{"id":17477,"date":"2015-09-29T00:00:00","date_gmt":"2015-09-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17477"},"modified":"2015-09-29T00:00:00","modified_gmt":"2015-09-28T23:00:00","slug":"la-spada-nel-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-spada-nel-cuore\/","title":{"rendered":"La spada nel cuore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Una foresta di simboli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tQuesta storia inizia con una <strong>figura <\/strong>carica di simboli e richiami numerologici. Innanzitutto il <strong>sette<\/strong>, come i giorni della settimana, i sigilli dell\u2019Apocalisse, i pianeti prima di Galileo, i doni dello Spirito Santo, i Sacramenti, le arti liberali; nella nostra immagine, <strong>sette spade <\/strong>centrate sul corpo per raffigurare i colpi fondamentali della scherma, ossia due fendenti (dall\u2019alto al basso), due sottani (dal basso verso l\u2019alto), due mezzani (all\u2019altezza del torso) e la cosiddetta \u2018punta\u2019. C\u2019\u00e8 poi il <strong>quattro<\/strong>, come i bracci della croce, gli Evangelisti, le stagioni, gli elementi naturali acqua terra fuoco aria; nella miniatura, <strong>quattro animali <\/strong>per rappresentare le virt\u00f9 dello spadaccino perfetto, accompagnati da un distico poetico. In alto il <em>lovo cervino<\/em>, il \u2018lupo cerviero\u2019, nome medievale della <strong>lince<\/strong>, simbolo di quella <strong>prudenza <\/strong>(<strong><em>avisamento<\/em><\/strong>) che misura ogni cosa con precisione, come con un compasso (<em>sesto<\/em>): \u00abMeio de mi, lovo cervino, non vede creatura \/ E a quello meto sempre a sesto e mesura\u00bb. In basso un <strong>elefante <\/strong>che sorregge un castello, a indicare la <strong><em>forteza<\/em><\/strong>: \u00abElefante son e un castello porto per chargo. \/ E non mi inzinochio n\u00e9 perdo vargo\u00bb (posto, <em>ndr<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA sinistra la <strong>velocit\u00e0 <\/strong>(<strong><em>presteza<\/em><\/strong>) incarnata dalla <strong>tigre <\/strong>che regge una freccia: \u00abIo tigro tanto son presto a correr e voltare \/ che la sagitta del cielo non mi poria avanzare\u00bb. Infine, a destra, il <strong>leone <\/strong>che appoggia la zampa su un cuore, emblema dell\u2019<strong><em>ardimento<\/em><\/strong>: \u00abPi\u00f9 de mi Leone non porta core ardito, \/ per\u00f2 di bataglia fazo a zaschun invito\u00bb. L\u2019immagine \u00e8 dunque una sintesi perfetta della <strong>scherma<\/strong>, che ai tempi della compilazione della miniatura \u2013 <strong>inizio del 1400 <\/strong>\u2013 era una vera e propria disciplina di guerra. Di cui il massimo interprete fu un friulano destinato a entrare nel mito: <strong>Fiore dei Liberi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Da allievo a maestro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFiore nasce a <strong>Premariacco <\/strong>nel <strong>1340 <\/strong>in una famiglia appartenente alla nobilt\u00e0 di rango pi\u00f9 basso (per l\u2019appunto i <em>milites liberi<\/em>), tenuta a servire il proprio signore ma gi\u00e0 piuttosto emancipata, con il diritto di possedere terreni e di consegnarli in eredit\u00e0 alla prole. Avviato giovanissimo alla pratica della spada, si rivela subito un guerriero in erba, tanto da dover cambiare pi\u00f9 di un maestro per trovare qualcuno all\u2019altezza: viaggia dunque in lungo e in largo, trovando in molti casi insegnanti dalle dubbie capacit\u00e0, invidiosi del suo talento, che lo costringono addirittura al <strong>duello <\/strong>per difendere il suo onore. Finch\u00e9 non si imbatte in \u00ab<strong>Johanne detto Suveno<\/strong>\u00bb, ossia \u2018Svevo\u2019, allievo di \u00abNicholai de Toblem\u00bb della diocesi di Metz: un vero maestro, grazie al quale Fiore affina le sue tecniche e in breve tempo diventa il migliore. Pronto, dunque, per diventare a sua volta <strong>insegnante<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel <strong>1381<\/strong>, intanto, muore il patriarca di Aquileia Marquardo di Randeg. L\u2019attesa per la nomina del successore \u00e8 altissima; cos\u00ec, quando papa Urbano VI impone <strong>Filippo d\u2019Alen\u00e7on<\/strong>, con un atto in deroga alla tradizionale indipendenza friulana, una parte \u00a0della regione non gradisce. Tanto pi\u00f9 che il cardinale si trova subito alle prese con un dissidio profondo fra <strong>Cividale <\/strong>e <strong>Udine<\/strong>, entrambe in crescita e con mire espansionistiche sulla valle dell\u2019Isonzo, zona