{"id":17439,"date":"2015-09-24T00:00:00","date_gmt":"2015-09-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17439"},"modified":"2015-09-24T00:00:00","modified_gmt":"2015-09-23T23:00:00","slug":"come-si-vive-nella-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/come-si-vive-nella-natura\/","title":{"rendered":"Come si vive nella natura?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Claudia Cazzaniga<\/strong>, di origini piemontesi, aveva tutto: denaro e agiatezza, ma si sentiva oppressa. La sua famiglia era atea, cos\u00ec, era cresciuta senza una religione. Per dieci anni ha insegnato in Liguria, presso una scuola d\u2019infanzia, anche se il padre, ricco industriale, l\u2019avrebbe voluta con s\u00e9 in azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa svolta arriv\u00f2 all\u2019et\u00e0 di 33 anni, quando, trovando rifugio nel buddismo, decise di fare un voto di povert\u00e0. Cos\u00ec, per 14 anni, \u00e8 vissuta senza denaro, nutrendosi della generosit\u00e0 della gente e dei prodotti della terra. Nel 2003 la scelta di partire per un lungo viaggio, percorrendo quasi 21 mila chilometri a piedi, fino ad arrivare in Kazakistan. Mesi durissimi, di tante sofferenze, con temperature siberiane, anche sotto i 40\u00b0 C; poi il drammatico rimpatrio in Italia; il carcere prima in Repubblica Ceca e quindi in Austria. E poi sette anni di vita nel bosco. Trovando sempre la forza per andare avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTutto comincia a <strong>Canebola<\/strong>, una piccola frazione del Comune di Faedis, dove assieme al fotografo Igino Durisotti, a Elisabetta Sacchi e a Barbara Bacchetti, incontro casualmente Claudia e, in sua compagnia, iniziamo a sorseggiare dell\u2019ottima tisana alla sambuca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Claudia, come hai fatto ad arrivare in Kazakistan?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abAttraversai il fiume Volga, quindi oltrepassai l\u2019Ucraina e la Russia fino ad arrivare in Kazakistan. L\u2019Ucraina \u00e8 un grande territorio: il paese pi\u00f9 esteso d\u2019Europa, dopo la Russia; allora era controllata da un\u2019autocrazia post-sovietica. Camminavo con uno zainetto e vivevo \u201calla giornata\u201d. Mi ricordo che pregavo sotto un albero e, grazie alla recitazione dei mantra, trovavo la forza per andare avanti. Ero sfinita e pesavo solo 33 chilogrammi. Avevo bisogno di sentire la voce di mia madre che, grazie alla preghiera, riuscivo a percepire. Dormivo dove capitava e non indossavo scarpe ai piedi. C\u2019era comunque solidariet\u00e0 nelle persone che incontravo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Facciamo ancora un passo indietro: come inizi\u00f2 la tua avventura?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abTutto ebbe inizio a Villa Vrindavana, a Castellino in Chianti, nel cuore della Toscana: la principale sede degli <em>Hare Krishna <\/em>in Italia. Avevo imparato la cultura vedica, in particolare a ritenermi un\u2019anima spirituale di Dio, ad assistere ogni es sere vivente senza pretendere debita riconoscenza e a recitare i mantra, quella forma di preghiera in grado di purificare la mente. Successivamente iniziai a frequentare un altro centro vedico nella provincia di Vicenza. Nel 2003 decisi di fare un voto e, cos\u00ec, partii per la Mongolia. Attraversai l\u2019Austria, l\u2019Ungheria, la Repubblica Ceca, la Polonia, l\u2019Ucraina, la Russia e infine il Kazakistan. In tutto 21.000 chilometri a piedi. Camminai lungo i boschi e lungo gli argini dei fi umi, divenendo una grande conoscitrice del bosco\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Cosa successe in Kazakistan?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abPurtroppo fu un\u2019esperienza terribile: i militari credettero che fossi una spia e, per questo motivo, mi rinchiusero in una gattabuia. Subito dopo mi sottoposero a un interrogatorio che non scorder\u00f2: non comprendevo bene la lingua e non ascoltavo le loro domande. Asserivo che non ero una spia e che il mio intento era di arrivare fino in Mongolia. Non fui comunque creduta. Cos\u00ec iniziarono le mie operazioni di rimpatrio per l\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Ma al rientro in patria hai ripreso a camminare. Come mai?