttibile e con grande senso del dovere (buono coi buoni, ma un demonio coi delinquenti).<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIntanto, nel quartiere italiano, la <strong>Mano Nera <\/strong>( <em>Black Hand<\/em>) metteva le radici. <strong>Vito Cascio Ferro<\/strong>, piccolo boss di origine siciliana \u2013 il fondatore di Cosa Nostra \u2013 aveva ottenuto il controllo della malavita organizzata. In particolare la Mano Nera divenne ben presto una tenebrosa organizzazione di gangster che imponeva taglie ai commercianti: l\u2019intimidazione avveniva attraverso lettere estorsive firmate con l\u2019impronta di una mano nera. In breve tempo si diffonder\u00e0 a macchia di leopardo: dall\u2019America ai Balcani, proiettando la sua ombra anche sul fatale attentato di Sarajevo da cui scatur\u00ec la Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tJoe, per\u00f2, non si arrese. Godeva dell\u2019appoggio incondizionato di un assessore della Polizia, <strong>Theodore Roosevelt<\/strong>, lo stesso che poi diventer\u00e0 presidente degli Stati Uniti per due mandati: dal 1901 al 1909. Roosevelt lo nomin\u00f2 prima sergente, poi detective e infi ne tenente. L\u2019apice della carriera arriv\u00f2 quando istitu\u00ec l\u2019<em>Italian Branch<\/em>, un gruppo di poliziotti italiani che aveva il compito di fermare la Mano Nera. C\u2019\u00e8 da ricordare, per\u00f2, che Petrosino era basso, alto appena un metro e sessanta, all\u2019apparenza quasi ridicolo, sebbene possedesse eccellenti doti investigative e sferrasse dei pugni fortissimi.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAi giornalisti americani sembrava uno dei baristi di <em>Little Italy<\/em>: \u201cA prima vista \u2013 scrivevano \u2013 sembra un proprietario di caff\u00e8 o un bottegaio\u201d. Ma le apparenze ingannano e i criminali compresero presto che c\u2019era ben poco da scherzare. Joe comp\u00ec 900 arresti in un solo anno e salv\u00f2 la vita al tenore <strong>Enrico Caruso<\/strong>. Non and\u00f2 cos\u00ec bene al presidente americano <strong>William McKinley<\/strong>, assassinato da un anarchico, ma non per colpa di Joe, che aveva scoperto il piano criminoso e avvertito lo stesso McKinley, il quale sottovalut\u00f2 la sua segnalazione. Aveva altres\u00ec indagato sull\u2019assassinio del re <strong>Umberto I di Savoia<\/strong>, individuando la cellula anarchica da cui era partito <strong>Gaetano Bresci<\/strong>.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMa torniamo alla Casa di Padula, per arrivare all\u2019ultimo anno di vita di Joe. L\u2019orologio a muro della sala da pranzo ha le lancette ferme e segna le ore 14.20, una sottigliezza creata <em>ad hoc<\/em>, per ricordare l\u2019ultimo pranzo di Joe assieme al fratello. Infatti, il famoso detective, nel 1909 era rientrato in Italia, dopo trentacinque anni di lontananza, per seguire un\u2019indagine sulla Mano Nera. Passando a Padula, seppure fugacemente, per salutare il fratello Michele. In realt\u00e0 la missione era stata compromessa alla partenza, quando il Commissario del <em>New York City Police Department <\/em>(NYPD), <strong>Theodore Bingham<\/strong>, aveva fatto trapelare alcune notizie, tanto che il <em>New York Herald <\/em>aveva pubblicato un articolo che rivelava la partenza per l\u2019Italia del famoso detective. Nonostante ci\u00f2 Joe volle comunque partire, perch\u00e9 riteneva la mafia siciliana incapace di uccidere. Perci\u00f2 rifiut\u00f2 ogni tipo di protezione.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl boss Vito Cascio Ferro, che aveva creato un sodalizio criminoso fra la Sicilia e gli Stati Uniti, ordin\u00f2 la sua eliminazione, ingaggiando due sicari per ucciderlo. Il 12 marzo, a Palermo, in piazza Marina, quattro colpi di pistola portarono a compimento il piano. Il tenente Joe Petrosino divenne il primo poliziotto vittima della mafia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tEsattamente un mese pi\u00f9 tardi la citt\u00e0 di New York gli rese omaggio. Alla solenne cerimonia parteciparono oltre 260.000 persone. Theodore Roosevelt, intervenuto al funerale, dichiar\u00f2: \u201cPetrosino era un uomo grande e buono che valeva la pena di conoscere, sono molto addolorato per la perdita del mio caro amico Joe\u201d.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tI grandi giornali americani accusarono le autorit\u00e0 italiane di collusione con la mafia. Il Presidente degli Stati Uniti fece pressione perch\u00e9 i responsabili fossero assicurati alla giustizia. A conclusione dell\u2019indagine, il questore Ceola denunci\u00f2 otto persone \u2013 tra cui Vito Cascio Ferro \u2013 per concorso in omicidio. Ma i sospetti principali si \u00a0concentrarono su <strong>Paolo Palazzotto<\/strong>, arrestato da Petrosino negli Stati Uniti per sfruttamento della prostituzione, e giunto stranamente a Palermo pochi giorni prima del delitto. Tuttavia, solo <strong>Carlo Costantino <\/strong>prese le porte del carcere, anche se per un brevissimo periodo. Nel 2014, il 29enne <strong>Domenico Palazzotto<\/strong>, pronipote di Paolo Palazzotto, avrebbe confidato a diversi amici\u00a0 che fu proprio il prozio a sparare a Petrosino. La notizia emerse da un\u2019intercettazione telefonica durante un\u2019operazione antimafia. Ma pi\u00f9 di qualcuno dei soggetti imputati nel processo e assolti per insufficienza di prove, successivamente incarcerati per altri motivi, rivendicarono alla loro cosca l\u2019\u201conore\u201d di avere ucciso Petrosino. Secondo la ricostruzione di <strong>Arrigo Petacco <\/strong>(<em>Joe Petrosino<\/em>, Mondadori, Milano 1972), i presunti assassini di Petrosino fecero tutti una brutta fi ne. Anche il capo della polizia di New York, Bingham, accusato dal consiglio comunale di avere ucciso Petrosino o quasi con la sua smania di pubblicit\u00e0 e le improvvide rivelazioni sul viaggio in Italia, fu destituito e dovette rinunciare alle sue ambizioni politiche.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tOggi New York lo ricorda con il <strong>Petrosino Day<\/strong>; evento istituito nel 1985, in occasione del 125\u00b0 anniversario della nascita del poliziotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joe Petrosino<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":17572,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-17571","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",2126,1366,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",2126,1366,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",2126,1366,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-300x193.webp",300,193,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-1024x658.webp",640,411,true],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",300,193,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",500,321,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",474,305,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",391,251,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",300,193,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-1536x987.webp",1536,987,true],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-2048x1316.webp",2048,1316,true],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-1280x720.webp",1280,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-1024x658.webp",1024,658,true],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1.webp",250,161,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11553-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Joe Petrosino","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17571","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17571"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17571\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17571"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17571"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17571"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}