strategica per il controllo dei commerci con l\u2019Est e il Nord Europa: l\u2019Alen\u00e7on, nella lite fra le due citt\u00e0, si schiera con Cividale, cos\u00ec come i Carraresi di Padova e il re d\u2019Ungheria,\u00a0 in uno scenario diventato internazionale. Gli <strong>udinesi <\/strong>allora si ribellano e riescono a cacciare il Patriarca, chiamando alla difesa della citt\u00e0 proprio Fiore dei Liberi. A garantire per lui di fronte al Consiglio c\u2019\u00e8 un protettore d\u2019eccezione: il conte <strong>Federico Savorgnan<\/strong>, che riesce a farlo nominare comandante di una truppa e responsabile alle balliste e alle catapulte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNonch\u00e9 all\u2019approvvigionamento di polvere da sparo per l\u2019ultimo ritrovato della tecnologia militare: le <strong>armi da fuoco<\/strong>. Un incarico, quest\u2019ultimo, che Fiore accetta di malavoglia e per breve tempo: per un maestro di spada, la cui intera vita ruota attorno all\u2019idea del combattimento corpo a corpo, quella invenzione basata sul colpo meccanico a distanza appare senz\u2019altro come una meschina diavoleria, contraria ai principi di onore, valore e coraggio che da sempre muovono il vero guerriero. Forse \u00e8 anche per questo che le fonti non testimoniano la presenza di Fiore a Udine <strong>dopo il 1384<\/strong>, nonostante il protrarsi della guerra con Cividale fino al 1389; un silenzio alimentato da Fiore stesso, che su questa parentesi non fa nemmeno un cenno nel suo <strong><em>Fiore di battaglia<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Premesse di un libro mitico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa storia dell\u2019opera inizia molto prima della sua scrittura, risalente al <strong>1400<\/strong>: comincia con l\u2019abbandono del Friuli da parte di Fiore e il ritorno al suo mestiere di maestro di scherma. Nel <strong>proemio <\/strong>l\u2019autore elenca con orgoglio i suoi migliori allievi, ricordandone i duelli vinti. C\u2019\u00e8 dunque <strong>Piero del Verde<\/strong>, futuro signore di Colle Val d\u2019Elsa, vincitore a Perugia nel 1381 contro Pietro Cornuald della Corona; lo segue <strong>Nicola von Urslingen<\/strong>, appartenente a una nota casata di mercenari, che prevale a Imola contro un altro Nicola di origine inglese; le vere star, per\u00f2, arrivano dopo gli anni udinesi. Il primo \u00e8 <strong>Galeazzo Cattaneo dei Grumelli<\/strong>, condottiero lombardo che nel 1395, a Padova, lancia il guanto della sfida al maresciallo francese Jean II Le Maingre, detto \u201cBoucicaut\u201d, colpevole di aver gettato discredito sul valore degli Italiani alla corte di Francia: una vera questione d\u2019onore. Fiore \u00e8 l\u00ec, ad addestrare Galeazzo per battere il pi\u00f9 forte guerriero sulla piazza: il duello finisce in parit\u00e0, ma il risultato \u00e8 comunque eccellente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 poi la volta di <strong>Lancillotto Beccaria<\/strong>, mercenario, che sotto la supervisione di Fiore batte un tedesco, tal Bartolomeo. Mentre il <strong>24 giugno 1399<\/strong>, a Pavia, va in scena il duello pi\u00f9 appassionante, sotto gli occhi del duca milanese Gian Galeazzo Visconti: da una parte il germanico Sirano, dall\u2019altra <strong>Giovannino da Baggio<\/strong>, pupillo di Fiore dei Liberi. I due iniziano a fronteggiarsi a cavallo, con le lance, ma dopo pochi passaggi lo scontro si sposta a terra, dove il Baggio riesce a prevalere con \u00abtre colpi di spada e tre colpi di daga\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPiero, Galeazzo, Lancillotto, Giovannino e appunto Fiore sono figure che hanno molti punti in comune: sono tutti ghibellini, ossia sostenitori dell\u2019Imperatore ai danni del Papato; sono uomini che hanno fatto della guerra il loro mestiere; soprattutto, sono il simbolo di un\u2019Italia che sta cambiando rapidamente, dove i Comuni stanno cedendo al dominio di singole famiglie, sempre alla ricerca di soldati al loro servizio per conquistare e difendere il loro potere. E Fiore dei Liberi \u00e8 l\u2019uomo giusto al momento giusto, tanto da conquistarsi la simpatia di <strong>Nicola III d\u2019Este<\/strong>, Marchese di Ferrara, Modena e Parma, che nel 1400 lo chiama alla sua corte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tProprio qui il maestro ha finalmente il tempo per dedicarsi alla scrittura del <em>Fiore di battaglia<\/em>, dove per la prima volta vengono elencati punto per punto tutti i movimenti, i trucchi e gli stratagemmi per battere l\u2019avversario