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abAll\u2019aeroporto di Fiumicino non capivo cosa mi stesse succedendo e meditavo. Ritenevo che dovevo riprendere il mio cammino verso la Mongolia, secondo il voto intrapreso due anni prima. Cos\u00ec, attraversai l\u2019Abruzzo e il Litorale Adriatico. Camminavo fra spiagge e pinete con il mio piccolo fagottino e dormivo dove capitava: fra le spiagge, i porti e le case dei pescatori. Sentivo l\u2019aria di salsedine e il profumo del pescato. D\u2019un tratto cambiai orizzonte e valicai le Alpi, fino a raggiungere la Repubblica Ceca. Incontrai diverse famiglie Rom, sempre molto ospitali. Ero debole, ma dovevo raggiungere la Mongolia. Ogni giorno facevo il saluto al sole\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Ma anche questa volta il tuo viaggio sub\u00ec un brusco stop.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abVenni arrestata dalla polizia ceca e feci 108 giorni in carcere per il reato di clandestinit\u00e0. Dietro le sbarre vivevo bene, assieme a 5 ragazze cinesi e a una mongola. Mi sembrava un paradiso: il cibo era buono, le strutture erano accoglienti e fra di noi vi era rispetto. Sebbene non protestassi, venni consegnata alla polizia federale austriaca. In Austria mi sottoposero a un durissimo isolamento: non mangiavo nulla e arrivai a pesare 32 chilogrammi. Come se non bastasse volevano che mi dichiarassi pazza. Le mie condizioni di salute peggioravano, tanto che, dopo 53 giorni di prigionia, mi ricoverarono in un ospedale vicino a Graz. Solo grazie alla preghiera sono riuscita a sopravvivere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Poi cosa successe?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abTrovai la forza per scappare, anche se ero ridotta malissimo. Sembravo uno straccio, camminavo a gattoni strisciando a terra e mi nutrivo solo dei frutti degli alberi. Avevo le allucinazioni. Per percorrere pochi metri mi sembrava di vivere un\u2019eternit\u00e0. Mi ritrovai in mezzo ai pascoli, e quando pensai di essere spacciata fortunosamente una famiglia mi aiut\u00f2, offrendomi dei viveri e un giaciglio per la notte. Fu la mia salvezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>A quel punto cosa decidesti di fare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abRiuscii a chiamare mia madre: fu un sollievo sentirla. La sua voce mi diede la forza per proseguire. Alla stazione di Villaco, dopo tre settimane in fuga, presi un treno per Tarvisio, trasgredendo una delle due regole ferree che mi ero imposta: camminare senza mai usare alcun mezzo di trasporto (l\u2019altra era non usare le coperte durante la notte). Arrivata a Tarvisio Bosco Verde ripresi a camminare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>La tappa seguente fu Udine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abRicordo bene il giorno in cui arrivai: era il 7 luglio 2007. Ad attendermi c\u2019era una mia cara amica dei tempi della Toscana. L\u2019incontro fu un segno premonitore del mio destino, perch\u00e9 la mia amica mi propose di camminare lungo il fiume Natisone, secondo un sogno rivelatore che avrebbe indicato la mia strada\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>E cos\u00ec accadde?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abPercorsi l\u2019alveo del Natisone \u2013 bellissimo e incontaminato \u2013 e arrivai a Pulfero. L\u00ec conobbi uno scultore che mi propose di frequentare la Comunit\u00e0 di Polava: un luogo di meditazione e di pace al confine con la Slovenia. Anche qui non tenevo una fissa dimora e dormivo dove capitava: fra gli stavoli e in mezzo ai covoni. Assieme a Plinio e a Ornella lavoravo \u00a0intensamente, ma il mio pensiero era sempre rivolto alla preghiera. Dopo un po\u2019 di tempo, alcuni dei miei nuovi amici mi proposero di vivere nel bosco, sopra Faedis, in una capanna fra il Foran di Landri e il Foran des Aganis. E io accettai\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Che genere di esperienza fu?