nel corpo a corpo, con meravigliosi disegni esplicativi come in un manuale moderno: ed ecco quindi daga, spada a una mano, spada a due mani, spada in arme, lancia in arme, azza (un tipo di arma inastata), spada contro daga, scherma a cavallo, lancia contro cavallo, azioni non convenzionali e tecniche dell\u2019\u00ababra\u00e7ar\u00bb (lotta libera). Il libro avr\u00e0 un successo enorme in tutta Europa; eppure, la sua redazione \u00e8 avvolta dal mistero. E dopo Ferrara lo spadaccino friulano scompare per sempre dalle fonti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I codici di Fiore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl pi\u00f9 completo fra i codici del Fiore di battaglia ci \u00e8 noto attraverso un facsimile: dopo il <strong>1902<\/strong>, anno della sua edizione ad opera di Francesco Novati, il manoscritto noto come <strong>Pisani-Dossi <\/strong>\u00e8 infatti scomparso in circostanze mai chiarite. Ritenuto per decenni distrutto, nel <strong>2006 <\/strong>\u00e8 stato invece ritrovato: o meglio, \u2018intercettato\u2019 attraverso un\u2019indagine del collezionista <strong>Steve Hicks<\/strong>, che per\u00f2 non ha ottenuto l\u2019autorizzazione a divulgare ulteriori notizie da parte della famiglia attualmente proprietaria. Dalla perfetta riproduzione di Novati, tuttavia, possiamo intuire che il Pisani-Dossi era stato pensato come dono a Nicola III d\u2019Este: un libro di parata pi\u00f9 che di effettivo uso militare, a giudicare dalle miniature ben poco esplicative rispetto alle didascalie, per altro in versi poetici. Un esemplare di lusso, destinato al Marchese e non all\u2019esercito, era anche il manoscritto siglato <strong>Ludwig XV.13<\/strong>, oggi conservato al Getty Museum di Los Angeles, distinto dal Pisani-Dossi per la redazione in prosa anzich\u00e9 in poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDi tutt\u2019altro aspetto il codice <strong>M.383<\/strong>, finito alla Morgan Library di New York: la scrittura pi\u00f9 veloce, l\u2019apparato decorativo succinto e l\u2019assenza della dedica a Nicola d\u2019Este fanno pensare a un uso militare, confermato dal fatto che i disegni esplicativi delle varie mosse sono molto pi\u00f9 chiari e didascalici rispetto agli altri codici. Tutti e tre risalgono comunque all\u2019inizio del Quattrocento: dunque, se non sono gli \u2018originali\u2019 (impossibile dirlo), di certo sono esemplari vicinissimi a quanto pensato e realizzato da Fiore stesso attraverso i suoi copisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel <strong>2008 <\/strong>\u00e8 la volta di un altro colpo di scena: a <strong>Parigi<\/strong>, i ricercatori <strong>Fabrice Cognot <\/strong>e <strong>Ken Mondschein <\/strong>ritrovano nella <strong>Biblioth\u00e8que Nationale de France <\/strong>un <strong>manoscritto dimenticato<\/strong>. La scoperta \u00e8 sensazionale: si tratta di un\u2019altra versione del <em>Fiore di battaglia<\/em>, risalente alla met\u00e0 del Quattrocento e sontuosamente illustrata. Ma la vera novit\u00e0 \u00e8 la sua lingua: non pi\u00f9 il volgare, bens\u00ec il latino, a testimoniare la necessit\u00e0 di una traduzione in una lingua franca per un pubblico internazionale. Il codice \u00e8 ancora al vaglio degli esperti, ma una cosa \u00e8 certa: la storia di Fiore dei Liberi \u00e8 tutt\u2019altro che finita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fiore dei Liberi<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":17478,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-17477","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1-300x219.webp",300,219,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",300,219,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",444,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",357,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",300,219,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",480,350,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1.webp",250,182,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11276-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Fiore dei Liberi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17477","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17477"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17477\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17478"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17477"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17477"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17477"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}