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abVissi 7 anni nel bosco, un mondo tutto da scoprire: un luogo di pace e tranquillit\u00e0, ma allo stesso tempo efferato e crudele, ove vige la legge del pi\u00f9 forte. Dedicavo met\u00e0 giornata alla cura del mio corpo, l\u2019altra alla ricerca del cibo e delle erbe selvatiche. La mia preghiera era sempre pi\u00f9 intensa e meditavo con maggiore enfasi. Spremevo le bacche ma m\u2019incuriosivano strane leggende delle creature del bosco. Mi intrigavano le <em>anguane<\/em>, dette <em>agane<\/em>, che, secondo la credenza popolare friulana, sono una specie di sirene che vivono accanto ai corsi d\u2019acqua. Dormivo tantissimo; con i sacchi delle patate facevo lo stoppino per accendere il fuoco e cucinavo in una piccola pentola. Durante l\u2019estate mi spostavo nel parco delle Prealpi Giulie, dormendo dove capitava: nei bivacchi, nelle capanne e nei fienili. Un giorno ho incontrato l\u2019orso: un\u2019esperienza che non consiglio di vivere a nessuno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Nel bosco non incontrasti solo l\u2019orso&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abNel mio nuovo habitat imparai a conoscere meglio le specie e le sottospecie del bosco. Moltissimi erano gli alberi ad alto fusto: le querce, i castagni, i faggi, i frassini, i tigli. Nelle cavit\u00e0 dei tronchi vivevano piccoli mammiferi (scoiattoli, ghiri). Lo scoiattolo preparava la tana nelle cavit\u00e0 naturali del tronco per ripararsi dall\u2019inverno, mentre la volpe scavava il covo tra le radici degli alberi. Tanti insetti volavano da un fiore all\u2019altro e si cibavano delle foglie. Sotto gli alberi ad alto fusto vivevano piante pi\u00f9 basse che si accontentavano di meno luce e che costituivano la strato inferiore del bosco: il melo selvatico, il sambuco, il sorbo. Immaginavo di trovarmi in una torre di tanti piani: al piano terra i funghi, i muschi, le erbe e i fiori; al primo piano i cespugli; al secondo piano gli arbusti e al piano pi\u00f9 alto le chiome degli alberi. Ma l\u2019albero \u00e8 come una grande casa. Infatti gran parte della gente \u00e8 al corrente, che, nel tronco e nei rami degli alberi vivono formiche, ragni, lucertole e cavallette, mentre nelle foglie trovano spazio i bruchi, le farfalle, le coccinelle e le lumache, e che nelle radici si generano i lombrichi, le larve e i piccoli insetti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Ma anche questa esperienza giunse alla fine. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abNell\u2019inverno del 2014 la galaverna mise a dura prova ogni forma di vita del bosco, tanto che la mia capanna venne danneggiata irreparabilmente, costringendomi a emigrare altrove. Fortunosamente, l\u2019Assessore alla Cultura del Comune di Faedis si prese a cuore la mia situazione proponendomi di andare a vivere a Canebola, nell\u2019ex casa parrocchiale. Qui ho iniziato a dare spazio alla mia creativit\u00e0, raccogliendo piante officinali come l\u2019aglio Orsino (<em>Allium ursinum<\/em>) e tanti altri prodotti del sotto bosco. Tutto questo mi consente di produrre artigianalmente saponi a cera, tisane al gusto di primavera, sambuco, acacia, ma anche ai germogli di primavera e alle cime di luppolo. Per tutto questo ringrazio la Comunit\u00e0 di Canebola e di Faedis che mi ha accolta a braccia aperte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<em>Nota dell\u2019autore: desidero ringraziare la giornalista Elisabetta Sacchi che ha contribuito alla riuscita dell\u2019intervista.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;incredibile storia di Claudia Cazzaniga<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":17440,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-17439","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",451,300,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/11194-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"L'incredibile storia di Claudia Cazzaniga","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17439","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17439"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17439\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}